Astrogenealogia, eclisse, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Leone: la nascita di una nuova identità

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La Luna piena in Leone  avrà luogo il 21 gennaio 2019 alle 6:16, coinvolgendo l’asse Leone/Aquario a 0°53′, tra la I e la VII casa. Si tratta di un’ Eclisse totale di Luna che avviene al grado 1 del Leone, grado particolarmente importante ed energeticamente carico che simbolicamente scandisce un momento di nascita e di emersione alla luce dal mondo ovattato intrauterino legato alla gravidanza cancerina. Eppure la Luna in questo Cielo è il Pianeta Singleton di emisfero destro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla destra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, è il Pianeta dispositore della VII casa e, nel suo emergere a nuova luce, ci mette a contatto con le nostre fragilità inconsce, avviandosi a separarsi dall’incontro col Nodo Nord in Cancro.

L’asse Ascendente/Discendente tra Capricorno e Cancro suona le melodie delle dinamiche familiari che in questo momento possono evolvere a maggior consapevolezza nello scioglimento di quelli che sono meccanismi di difesa automatici o forme di attaccamento che sono state funzionali a farci sentire un senso di appartenenza al Sistema familiare.

Saturno, Pianeta dispositore dell’Ascendente, è il primo incontro che facciamo in questo grafico, è infatti sistemato in I casa e forma una quadratura precisa a Marte nel suo domicilio arietino e in III casa ed un sestile a Nettuno in casa II, nel segno dei Pesci. Venere e Giove posizionati in prossimità della cuspide della casa XII si congiungono in Sagittario, formando la quadratura con Nettuno ed il trigono con MarteMercurio in Capricorno si congiunge al Nodo lunare Sud mentre l’opposizione soli/lunare forma una quadratura a T  (sebbene mista) con Urano, ridiventato diretto al precedente Novilunio con Sole parzialmente eclissato in Capricorno del 6 gennaio. 

Siamo all’interno di un Viaggio iniziato con la precedente Eclisse del 6 gennaio, stiamo percorrendo le giornate del corridoio di Eclissi ed è un periodo fortemente popolato da contenuti inconsci che possono riemergere alla consapevolezza perché chiedono attenzione e risoluzione definitiva. Il territorio relazionale può smuovere alcune irrequietudini legate alle percezioni che abbiamo avuto rispetto alla relazione genitoriale durante la nostra infanzia.

Ognuno di noi nasce scegliendo un particolare momento della fase di lunazione (una certa distanza tra Sole e Luna) iniziata con il Novilunio (congiunzione soli/lunare) prenatale, come ci insegna Dane Rudhyar nel suo “Ciclo di Lunazione“. Portiamo nell’incarnazione un particolare “matrimonio parentale” ben descritto da Howard Sasportas e Liz Greene nel loro “Lo sviluppo della personalità“.

Cosa ci indica tutto ciò concretamente nella nostra famiglia?

Indica che ciò che noi viviamo all’interno della triade mamma-papà-figlio (tematica ben trattata da Jodorowsky nella sua Metagenealogia) è esattamente ciò che abbiamo scelto e selezionato di vivere all’interno del nostro percorso di evoluzione. I nostri genitori incarnano esattamente le caratteristiche che noi scegliamo di vedere per la nostra maturazione personale e se, come in questo Cielo, la tematica che si esprime è quella di un vissuto di responsabilizzazione eccessiva come figli all’interno della triade, il lavoro che si può fare è chiedersi in che modo abbiamo poi trasportato questo meccanismo all’interno delle relazioni.

Cosa cerchiamo quando sentiamo l’imperioso impulso interiore a renderci utili agli altri? Forse cerchiamo quella stessa visibilità, il riconoscimento di noi figli come identità separate dai genitori e, allo stesso tempo, dipendenti dalla loro approvazione e riconoscimento. Figli genitorializzati che a volte hanno sentito di dover fungere da genitori dei propri genitori, in un percepito di inadeguatezza nella loro coppia, da cui però dipendeva al tempo la nostra sopravvivenza.

C’è bisogno di ascolto interiore , di osserv-azione che, lungi dall’essere una passiva attesa è il pre-supposto della comprensione profonda di meccanismi che finora possono averci condotto su pericolosi ed instabili territori relazionali, fertilizzando dolorose dipendenze affettive. Se deleghiamo agli altri il potere di rimandarci una percezione di noi stessi che acquisisce il valore della sopravvivenza, pur di non perdere quella relazione saremo disposti a scendere a compromessi eccessivi.

La cosa più matura che possiamo fare in questo momento è saper stare assieme alle nostre paure, alle fragilità, sentendoci quasi come bambini che si scoprono per la prima volta e imparano ad affermare cosa è davvero importante, portando attenzione ai sentimenti ed alle emozioni che le altre persone contribuiscono a smuovere in noi e non mi riferisco solo alle relazioni affettive, ma anche lavorative o amicali.

E’ un bellissimo momento per imparare ad allenarsi al rispetto del proprio sentire: se all’interno della coppia parentale non abbiamo sentito esserci un posto per noi, se ci siamo sentiti invisibili e non riconosciuti perché i genitori possono essere stati troppo impegnati a relazionarsi tra loro, poi sentiamo attaccamento per chiunque ci manifesti la sua attenzione o voglia riconoscerci un posto all’interno dei propri rapporti.

E’ un periodo davvero intenso per una guarigione definitiva, per scegliere un’aderenza ai valori che sono importanti per noi, per scegliere un’identità allineata con una rinnovata maturità, pre-supposto alla libertà di essere sé stessi. 

Bisogna essere disposti anche a lasciar andare definitivamente tutte le amicizie o frequentazioni con cui abbiamo fatto un tratto di vita funzionali al trattenerci in uno schema infantile, come pure invece si potrebbero recuperare dei rapporti interrotti anche molti anni fa dopo che si è fatto un percorso reciproco ed indipendente di maturazione.

Nessuna aspettativa, nessuna pressione, attiva osservazione, in questi giorni potrebbe concludersi anche qualche percorso, pur in maniera destabilizzante e, se facciamo attenzione a ciò che si esaurisce in questi giorni e ci ascoltiamo davvero, sentiremo di aver compartecipato alla rottura di relazioni che rappresentavano in qualche modo dinamiche di dipendenza da riconoscimento o approvazione esteriore.

Se prendiamo la nostra parte di responsabilità sarà più semplice comprendere cosa avevamo da imparare anche da queste rotture. La Libertà di essere sé stessi esplode in maniera tanto più vulcanica tanto più abbiamo sentito lo schiacciamento interiore nel doverci adeguare a regole o situazioni che non esprimevano la nostra autenticità per paura di rimanere da soli e non essere visti da nessuno, diventiamo insomma delle pentole a pressione ambulanti.

Il momento è propizissimo (non so se sia un termine corretto ma mi piace) per fare pulizia totale lasciando, chiudendo, facendo un decluttering interiore per far spazio a nuovi progetti, nuove relazioni, nuovi bisogni, nuove modalità di essere, una nuova identità costruita in questi anni di lavoro interiore ed ora sbocciata in maniera definitiva ed irrimandabile.

Vi condivido questo importantissimo passaggio di un film spettacolare, “La ricerca della felicità“, perché nessuno si permetta mai di dirci che non sappiamo fare qualcosa, ognuno ha il proprio tempo ed il proprio modo, unico ed originale e, se abbiamo il fuoco nel cuore rispetto ad un Progetto, lo dobbiamo difendere, con piena stima di noi stessi. Se abbiamo attraversato delle sofferenze per arrivare ad oggi, siamo il prodotto anche di quei momenti e ciò che a volte gli altri vedono come fragilità può essere il nostro più grande punto di forza.

Vi/mi auguro un importante inventario personale ed una rimessa a fuoco rispetto alle proprie esigenze personali, in totale libertà di espressione e nel rispetto di bisogni ed esigenze altrui.

