Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Gemelli: il potere della parola

Luna piena in Gemelli

La Luna piena in Gemelli avrà luogo (nel grafico domificato per Trieste) alle 06:13 del 12 dicembre, ai 19°51′ sull’Asse Gemelli/Sagittario, coinvolgendo le case I/VII. L’Asse Ascendente/Discendente si snoda quindi tra Sagittario e Gemelli. Dal punto di vista astrogenealogico trovo molto significativi i molteplici aspetti di Quinconce (150°), che partono in particolare dalla Luna e in seconda battuta da Mercurio. E’ una Luna in Gemelli, disposta quindi da Mercurio, appena entrato da pochi giorni nel Sagittario. La Luna si trova in VII casa di cuspide Gemelli, in distanza angolare di 150° da Saturno, Venere e Plutone in II casa in Capricorno. Venere è racchiusa tra Saturno e Plutone, in encadrement tra i due big.

Mi sto soffermando in questo periodo della mia vita in maniera significativa sul tema della comunicazione, in tutte le sue forme e di quanto sia necessario per avviare relazioni sane e di spessore bilanciare espressione ed ascolto. La parola ha un potere enorme e il saper strutturare una comunicazione rispettosa passa per la presa di consapevolezza che in ogni relazione ci si confronta con bisogni spesso diversi. Sorgono allora spontanee alcune domande che, popolando la mia interiorità, sgorgano ora dal cuore al fine di stimolare le vostre personali riflessioni.

Quali bisogni personali tendiamo a voler soddisfare quando esprimiamo un’opinione o un pensiero? La ricerca di un interlocutore con cui confrontarci parte da una genuina volontà di aprirsi all’altro o dal bisogno di convalida esterna?

Molte volte stiamo in silenzio nei momenti in cui potrebbe essere la giusta occasione di verbalizzare il nostro sentire, partendo dal pre-supposto che l’altra persona debba intuire ciò che vibra in noi senza esporlo a parole.

Altre volte ancora invece parliamo inutilmente, imparare a stare in silenzio equivale a una grande forma di maturità, vuol dire osservare e riconoscere ciò che l’altra persona cerca di dirci, vuol dire imparare a riconoscere anche ciò che si rivela nel non detto.

Quando comunichiamo esprimiamo ciò che sentiamo e ci sentiamo insicuri nell’aprirci totalmente, temendo apparentemente di non essere compresi ma in buona sostanza non confidiamo nella nostra capacità di esprimerci.

In ciò si cela un antico ricordo di fame, il nostro pianto silenzioso che spesso non ha trovato conforto quando inermi e piccini reclamavamo attenzione. In ciò si muovono le emozioni inespresse della nostra genealogia, i silenzi rassegnati di chi sentiva che parlare era inutile o i segreti che nessuno doveva rivelare e di cui tutti conoscevano i contenuti.

Parole tenute in cantina, prigioniere della paura di uscire, zittite dalla colpa o dalla paura di tradire qualcuno.

Cari Amici, ora si può liberare la parola in modo gentile, portando con noi in eredità dagli Antenati semplicemente il concetto di responsabilità rispetto a ciò che si dice e la necessità di scegliere il focus di direzione di parole e prima ancora dei pensieri.

La libertà espressiva comporta infatti una responsabilità in più, quella della chiarezza. E per essere chiari non servono molte parole, ma servono le parole giuste al momento giusto.

Quale bisogno interiore viene nutrito dal pettegolezzo? Quale bisogno viene espresso nelle lunghe catene di commenti inopportuni che ogni giorno abbiamo occasione di leggere sui social?

Anche nel mondo della comunicazione virtuale è buona cosa, secondo me, prendersi la responsabilità di ciò che si esprime, soprattutto all’interno dei gruppi. Amerei si proponessero argomenti di discussione interessanti che stimolino l’elevazione della consapevolezza, responsabilizzanti, in una visione evoluta a questo dovrebbero servire i social. Sebbene questi strumenti favoriscano in maniera esponenziale l’aggregazione tra le persone, si crea anche un grande potenziale di confusione perché quando la scelta è tanta si fa fatica ad operare con discernimento.

Mi è stato detto che…Ho sentito dire che…Si vocifera che…Hai sentito anche tu che…

Chi di noi non ha pronunciato queste parole? La parola è importante, decidere consapevolmente quali parole e pensieri nutrire è fondamentale per poter manifestare una quotidianità più allineata al nostro Essere infinito. Non sempre è facile fare ordine nella marea di pensieri che affollano le nostre giornate ma possiamo cogliere l’invito di questo Plenilunio per fare uno sforzo consapevole in questa direzione.

