Giove, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Il viaggio di Giove:chi siamo diventati?

Sfocatura, Pendolari, Pendolarismo

Domani sera, 2 dicembre, alle 19:21 Giove si sposterà nel Capricorno, sotto l’egida di Saturno e vi rimarrà fino al 19 dicembre del 2020. 

Molti stimatissimi colleghi hanno già scritto molto in proposito, io desidero focalizzare la nostra attenzione sul viaggio che Giove sta compiendo in questi giorni, viaggio che vivremo interiormente secondo alcuni possibili scenari, ci stiamo infatti dirigendo dall’energia focosa del Sagittario a quella di terra del Capricorno.

Lo sbarco di Giove in Capricorno assume un po’ le tinte essenziali del suo pianeta dispositore, Saturno. Per esprimere le valenze capricorniche in modo equilibrato è necessario accogliere in noi la connessione profonda con le nostre radici, con il vissuto familiare e pacificarsi con le memorie che alcuni accadimenti hanno impresso in noi. Chi si sente realizzato ed indipendente senza ricordare da dove viene con gratitudine e senza averne assimilato l’esperienza è simile ad una bellissima casa che si regge su fragili palafitte. Non è sufficiente e nemmeno possibile, a mia visione, realizzarsi sul lavoro o nella vita in generale senza avere un cuore aperto alle emozioni e all’amore. 

Parallelamente, se vogliamo pensare a Giove come un viaggiatore e comprendiamo che sta per arrivare ad una nuova fermata del suo treno, è importante considerarne la provenienza.

Da dove veniamo quindi? Da un misterioso tragitto.

Nel corso della permanenza nel suo domicilio sagittariano, Giove ha in più occasioni intessuto un dialogo silenzioso di sfida con Nettuno in Pesci, un aspetto astrologico di quadratura. Entrambi i pianeti governano sia il Sagittario che i Pesci, ma la sfida si è svolta dal domicilio primario di entrambi. A livello collettivo e individuale, durante quest’anno 2019 siamo stati messi alla prova da circostanze a tinte poco chiare, la sfida era quella di imparare a fidarsi ed affidarsi al flusso della vita, e a sviluppare la consapevolezza che tutto nelle nostre vite accade per un motivo ed ha un senso profondo. Il tema della fiducia quindi e della direzione da trovare nelle nostre vite. I contesti in cui abbiamo vissuto queste tematiche possono essere stati di vario tipo, ma poco importa perché la lezione è stata la stessa. Ora possiamo stilare un bilancio di consapevolezza rispetto ai nostri vissuti, siamo stati tremanti, paurosi, dubbiosi, e ci è stato richiesto di fare un passo in più verso noi stessi, accettando di ampliare la nostra solita zona di comfort nonostante il profondo senso di insicurezza interiore.

Per molti di noi può essere stato un anno all’insegna delle delusioni veicolate da aspettative distorte o esagerate riposte in qualcuno o qualcosa. A volte un delirio di onnipotenza può averci pervaso nell’aspettativa di poter “salvare” qualcuno o qualcosa e poter continuare alcuni progetti o relazioni, ma così non è stato e abbiamo dovuto confrontarci con la nostra tendenza ad illuderci, idealizzando alcuni percorsi o persone, a volte per paura di prendere delle decisioni più responsabili. Molte volte abbiamo negato davanti ad alcune evidenze, nutrendo false speranze interiori per paura di riconoscere il crollo di alcune strutture in cui avevamo riposto il nostro cuore.

Ora, alla fine di questo percorso alla ricerca dell’essenziale, scopriamo che tutta questa preparazione non ha fatto altro che mostrarci i percorsi non più praticabili e le nostre rinnovate capacità conseguite, evidenziando in maniera netta la voragine di vuoto che si è creato dalla necessaria eliminazione dei percorsi illusori. Il vuoto è però sempre l’inizio del pieno, se non facciamo il giusto spazio nelle nostre vite non può entrare nulla di nuovo, se non impariamo una diversa modalità di approccio al nostro quotidiano non possiamo costruire nuove cose utilizzando vecchi strumenti. Necessariamente, essendoci confrontati con situazioni imprevedibili, abbiamo dovuto attingere a nuove risorse di cui non sapevamo di disporre, dal nostro cilindro interiore abbiamo dovuto estrarre qualcosa che ci permette ora un salto quantico importante: la Gratitudine. Senza quelle esperienze non avremmo scoperto le nostre potenzialità.

Ora, avendo alleggerito il suo bagaglio dall’inutile, Giove in viaggio in Capricorno ci chiederà di portare nella Terra queste nuove acquisizioni, le nuove capacità, una importantissima sarà quella di saper distinguere i percorsi praticabili, le relazioni autentiche senza bisogno di illudersi per deludersi e trovare la forza di risalire. E’ l’essenziale percorso verso la responsabilità di Saturno, verso la consapevolezza di un impegno che prendiamo prima di tutto verso noi stessi e in seconda battuta con le persone che ci circonderanno. 

Il territorio di applicazione può essere molteplice ma ora, fiduciosi nelle nostre risorse e portando con noi lo stretto indispensabile, possiamo viaggiare curiosi e leggeri verso un rinnovamento importante, pur con saturnino impegno. Nel suo viaggio Giove incontrerà fiducioso Urano e sarà come immaginarsi giocoliere, tante possibilità, grappoli di nuove proposte soprattutto di lavoro potranno renderci ancora più consapevoli del tragitto percorso. Dalla nebulosità alla chiarezza, a Trieste tutti lo proviamo quando saliamo nella nebbia verso l’altopiano carsico e ad un certo punto, dalle nebbie spunta un Sole meraviglioso. Sarà così per tutti i nuovi vissuti, ci sarà chi si rende indipendente dalla famiglia, chi sta per intraprendere nuovi percorsi di lavoro o si sta per impegnare in una nuova relazione.

Sarà in ogni caso qualcosa che ci condurrà ad importanti realizzazioni, a impegni e prese di coscienza, a realizzarci nel nostro percorso di evoluzione personale anche grazie a questi vissuti. Allora la nuova sfida potrà essere a non essere avidi rispetto alle nostre risorse interiori o materiali, rendiamoci conto che l’ Universo è abbondanza ed allinearci a questa consapevolezza significa visualizzarci in un flusso continuo in cui diamo e riceviamo. Doniamo allora, amiamo senza riserve, senza condizioni né aspettative perché il circolo virtuoso è in azione. 

Giove in Capricorno ci insegnerà a strutturare, incanalare le nostre energie verso le giuste direzioni, i giusti lavori, le giuste relazioni, avendo imparato anche a lasciar andare gli attaccamenti ai risultati e nella consapevolezza che tutto inizia e tutto finisce in questa dimensione. Senza pretesa di eternità. Senza pretesa di immobilità. Nella misura in cui daremo riceveremo, nella misura in cui saremo avidi potremmo trovarci a confrontarci con delle perdite. Il confine non è barriera invalicabile. Il rispetto della propria energia, del proprio spazio sarà un tema importante, come pure la propria privacy , la nostra capacità di essere riservati, il desiderio di scegliere con chi condividere il proprio spazio prima di tutto interiore.

Tutto parte comunque dall’interno e ciò che realizzeremo quest’anno si renderà poi anche più manifesto quando Giove raggiungerà Saturno e Plutone, in avvicinamento sempre in Capricorno.

Per ora possiamo concederci di viaggiare insieme a Giove, con Fede e Capacità al servizio di una nuova struttura interiore.

Baci!

Ross

 

Astrogenealogia, Plutone, visioni astrologiche

Quando il Sole incontra Plutone: la Luce nell’Ombra

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È veramente una sfida importante scegliere di far incontrare il Sole con Plutone nel tema natale, soprattutto se Plutone si trova in IV-VIII o XII casa oppure ne è il pianeta dispositore. 

Stamattina, mentre passeggiavo col mio assistente canino Jack, come spesso accade, attraverso il guinzaglio mi sono arrivate da lui alcune consapevolezze che condivido con l’intento di stimolare delle riflessioni.

La tematica che si snoda tra Sole e Plutone è quella tra Luce e Ombra, due facce della medesima medaglia  ancestralmente imprintate in noi fin dalla nascita, nel confronto giornaliero tra ore di luminosità e ore di buio. Il buio è legato a paure profonde, partendo dal fatto che tutti temiamo ciò che non vediamo o non conosciamo, l’ignoto spaventa l’Essere Umano da sempre. 

Alla Luce del Sole tutto è visibile, chiaro e paradossalmente più controllabile nel suo divenire o almeno così ci illudiamo che sia. Eppure l’abbaglio del Sole può accecare se è troppo diretto e forte, a tal punto da offuscare la nostra vista e, credendo illusoriamente di stare nella Luce, in realtà siamo già nell’inconsapevolezza dell’Ombra. L’identificazione troppo forte con la propria facciata luminosa porta inevitabilmente alla conseguenza che l’Ombra non riconosciuta in sé emerge attraverso gli altri.

I rapporti Sole/Plutone, anche quelli armoniosi, predispongono spesso all’irretirsi in relazioni che diventano lotte di potere, e perché?