Un abbraccio 

Rossana Strika

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Rossana Strika – Counselor Olistico specializzata in Astrologia Familiare

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Astrogenealogia della Nuova Era

Puoi seguire gli articoli che scrivo sulle fasi lunari e aspetti astrogenealogici sul sito della Scuola di Astrologia Immaginale di Torino                   

Saturno, Venere, visioni astrologiche

Venere quinconce Saturno: la paura di scegliere

scegliere

 

Martedì 19 giugno si formerà in cielo un incontro particolare, Venere a 6° del Leone si confronterà con Saturno, in moto retrogrado a 6° del Capricorno, in un aspetto angolare di 150°, il Quinconce. Quali energie sprigiona questa coppia dagli obiettivi ed orientamenti così diversi? Quali le memorie familiari che, ad un livello collettivo, potranno risvegliarsi?

E’ fondamentalmente da vedere cosa si attiva in noi quando ci troviamo nella situazione di dover scegliere, chi di noi non si è mai trovato ad un bivio? Dato il coinvolgimento di Saturno in questo specifico aspetto, l’indagine può focalizzarsi su quali paure ed insicurezze si attivano, tali da portarci a proiettare esternamente delle responsabilità che ci appartengono. 

Faccio un esempio pratico di vita vissuta: al giorno d’oggi non accade più (o almeno spero), ma quando avevo i figli piccoli e li portavo alla scuola materna ed elementare, molte mamme non lavoravano; la casistica era molteplice, alcune sostenevano di non trovare lavoro pur cercandolo, altre dicevano che il marito non voleva che lavorassero, altre ancora sostenevano di non poter lavorare a causa dell’assenza di aiuto per i bambini.

In tutti i casi ci troviamo di fronte ad un confronto Venere/Saturno, un conflitto tra l’apparente volontà di fare una scelta personale in direzione di una, seppur parziale, autonomia e un apparente limite imposto da persone o circostanze esterne.

In realtà i meccanismi interiori auto-sabotanti che si attivano hanno a che fare solo con noi stessi, ciò che appare esternamente sono solamente proiezioni, strumenti attraverso cui autorizzare una staticità, funzionale al mantenimento di certe situazioni, senza esposizioni a cambiamenti negli equilibri che spesso coinvolgono la coppia. 

Dietro una Venere in Leone troviamo il Sole, pianeta dispositore del segno, dietro Saturno in Capricorno antichi modelli sociali e le figure che incarnano l’autorità. E parliamo allora di sensi di inadeguatezza femminile rispetto ai modelli socialmente accolti all’epoca dei nostri Antenati. I ruoli oggi sono decisamente cambiati, ma nel nostro bagaglio di convinzioni ereditate può celarsi da un lato il sentirsi un peso per la famiglia, dall’altro la paura di uscire da quei limiti che rappresentano comunque una sicurezza.

E a volte temiamo noi stessi,  abbiamo paura che prendendo la nostra strada, operando alcune scelte, la nostra scala dei valori potrebbe totalmente modificarsi e non adattarsi più a quelle limitazioni.  Potremmo ritrovarci in una situazione di frustrazione determinata da un’inconciliabilità interiore tra il proprio desiderio di libertà e la percezione, anche non verbalmente espressa, di diniego e mancata approvazione da parte dell’altro.

Anche i nostri figli, se adulti, potrebbero mettere in discussione alcune nostre scelte, scorgendo in noi un cambiamento talmente profondo da sentire che non torneremo più i genitori cui erano abituati, gli equilibri cambiano; in tal modo, attraverso il cambiamento del genitore, si scardinano per loro dei punti fermi, ad una certa età è bene così, ma ciò li porta ad un sentire di preoccupazione che, se verbalmente può essere espresso nei nostri confronti con una frase del tipo: “Mamma, non ti riconosco più, sono preoccupato”, può nascondere una paura profonda di sviluppare un rapporto più adulto col genitore stesso. 

Nella relazione di coppia tutto ciò può emergere anche senza parole: prendendo la responsabilità di fare scelte autonome, necessariamente cambiano gli equilibri, rendendoci conto che la paura di costruire una realizzazione ed un successo personale non dipende da un partner poco incoraggiante, ma dalla nostra paura dell’insuccesso, possiamo lavorare in direzione di un cambiamento prospettico. L’ombra che ci insegue è la paura di non farcela, la paura di impegnarci in qualcosa che non dia i risultati sperati, la paura di mettere in discussione uno status quo di apparente equilibrio, oppure la paura di avere successo, di essere autonomi nel soddisfare i nostri bisogni.

Forse, inizialmente, un’iniziale frustrazione potrà innestarsi e serpeggiare silenziosa ma, l’energia di questo aspetto ci invita a risolvere un antico schema di rinuncia, attraverso la perseverante costruzione di un nuovo sistema valoriale, più aderente alla nostra natura e foriero di crescita focalizzata.

Attraverso l’energia di Venere/Saturno tra Leone e Capricorno possiamo approfittare per crescere interiormente lavorando su:

  • Presenza di sé nel qui e ora: ogni volta che una paura ci riporta ad un’esperienza passata, possiamo mettere impegno consapevole nel tornare all’esperienza attuale, liberandola da antichi condizionamenti
  • Costruire una lucida immagine di sé e dei propri limiti: non è necessario stare sempre su un palcoscenico in cerca di un pubblico adorante per costruire auto-stima in base alle opinioni altrui; non possiamo piacere a tutti, quindi la prima volta che otteniamo un dissenso potremmo sentirci a dis-agio, se il valore che diamo a noi stessi dipende dal feedback altrui. Saturno vuole che conosciamo il nostro profondo valore come certezza interiore, incrollabile, senza bisogno di convalide esterne ma anche senza sentirsi male qualora queste convalide non arrivino.
  • Sviluppare una sana umiltà: umiltà è non sentirsi mai arrivati, la persona umile ha esperienza, è saggia, sa comprendere che ogni giorno impara da chiunque e ovunque, sa che c’è bisogno di tempo per realizzare sé stessi, lavorando parallelamente sulle proprie vulnerabilità, di cui fa un punto di forza
  • Collegato al punto precedente: le fragilità non sono debolezze, sono delicatezze e come tali vanno trattate, nel loro caratterizzarci in tutta la nostra unicità ed irripetibilità
  • Lavorare sulla propria integrità personale, sul principio di coerenza, faccio quello che dico, vivo in coerenza ai miei principi, rimanendo aperto ad ampliare e modificare i miei valori
  • Assumersi la responsabilità delle limitazioni che si vivono, in che modo stiamo sabotando la libera auto-espressione e perché. Spesso, alla base ci sono memorie castranti o repressive in campo educativo, anche di passate incarnazioni (es. istituti, orfanotrofi, prigionie, memorie di persecuzione ideologica, regimi dittatoriali ecc.). Ci si è sentiti sbagliati quando ci si è espressi o ci è stato intimato di stare zitti quando eravamo piccoli, o siamo stati fortemente ripresi quando ci siamo fatti i bisogni addosso, provando vergogna e reprimendo così la nostra creatività e libertà di espressione.
  • Prendersi del tempo per comprendere chi siamo veramente e verso dove vogliamo dirigerci, cosa vogliamo fare “da grandi”
  • Far luce sugli squilibri di responsabilità all’interno della coppia, chi si appoggia troppo a chi? Abbiamo quasi assunto un ruolo genitoriale nei confronti del partner accollandoci responsabilità non nostre?
  • Al contrario, ci sentiamo incapaci di prenderci un impegno di coppia stabile? Perché? Da cosa stiamo rifuggendo?
  • Sviluppare una capacità di scegliere, accogliendo anche l’inevitabilità del fatto che prendere una posizione in questa dimensione significa escludere l’altra, assumendosi la responsabilità di ciò che si sceglie sapendo che ogni scelta ha delle conseguenze, spesso anche per altre persone, rimanendo aperti alla possibilità di cambiare idea
  • Lavorare sulla consapevolezza che, anche se non siamo più fringuelli di 20 anni, ogni età ha la sua bellezza di esperienza e che il Sole anno dopo anno splende sempre in ugual maniera!