Possiamo anche seminare la volontà di liberarci dalle credenze inutili, da alcune convinzioni che ormai vanno scardinate con decisione, zac! Un bel taglio è necessario, un bel restyling delle nostre forme mentis, una liberazione è necessaria per far spazio a dei nuovi germogli di consapevolezza.

Chiediamoci…

Nutrire questo pensiero mi aiuta a progredire? 

Se così non fosse, per trasformarne l’energia in modo fertile, potremmo chiederci:

Da cosa mi sto tutelando attraverso questa convinzione?

Ricordiamoci anche che l’adottare uno stile di comunicazione leggero passa per l’aver compreso che le parole hanno un peso, per il dosarle bene senza superficialità, ma nutrendo solo quella parte che può consentirci di elevarci come piume dal suolo.

Concretezza e chiarezza sono una nostra responsabilità, in primis verso noi stessi. A volte non siamo chiari con gli altri perché non lo siamo con noi stessi e non sappiamo bene cosa vogliamo trasmettere all’esterno, entriamo in una sorta di corto circuito emozionale, per cui alla confusione interna corrisponde quella esterna.

I mesi precedenti, a partire dal 12 ottobre, durante i quali Mercurio ha attraversato avanti e indietro le lande dello Scorpione ci hanno portato a prendere consapevolezza profonda anche delle proiezioni, delle diffidenze e dei sospettosi pre-giudizi che agiscono indisturbati all’interno delle nostre relazioni.

Cogliamo ora il periodo prenatalizio per arrivare al 2020 più leggeri di testa e di cuore, il Plenilunio del 12/12 avviene  in un momento energetico particolare, un portale di energia che ci traghetta al Solstizio e di nuovo verso le Eclissi.

Procediamo dunque passin passetto verso i nuovi noi.

Un abbraccio, buon Plenilunio.

Ross

Giove, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Il viaggio di Giove:chi siamo diventati?

Sfocatura, Pendolari, Pendolarismo

Domani sera, 2 dicembre, alle 19:21 Giove si sposterà nel Capricorno, sotto l’egida di Saturno e vi rimarrà fino al 19 dicembre del 2020. 

Molti stimatissimi colleghi hanno già scritto molto in proposito, io desidero focalizzare la nostra attenzione sul viaggio che Giove sta compiendo in questi giorni, viaggio che vivremo interiormente secondo alcuni possibili scenari, ci stiamo infatti dirigendo dall’energia focosa del Sagittario a quella di terra del Capricorno.

Lo sbarco di Giove in Capricorno assume un po’ le tinte essenziali del suo pianeta dispositore, Saturno. Per esprimere le valenze capricorniche in modo equilibrato è necessario accogliere in noi la connessione profonda con le nostre radici, con il vissuto familiare e pacificarsi con le memorie che alcuni accadimenti hanno impresso in noi. Chi si sente realizzato ed indipendente senza ricordare da dove viene con gratitudine e senza averne assimilato l’esperienza è simile ad una bellissima casa che si regge su fragili palafitte. Non è sufficiente e nemmeno possibile, a mia visione, realizzarsi sul lavoro o nella vita in generale senza avere un cuore aperto alle emozioni e all’amore. 

Parallelamente, se vogliamo pensare a Giove come un viaggiatore e comprendiamo che sta per arrivare ad una nuova fermata del suo treno, è importante considerarne la provenienza.

Da dove veniamo quindi? Da un misterioso tragitto.

Nel corso della permanenza nel suo domicilio sagittariano, Giove ha in più occasioni intessuto un dialogo silenzioso di sfida con Nettuno in Pesci, un aspetto astrologico di quadratura. Entrambi i pianeti governano sia il Sagittario che i Pesci, ma la sfida si è svolta dal domicilio primario di entrambi. A livello collettivo e individuale, durante quest’anno 2019 siamo stati messi alla prova da circostanze a tinte poco chiare, la sfida era quella di imparare a fidarsi ed affidarsi al flusso della vita, e a sviluppare la consapevolezza che tutto nelle nostre vite accade per un motivo ed ha un senso profondo. Il tema della fiducia quindi e della direzione da trovare nelle nostre vite. I contesti in cui abbiamo vissuto queste tematiche possono essere stati di vario tipo, ma poco importa perché la lezione è stata la stessa. Ora possiamo stilare un bilancio di consapevolezza rispetto ai nostri vissuti, siamo stati tremanti, paurosi, dubbiosi, e ci è stato richiesto di fare un passo in più verso noi stessi, accettando di ampliare la nostra solita zona di comfort nonostante il profondo senso di insicurezza interiore.