Questo è quello che mi ha rivelato Jack in qualità di autorevole e profondo conoscitore delle dinamiche di Plutone, pianeta dispositore del suo Sole in Scorpione, all’interno del nostro quotidiano e silenzioso dialogo:

le lotte di potere nelle relazioni sorgono dalla necessità di far predominare la propria Luce su quella dell’altro, facendo così necessariamente emergere la reciproca Ombra rimossa. Ognuno di noi è Luce e Ombra insieme, le due parti sono indissolubili ma, solo dopo un profondo lavoro di consapevolezza, si può vedere anche l’Ombra e, gradualmente, si impara a non cadere nelle depressioni colpevoli di identificazione con l’Ombra come forma di ipercompensazione alla Luce.

Calimero è un personaggio che ha accompagnato la mia prima infanzia ed io ho versato molte lacrime di tenerezza per questo pulcino che si sentiva brutto e nero. Ero sempre felice quando poi la mamma lo lavava e lui ridiventava bianco ma, al tempo stesso, sapevo che per uniformarsi agli altri aveva rinunciato alla sua energia pura.

Tutti sappiamo brillare di Luce propria eppure spesso la Luce degli altri è vista come un pericoloso strumento di offuscamento della nostra. Ciò che avviene nelle relazioni solar-plutoniane è che l’altro è lo strumento attraverso cui riportare parità interiore tra le sopracitate polarità. Come?

Il partner potrebbe tentare di spegnere parzialmente la nostra Luce, perché per lui diventa accecante e potenzialmente sentita come pericolosa. Ciò avviene a livello inconscio se l’altro sente che la sua Luce dipende dal nutrirsi della Luce altrui, in altre parole se sente di non saper/poter brillare di Luce propria.

E, in tema tipicamente plutoniano, potremmo invece sentire che se noi splendiamo troppo, l’altro potrebbe esserne intimorito e scappare, abbandonandoci. Pur di non rimanere soli allora, siamo noi stessi a spegnere parzialmente la nostra Luce, vibrando quindi ad una frequenza più bassa, per accontentarci di quelle poche briciole in cambio del nostro potenziale. È ciò che si dice “vendere l’anima al diavolo”.

Si ha bisogno di un lungo e doloroso processo di lavoro interiore anche solo per vedere questi meccanismi automatici che sono essenzialmente maschere adottate per nascondersi. Possono esserci anche memorie familiari o di precedenti incarnazioni in cui è stato necessario occultare la propria vera identità, perché era pericoloso mostrarsi, possiamo ad esempio pensare alle spie o a qualche memoria di persecuzione. Ciò può ancora manifestarsi in determinate situazioni dove ci si porta appresso un senso di colpa ancestrale, antico, e si vivono situazioni in cui si tradisce o si è traditi o situazioni in cui qualcuno ci perseguita o ci rifiuta per le nostre idee. In quel momento si risveglia Plutone e tutto il carico di rimozioni e repressioni inconsce.

Eppure Plutone è il ricettacolo di tutte le più grandi risorse creative e, un lavoro di profonda consapevolezza può portare la persona solar-plutoniana a viaggiare nella propria Ombra per svelare a sé stesso ciò che di più importante vuole davvero scoprire: chi è davvero.

Può anche trattarsi di un traghettatore di anime perché è colui che può insegnare alle altre persone a fare il suo stesso viaggio, accompagnandole per avvisarle dei passaggi interiori più sconnessi e laboriosi e facilitandone il percorso. Senz’altro si tratta di una scoperta che dura tutta la vita e che porta poi la persona ad avere una sensibilità particolare nei confronti di Plutone e a cogliere solo da un tono di voce o da una parola il suo marchio.

Evolvere l’energia di Plutone significa scendere in profondità e sporcarsi le mani ma anche accedere al magma vulcanico interiore, il prezioso tesoro che se ne trae è imparare ad amarsi proprio perché ci si accoglie in tutto e con tutto; Luci e Ombre non sono più a confronto come in un duello dove l’una vuole predominare sull’altra, ma si incontrano per fondersi in una persona di rara profondità e magnetismo.

L’incontro con una persona solar-plutoniana lascia un segno, quello dell’esperienza della persona stessa che, per sua natura incontrastabile e ineluttabile, riforma e trasforma tutto ciò che tocca. Anche in anonimato, anche senza dire una parola, l’esplosione avviene ed il torbido stagnante nel sottofondo delle acque interiori di chi vi si relaziona, emerge con prepotenza.

La persona solar-plutoniana smuove i contenuti inconsci, le Ombre dell’ambiente, rende visibile il nascosto esterno e attraverso ciò che vive esteriormente si smuove anche ciò che è nascosto a lei stessa in lei stessa. Una volta visto, compreso ed incanalato Plutone, che rimane sempre e comunque un animale in-addomesticabile, il potenziale istintuale animalesco primordiale, si impara ad accogliere la propria energia di anima riformatrice e catalizzatrice di trasformazione.

Qualcuno la potrà amare profondamente, altri detestarla con tutto il loro essere eppure la persona solar-plutoniana non passa mai inosservata e difficilmente suscita indifferenza. E come si potrebbe passare inosservati quando per natura si smuovono i fondali ed emerge ciò che era rimasto sul fondo per anni, si aprono gli armadi ed escono tutti gli scheletri? Le persone solar-plutoniane lavorano nelle miniere interiori, scardinano porte e distruggono le maschere degli altri non prima di averlo fatto per sé stessi. Nulla viene regalato ma il premio è l’esplosione del proprio potenziale profondo, creatività allo stato puro e la realizzazione profonda di sé, accompagnata ad un fiuto eccezionale, quel fiuto che sostiene gli altri nel riconoscere e trasformare le proprie Ombre interiori.

Riconoscendo la propria Ombra, si evita di proiettarla ed in questo senso Plutone contribuisce sostanzialmente ad una trasformazione del Collettivo, solo a partire da un’elevazione della Coscienza individuale.

Ringrazio il mio Jack, per tutte le intuizioni che stimola silenziosamente e che spetta a me tradurre in parole utili.

Baci!

Ross & Jack

 

 

Astrogenealogia, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Aquario: la dignità dei propri valori

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La Luna piena in Aquario avrà luogo alle 14:31 del 15 agosto, ai 22°24′ sull’Asse Leone/Aquario. L’Asse Ascendente/Discendente cade a 26° tra Scorpione e Toro, c’è dunque una fortissima sollecitazione nel territorio eclittico dei Segni Fissi, soprattutto incisiva per chi ha pianeti o punti importanti in terza decade di Toro, Leone, Scorpione e Aquario.

Dato il periodo estivo ero incerta se scrivere o no questa newsletter, e poi mi sono decisa a farlo, nelle quieta calura di una domenica d’agosto con l’intento di portare una folata di freschezza, almeno interiore se non meteoreologica.

Mercurio esce proprio il 15 dalla zona d’ombra di retrogradazione e si aggiunge, con rinnovata chiarezza mentale, lievemente distante a livello di gradi, al trittico Sole/Venere e Marte che stanno opponendo la Luna in Aquario sull’Asse III/IX casa del grafico di Plenilunio.

Si necessita di respirare aria nuova all’interno dei nostri rapporti e di aprirsi alla possibilità di introdurre nei nostri cassetti interiori nuovi stimoli. Quando siamo pronti per un rinnovamento, sulla nostra strada appaiono persone che ci svelano un diverso racconto delle vicende che viviamo nel quotidiano, una lettura diversa da ciò che appare ma connessa alla magia delle sincronicità. Il mondo si colora e quella persona introduce nuove tinte alla tavolozza con cui dipingiamo le nostre giornate.

Le nostre convinzioni iniziano a traballare smosse irrimediabilmente dal diverso che irrompe nelle nostre vite. Improvvisamente e spesso inconsapevolmente ci sentiamo catapultare in un viaggio temporale all’indietro, quando noi, piccoli viaggiatori verso l’incarnazione, siamo stati ospiti dell’utero materno.

Ci siamo sentiti bene accolti? Il grembo ci è parso un luogo ostile? Come ci sentiamo nella nostra vita quando siamo ospiti di qualcuno?

In molti abbiamo scelto di lavorare sul principio dell’integrazione e dell’accoglienza per sanare ancestrali memorie genealogiche inerenti la ghettizzazione della diversità. Se questa è una delle sfide più pressanti da lavorare per la nostra anima, sin dai tempi della vita intrauterina, in momenti precocissimi nel mondo indifferenziato dell’utero materno, possiamo esserci sentiti stranieri indesiderati e aver deciso di portare con noi questo imprinting di rifiuto della nostra natura autentica. Queste tematiche sono assolutamente affrontabili e trasformabili all’interno ad esempio di un percorso di Rebirthing, esplorando le memorie di nascita, lavoro che ho sperimentato personalmente e che suggerirei con gioia.

Spesso da qui origina il congelamento ad un nucleo saturnino di giudizio e critica verso sé stessi e il contemporaneo innalzamento di barriere nei confronti del diverso, originatesi dal rifiuto della nostra diversità interiore. E, rifiutando la nostra diversità, veniamo anche messi a confronto con la spinosa questione del confine, di saturnino e nettuniano insegnamento. Se rifiuto la mia diversità mi uniformo all’altro e se mi uniformo all’altro perdo la cognizione di dove finisco io e dove inizia lui, porto quindi avanti rapporti fondati sulla dipendenza, quasi come fossero rapporti uterini, dove io mi sento al sicuro solo se divento l’altro e mi con-fondo con lui, dove io ancora non ho una mia identità.