Ricordiamo che la chiave di realizzazione della nostra vita l’abbiamo noi, è un passe-partout, possiamo aprire e chiudere tutte le porte che vogliamo e, a volte, chiuderle solo per riaprirle in un momento più opportuno, nulla è per sempre ❤

Un abbraccio caro, have a nice day and good thoughts ❤

Ross

Astrogenealogia, visioni astrologiche

L’abbandono e la grandezza del suo dono

abbandono e libertà

 

Questo articolo sarà un breve contributo personale, di supporto alle persone che, familiarmente, hanno vissuto un abbandono, in modo che nessuno  si senta mai più svantaggiato o rinunciatario di fronte alla possibilità di crescita e maturazione.

Ho vissuto con i miei genitori fino all’età di 7 anni, successivamente, dai 7 ai 17, sono vissuta in affido familiare alla nonna materna; i miei genitori sono trapassati quando ero molto giovane, mamma è tornata a casa quando avevo 15 anni, papà quando ne avevo 20.

Quando trapassarono ero molto giovane e vissi queste morti come un rinnovato abbandono, anche se in realtà, già da piccina, da quando andai a vivere da nonna avevo iniziato a vederli poco, e mamma meno di papà. Nei percorsi di lavoro interiore intrapresi dopo la separazione coniugale, rivolti a queste tematiche, spesso emergeva il chiedermi come mai…perché anche prima della loro dipartita, soprattutto per quanto riguarda mia madre, ci siamo frequentate così poco. 

Tempo fa, al Comune di Trieste, ho recuperato l’ora precisa della nascita di mia madre e, con grande stupore, vidi un Tema ricco, contenente tutti i significatori astro-genealogici che fanno parte dei miei studi continui e che applico nelle letture dei Temi dei miei interlocutori. E’ come se lei mi avesse detto: “Questo è il mio sostegno al tuo lavoro! Studia il mio Tema, hai tutto ciò che ti serve”.

Qual è allora il senso più alto di un abbandono genitoriale o di una morte precoce dei genitori (parimenti vissuta come un abbandono)? Quale il significato dal punto di vista dell’evoluzione di quell’anima all’interno del Sistema familiare?

Ho compreso dopo anni e dopo essermi avvicinata ad una visione diversa dalle apparenze, che la sostanza è sempre connessa ad un accordo tra anime, basato sull’Amore Incondizionato e precedente alla nascita. La più grande forma di Amore nei confronti di un figlio a cui si dona la vita è donargli la libertà di Essere sé stesso, in allineamento alle esperienze che gli sono necessarie per portare a manifest-azione il suo progetto vitale.

Ho un Tema ricchissimo di valori Terra e non avrei potuto comprendere ciò che si cela nell’animo delle famiglie senza attraversarne le esperienze di sofferenza direttamente, sperimentando in prima persona la possibilità di trasformare il dolore in qualche cosa di fertile e utile alle persone.

I miei genitori hanno fatto proprio questo: andandosene fisicamente mi hanno dato modo di testarmi nel mondo, di mettere alla prova le mie fragilità e di conviverci, riconoscendone la delicata e personale Preziosità.

Li ho cercati ovunque, mamma e papà, in chiunque, nella prima parte della mia vita soprattutto, e anche dopo, in maniera totalmente inconsapevole, ma l’abbandono in realtà è un modo di esentare l’abbandonato dal sottostare alle lealtà di famiglia

Tutto questo va compreso nel tempo, e per questo si necessita di lavorare sulla cura di questa ferita, attraverso l’elaborazione delle emozioni ad essa connesse, che si attivano molto facilmente nel quotidiano.

Spesso chi attraversa questa ferita attrae nel proprio mondo relazionale persone che non sono in grado di dare amore, partendo  da un sentimento di non meritatezza d’amore e da una fame d’amore incredibile; anche questo è funzionale al comprendere che nessuno può riempire dei vuoti di un altro; allora ecco, basta un appuntamento mancato, una chiamata in ritardo e subito emerge la ferita, la paura dell’abbandono, connessa alla necessità di coltivare il proprio valore personale.

La ricerca di amore all’esterno non sortisce frutti e, attraverso l’ incapacità di soddisfare questa insaziabile necessità di approvazione e di considerazione esteriori, si viene “dirottati” ad invertire la marcia e a tornare all’interno di sé stessi.

La sofferenza che si vive nella prima parte della vita è funzionale alla crescita spirituale; da un lato l’abbandonato è esentato da obblighi di lealtà inconscia nella sua e in qualsiasi altra famiglia, dall’altro  cerca un senso di appartenenza ad una famiglia, tentando di legarsi a ciò da cui sarebbe già libero. E, trattandosi del fatto che l’Anima è consapevole di essere libera, presto o tardi cercherà evasioni, libertà dalle gabbie in cui la persona cerca di rinchiudersi per bisogno.

E una delle lezioni basilari, o almeno lo è stata e continua ad esserlo per me, è sviluppare la capacità di auto osservarmi nei motivi che mi spingono ad agire o a re-agire, cosa cerco? parto da un bisogno insoddisfatto, da una mancanza? cosa sono disposta a dare in una relazione, oltre ad aspettarmi di ricevere?.

La tematica dell’abbandono impegna l’Anima in un lavoro costante su di sé, qualcuno mi dice sempre che si tratta del lavoro di una vita, eventuali scoraggiamenti derivano dall’aspettativa del risultato, dal vedere lontana la risoluzione, dal ricadere spesso in dinamiche che si ritenevano superate. Molto di più si ottiene a livello di leggerezza interiore percependosi in una direzione di scoperta di sé piuttosto che di traguardo. Molto di più si comprende di sé ogni volta che qualcuno condivide con noi un vissuto che si avvicina al nostro. 

L’accogliere il dono della Libertà di Essere comporta l’uscita definitiva  da tutte le emozioni di recriminazione sull’accaduto, il passato non si può cambiare ma si può cambiare la prospettiva presente, la visione può diversificarsi perseguendo un’inarrestabile ed indomabile ricerca di senso che è costante.

Pur provenendo da una partenza difficoltosa, sono grata per  gli strumenti di cui dispongo per fronteggiare anche i momenti di paura, di fragilità che raggiungono me, proprio come raggiungono tutti noi. La mia Luna in Capricorno, sotto il tiro di Saturno, sta anche imparando a condividere questi momenti, nel momento di problematicità sto imparando a chiedere aiuto, senza pensare che devo sempre e comunque evitare di coinvolgere altre persone, per una forma eccessiva di responsabilità.

Da messaggero delle stelle, ciò che sento è di portare il mio messaggio di esperienza in continua trasformazione alle altre persone, un messaggio di apertura, determinazione e coraggio, anche nei momenti meno edificanti, anche quando verrebbe voglia di fuggire ovunque pur di non sentire quel dolore.

Nel mio Tema la Luna è splendidamente sistemata e Lilith in IV casa, congiunta al Nodo Sud e coinvolta in due Yod mi ha dato chiavi di lettura preziose, vi abbraccio tutti.

Ross

Astrogenealogia, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Urano in Toro: la libertà dalle schiavitù

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It’s time to change! Il 15 maggio, alle 15:24 Urano busserà alla porta di Venere, governatrice del Toro; con piglio dinamico e deciso arriverà così, senza fronzoli né convenevoli, proprio com’è nel suo stile.  Si fermerà in Toro fino al 6 novembre, data in cui rientrerà brevemente in Ariete per effetto del moto retrogrado, per rientrare stabilmente in Toro il 6 marzo 2019.