Per molti di noi può essere stato un anno all’insegna delle delusioni veicolate da aspettative distorte o esagerate riposte in qualcuno o qualcosa. A volte un delirio di onnipotenza può averci pervaso nell’aspettativa di poter “salvare” qualcuno o qualcosa e poter continuare alcuni progetti o relazioni, ma così non è stato e abbiamo dovuto confrontarci con la nostra tendenza ad illuderci, idealizzando alcuni percorsi o persone, a volte per paura di prendere delle decisioni più responsabili. Molte volte abbiamo negato davanti ad alcune evidenze, nutrendo false speranze interiori per paura di riconoscere il crollo di alcune strutture in cui avevamo riposto il nostro cuore.

Ora, alla fine di questo percorso alla ricerca dell’essenziale, scopriamo che tutta questa preparazione non ha fatto altro che mostrarci i percorsi non più praticabili e le nostre rinnovate capacità conseguite, evidenziando in maniera netta la voragine di vuoto che si è creato dalla necessaria eliminazione dei percorsi illusori. Il vuoto è però sempre l’inizio del pieno, se non facciamo il giusto spazio nelle nostre vite non può entrare nulla di nuovo, se non impariamo una diversa modalità di approccio al nostro quotidiano non possiamo costruire nuove cose utilizzando vecchi strumenti. Necessariamente, essendoci confrontati con situazioni imprevedibili, abbiamo dovuto attingere a nuove risorse di cui non sapevamo di disporre, dal nostro cilindro interiore abbiamo dovuto estrarre qualcosa che ci permette ora un salto quantico importante: la Gratitudine. Senza quelle esperienze non avremmo scoperto le nostre potenzialità.

Ora, avendo alleggerito il suo bagaglio dall’inutile, Giove in viaggio in Capricorno ci chiederà di portare nella Terra queste nuove acquisizioni, le nuove capacità, una importantissima sarà quella di saper distinguere i percorsi praticabili, le relazioni autentiche senza bisogno di illudersi per deludersi e trovare la forza di risalire. E’ l’essenziale percorso verso la responsabilità di Saturno, verso la consapevolezza di un impegno che prendiamo prima di tutto verso noi stessi e in seconda battuta con le persone che ci circonderanno. 

Il territorio di applicazione può essere molteplice ma ora, fiduciosi nelle nostre risorse e portando con noi lo stretto indispensabile, possiamo viaggiare curiosi e leggeri verso un rinnovamento importante, pur con saturnino impegno. Nel suo viaggio Giove incontrerà fiducioso Urano e sarà come immaginarsi giocoliere, tante possibilità, grappoli di nuove proposte soprattutto di lavoro potranno renderci ancora più consapevoli del tragitto percorso. Dalla nebulosità alla chiarezza, a Trieste tutti lo proviamo quando saliamo nella nebbia verso l’altopiano carsico e ad un certo punto, dalle nebbie spunta un Sole meraviglioso. Sarà così per tutti i nuovi vissuti, ci sarà chi si rende indipendente dalla famiglia, chi sta per intraprendere nuovi percorsi di lavoro o si sta per impegnare in una nuova relazione.

Sarà in ogni caso qualcosa che ci condurrà ad importanti realizzazioni, a impegni e prese di coscienza, a realizzarci nel nostro percorso di evoluzione personale anche grazie a questi vissuti. Allora la nuova sfida potrà essere a non essere avidi rispetto alle nostre risorse interiori o materiali, rendiamoci conto che l’ Universo è abbondanza ed allinearci a questa consapevolezza significa visualizzarci in un flusso continuo in cui diamo e riceviamo. Doniamo allora, amiamo senza riserve, senza condizioni né aspettative perché il circolo virtuoso è in azione. 

Giove in Capricorno ci insegnerà a strutturare, incanalare le nostre energie verso le giuste direzioni, i giusti lavori, le giuste relazioni, avendo imparato anche a lasciar andare gli attaccamenti ai risultati e nella consapevolezza che tutto inizia e tutto finisce in questa dimensione. Senza pretesa di eternità. Senza pretesa di immobilità. Nella misura in cui daremo riceveremo, nella misura in cui saremo avidi potremmo trovarci a confrontarci con delle perdite. Il confine non è barriera invalicabile. Il rispetto della propria energia, del proprio spazio sarà un tema importante, come pure la propria privacy , la nostra capacità di essere riservati, il desiderio di scegliere con chi condividere il proprio spazio prima di tutto interiore.