Torna in te!

Quale allora la chiave di accettazione di sé? E’ la consapevolezza di esistere, di essere vivo, che spesso ci deriva proprio dalle relazioni dove ci sentiamo abbandonati. Quando ci perdiamo negli altri, e qualcuno ci dice “torna in te!”, ci sta in realtà dicendo di riprendere contatto con la nostra luce, la nostra energia e tutto il potere personale di cui tutti siamo dotati. Quando qualcuno ci abbandona ci rispedisce a noi stessi.

E’ possibile nel tempo raggiungere un equilibrio tra la consapevolezza di sé e dei propri valori ed il mantenimento di una posizione aperta all’ingresso di valori nuovi, che ampliano o divergono dai nostri.

Siamo in un’Era ambivalente da questo punto di vista e vaghiamo assonnati e senza chiara direzione di opinione. Da un lato ci sono gli sbandieratori della tolleranza ai più estremi livelli e dall’altro lato taluni altri vedono il diverso come un minaccioso elemento di contaminazione. In entrambi i casi il fil rouge è costituito dallo strenuo arroccamento sulle proprie posizioni che spesso sfocia nel fanatismo, ma perché viviamo scenari così polarizzati?

Tanto più tratteniamo scissioni interiori e polarizzazioni estremizzate, anche spesso familiarmente introiettate e perciò prive di qualsivoglia filtro razionale discriminatorio, quanto più la nostra vita sarà costellata da contraddizioni e proiezioni.

La chiave è comunque plutonian-saturnina e si distingue per il tracciare la propria direzione personale anche lasciando andare gli attaccamenti alle opinioni o ai volutamente frammentari racconti di famiglia. I nostri valori sono la nostra bussola unica ed irripetibile ed il nascere in un determinato Sistema familiare non comporta assolutamente il dover sottostare ad un irretimento ideologico.

Si può uscire dalla famiglia in tanti modi, a volte il primo passaggio non è subito l’andare fisicamente a vivere da soli ma è l’allontanamento energetico/ideologico e la propria indipendenza dalla lealtà ideologica e valoriale familiare, che ne attrae poi all’esterno anche l’affrancamento fisico. Per qualcuno la distanza geografica è un toccasana.

Nulla è come appare, ci sono persone che vivono in casa e sono più indipendenti di altre che vivono fuori, l’indipendenza si fonda su un insieme di passaggi temporali che ne avvalorano la stabilità, non dimentichiamo infatti che il segno dell’Aquario è anche governato da Saturno.

Buon viaggio allora attraverso le diverse dimensioni del nostro essere.

Un abbraccio!

Ross

visioni astrologiche

Approfondimenti sui transiti

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Propongo oggi una riflessione ed una relativa verifica personale, l’argomento principe è il manifestarsi dei transiti nelle nostre vite.

Astra inclinant sed non necessitant“, disse Tommaso d’Aquino, la mia visione è che un transito importante può manifestarsi nella nostra quotidianità in svariate maniere: dipendentemente dal nostro grado di consapevolezza e di evoluzione possiamo scegliere se trarre un insegnamento o sentirci vittime degli eventi.

I transiti descrivono un contatto tra l’energia veicolata dal pianeta transitante e la nostra vibrazione interiore rispetto a quel pianeta; esaminando un transito importante infatti non possiamo prescindere dal rapporto che la persona ha con quello stesso pianeta nel suo tema radix. Il tipo di aspetto in transito che si va a formare descrive molto semplicemente se, rispetto all’impronta cosmica originaria che vibra nel nostro tema, siamo disposti ad integrare la sfida del transito oppure se vi opponiamo resistenza, aggrappandoci alla nostra presunta zona di comfort. Un transito ci porta ad integrare delle vibrazioni nuove, dato e considerato che l’obiettivo di tutti noi è realizzare il nostro Sole di nascita che, essendo particella spirituale incarnata, è spontaneamente portato a diventare sempre qualcosa in più, migliorandosi incessantemente. Opponendo vigorosa resistenza anche ad un transito sfidante (quadratura/opposizione) è un po’ come se volessimo rimanere bloccati dove siamo, attivando quindi la nostra parte lunare che tenderebbe a farci stazionare nelle nostre presunte e conosciute sicurezze.

Prendiamo ad esempio un transito impegnativo, Saturno  in aspetto sfidante al Sole. Si è messi a contatto con i propri limiti personali e, laddove non li si riconosce, qualcun altro esteriormente ce li mostra, come pure possono essere chiaramente visibili i limiti che ci siamo auto-imposti, assieme a tutte le auto-castrazioni personali (incarnate esteriormente in figure che risuonino con queste energie).

Può trattarsi di un momento in cui è necessario separarsi da comportamenti, persone, abitudini, ormai  superati, ma che fisicamente ed emotivamente continuiamo a portarci dietro; la tristezza che si sente è associata alla sensazione di morte interiore relativamente a queste necessarie “pulizie”.

Peraltro, laddove alberghi in noi un desiderio di disciplina in qualche campo, ad esempio fare una dieta o smettere di fumare, questo è un ottimo momento per iniziare, sebbene l’aspetto sfidante ci mostri la nostra reticenza o scoraggiamento nella costanza che un lavoro del genere richiede. La fine delle dipendenze è particolarmente cara a Saturno nella sua funzione di confine svolta nei confronti di Nettuno, e l’inizio di una dieta pure, nella sua funzione di polarità a Giove, nella limitazione di tutte le smodatezze, non ultime appunto quelle alimentari.

Ma sarà sufficiente? Come mai allora ci sembra anche che venga toccato qualcosa di antico e profondo? E’ così! Nel caso di Saturno è buona cosa andare a vedere, per coerenza (cara a Saturno) all’esempio, il primissimo passaggio di Saturno in aspetto al Sole, che può essere anche avvenuto in tenerissima età.

E qui porto la mia storia personale, introducendo anche un altro particolare significato dei transiti in generale. Al momento del trapasso di mia madre, il transito principe nel mio radix è stata la congiunzione precisa di Saturno al mio Sole di nascita; trattandosi della prima congiunzione di Saturno rispetto al Sole, ciò ha dato avvio al mio ciclo personale di relazione tra Saturno e il Sole. Qualcuno potrebbe pensare che, trattandosi del decesso della mamma, sarebbe stato naturale aspettarsi un transito rispetto alla mia Luna in Capricorno, invece si è trattato del transito del pianeta dispositore della mia Luna rispetto al Sole, pianeta dispositore della mia Venere in Leone. Sono cioè entrati in relazione i pianeti dispositori del mio quinconce radix tra Luna in Capricorno e Venere in Leone, tra le case V e cuspide di XII.

E’ importante comprendere i giochi che si svolgono tra pianeti dispositori perché ciò che i transiti descrivono spesso non è l’evento in sé ma le conseguenze energetiche di un certo evento. Nel caso personale sopracitato, mio padre da quel momento è diventato il mio unico punto di riferimento, essendo l’unico genitore che mi rimaneva; Saturno poi formò il sestile esatto al Sole quando anche mio padre trapassò. Per riassumere quindi, dietro l’evidente e subito visibile congiunzione di Saturno sul Sole radix, si nascondeva comunque l’attivazione del quinconce Luna/Venere, ma ad una prima superficiale disamina ciò non era evidente senza considerare il ruolo dei governatori. 

Ecco perché alle persone che muovono i primi passi nel territorio astrologico spiego subito di non fermarsi all’apparenza del visibile ma di imparare un po’ alla volta a “vedere oltre” l’apparenza. I transiti esprimono movimenti energetici e tempi interiori che non necessariamente sono legati al tempo fisico dell’avvenimento, ad esempio nel caso di una separazione, il transito esprimerà il momento reale della chiusura energetica interiore, e magari al momento legale della firma non notiamo transiti direttamente riconducibili o particolarmente parlanti. Si tratta quindi di avere un “occhio lungo” e un’ apertura di prospettiva.

Porto un ulteriore esempio, di cui ha scritto Erin Sullivan nel suo “The Astrology of Family Dinamycs“: dai due anni e mezzo ai quattro anni circa il Sole inizia ad irradiare la sua parte spiritualmente autentica nell’ambiente circostante,ed è proprio  a questa età che spesso appaiono le figure fraterne in famiglia e le domande esistenziali che tanto mettono in difficoltà noi genitori.

Al di là delle parole, quando una persona a quell’età comincia ad esprimere sé stessa, è importante ciò che traspare attraverso la comunicazione non verbale, direttamente e profondamente percepita come reazione dall’ambiente. Il transito di Saturno in sfida al Sole, a due anni ad esempio, può far sentire il bimbo rifiutato nella sua natura o farlo sentire responsabile di percepiti conflitti familiari, anche se non espressi liberamente davanti a lui. Oppure, posso collegare questa età al momento in cui si inizia a controllare le funzioni fisiologiche e, capitando di farsi la pipì addosso, possiamo essere stati sgridati e ci siamo vergognati. Ciò può essere accaduto anche alla scuola materna (di cui questi anni sanciscono l’inizio) da parte di una maestra, e potremmo esserci  sentiti ridicoli di fronte ai compagnetti.