Recentemente, sarà forse grazie ai transiti di Saturno sulla mia Luna in Capricorno, e di Giove in Scorpione nella mia terza casa, si è risvegliata in me la passione per i film storico/religiosi e, tra tanti, “Exodus-Dei e Re“, mi è piaciuto moltissimo. Si tratta ovviamente della rivisitazione cinematografica di Ridley Scott sulla tematica della liberazione del popolo ebreo, figlio di Saturno, da parte di Mosè, figura che personalmente associo a Urano (ma anche a Marte in Capricorno, condottiero direzionato e strategico).

Scrivo questo articolo proprio oggi, ispirata dall’energia del Plenilunio che si è svolto stamattina sull’asse Toro/Scorpione, la cui energia ci sta preparando ad accogliere il pianeta delle grandi rivoluzioni, Urano, in Toro, segno di modalità fissa poco avvezzo al cambiamento improvviso e a rivedere le proprie sicurezze; a livello individuale, sentiremo questa energia nel settore della nostra carta natale che coinvolge il segno del Toro (per ora i primi gradi), negli interaspetti che Urano andrà a fare con gli altri pianeti e, di riflesso, nel secondo settore, di cui Venere è il governatore naturale.

Voglio focalizzare la mia attenzione sull’affettività, tutti noi abbiamo delle convinzioni, anche ereditate dai nostri Antenati, che riguardano i valori di coppia, quanto  l’essere in due ci rassicura, ci nutre, rispetto all’essere single, quanto il partner diventa una nostra proprietà e siamo possessivi, gelosi. C’è in noi un ricordo ancestrale relativo al proteggere il proprio territorio dagli invasori, e spesso, si sente di dimostrare amore confinando il partner e i figli in un recinto in cui poterli proteggere, ma anche controllare, soffocando i nostri cari in modo eccessivo.

Ecco quindi attivarsi, all’interno dell’asse, la parte scorpionica, di manipolazione e ricatto emotivo quando qualcuno, pur grato della zona di comfort, della gabbia dorata in cui in buona fede lo abbiamo rinchiuso, si sente pur sempre in gabbia e desidera scavalcare il recinto. La libertà nel mondo degli affetti è sentita come pericolosa, perché la paura più grande è quella di essere abbandonati ed essere costretti dall’abbandono a vivere la propria libertà di essere, temiamo il dopo, cosa ci sarà?.

Una delle paure più grandi dell’essere umano è quella di essere libero, e, attraverso la propria libertà, sentire che ha maggiori responsabilità e potere personale, la libertà che si consegue dopo un abbandono si lega nel mondo delle nostre convinzioni alla solitudine ed il confronto con la nostra interiorità, che inevitabilmente e improrogabilmente avviene quando ci troviamo in compagnia di noi stessi, spaventa.

Per i nostri Antenati era molto più difficile liberarsi da relazioni infelici, tanto è vero che alcune persone hanno scelto di ammalarsi e trapassare piuttosto che vivere all’interno di matrimoni distruttivi dai quali non avevano le possibilità e gli strumenti per liberarsi. Quando la libertà bussa al nostro uscio abbiamo paura e tentiamo con tutti i mezzi di rimettere in piedi le vecchie strutture relazionali, ma inutilmente, non si può sanare, guarire interiormente, all’interno dello stesso contesto in cui sono emersi i disagi, a meno che quel contesto, con un lavoro consapevole delle due parti, non cambi completamente. 

Urano spazzerà via, già in questi primi mesi di assaggino taurino, solo le schiavitù interiori da relazioni che non hanno possibilità di completo rinnovamento, dove si attivano modelli di attaccamento genealogici e già sperimentati nell’infanzia con le figure primordiali di accudimento. Si può imparare a creare una risorsa interiore di sicurezza che parta dal presupposto che l’unica costante della vita stessa è il cambiamento e quindi il concetto di impermanenza delle cose. Nulla può rimanere uguale a prima e, se l’abitudine, la sicurezza finanziaria, l’ozio e l’adagiarsi nella scontatezza hanno sostituito il piacere di condivisione del proprio spazio, la quotidiana riscoperta e creazione di un nuovo modo di amarsi e di stare insieme perché lo si desidera pienamente e non perché una convenzione lo dice, Urano può attivarsi creando un po’ di terremoto per scuotere le fondamenta di una relazione.

Nulla è per sempre, dice Urano dal Toro, tutto cambia e, dopo un tremolìo delle fondamenta interiori, anche una coppia che ha avuto uno scossone può rinnovarsi e, grata a Urano, ripartire più innamorata che mai, vivendo una nuova fase. Secondo me, inoltre, durante il periodo in cui Urano transiterà in Toro, tantissime persone che vivono situazioni di coppia alternative, faranno outing, famiglie allargate, coppie omosessuali con bimbi (già a Torino ciò è avvenuto in questi giorni), aumenteranno le famiglie adottive o affidatarie, come pure la ricerca e nuove scoperte nel campo della fecondazione assistita, inseminazione artificiale, utero in affitto; credo anche in nuove scoperte nel campo della nutrizione neonatale, allattamento artificiale biologico e chissà cos’altro Urano, dagli alieni mondi trans-saturniani , potrà portarci di nuovo, sarà la volta buona che potremo comprar casa su Sirio, io la prenderei subito!

Un abbraccio, buon Plenilunio e buon ingresso di Urano in Toro, stay tuned ❤

Ross

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Mercurio, visioni astrologiche

La separazione coniugale: esperienza vissuta e consapevolezze di percorso

bambino impaurito

 Il mio viaggio alla scoperta di me è iniziato parecchi anni fa, attraverso un evento che ha segnato un doloroso spartiacque nella mia vita: la separazione coniugale.

Attraverso la mia separazione coniugale ho avuto modo di affrontare dolori antichi, distacchi prematuri infantili, lutti giovanili, e ogni più piccola paura, fragilità, vulnerabilità che la corazza emotiva della mia Luna in Capricorno bambina aveva cristallizzato, congelato per terrore, facendomi sentire proprio come la bimba dell’immagine che ho scelto.

Un matrimonio è molto di più di ciò che appare, è il luogo di incontro di due Alberi Genealogici, nel matrimonio ognuno ap-porta ciò che conosce in termini di vita familiare, retaggi antichi di coppia, schemi di risposta automatici e, ben presto, tutto ciò emerge nel quotidiano. Dietro al ruolo anagrafico di marito (o moglie) si nasconde la ricerca inconscia e proiettata della madre, del padre, ciò che si vede non risponde a ciò che realmente sta accadendo in quel contesto, l’apparenza non è la sostanza. 

Secondo le leggi della Transgenerazionalità, al momento in cui ci si sposa la lealtà familiare verticale verso la propria famiglia d’origine va ridefinita in via orizzontale verso il coniuge e, in linea discendente, verso i propri figli (nei confronti dei quali la lealtà è prioritaria). Ciò non significa ovviamente dimenticarsi delle proprie radici, al contrario significa permettersi una vita di famiglia sana, onorando le proprie radici in libertà, senza dipenderne.

Nei sistemi familiari vige, come sappiamo, un meccanismo interno che, silenziosamente, regola il mantenimento dello status quo, l’Omeostasi, attraverso un assieme di tacite regole inespresse verbalmente che ne sanciscono l’appartenenza. In caso di famiglie particolarmente chiuse e simbiotiche, dove imperano i segreti e le chiusure comunicative, spesso, al fine di operare un cambiamento che sarebbe impossibile dall’interno, viene importato dall’esterno qualcuno che, entrando in famiglia come fidanzato/a di o moglie/marito di, porta valori, necessità, situazioni talmente tanto diverse da creare un terremoto interno e vivere  forme più o meno aperte di ostilità che spesso sfociano nel rifiuto. 

Se le lealtà verticali non vengono ridefinite, se cioè la famiglia costruita viene ritenuta una sorta di prolungamento e ampliamento di quella d’origine, ciò che avviene è che i confini tra le due sono indefiniti, si perde l’identità di famiglia, ed il rifiuto che vive uno dei coniugi non è compreso dall’altro che si trova in una situazione di limbo, molto semplicemente perché vive una inconciliabilità interiore tra la famiglia d’origine e quella costruita, e non riesce a tagliare il cordone ombelicale.

Questa è stata la situazione che si è creata con la famiglia del mio ex marito, il mio vissuto in quel contesto era un rimettere in scena antiche forme  di rifiuto e abbandono, un cercare un porto di protezione, accudimento in cui nascondevo a me stessa il fatto di aver “genitorializzato” il partner; non riconoscevo il mio bisogno di riempire dei vuoti, il dolore, la  ricerca della mamma, e, con i miei figli all’interno del nostro nucleo, la mia fragilità di genitore che doveva far pace, conoscere e riconoscere cosa significa sentirsi un figlio.

C’è da considerare anche la questione degli accordi d’anima, cioè del fatto che due anime, prima di nascere, possono aver stretto accordi diversi da quelli di coppia, si può ad esempio aver deciso di fare un percorso, anche lungo, assieme, affrontare le dinamiche di famiglia pregresse, avere dei figli, ma non aver stretto appunto un accordo di condivisione di coppia.

Quando ci si separa, il dolore che si prova è fortissimo, per me è stata la decisione più difficile e meno compresa dagli altri che ho vissuto nella mia vita, soprattutto perché influenzava in modo irrevocabile la vita delle mie due anime/figli. Al contempo non mi davo pace e, durante i percorsi terapeutici intrapresi successivamente, mi tormentavo per non esser riuscita a far nulla di diverso, in modo che ciò non accadesse.

E’ l’elaborazione di un lutto mentre l’altra persona è presente, una parte muore, quella affettiva e di coppia, mentre è necessario operare una trasformazione profonda di un rapporto che va mantenuto nella genitorialità per i figli. Forse ognuno di noi rappresentava un cerotto posto sopra la ferita dell’altro e quando, al momento della separazione, il cerotto si toglie, si scopre con gran sorpresa che quella ferita profonda esiste e va necessariamente disinfettata e sanata.

Il percorso interiore che ho intrapreso dopo la separazione mi ha portato alla comprensione che l’elaborazione di alcune ferite richiede umiltà, amore di sé e trasparenza , passando per la riconciliazione con le figure genitoriali. Dopo la separazione, negli anni, ho intrapreso questa professione che amo moltissimo, veicolando alle persone ciò che è stata ed è la mia esperienza di vita nella famiglia, nella consapevolezza che, avendo Plutone alle calcagna del mio Sole, non ci sarà mai un momento in cui io non debba incontrare e trasformare le mie ombre; si lavora però per portare Plutone nella Luce, per incanalare la sua meravigliosa e potente energia nel servizio di chi vive esperienze simili alla mia.

Finalmente ho la risposta al quesito che mi aveva attanagliato per anni: “Cosa avrei potuto fare perché ciò non accadesse?”, semplicemente…nulla, tutto è ed è stato perfetto così com’è, ogni istante di sofferenza è stato funzionale alla comprensione, nessuna crescita, nessuna consapevolezza sarebbe stata possibile in quel contesto, e a distanza di 13 anni, sono grata a questa esperienza per ciò che ho appreso.

Oggi conservo nel cuore l’affetto incondizionato per la persona con cui ho avuto i miei meravigliosi figli, sento di aver dis-solto risentimenti, rimpianti e di vedere, osservare ciò che è accaduto da una prospettiva più ampliata, con gratitudine anche se la guarigione delle ferite lascia delle cicatrici, a testimonianza del percorso di una vita. 

Erano giorni che pensavo di scrivere qualcosa su questo tema, siamo abituati a parlare, scrivere del rapporto con i genitori ma poco avvezzi a vedere chiaramente quando il partner in realtà sta sostituendo per noi un genitore trapassato presto o di cui abbiamo percepito rifiuto e abbandono, fisico o morale.

Ecco, il messaggio che porto alle persone che sono come me direzionate in questi processi di crescita è un messaggio di apertura, perché uscire da un contesto relazionale è doloroso ma, per quel che mi riguarda, è stato più doloroso lasciar andare un certo schema familiare che avevo tanto cercato e che mio ex marito rappresentava.

Al tempo in cui accadde, per me fu fondamentale il contributo, la vicinanza e testimonianza di chi aveva trasformato questo dolore in consapevolezza, saggezza, prima di me, quelle persone furono la Luce, la possibilità anche per me di farcela, se ce l’avevano fatta loro.

Questo articolo ha l’intento di testimoniare una guarigione, la trasformazione di un dolore in qualcosa di fertile per il cuore, la possibilità di voler prendere la responsabilità di crescere trasformando la debolezza e la vulnerabilità in preziosi punti di partenza.

Rossana

 

 

Astrogenealogia, visioni astrologiche, yod

Lo Yod tra genitori e figli: Luci e Ombre a confronto

 

pecora nera famiglia

 

L’esplorazione della tematica dello Yod all’interno delle indagini sinastriche è stata stimolata partendo da un punto di osservazione familiare, avendo riscontrato la presenza di questa configurazione nel mio tema natale ed in quello di mio figlio maggiore. La nostra mappa del tesoro personale si svela quando siamo pronti a ricevere i suoi messaggi e l’esame di questa configurazione all’interno delle relazioni più strette, quali sono quelle tra genitori e figli, ci permette un approccio rinnovato rispetto agli eventuali nodi da sciogliere.

In particolare, in questo articolo faccio anche riferimento al testo di Karen Hamaker-Zondag: “The Yod Book:Including a Complete Discussion of Unaspected Planets“, confermando quanto da lei descritto attraverso la mia esperienza.

Siamo interconnessi attraverso dei legami invisibili con i nostri Antenati, in un continuum evolutivo, esente dalle leggi spazio-temporali, che ci coinvolge in modo imperante e silenzioso al contempo. Attraverso le generazioni scorre un fluido energetico che, molto spesso, non ha avuto modo di emergere in maniera equilibrata, vuoi per il contesto culturale ed educativo del tempo, vuoi per pressioni sociali, fanatismi o restrizioni religiose.

Quando la funzione interiore energetica di un pianeta viene repressa attraverso svariate generazioni, essa emerge nel Tema Natale di un’anima che si incarica di portare alla luce, affrontare (inevitabilmente) e risolvere (attraverso una libera scelta consapevole), la tematica in questione. Secondo la Zondag, tale pianeta si manifesta all’interno di una configurazione yodale o come pianeta isolato (senza aspetti), in questa sede parleremo dello Yod in particolare riferimento alle relazioni tra genitori e figli.

Lo Yod richiede costante attenzione e, quanto iniziato dai nostri Antenati  ma non espresso con equilibrio o non consapevolmente affrontato, chiede una risposta diversa. Trattandosi di tematiche familiari irrisolte, il sentire del portatore di Yod è un forte disorientamento, determinato dall’assenza di un modello precedente di riferimento. Ci si sente come zattere in balia delle onde e, nel cercare la propria risposta individuale, parallelamente la si fornisce come informazione ai nostri Predecessori, manifestando al contempo una direzione di vita completamente diversa dai modelli conosciuti.

Ognuno di noi è un piccolo tassello all’interno del Sistema familiare, perciò gli Yod possono ripetersi nei Temi di diversi membri della famiglia anche se nel tempo e da parte di qualcuno di essi, c’è stato un piccolo movimento in direzione di quelle tematiche; spesso si vedono maggiori connessioni tra il Tema di un nonno ed il proprio, sembra che si salti una generazione, prendendo un attimo di rincorsa e riproponendo poi il tema energetico con maggior enfasi.

I portatori di Yod spesso vivono una vita divisa in due atti, lo spartiacque è un evento di forte impatto emotivo che segna l’inizio di un inizio di consapevolezza.