Può allora venir introiettato un sentimento di auto-svalutazione che, in maniera misteriosa, ogni sfida saturnina al Sole riproporrà. E’ utile allora andare a vedere nella storia della persona cosa stava accadendo e come si sentiva nella sua vita, ogni volta che Saturno è ritornato sul Sole. I cicli di Saturno sono cicli di maturazione ma, indubbiamente, emotivamente impegnativi.

Inoltre, come precedentemente descritto, ci sono quelli che io chiamo “riecheggiamenti” nel tema natale: da un transito, ad esempio, di Saturno al Sole possono essere coinvolti altri punti importanti nella carta natale, a partire dai settori governati da Saturno e dal Sole, coinvolgendo i pianeti contenuti in tali settori e la loro posizione nel tema natale. Ho notato, ad esempio, la necessità di lavorare su dinamiche familiari, quando da questo transito è riattivato un quinconce (aspetto angolare di 150°) o uno degli angoli di uno Yod, figura geometrica triangolare formata da due quinconce ed un sestile (soprattutto il punto focale, vertice del triangolo).

Da quanto detto si evince che il discorso sui transiti è molto più ampio del semplice “Ho Saturno sul Sole, chissà cosa mi accadrà…”, la visione del transito importante va vista in modalità più ampia, partendo anche dalla situazione del pianeta nel tema natale.

Ho portato l’esempio di Saturno e Sole perché è un transito che interessa tutti più volte nella vita, ma il discorso si estende anche ad altri transiti importanti, non solo di pianeti lentissimi, un anello di sosta di Marte può essere foriero di grandi lavori personali, se interessa pianeti o punti strategici del radix.

I transiti ci coinvolgono dunque da svariate angolazioni, mettendoci in relazione a dinamiche più ampie, nell’ambito della nostra funzione all’interno del Sistema Familiare.

Rossana

Riferimenti bibliografici:

Dane Rudhyar: “Il Ciclo di Lunazione”

Stephen Arroyo: “Astrologia, karma e trasformazione”

emozioni, visioni astrologiche

Plutone e il decesso: una scelta di rinascita

Farfalla, Natura, Insetto, Ala, Estate

Qualche giorno fa, grazie anche all’attuale transito di Plutone in trigono al mio Sole di nascita (già plutonianizzato da una congiunzione radix con Plutone stesso), mi trovavo a portare attenzione interiore alle dinamiche che caratterizzano il decesso. Ho allora iniziato un’indagine sul momento del decesso della mia mamma, avvenuto in giovane età a 45 anni e, come ho scritto in un recentissimo post, desidero condividere con voi le consapevolezze tratte da questa delicata e personale ricerca, per essere utile a qualcuno e proporre una visione alternativa delle cose.

Innanzitutto, come il tema natale rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro primo respiro autonomo, così pure il tema del decesso rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro ultimo respiro. In buona sostanza sono i due momenti fondamentali che scandiscono il Viaggio dell’incarnazione: l’arrivo e la partenza. E, se il tema natale o radix rappresenta l’inizio del Viaggio, il tema del decesso ne rappresenta la fine, anche se in realtà lo potremmo anche considerare come il portale d’ingresso ad una nuova nascita, nelle dimensioni dello spirito

Entrambi i momenti rappresentano scelte di percorso dell’anima, anche il momento del decesso è infatti una scelta ben precisa di un’anima che ritorna a Casa perché sa che ciò che può apprendere attraverso quel veicolo fisico si è esaurito. Nella nostra cultura il decesso è visto e celebrato come qualcosa di doloroso perché associato alla perdita che vivono i familiari e perché l’Inconscio Collettivo occidentale ha memorizzato il decesso come la fine di tutte le cose

Io stessa, avendo vissuto il lutto per la perdita dei miei genitori ad un’età giovanilissima, non ero assolutamente pronta a vivere e cavarmela da sola e, inconsapevolmente, avrei voluto seguirli nutrendo contemporaneamente nel mio cuore ambivalenti sentimenti di stizza per la loro partenza, che al tempo vissi come un rinnovato abbandono. Per molti anni sono rimasta agganciata a questo dolore come unica forma di contatto tra me, figlia incarnata, e loro, amati genitori trapassati. Ero costantemente rivolta a loro e contemporaneamente reprimevo il mio amore per non sentirne la mancanza fisica, mi sentivo vittima di un fato avverso e, da quella prospettiva, non riuscivo a creare relazioni armoniose nel mondo degli Esseri Umani: faccio questa premessa perché l’elaborazione di questi lutti ha preso molti anni della mia vita e la conoscenza con questa sensazione di morte interiore è stata la base di cocreazione con altre persone di relazioni dolorose, seguite da altrettanto dolorose morti relazionali.

Erano infatti relazioni basate sul dolore e sull’inconscia volontà di morte interiore come memoria di appartenenza alla famiglia; ciò aveva anche creato in me la convinzione che le relazioni nel mondo degli uomini dovessero essere destinate a morte certa e il solo pensiero di espormi nuovamente a cotanta sofferenza mi ha portato a circondare la mia Luna in Capricorno di mura ben resistenti, ma si sa che prima o dopo i muri crollano.

Tornando quindi al discorso astrologico, potremmo leggere il tema del decesso come un qualunque tema di transito e sovrapporlo al tema radix del deceduto per scoprire cosa ha rappresentato l’uscita dal corpo fisico per questa persona. Altresì, ad esempio per un figlio, andare a confrontarsi col tema del decesso del genitore significa esaminare l’esperienza che quel momento ha rappresentato per lui a livello di evoluzione, considerando il tema del decesso come l’istantanea del transito di quel preciso momento.

Che cosa impariamo dal decesso di un nostro caro? 

Tanto più precocemente veniamo esposti durante l’incarnazione alla perdita determinata da un decesso, fosse anche quello del nostro animaletto domestico del cuore, oppure quella di un nonno o di un genitore, tanto più è importante per quell’anima il lavoro sull’attaccamento e sull’imparare a lasciar andare.

Ho studiato a fondo il tema natale della mia mamma, sia il radix che il tema di decesso. Il transito che per me è stato più forte da osservare rispetto al momento della sua dipartita era la perfetta congiunzione di Plutone alla sua Luna radix in Bilancia e al suo Fondo Cielo.

A mia volta, anch’io, proprio all’età del decesso di mia madre, a 45 anni, ho vissuto il transito di Plutone in congiunzione alla mia Luna radix, a 5° del Capricorno, ed è stata l’occasione per me di avviare un profondo lavoro interiore di consapevolezza, trasformazione ed elaborazione definitiva degli antichi lutti

La Psicogenealogia ci rimanda agli studi onorevoli di Anne Ancelin Schutzenberger (sull’onda di quelli di Josephine Hilgard) sulla Sindrome di Anniversario, cioè di quelle misteriose ripetizioni di avvenimenti o decessi che si ripetono alle medesime età rispetto ai nostri Predecessori portando agli stessi fotocopiati esiti, riferite a lutti non elaborati all’interno della memoria sistemica. 

Sento che non è completamente così e l’ho sperimentato personalmente. Nella mia esperienza di vita ho vissuto il medesimo transito di Plutone (in questo articolo mi sono concentrata su questo aspetto) in congiunzione alla Luna che mia madre aveva vissuto come portale del decesso e anche alla medesima età. Ho vissuto una morte e rigenerazione interiore, scegliendo di rimanere nella fisicità e sentendomi smarrita tra le Ombre che emergevano, temendo di non riuscire a superare quella dolorosa ma necessaria purificazione.

Da questa angolazione è più che possibile e auspicabile liberarsi dal meccanismo delle Sindromi di Anniversario, se entriamo nella consapevolezza che non viviamo un destino ineluttabile di ripetizione fotocopiata rispetto ai nostri Antenati. Attraverso questa consapevolezza è possibile liberarsi dagli irretimenti del passato familiare e dalle inconsapevoli ripetizioni, condite da proiezioni di responsabilità rispetto agli Antenati.

La morte interiore veicolata dal transito di Plutone sulla mia Luna radix ha rappresentato il portale di apertura ad una nuova vita al pari di come il medesimo transito era stato scelto dalla mia mamma per iniziare una nuova vita sul piano invisibile.

Non vi è alcuna differenza, sono scelte determinate dal Libero Arbitrio d’anima di cui ogni Essere Umano dispone e per cui assolutamente da rispettare. Si può morire e rinascere più volte sul piano fisico senza necessità di lasciare il corpo fisico, farlo è per l’appunto una scelta al pari di quella di rimanere. Io ho scelto di rimanere, mamma ha scelto di tornare a Casa e papà l’ha seguita pochissimi anni dopo; entrambi con la loro dipartita mi hanno lasciata libera di portare avanti ciò che avevo deciso a livello di anima e sento che parte integrante del mio compito terreno è aiutare le persone a destrutturare a livello individuale il vittimismo che deriva dall’essere nati in una famiglia piuttosto che in un’altra. 

Solo comprendendo che ognuno di noi può rendersi responsabile rispetto alla propria vita e solo rispetto a quella, possiamo un po’ alla volta sganciare gli insani attaccamenti attraverso cui ci si sacrifica per gli altri e in tal modo si evita di vivere appieno e consapevolmente. Finte disistime, inadeguatezze per le quali si responsabilizza la famiglia d’origine, i genitori in primis, possono lasciare spazio al desiderio di miglioramento personale costante e della piena realizzazione di sé, in onore alla vita che gli Antenati stessi ci hanno tramandato.