Lo Yod è al contempo sfida e potenziale.

Ho avuto il mio primo figlio all’età di 26 anni, è nato il mio stesso giorno e ciò simbolicamente ha rappresentato una nuova nascita anche per me. Da quel giorno ogni anno festeggio sia il mio anniversario di nascita che quello del mio primo parto/ri-nascita, sappiamo infatti che il tema natale di un figlio rappresenta per noi la fotografia di un tema di transito, di un particolare momento della nostra vita.

Inconsapevolmente ero una madre bambina, che prima di essere madre necessariamente avrebbe dovuto scoprire in che modo era stata figlia e riconciliarsi con questo ruolo sconosciuto. Il rapporto burrascoso con mio figlio mi ha insegnato a mettermi in discussione, conoscendo forse per la prima volta le mie debolezze; la guarigione consapevole della nostra relazione è il risultato di tanto reciproco lavoro per accettarci vicendevolmente e imparare ad amarci proprio così come siamo.

I figli portatori di Yod specchiano la parte ombra del genitore, danno risalto alle sue debolezze, tutto questo fa paura e spesso si finisce per allontanare emotivamente il figlio proiettando su di lui un’immagine di figlio ribelle. Il rifiuto inconscio di contatto con la propria ombra porta inoltre al non riconoscere l’ombra in lui ed è proprio attraverso questo vuoto di consapevolezza che si crea una relazione Maestra.

Il rapporto tra me e mio figlio era la manifestazione concreta di un terremoto tra Yod, infatti per sinastria lui stimola attraverso l’Ascendente il  Punto Focale di uno dei miei Yod (Lilith e Nodo Sud) ed io posiziono la mia Luna proprio sul Punto Focale del suo Yod, Urano. Ovviamente tutto ciò non avveniva con suo padre e nemmeno tra me ed il mio secondo figlio con cui si attivavano altri punti dei reciproci temi. Al tempo in cui i nostri conflitti erano particolarmente accesi, soprattutto durante la sua adolescenza, non mi spiegavo cosa ci fosse di sbagliato in me che portasse a tanta sofferenza pur nel sentire il più grande amore del mondo, quello per un figlio. Mi sentivo inadeguata,  ma questa sensazione aveva origini molto più antiche che ho affrontato ricercando una modalità di guarigione di questo rapporto.

Il figlio portatore di Yod, da un lato viene spesso emotivamente rifiutato e tenuto a distanza, “recitando” il ruolo della pecora nera; dall’altra parte è visto come qualcuno cui riservare un’attenzione speciale, spesso manifesta paure e sensi di inferiorità o colpa nel sentirsi parte in causa nelle crisi di famiglia e quindi, indirettamente, riceve più attenzioni rispetto ad altri figli.

In una fase di vita più matura, il fatto che un genitore lavori per portare scioglimento consapevole al suo Yod, può fungere da sostegno importante alla comprensione dei sentimenti filiali, alleggerire il figlio dal carico di proiezioni e la relazione dai meccanismi di risposta emotiva automatici derivanti dal veder specchiata la propria ombra in qualcun altro che si  ama ed allontana così profondamente ed in modo ambivalente; si scopre allora tutto l’amore e la crescita di cui questo figlio è stato ed è catalizzatore, se ne riconosce il ruolo di Maestro.

Mio figlio maggiore è nato mentre Saturno transitava la mia V casa e molte delle nostre sofferenze avevano origine dalla non accettazione della reciproca diversità e dal senso di inferiorità e di incapacità che provavo. I figli portatori di Yod vivono un mondo interiore con cui il genitore fa fatica a entrare in contatto, sembra che una barriera invisibile offuschi la reale visione delle cose e la possibilità di sbrigliare tutto l’amore che si prova.

Il nostro rapporto ha attraversato diverse fasi, per noi anni fa era difficile abbracciarci e dirci anche un semplice “ti voglio bene”. Ogni conflitto diventava una guerra che sfociava inevitabilmente in una separazione. Da lì, da quel dolore sono partita per un viaggio alla ricerca di me stessa e della mia guarigione come figlia, dal perdono verso me stessa per essermi sentita così fragile, incapace come madre, così imperfetta (facendo tremare i miei valori Vergine). Volevo trovare un varco, una strada percorribile per avvicinarmi a lui, ho voluto scardinare i meccanismi di risposta automatici e la paura che lui mi rifiutasse, ho voluto amare me stessa di più così da non chiedere a lui di riempire le mia carenze d’amore. Raccontare tutto ciò smuove in me tanta emozione ma allo stesso tempo so che posso essere utile a quei genitori e figli che stanno cercando una via d’amore diversa.

Gli Yod sono un ricettacolo di grandi possibilità di crescita e maturazione, il rapporto conflittuale tra genitori e figli si basa spesso sul vedere attraverso di lui un’immagine di noi poco autorevole, fragile, smarrita. L’orgoglio ferito da una rispostaccia, il non rispetto delle regole che dettiamo, il suo essere fuori dal nostro controllo, fanno tremare le fragili fondamenta su cui reggiamo quel che un genitore “dovrebbe essere”.

Potremo poi approfondire queste tematiche parlando sia di stimolazione tra Yod che di cocreazione di Yod sinastrici. Ho notato l’azione di queste energie anche nelle sinastrie tra partner, dove spesso si trasportano irrisolti reciproci di carattere familiare e si creano dei disequilibri all’interno dei quali un partner cerca il genitoriale nell’altro. Ci sono infatti diverse manifestazioni della funzione genitoriale che non necessariamente viene espressa solamente nella relazione biologica con un figlio.

Abbraccio tutti i figli come mio figlio e tutti i genitori come me che crescono tutti i giorni proprio attraverso questo grandissimo Amore.

Ross

 

Movimenti celesti, visioni astrologiche

Il valore del silenzio

angelo custode silenzio

Vi invito  a portare la vostra attenzione al significato profondo del silenzio, potremmo avvicinarci ad un’indagine interiore chiedendoci, ad esempio, quali sono i nostri argomenti di conversazione preferiti, quali le nostre compagnie predilette, quanto tempo dedichiamo alla compagnia e al dialogo con la persona più importante della nostra vita, noi stessi. Sì…proprio noi stessi. Spesso non ci rendiamo conto del valore inestimabile dell’ascolto interiore, facciamo le cose perché si deve, perché ce l’hanno insegnato, perché si è sempre fatto così; nella migliore delle ipotesi siamo consapevoli dell’importanza del dialogo nella coppia, con i figli, con gli amici: ciò è senz’altro vero ed è proprio attraverso il dialogo che acquisiamo notizie importanti anche su noi stessi.

La condivisione è importantissima, ma a volte può trasformarsi in una trappola, qualora diventiamo come zattere in mezzo al mare, bisognose di un appiglio, e cerchiamo sempre qualcuno con cui confrontarci; il rispecchiamento dall’altro diventa allora l’unica e imprescindibile fonte di sicurezza e fatichiamo a decidere da soli su cosa è meglio per noi.

Nelle relazioni il vuoto comunicativo spaventa moltissimo, diventa una voragine, un buco in cui le due individualità sentono di non valere più l’una per l’altra, e contemporaneamente si auto-svalorizzano, sentendo il proprio valore solo attraverso una convalida esteriore; la parola allora diventa spesso un riempitivo di quel buco, basta parlar di qualcosa pur di non stare zitti e sentire il vuoto relazionale ed esistenziale. Dall’altro lato invece, oggi si vedono spesso al ristorante persone sedute allo stesso tavolo, ognuno chino al suo cellulare, senza proferire parola che non sia l’ordinazione al cameriere, immersi nel proprio mondo virtuale, avulsi dal qui ed ora che stanno vivendo.

Il confronto attraverso il dialogo costruttivo è molto importante ma, molto di rado, ci si interroga sul valore altrettanto fondamentale di ciò che rappresenta la chiave di accesso ad una forma di dialogo interiorizzata: il silenzio.

Come ci poniamo di fronte al silenzio? Molte volte lo temiamo, sentendolo come una forma di vuoto, eppure in quel vuoto troviamo il nostro pieno di consapevolezza. Dedicare del tempo a stare in silenzio e, parimenti, dedicare anche attenzione all’essenzialità del nostro parlare è importantissimo, attraverso un ascolto silenzioso possiamo scoprire molto di noi e di ciò che si agita nella nostra interiorità .

Attraverso la capacità di stare in silenzio sviluppiamo indirettamente la capacità di espressione verbale, le parole giuste al momento giusto. Sappiamo come e quando intervenire in una conversazione, se è opportuno farlo o se è meglio tacere, interrogandoci con sincerità sulle motivazioni che ci spingono a parlare. Saper stare in silenzio è una forma di consapevole saggezza dell’anima, un dono che tutti abbiamo e presto o tardi emerge, sta a noi accogliere tale dono. Attraverso il silenzio impariamo a volgerci all’interno di noi stessi per acquisire quelle risposte che cerchiamo all’esterno, e alle quali in tal modo diamo il tempo di emergere coscientemente alla nostra consapevolezza.

Nel silenzio della natura ci connettiamo al Tutto, il dialogo silenzioso con il nostro animale domestico è la confidenza più preziosa, l’intimità più sottile che possiamo provare. Ciò che emerge in uno stato di attivo ascolto silenzioso della nostra interiorità è la capacità di dare importanza e tempo di comprensione agli stati d’animo che si manifestano nel nostro corpo, è  imparare a conoscere il significato delle posture, dei movimenti, dei gesti, di ciò che parla senza bisogno di parole

Nel silenzio si comunica, un sorriso, un abbraccio silenzioso aprono a sentimenti profondi. Così pure, un silenzio in una relazione, una mancata telefonata, una dimenticanza importante, ci accompagnano a dubbi interiori delicati e ci chiediamo: ” Nemmeno una telefonata per il mio compleanno?” oppure “Ho aspettato quella telefonata per giorni, ma invano”, a chi di noi non è capitato un momento di delusione e di consapevolezza relazionale passato attraverso un silenzio?.

Se è necessario prendersi la responsabilità delle conseguenze delle nostre parole, è anche importante farlo nei riguardi dei nostri silenzi.

Silenzio è ascolto di sé, di ciò che sentiamo davvero, della validità delle nostre scelte e di quanto invece esprimiamo un bisogno condizionato da ciò che altri si aspettano; nel silenzio ci connettiamo al dialogo con noi stessi, ascoltiamo in che modo ci rivolgiamo al nostro interno, se siamo gentili o se ci critichiamo continuamente.

Anche in famiglia, noi genitori abituati a trasmettere ai figli l’importanza del dialogo e della condivisione, possiamo gradualmente imparare a trasmettere loro l’importanza del silenzio. Si tratta di un passaggio verso la reciproca indipendenza, di un rispetto per la loro privacy che non deve farci sentire esclusi dalle loro vite, ma attraverso cui lasciamo gradualmente andare l’esigenza di presenza e controllo continui, soprattutto man mano che i figli diventano adulti.

E rispettando la privacy , riceveremo maggior apertura di dialogo, più profondità, lasceremo andare il bisogno di avere ragione, riuscendo a vedere le cose anche dall’altrui prospettiva, perché parola e silenzio sono due facce della stessa medaglia, un abbraccio.

La parola è un’ala del silenzio…
(Pablo Neruda)

Rossana

visioni astrologiche

“Sia fatta la tua volontà”: ad ognuno la propria spada

spada nella roccia

Cari Amici del mio Blog, buona sera!

La presenza piuttosto affollata di pianeti nel segno dei Pesci (Sole, Mercurio, Venere, Nettuno e il centauro Chirone), hanno stimolato i miei altrettanto affollati valori Vergine ad una riflessione spirituale, pungolata anche dalla contestuale presenza di Marte in Sagittario, a ricordo dei dogmi che caratterizzano invece la religione.

Ricordate il film “La spada nella roccia“? Il piccolo Semola la estrasse con grande facilità, ma perché? Perché la spada era lì per lui e per nessun altro e perché lui era allineato alla sua missione, ricevendo quindi tutti gli aiuti per portarla a compimento. Altri avevano tentato la sorte prima , ma senza successo.

Ecco, questo è solo un  esempio, ma ci indica come la nostra vita sia una miscela in continuo divenire tra destino e libero arbitrio. Sapete bene che mi occupo di Astrogenealogia, ho vissuto in prima persona delle esperienze in ambito familiare che, lungi dall’accompagnarmi verso l’agognata famiglia che desideravo (o almeno così credevo all’epoca), mi hanno però condotto fino alle persone che cercano delle risposte in quell’ambito.

Il concetto del “Sia fatta la tua volontà“, come credo per buona parte delle persone, è stato da me inizialmente introiettato in modo molto asettico e cognitivo attraverso gli insegnamenti di religione; qualcuno mi ha insegnato questa frase, durante il catechismo o l’ora di religione, ma ben diverso è farne esperienza. Quando crediamo di volere qualcosa con la totalità di noi stessi, siamo disposti a tutto pur di averla, anche al fatto che ciò che tanto desideriamo diventi per noi una gabbia dorata in cui rinchiuderci, ma pur sempre una gabbia.

Se questa esperienza ci sfugge, non si concretizza, o almeno non come noi vorremmo, iniziamo a fare i capricci, come i bambini fuori dal negozio di giocattoli, sbattiamo i pugni arrabbiandoci tanto e chiedendoci cosa ci sia di sbagliato in noi o quale forma di karma stiamo scontando.

E allora si passa prima per l’emozione della rabbia, poi ci stanchiamo di protestare e arriva la rassegnazione e poi, per ultimo, la resa. La resa non è rassegnazione, sono due energie di vibrazione molto diversa, la rassegnazione fa sentire vittime impotenti di un fato avverso (o di Saturno contro), la resa invece è un’energia attiva.

Sì, attiva, perché attraverso la resa consapevolmente sento, comprendo che ciò per cui ho tanto lottato deve essere accolto così com’è, rinuncio al controllo, imparo pian pianino a lasciar andare l’idea di come le cose dovrebbero essere nella mia visione personale e limitata e accolgo le cose come sono, senza volerle cambiare, rendendomi conto che ogni evento o mancato evento ha un senso perfetto, in una visione più elevata.

A volte ciò che desideriamo non si realizza perché è distante dal compito d’anima che avevamo scelto, perché spesso non è un desiderio autentico, ma un bisogno condizionato educativamente o socialmente; oppure non riusciamo a focalizzare bene ciò che vogliamo davvero, disperdendoci nei rivoli delle mille opportunità, temendo di operare una scelta per non perdere le altre opzioni.

Attraversando tutti questi step, ho impiegato diverso tempo per iniziare a comprendere cosa significa arrendersi, deporre le armi del mio aspetto sfidante Marte-Saturno, smettere di lottare coi mulini a vento, iniziare a lasciare andare ciò che, ad un sentire profondo in realtà non mi apparteneva e sviluppare la prospettiva di visione del mio trigono Sole-Giove.

Tentare di estrarre una spada che non ci appartiene toglie energie a ciò che invece fluidamente può scorrere nelle nostre vite se ci apriamo all’ascolto del nostro cuore: togliere più possibile schemi, aspettative, falsi desideri è dire autenticamente…sia fatta la tua volontà, un abbraccio

Rossana

Movimenti celesti, nettuno, Venere, visioni astrologiche

Venere approda in casa di Nettuno: via libera ai Sogni d’Amore

venere in pesci

Buongiorno, cari Amici del mio Blog!

Ieri sera alle 23.21 Venere ha  lasciato il territorio indipendente dell’Aquario per riconnettersi ad una dimensione romantica, sognatrice, ad un desiderio di fusionalità relazionale, nel fantasioso mondo nettuniano dei Pesci.