C’è la possibilità di ribaltare il concetto di Lealtà, onorando gli Antenati attraverso il lavoro su noi stessi per fare della nostra vita un successo quotidiano.

Cerco quindi di accompagnare le persone a uscire dall’impotenza e dal vittimismo che agganciano, costringono e non consentono di raggiungere la libertà personale. E alla fine, in ultima istanza, mi sento un anello di trasmutazione sociale perché se ognuno diventa individualmente un anello trasformatore delle dinamiche del proprio Albero Genealogico, lavorando nel profondo per non stazionare nella ripetizione pedissequa di antichi schemi, allora si potrà creare davvero un paradigma sociale nuovo.

Perché il Collettivo è formato di tante individualità ed è a partire dall’elevazione delle Coscienze individuali che può nascere un Collettivo rinnovato.

Un abbraccio

Rossana

 

Astrogenealogia, eclisse, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Leone: la nascita di una nuova identità

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La Luna piena in Leone  avrà luogo il 21 gennaio 2019 alle 6:16, coinvolgendo l’asse Leone/Aquario a 0°53′, tra la I e la VII casa. Si tratta di un’ Eclisse totale di Luna che avviene al grado 1 del Leone, grado particolarmente importante ed energeticamente carico che simbolicamente scandisce un momento di nascita e di emersione alla luce dal mondo ovattato intrauterino legato alla gravidanza cancerina. Eppure la Luna in questo Cielo è il Pianeta Singleton di emisfero destro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla destra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, è il Pianeta dispositore della VII casa e, nel suo emergere a nuova luce, ci mette a contatto con le nostre fragilità inconsce, avviandosi a separarsi dall’incontro col Nodo Nord in Cancro.

L’asse Ascendente/Discendente tra Capricorno e Cancro suona le melodie delle dinamiche familiari che in questo momento possono evolvere a maggior consapevolezza nello scioglimento di quelli che sono meccanismi di difesa automatici o forme di attaccamento che sono state funzionali a farci sentire un senso di appartenenza al Sistema familiare.

Saturno, Pianeta dispositore dell’Ascendente, è il primo incontro che facciamo in questo grafico, è infatti sistemato in I casa e forma una quadratura precisa a Marte nel suo domicilio arietino e in III casa ed un sestile a Nettuno in casa II, nel segno dei Pesci. Venere e Giove posizionati in prossimità della cuspide della casa XII si congiungono in Sagittario, formando la quadratura con Nettuno ed il trigono con MarteMercurio in Capricorno si congiunge al Nodo lunare Sud mentre l’opposizione soli/lunare forma una quadratura a T  (sebbene mista) con Urano, ridiventato diretto al precedente Novilunio con Sole parzialmente eclissato in Capricorno del 6 gennaio. 

Siamo all’interno di un Viaggio iniziato con la precedente Eclisse del 6 gennaio, stiamo percorrendo le giornate del corridoio di Eclissi ed è un periodo fortemente popolato da contenuti inconsci che possono riemergere alla consapevolezza perché chiedono attenzione e risoluzione definitiva. Il territorio relazionale può smuovere alcune irrequietudini legate alle percezioni che abbiamo avuto rispetto alla relazione genitoriale durante la nostra infanzia.

Ognuno di noi nasce scegliendo un particolare momento della fase di lunazione (una certa distanza tra Sole e Luna) iniziata con il Novilunio (congiunzione soli/lunare) prenatale, come ci insegna Dane Rudhyar nel suo “Ciclo di Lunazione“. Portiamo nell’incarnazione un particolare “matrimonio parentale” ben descritto da Howard Sasportas e Liz Greene nel loro “Lo sviluppo della personalità“.

Cosa ci indica tutto ciò concretamente nella nostra famiglia?

Indica che ciò che noi viviamo all’interno della triade mamma-papà-figlio (tematica ben trattata da Jodorowsky nella sua Metagenealogia) è esattamente ciò che abbiamo scelto e selezionato di vivere all’interno del nostro percorso di evoluzione. I nostri genitori incarnano esattamente le caratteristiche che noi scegliamo di vedere per la nostra maturazione personale e se, come in questo Cielo, la tematica che si esprime è quella di un vissuto di responsabilizzazione eccessiva come figli all’interno della triade, il lavoro che si può fare è chiedersi in che modo abbiamo poi trasportato questo meccanismo all’interno delle relazioni.

Cosa cerchiamo quando sentiamo l’imperioso impulso interiore a renderci utili agli altri? Forse cerchiamo quella stessa visibilità, il riconoscimento di noi figli come identità separate dai genitori e, allo stesso tempo, dipendenti dalla loro approvazione e riconoscimento. Figli genitorializzati che a volte hanno sentito di dover fungere da genitori dei propri genitori, in un percepito di inadeguatezza nella loro coppia, da cui però dipendeva al tempo la nostra sopravvivenza.

C’è bisogno di ascolto interiore , di osserv-azione che, lungi dall’essere una passiva attesa è il pre-supposto della comprensione profonda di meccanismi che finora possono averci condotto su pericolosi ed instabili territori relazionali, fertilizzando dolorose dipendenze affettive. Se deleghiamo agli altri il potere di rimandarci una percezione di noi stessi che acquisisce il valore della sopravvivenza, pur di non perdere quella relazione saremo disposti a scendere a compromessi eccessivi.

La cosa più matura che possiamo fare in questo momento è saper stare assieme alle nostre paure, alle fragilità, sentendoci quasi come bambini che si scoprono per la prima volta e imparano ad affermare cosa è davvero importante, portando attenzione ai sentimenti ed alle emozioni che le altre persone contribuiscono a smuovere in noi e non mi riferisco solo alle relazioni affettive, ma anche lavorative o amicali.

E’ un bellissimo momento per imparare ad allenarsi al rispetto del proprio sentire: se all’interno della coppia parentale non abbiamo sentito esserci un posto per noi, se ci siamo sentiti invisibili e non riconosciuti perché i genitori possono essere stati troppo impegnati a relazionarsi tra loro, poi sentiamo attaccamento per chiunque ci manifesti la sua attenzione o voglia riconoscerci un posto all’interno dei propri rapporti.

E’ un periodo davvero intenso per una guarigione definitiva, per scegliere un’aderenza ai valori che sono importanti per noi, per scegliere un’identità allineata con una rinnovata maturità, pre-supposto alla libertà di essere sé stessi. 

Bisogna essere disposti anche a lasciar andare definitivamente tutte le amicizie o frequentazioni con cui abbiamo fatto un tratto di vita funzionali al trattenerci in uno schema infantile, come pure invece si potrebbero recuperare dei rapporti interrotti anche molti anni fa dopo che si è fatto un percorso reciproco ed indipendente di maturazione.

Nessuna aspettativa, nessuna pressione, attiva osservazione, in questi giorni potrebbe concludersi anche qualche percorso, pur in maniera destabilizzante e, se facciamo attenzione a ciò che si esaurisce in questi giorni e ci ascoltiamo davvero, sentiremo di aver compartecipato alla rottura di relazioni che rappresentavano in qualche modo dinamiche di dipendenza da riconoscimento o approvazione esteriore.

Se prendiamo la nostra parte di responsabilità sarà più semplice comprendere cosa avevamo da imparare anche da queste rotture. La Libertà di essere sé stessi esplode in maniera tanto più vulcanica tanto più abbiamo sentito lo schiacciamento interiore nel doverci adeguare a regole o situazioni che non esprimevano la nostra autenticità per paura di rimanere da soli e non essere visti da nessuno, diventiamo insomma delle pentole a pressione ambulanti.

Il momento è propizissimo (non so se sia un termine corretto ma mi piace) per fare pulizia totale lasciando, chiudendo, facendo un decluttering interiore per far spazio a nuovi progetti, nuove relazioni, nuovi bisogni, nuove modalità di essere, una nuova identità costruita in questi anni di lavoro interiore ed ora sbocciata in maniera definitiva ed irrimandabile.

Vi condivido questo importantissimo passaggio di un film spettacolare, “La ricerca della felicità“, perché nessuno si permetta mai di dirci che non sappiamo fare qualcosa, ognuno ha il proprio tempo ed il proprio modo, unico ed originale e, se abbiamo il fuoco nel cuore rispetto ad un Progetto, lo dobbiamo difendere, con piena stima di noi stessi. Se abbiamo attraversato delle sofferenze per arrivare ad oggi, siamo il prodotto anche di quei momenti e ciò che a volte gli altri vedono come fragilità può essere il nostro più grande punto di forza.

Vi/mi auguro un importante inventario personale ed una rimessa a fuoco rispetto alle proprie esigenze personali, in totale libertà di espressione e nel rispetto di bisogni ed esigenze altrui.

Un abbraccio 

Rossana Strika

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Rossana Strika – Counselor Olistico specializzata in Astrologia Familiare

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Astrogenealogia della Nuova Era

Puoi seguire gli articoli che scrivo sulle fasi lunari e aspetti astrogenealogici sul sito della Scuola di Astrologia Immaginale di Torino                   

Saturno, Venere, visioni astrologiche

Venere quinconce Saturno: la paura di scegliere

scegliere

 

Martedì 19 giugno si formerà in cielo un incontro particolare, Venere a 6° del Leone si confronterà con Saturno, in moto retrogrado a 6° del Capricorno, in un aspetto angolare di 150°, il Quinconce. Quali energie sprigiona questa coppia dagli obiettivi ed orientamenti così diversi? Quali le memorie familiari che, ad un livello collettivo, potranno risvegliarsi?

E’ fondamentalmente da vedere cosa si attiva in noi quando ci troviamo nella situazione di dover scegliere, chi di noi non si è mai trovato ad un bivio? Dato il coinvolgimento di Saturno in questo specifico aspetto, l’indagine può focalizzarsi su quali paure ed insicurezze si attivano, tali da portarci a proiettare esternamente delle responsabilità che ci appartengono. 

Faccio un esempio pratico di vita vissuta: al giorno d’oggi non accade più (o almeno spero), ma quando avevo i figli piccoli e li portavo alla scuola materna ed elementare, molte mamme non lavoravano; la casistica era molteplice, alcune sostenevano di non trovare lavoro pur cercandolo, altre dicevano che il marito non voleva che lavorassero, altre ancora sostenevano di non poter lavorare a causa dell’assenza di aiuto per i bambini.

In tutti i casi ci troviamo di fronte ad un confronto Venere/Saturno, un conflitto tra l’apparente volontà di fare una scelta personale in direzione di una, seppur parziale, autonomia e un apparente limite imposto da persone o circostanze esterne.

In realtà i meccanismi interiori auto-sabotanti che si attivano hanno a che fare solo con noi stessi, ciò che appare esternamente sono solamente proiezioni, strumenti attraverso cui autorizzare una staticità, funzionale al mantenimento di certe situazioni, senza esposizioni a cambiamenti negli equilibri che spesso coinvolgono la coppia. 

Dietro una Venere in Leone troviamo il Sole, pianeta dispositore del segno, dietro Saturno in Capricorno antichi modelli sociali e le figure che incarnano l’autorità. E parliamo allora di sensi di inadeguatezza femminile rispetto ai modelli socialmente accolti all’epoca dei nostri Antenati. I ruoli oggi sono decisamente cambiati, ma nel nostro bagaglio di convinzioni ereditate può celarsi da un lato il sentirsi un peso per la famiglia, dall’altro la paura di uscire da quei limiti che rappresentano comunque una sicurezza.

E a volte temiamo noi stessi,  abbiamo paura che prendendo la nostra strada, operando alcune scelte, la nostra scala dei valori potrebbe totalmente modificarsi e non adattarsi più a quelle limitazioni.  Potremmo ritrovarci in una situazione di frustrazione determinata da un’inconciliabilità interiore tra il proprio desiderio di libertà e la percezione, anche non verbalmente espressa, di diniego e mancata approvazione da parte dell’altro.

Anche i nostri figli, se adulti, potrebbero mettere in discussione alcune nostre scelte, scorgendo in noi un cambiamento talmente profondo da sentire che non torneremo più i genitori cui erano abituati, gli equilibri cambiano; in tal modo, attraverso il cambiamento del genitore, si scardinano per loro dei punti fermi, ad una certa età è bene così, ma ciò li porta ad un sentire di preoccupazione che, se verbalmente può essere espresso nei nostri confronti con una frase del tipo: “Mamma, non ti riconosco più, sono preoccupato”, può nascondere una paura profonda di sviluppare un rapporto più adulto col genitore stesso. 

Nella relazione di coppia tutto ciò può emergere anche senza parole: prendendo la responsabilità di fare scelte autonome, necessariamente cambiano gli equilibri, rendendoci conto che la paura di costruire una realizzazione ed un successo personale non dipende da un partner poco incoraggiante, ma dalla nostra paura dell’insuccesso, possiamo lavorare in direzione di un cambiamento prospettico. L’ombra che ci insegue è la paura di non farcela, la paura di impegnarci in qualcosa che non dia i risultati sperati, la paura di mettere in discussione uno status quo di apparente equilibrio, oppure la paura di avere successo, di essere autonomi nel soddisfare i nostri bisogni.

Forse, inizialmente, un’iniziale frustrazione potrà innestarsi e serpeggiare silenziosa ma, l’energia di questo aspetto ci invita a risolvere un antico schema di rinuncia, attraverso la perseverante costruzione di un nuovo sistema valoriale, più aderente alla nostra natura e foriero di crescita focalizzata.

Attraverso l’energia di Venere/Saturno tra Leone e Capricorno possiamo approfittare per crescere interiormente lavorando su:

  • Presenza di sé nel qui e ora: ogni volta che una paura ci riporta ad un’esperienza passata, possiamo mettere impegno consapevole nel tornare all’esperienza attuale, liberandola da antichi condizionamenti
  • Costruire una lucida immagine di sé e dei propri limiti: non è necessario stare sempre su un palcoscenico in cerca di un pubblico adorante per costruire auto-stima in base alle opinioni altrui; non possiamo piacere a tutti, quindi la prima volta che otteniamo un dissenso potremmo sentirci a dis-agio, se il valore che diamo a noi stessi dipende dal feedback altrui. Saturno vuole che conosciamo il nostro profondo valore come certezza interiore, incrollabile, senza bisogno di convalide esterne ma anche senza sentirsi male qualora queste convalide non arrivino.
  • Sviluppare una sana umiltà: umiltà è non sentirsi mai arrivati, la persona umile ha esperienza, è saggia, sa comprendere che ogni giorno impara da chiunque e ovunque, sa che c’è bisogno di tempo per realizzare sé stessi, lavorando parallelamente sulle proprie vulnerabilità, di cui fa un punto di forza
  • Collegato al punto precedente: le fragilità non sono debolezze, sono delicatezze e come tali vanno trattate, nel loro caratterizzarci in tutta la nostra unicità ed irripetibilità
  • Lavorare sulla propria integrità personale, sul principio di coerenza, faccio quello che dico, vivo in coerenza ai miei principi, rimanendo aperto ad ampliare e modificare i miei valori
  • Assumersi la responsabilità delle limitazioni che si vivono, in che modo stiamo sabotando la libera auto-espressione e perché. Spesso, alla base ci sono memorie castranti o repressive in campo educativo, anche di passate incarnazioni (es. istituti, orfanotrofi, prigionie, memorie di persecuzione ideologica, regimi dittatoriali ecc.). Ci si è sentiti sbagliati quando ci si è espressi o ci è stato intimato di stare zitti quando eravamo piccoli, o siamo stati fortemente ripresi quando ci siamo fatti i bisogni addosso, provando vergogna e reprimendo così la nostra creatività e libertà di espressione.
  • Prendersi del tempo per comprendere chi siamo veramente e verso dove vogliamo dirigerci, cosa vogliamo fare “da grandi”
  • Far luce sugli squilibri di responsabilità all’interno della coppia, chi si appoggia troppo a chi? Abbiamo quasi assunto un ruolo genitoriale nei confronti del partner accollandoci responsabilità non nostre?
  • Al contrario, ci sentiamo incapaci di prenderci un impegno di coppia stabile? Perché? Da cosa stiamo rifuggendo?
  • Sviluppare una capacità di scegliere, accogliendo anche l’inevitabilità del fatto che prendere una posizione in questa dimensione significa escludere l’altra, assumendosi la responsabilità di ciò che si sceglie sapendo che ogni scelta ha delle conseguenze, spesso anche per altre persone, rimanendo aperti alla possibilità di cambiare idea
  • Lavorare sulla consapevolezza che, anche se non siamo più fringuelli di 20 anni, ogni età ha la sua bellezza di esperienza e che il Sole anno dopo anno splende sempre in ugual maniera!

Ricordiamo che la chiave di realizzazione della nostra vita l’abbiamo noi, è un passe-partout, possiamo aprire e chiudere tutte le porte che vogliamo e, a volte, chiuderle solo per riaprirle in un momento più opportuno, nulla è per sempre ❤

Un abbraccio caro, have a nice day and good thoughts ❤

Ross

Astrogenealogia, visioni astrologiche

L’abbandono e la grandezza del suo dono

abbandono e libertà

 

Questo articolo sarà un breve contributo personale, di supporto alle persone che, familiarmente, hanno vissuto un abbandono, in modo che nessuno  si senta mai più svantaggiato o rinunciatario di fronte alla possibilità di crescita e maturazione.

Ho vissuto con i miei genitori fino all’età di 7 anni, successivamente, dai 7 ai 17, sono vissuta in affido familiare alla nonna materna; i miei genitori sono trapassati quando ero molto giovane, mamma è tornata a casa quando avevo 15 anni, papà quando ne avevo 20.

Quando trapassarono ero molto giovane e vissi queste morti come un rinnovato abbandono, anche se in realtà, già da piccina, da quando andai a vivere da nonna avevo iniziato a vederli poco, e mamma meno di papà. Nei percorsi di lavoro interiore intrapresi dopo la separazione coniugale, rivolti a queste tematiche, spesso emergeva il chiedermi come mai…perché anche prima della loro dipartita, soprattutto per quanto riguarda mia madre, ci siamo frequentate così poco. 