Il mondo delle fiabe spesso ci parla di questo, di un Amore perfetto, idealizzato, di un Principe Azzurro che ci salva sul suo bianco destriero.

I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor

Chi di noi non ricorda Cenerentola? Quest’oggi portavo nel cuore la canzoncina che ha contraddistinto tanti dei miei Sogni d’Amore infantili ed adolescenziali, ed ho portato l’attenzione ai meccanismi di idealizzazione, illusione e delusione che ne sono conseguiti (ho Venere in Leone, sulla cuspide della XII casa, congiunta a Marte a fine Cancro).

Nella favola di Cenerentola è ben simboleggiata l’opposizione espressa nell’Asse Vergine-Pesci: un umile vita al servizio di una matrigna e due sorellastre, una routine faticosa, fatta di pulizie, faccende domestiche, e dall’altra parte il Sogno delle infinite possibilità, di un Amore salvifico, in cui incanalare la necessità di fuggire da un quotidiano alienante.

L’Amore idealizzato

Venere in Pesci ci proietta in questo mondo e, nella successiva ed imminente congiunzione al suo dispositore, Nettuno, anch’esso in Pesci, nel periodo  dedicato all’Amore, a San Valentino, renderà impellente in noi la necessità di innamorarci ancora.

L’Amore protetto da una bolla di romanticismo, che  favorisce la fuga dal mondo dei comuni mortali, anche attraverso l’inizio di una relazione fusionale, dove le due persone si isolano perché sentono di bastare a sé stesse. 

Le due persone diventano una, in una fusione d’Anime che ci riporta al ricordo di cosa significa Amore Incondizionato, totalizzante, da noi sperimentato nella dimensione da cui proveniamo e a cui tutti torneremo; tuttavia, se in una prima fase tutto ciò è molto romantico e ci trasporta in una dimensione surreale, arriva un successivo momento in cui è necessario attingere dall’opposta Vergine il coraggio di far atterrare la relazione sul pianeta Terra.

Dall’ideale al reale

Ci si deve confrontare col quotidiano, le responsabilità di tutti i giorni, le piccole abitudini che, se da un lato forse rendono la relazione meno romantica, dall’altro contribuiscono al costruire insieme quel senso di sicurezza e di stabilità di coppia, per cui si sa che la persona c’è, ci si nutre di presenza e condivisione concreta.

Questo è un passaggio delicato, si tratta di materializzare l’Amore spirituale e alcune persone vedono tutto ciò come una caduta del sentimento; passare dall’innamoramento sognato all’Amore concreto è un punto di svolta per poter creare un Noi maturo, composto da due identità ben distinte, pur se profondamente interconnesse.

E’ questo il passaggio in cui ci si permette di crescere assieme, in cui emergono i limiti di entrambi, ciò che noi chiamiamo “difetti”, che altro non sono se non la misura dello spazio che intercorre tra l’ideale pescino ed il reale virginiano.

Nessuna crescita interiore è possibile senza affrontare questo passaggio, portando consapevolezza che a volte si passa attraverso piccole delusioni sul compagno, che altro non sono se non il tentativo di riportare la persona ad uno stato umano, togliendola dal piedistallo in cui noi stessi l’avevamo innalzata.

Per chi nel Tema di nascita porta una Venere in Pesci (o, come colorazione di base, in casa XII, dipendentemente però dagli aspetti e dalla posizione per Segno), l’Amore si tinge di Sogno,  sembra una dimensione irraggiungibile e mai concretizzabile, in tal modo si attua il sacrificio d’Amore, e ci si innamora di figure che niente hanno a che fare con la banalità del quotidiano o di chi non corrisponde il nostro totalizzante Amore.

Imperano le grandi aspettative, le grandi illusioni, l’Amore è il mezzo per accedere alle grandi trasformazioni spirituali, l’obiettivo è un Amore sconfinato e in cui perdere i propri confini, fondendosi attraverso l’altro ad una forma di Amore per l’intera Umanità, ciò che chiamiamo Amore Incondizionato.

Fondamentale, nel Tema, visualizzare le radice della propensione affettiva, attraverso un’approfondita indagine dei bisogni primari espressi dalla Luna.

Venere in Pesci comunque invita a godersi il mondo del Sogno d’Amore, l’atterraggio nel mondo reale sarà successivo, e come ci insegna Rossella O’Hara in Via col Vento…”dopo tutto domani è un altro giorno” ❤

Un abbraccio

Rossana

 

Astrogenealogia, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Luna e Venere “ariose”: la solidarietà femminile

superare ostacoli
Cari Amici, buon sabato! Oggi, alle 13:33 si forma un aspetto celeste foriero di freschezza e leggerezza, un trigono Luna/Venere tra Gemelli e Aquario. Energia d’Aria dunque, questo aspetto dona rilievo ad una riflessione importante: quanto è importante la complicità femminile? Moltissimo!
Una cara Amica ti supporta nella visione diversa di una situazione che stai vivendo, si può condividere molto di intimo con chi senti un’affinità elettiva, la solidarietà femminile, a mia visione, favorisce l’emersione delle particolarità di ognuna di noi. Ho Amiche tutte diverse, ognuna di loro mi regala una particolare Preziosità, unica ed irripetibile, che io accolgo come un gioiello. La possibilità di intessere relazioni armoniose con altre donne passa però attraverso la riappacificazione interiore con la figura materna, vivente o disincarnata, il lavoro interiore in questo senso è ugualmente possibile. Se infatti non sono risolte idealizzazioni o competizioni con la figura di accudimento primario, ciò si veicola e ripropone nella relazione con altre donne che ci specchieranno questa situazione, diremo allora magari che andiamo più d’accordo con gli uomini. Ciò può essere vero, l’ho sperimentato personalmente, ma ho anche sperimentato la possibilità di profonda connessione che due vere Amiche possono condividere.
Questo aspetto lunar/venusiano è anche un’armoniosa possibilità per noi mamme di dare spazio nella nostra vita anche all’essere donne, coccolandoci un po’ in leggerezza ed aprendoci ad una libertà affettiva diversa. E’ un’energia che ci accompagna all’accettazione e valorizzazione della nostra femminilità, anche se diversa dai soliti canoni estetici comunemente accolti.
Per le mamme delle bambine l’augurio è quello di riuscire a trasmettere il proprio apprezzamento e Amore, anche se avete in casa una figlia che non accetta gonnelline ed esprime sé stessa con un certo grado di ribelle anticonformismo. E’ tanto importante dare conferme di valore alla bimba, che si tradurranno poi in un’adulta fiera di sé e della sua indipendenza che, proprio come la bambina nell’immagine, saprà superare piccoli e grandi ostacoli in modo diverso.
Rendere liberi di Essere i propri figli significa crearsi un rapporto migliore con loro e supportare la loro felicità. Moltissime sofferenze nei rapporti genitori/figli derivano semplicemente da questo meccanismo di critica e non completa accettazione reciproca, eppure, col senno di poi, laddove ho esaminato anche il mio rapporto con loro, tutto sarebbe stato più semplice solo comprendendo che ognuno di noi è un diamante dalle mille sfaccettature e non c’è uno uguale all’altro.
Anche noi, mamme di figli maschi, soffermiamoci in questa energia nella comprensione di come il rapporto che hanno con noi sia importante per la loro futura scelta affettiva di libertà.
Luna/Venere in segni d’Aria favoriscono un dialogo rinnovato, creativo, ove le parti possono assumere un’immagine diversa, dove i ruoli cadono completamente, figli e genitori alla pari semplicemente perché Esseri Umani curiosi di riscoprirsi in modo diverso.
E, per citare Neale Donald Walsh
Non esiste un modo più efficace per avviare un cambiamento sociale significativo che cominciare una conversazione
Un abbraccio
P.s dedicato alle mie care Amiche ❤