Tempo fa, al Comune di Trieste, ho recuperato l’ora precisa della nascita di mia madre e, con grande stupore, vidi un Tema ricco, contenente tutti i significatori astro-genealogici che fanno parte dei miei studi continui e che applico nelle letture dei Temi dei miei interlocutori. E’ come se lei mi avesse detto: “Questo è il mio sostegno al tuo lavoro! Studia il mio Tema, hai tutto ciò che ti serve”.

Qual è allora il senso più alto di un abbandono genitoriale o di una morte precoce dei genitori (parimenti vissuta come un abbandono)? Quale il significato dal punto di vista dell’evoluzione di quell’anima all’interno del Sistema familiare?

Ho compreso dopo anni e dopo essermi avvicinata ad una visione diversa dalle apparenze, che la sostanza è sempre connessa ad un accordo tra anime, basato sull’Amore Incondizionato e precedente alla nascita. La più grande forma di Amore nei confronti di un figlio a cui si dona la vita è donargli la libertà di Essere sé stesso, in allineamento alle esperienze che gli sono necessarie per portare a manifest-azione il suo progetto vitale.

Ho un Tema ricchissimo di valori Terra e non avrei potuto comprendere ciò che si cela nell’animo delle famiglie senza attraversarne le esperienze di sofferenza direttamente, sperimentando in prima persona la possibilità di trasformare il dolore in qualche cosa di fertile e utile alle persone.

I miei genitori hanno fatto proprio questo: andandosene fisicamente mi hanno dato modo di testarmi nel mondo, di mettere alla prova le mie fragilità e di conviverci, riconoscendone la delicata e personale Preziosità.

Li ho cercati ovunque, mamma e papà, in chiunque, nella prima parte della mia vita soprattutto, e anche dopo, in maniera totalmente inconsapevole, ma l’abbandono in realtà è un modo di esentare l’abbandonato dal sottostare alle lealtà di famiglia

Tutto questo va compreso nel tempo, e per questo si necessita di lavorare sulla cura di questa ferita, attraverso l’elaborazione delle emozioni ad essa connesse, che si attivano molto facilmente nel quotidiano.

Spesso chi attraversa questa ferita attrae nel proprio mondo relazionale persone che non sono in grado di dare amore, partendo  da un sentimento di non meritatezza d’amore e da una fame d’amore incredibile; anche questo è funzionale al comprendere che nessuno può riempire dei vuoti di un altro; allora ecco, basta un appuntamento mancato, una chiamata in ritardo e subito emerge la ferita, la paura dell’abbandono, connessa alla necessità di coltivare il proprio valore personale.

La ricerca di amore all’esterno non sortisce frutti e, attraverso l’ incapacità di soddisfare questa insaziabile necessità di approvazione e di considerazione esteriori, si viene “dirottati” ad invertire la marcia e a tornare all’interno di sé stessi.

La sofferenza che si vive nella prima parte della vita è funzionale alla crescita spirituale; da un lato l’abbandonato è esentato da obblighi di lealtà inconscia nella sua e in qualsiasi altra famiglia, dall’altro  cerca un senso di appartenenza ad una famiglia, tentando di legarsi a ciò da cui sarebbe già libero. E, trattandosi del fatto che l’Anima è consapevole di essere libera, presto o tardi cercherà evasioni, libertà dalle gabbie in cui la persona cerca di rinchiudersi per bisogno.

E una delle lezioni basilari, o almeno lo è stata e continua ad esserlo per me, è sviluppare la capacità di auto osservarmi nei motivi che mi spingono ad agire o a re-agire, cosa cerco? parto da un bisogno insoddisfatto, da una mancanza? cosa sono disposta a dare in una relazione, oltre ad aspettarmi di ricevere?.

La tematica dell’abbandono impegna l’Anima in un lavoro costante su di sé, qualcuno mi dice sempre che si tratta del lavoro di una vita, eventuali scoraggiamenti derivano dall’aspettativa del risultato, dal vedere lontana la risoluzione, dal ricadere spesso in dinamiche che si ritenevano superate. Molto di più si ottiene a livello di leggerezza interiore percependosi in una direzione di scoperta di sé piuttosto che di traguardo. Molto di più si comprende di sé ogni volta che qualcuno condivide con noi un vissuto che si avvicina al nostro. 

L’accogliere il dono della Libertà di Essere comporta l’uscita definitiva  da tutte le emozioni di recriminazione sull’accaduto, il passato non si può cambiare ma si può cambiare la prospettiva presente, la visione può diversificarsi perseguendo un’inarrestabile ed indomabile ricerca di senso che è costante.

Pur provenendo da una partenza difficoltosa, sono grata per  gli strumenti di cui dispongo per fronteggiare anche i momenti di paura, di fragilità che raggiungono me, proprio come raggiungono tutti noi. La mia Luna in Capricorno, sotto il tiro di Saturno, sta anche imparando a condividere questi momenti, nel momento di problematicità sto imparando a chiedere aiuto, senza pensare che devo sempre e comunque evitare di coinvolgere altre persone, per una forma eccessiva di responsabilità.

Da messaggero delle stelle, ciò che sento è di portare il mio messaggio di esperienza in continua trasformazione alle altre persone, un messaggio di apertura, determinazione e coraggio, anche nei momenti meno edificanti, anche quando verrebbe voglia di fuggire ovunque pur di non sentire quel dolore.

Nel mio Tema la Luna è splendidamente sistemata e Lilith in IV casa, congiunta al Nodo Sud e coinvolta in due Yod mi ha dato chiavi di lettura preziose, vi abbraccio tutti.

Ross

Astrogenealogia, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Urano in Toro: la libertà dalle schiavitù

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It’s time to change! Il 15 maggio, alle 15:24 Urano busserà alla porta di Venere, governatrice del Toro; con piglio dinamico e deciso arriverà così, senza fronzoli né convenevoli, proprio com’è nel suo stile.  Si fermerà in Toro fino al 6 novembre, data in cui rientrerà brevemente in Ariete per effetto del moto retrogrado, per rientrare stabilmente in Toro il 6 marzo 2019.

Recentemente, sarà forse grazie ai transiti di Saturno sulla mia Luna in Capricorno, e di Giove in Scorpione nella mia terza casa, si è risvegliata in me la passione per i film storico/religiosi e, tra tanti, “Exodus-Dei e Re“, mi è piaciuto moltissimo. Si tratta ovviamente della rivisitazione cinematografica di Ridley Scott sulla tematica della liberazione del popolo ebreo, figlio di Saturno, da parte di Mosè, figura che personalmente associo a Urano (ma anche a Marte in Capricorno, condottiero direzionato e strategico).

Scrivo questo articolo proprio oggi, ispirata dall’energia del Plenilunio che si è svolto stamattina sull’asse Toro/Scorpione, la cui energia ci sta preparando ad accogliere il pianeta delle grandi rivoluzioni, Urano, in Toro, segno di modalità fissa poco avvezzo al cambiamento improvviso e a rivedere le proprie sicurezze; a livello individuale, sentiremo questa energia nel settore della nostra carta natale che coinvolge il segno del Toro (per ora i primi gradi), negli interaspetti che Urano andrà a fare con gli altri pianeti e, di riflesso, nel secondo settore, di cui Venere è il governatore naturale.

Voglio focalizzare la mia attenzione sull’affettività, tutti noi abbiamo delle convinzioni, anche ereditate dai nostri Antenati, che riguardano i valori di coppia, quanto  l’essere in due ci rassicura, ci nutre, rispetto all’essere single, quanto il partner diventa una nostra proprietà e siamo possessivi, gelosi. C’è in noi un ricordo ancestrale relativo al proteggere il proprio territorio dagli invasori, e spesso, si sente di dimostrare amore confinando il partner e i figli in un recinto in cui poterli proteggere, ma anche controllare, soffocando i nostri cari in modo eccessivo.

Ecco quindi attivarsi, all’interno dell’asse, la parte scorpionica, di manipolazione e ricatto emotivo quando qualcuno, pur grato della zona di comfort, della gabbia dorata in cui in buona fede lo abbiamo rinchiuso, si sente pur sempre in gabbia e desidera scavalcare il recinto. La libertà nel mondo degli affetti è sentita come pericolosa, perché la paura più grande è quella di essere abbandonati ed essere costretti dall’abbandono a vivere la propria libertà di essere, temiamo il dopo, cosa ci sarà?.

Una delle paure più grandi dell’essere umano è quella di essere libero, e, attraverso la propria libertà, sentire che ha maggiori responsabilità e potere personale, la libertà che si consegue dopo un abbandono si lega nel mondo delle nostre convinzioni alla solitudine ed il confronto con la nostra interiorità, che inevitabilmente e improrogabilmente avviene quando ci troviamo in compagnia di noi stessi, spaventa.

Per i nostri Antenati era molto più difficile liberarsi da relazioni infelici, tanto è vero che alcune persone hanno scelto di ammalarsi e trapassare piuttosto che vivere all’interno di matrimoni distruttivi dai quali non avevano le possibilità e gli strumenti per liberarsi. Quando la libertà bussa al nostro uscio abbiamo paura e tentiamo con tutti i mezzi di rimettere in piedi le vecchie strutture relazionali, ma inutilmente, non si può sanare, guarire interiormente, all’interno dello stesso contesto in cui sono emersi i disagi, a meno che quel contesto, con un lavoro consapevole delle due parti, non cambi completamente. 

Urano spazzerà via, già in questi primi mesi di assaggino taurino, solo le schiavitù interiori da relazioni che non hanno possibilità di completo rinnovamento, dove si attivano modelli di attaccamento genealogici e già sperimentati nell’infanzia con le figure primordiali di accudimento. Si può imparare a creare una risorsa interiore di sicurezza che parta dal presupposto che l’unica costante della vita stessa è il cambiamento e quindi il concetto di impermanenza delle cose. Nulla può rimanere uguale a prima e, se l’abitudine, la sicurezza finanziaria, l’ozio e l’adagiarsi nella scontatezza hanno sostituito il piacere di condivisione del proprio spazio, la quotidiana riscoperta e creazione di un nuovo modo di amarsi e di stare insieme perché lo si desidera pienamente e non perché una convenzione lo dice, Urano può attivarsi creando un po’ di terremoto per scuotere le fondamenta di una relazione.

Nulla è per sempre, dice Urano dal Toro, tutto cambia e, dopo un tremolìo delle fondamenta interiori, anche una coppia che ha avuto uno scossone può rinnovarsi e, grata a Urano, ripartire più innamorata che mai, vivendo una nuova fase. Secondo me, inoltre, durante il periodo in cui Urano transiterà in Toro, tantissime persone che vivono situazioni di coppia alternative, faranno outing, famiglie allargate, coppie omosessuali con bimbi (già a Torino ciò è avvenuto in questi giorni), aumenteranno le famiglie adottive o affidatarie, come pure la ricerca e nuove scoperte nel campo della fecondazione assistita, inseminazione artificiale, utero in affitto; credo anche in nuove scoperte nel campo della nutrizione neonatale, allattamento artificiale biologico e chissà cos’altro Urano, dagli alieni mondi trans-saturniani , potrà portarci di nuovo, sarà la volta buona che potremo comprar casa su Sirio, io la prenderei subito!

Un abbraccio, buon Plenilunio e buon ingresso di Urano in Toro, stay tuned ❤

Ross

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Mercurio, visioni astrologiche

La separazione coniugale: esperienza vissuta e consapevolezze di percorso

bambino impaurito

 Il mio viaggio alla scoperta di me è iniziato parecchi anni fa, attraverso un evento che ha segnato un doloroso spartiacque nella mia vita: la separazione coniugale.

Attraverso la mia separazione coniugale ho avuto modo di affrontare dolori antichi, distacchi prematuri infantili, lutti giovanili, e ogni più piccola paura, fragilità, vulnerabilità che la corazza emotiva della mia Luna in Capricorno bambina aveva cristallizzato, congelato per terrore, facendomi sentire proprio come la bimba dell’immagine che ho scelto.

Un matrimonio è molto di più di ciò che appare, è il luogo di incontro di due Alberi Genealogici, nel matrimonio ognuno ap-porta ciò che conosce in termini di vita familiare, retaggi antichi di coppia, schemi di risposta automatici e, ben presto, tutto ciò emerge nel quotidiano. Dietro al ruolo anagrafico di marito (o moglie) si nasconde la ricerca inconscia e proiettata della madre, del padre, ciò che si vede non risponde a ciò che realmente sta accadendo in quel contesto, l’apparenza non è la sostanza. 

Secondo le leggi della Transgenerazionalità, al momento in cui ci si sposa la lealtà familiare verticale verso la propria famiglia d’origine va ridefinita in via orizzontale verso il coniuge e, in linea discendente, verso i propri figli (nei confronti dei quali la lealtà è prioritaria). Ciò non significa ovviamente dimenticarsi delle proprie radici, al contrario significa permettersi una vita di famiglia sana, onorando le proprie radici in libertà, senza dipenderne.

Nei sistemi familiari vige, come sappiamo, un meccanismo interno che, silenziosamente, regola il mantenimento dello status quo, l’Omeostasi, attraverso un assieme di tacite regole inespresse verbalmente che ne sanciscono l’appartenenza. In caso di famiglie particolarmente chiuse e simbiotiche, dove imperano i segreti e le chiusure comunicative, spesso, al fine di operare un cambiamento che sarebbe impossibile dall’interno, viene importato dall’esterno qualcuno che, entrando in famiglia come fidanzato/a di o moglie/marito di, porta valori, necessità, situazioni talmente tanto diverse da creare un terremoto interno e vivere  forme più o meno aperte di ostilità che spesso sfociano nel rifiuto. 

Se le lealtà verticali non vengono ridefinite, se cioè la famiglia costruita viene ritenuta una sorta di prolungamento e ampliamento di quella d’origine, ciò che avviene è che i confini tra le due sono indefiniti, si perde l’identità di famiglia, ed il rifiuto che vive uno dei coniugi non è compreso dall’altro che si trova in una situazione di limbo, molto semplicemente perché vive una inconciliabilità interiore tra la famiglia d’origine e quella costruita, e non riesce a tagliare il cordone ombelicale.

Questa è stata la situazione che si è creata con la famiglia del mio ex marito, il mio vissuto in quel contesto era un rimettere in scena antiche forme  di rifiuto e abbandono, un cercare un porto di protezione, accudimento in cui nascondevo a me stessa il fatto di aver “genitorializzato” il partner; non riconoscevo il mio bisogno di riempire dei vuoti, il dolore, la  ricerca della mamma, e, con i miei figli all’interno del nostro nucleo, la mia fragilità di genitore che doveva far pace, conoscere e riconoscere cosa significa sentirsi un figlio.

C’è da considerare anche la questione degli accordi d’anima, cioè del fatto che due anime, prima di nascere, possono aver stretto accordi diversi da quelli di coppia, si può ad esempio aver deciso di fare un percorso, anche lungo, assieme, affrontare le dinamiche di famiglia pregresse, avere dei figli, ma non aver stretto appunto un accordo di condivisione di coppia.

Quando ci si separa, il dolore che si prova è fortissimo, per me è stata la decisione più difficile e meno compresa dagli altri che ho vissuto nella mia vita, soprattutto perché influenzava in modo irrevocabile la vita delle mie due anime/figli. Al contempo non mi davo pace e, durante i percorsi terapeutici intrapresi successivamente, mi tormentavo per non esser riuscita a far nulla di diverso, in modo che ciò non accadesse.

E’ l’elaborazione di un lutto mentre l’altra persona è presente, una parte muore, quella affettiva e di coppia, mentre è necessario operare una trasformazione profonda di un rapporto che va mantenuto nella genitorialità per i figli. Forse ognuno di noi rappresentava un cerotto posto sopra la ferita dell’altro e quando, al momento della separazione, il cerotto si toglie, si scopre con gran sorpresa che quella ferita profonda esiste e va necessariamente disinfettata e sanata.

Il percorso interiore che ho intrapreso dopo la separazione mi ha portato alla comprensione che l’elaborazione di alcune ferite richiede umiltà, amore di sé e trasparenza , passando per la riconciliazione con le figure genitoriali. Dopo la separazione, negli anni, ho intrapreso questa professione che amo moltissimo, veicolando alle persone ciò che è stata ed è la mia esperienza di vita nella famiglia, nella consapevolezza che, avendo Plutone alle calcagna del mio Sole, non ci sarà mai un momento in cui io non debba incontrare e trasformare le mie ombre; si lavora però per portare Plutone nella Luce, per incanalare la sua meravigliosa e potente energia nel servizio di chi vive esperienze simili alla mia.

Finalmente ho la risposta al quesito che mi aveva attanagliato per anni: “Cosa avrei potuto fare perché ciò non accadesse?”, semplicemente…nulla, tutto è ed è stato perfetto così com’è, ogni istante di sofferenza è stato funzionale alla comprensione, nessuna crescita, nessuna consapevolezza sarebbe stata possibile in quel contesto, e a distanza di 13 anni, sono grata a questa esperienza per ciò che ho appreso.

Oggi conservo nel cuore l’affetto incondizionato per la persona con cui ho avuto i miei meravigliosi figli, sento di aver dis-solto risentimenti, rimpianti e di vedere, osservare ciò che è accaduto da una prospettiva più ampliata, con gratitudine anche se la guarigione delle ferite lascia delle cicatrici, a testimonianza del percorso di una vita. 

Erano giorni che pensavo di scrivere qualcosa su questo tema, siamo abituati a parlare, scrivere del rapporto con i genitori ma poco avvezzi a vedere chiaramente quando il partner in realtà sta sostituendo per noi un genitore trapassato presto o di cui abbiamo percepito rifiuto e abbandono, fisico o morale.

Ecco, il messaggio che porto alle persone che sono come me direzionate in questi processi di crescita è un messaggio di apertura, perché uscire da un contesto relazionale è doloroso ma, per quel che mi riguarda, è stato più doloroso lasciar andare un certo schema familiare che avevo tanto cercato e che mio ex marito rappresentava.

Al tempo in cui accadde, per me fu fondamentale il contributo, la vicinanza e testimonianza di chi aveva trasformato questo dolore in consapevolezza, saggezza, prima di me, quelle persone furono la Luce, la possibilità anche per me di farcela, se ce l’avevano fatta loro.

Questo articolo ha l’intento di testimoniare una guarigione, la trasformazione di un dolore in qualcosa di fertile per il cuore, la possibilità di voler prendere la responsabilità di crescere trasformando la debolezza e la vulnerabilità in preziosi punti di partenza.

Rossana