Tutto parte comunque dall’interno e ciò che realizzeremo quest’anno si renderà poi anche più manifesto quando Giove raggiungerà Saturno e Plutone, in avvicinamento sempre in Capricorno.

Per ora possiamo concederci di viaggiare insieme a Giove, con Fede e Capacità al servizio di una nuova struttura interiore.

Baci!

Ross

 

Luna Nuova, Movimenti celesti

Luna Nuova in Sagittario: la freccia scoccata in due

Luna Nuova in Sagittario

Carissimi lettori, la Luna Nuova di questo mese avrà luogo il 26 novembre 2019 alle 16:06 a 4° del Sagittario (nel grafico domificato per Trieste). L’Ascendente a 29° del Toro porta il focus dell’attenzione su Venere, governatrice del segno, appena entrata in Capricorno alla 1:30 dello stesso giorno pur formando ancora una stretta congiunzione con Giove agli sgoccioli del suo transito in Sagittario: Giove è il pianeta dispositore della fusione solilunare.

Sole e Luna si congiungono in settima casa e formano un aspetto di quinconce (150°) separante con Urano ai primi gradi del Toro, sentiamo dunque ancora la musicalità di Venere, Signora del Toro. Marte dallo Scorpione forma poi un contemporaneo aspetto di opposizione separante con Urano.

Si tratta quindi di un Cielo particolarmente frizzante sul fronte delle relazioni. Urano forma un T-square (quadrato a T) con l’asse Fondo Cielo/Medio cielo tra Leone e Aquario, scardinando quelle memorie di origine familiare riguardanti la mancanza di riconoscimento del proprio senso di identità personale. Il risultato di sentirsi familiarmente invisibili è la richiesta relazionale di stare infantilmente al centro del mondo dell’altra persona, al centro dell’attenzione. Eppure Plutone, pianeta dispositore del Discendente, in posizione strategica al fianco di Saturno e totalmente armoniosamente aspettato in nona casa, ci parla di una trasformazione completa e di una maturità diversa del nostro modo di amare.

Il primo importante passaggio è la necessità di slegare il nostro approccio relazionale dalle aspettative di cui ci facciamo portatori, risultato del nostro bagaglio di convinzioni e delle esperienze che abbiamo vissuto nel nostro passato, più o meno relazionalmente intenso. E’ necessario rompere tutti i vecchi schemi per aprirsi ad un tipo di relazione nuova, con una visione di espansione reciproca e di ampliamento della zona di comfort di entrambi. La congiunzione mista di Venere e Giove in ottava casa in quadratura a Chirone in Ariete ci parla di aprirci alla possibilità di costruzione di una relazione rinnovata e distante dagli antichi modelli di coppia che hanno smosso i nostri Antenati.

Non è ormai più il tempo in cui il desiderio di sicurezza rappresenta la via di ingresso in una relazione perché le potenti energie che si sono smosse negli ultimi anni hanno portato alla dis-integrazione di tutte quelle strutture relazionali mantenute in piedi solo per facciata o comodità. Il passo successivo è stato per molti di noi il necessario ritorno a sé stessi per ricostruire la propria individualità troppe volte celata o annullata all’interno di relazioni non funzionali alla nostra crescita. Di necessità virtù, ciò ha creato un adattamento ad una condizione in cui la preziosità dell’accogliere il saper stare bene per conto proprio ora può condurci all’evoluzione e all’espansione del saper stare bene in due.

L’immagine della freccia scoccata da un arco è significativamente legata al segno del Sagittario eppure mi immagino questa relazione di fusione solilunare come la possibilità di scoccare una freccia in due, con maggior forza e quindi il risultato è quello di poterla lanciare più lontano.

Cosa significa per due persone lanciare una freccia più lontano?

Significa che alcuni passaggi della vita in due si fanno più agevolmente, più velocemente e le esperienze diventano più arricchenti per entrambi, ciò avviene perché la relazione d’amore amplifica la consapevolezza e l’acquisizione di senso delle cose

Di certo questo Cielo può parlarci anche di nuove alleanze lavorative e della destrutturazione imperiosa degli attaccamenti a certe forme o accordi che possono trasformarsi o chiudersi. Sono comunque favoriti tutti i contatti con il diverso da noi, anche semplicemente con modalità di pensiero o comunicazione apparentemente diversi ma in buona sostanza molto affini su un piano energetico. E’ un momento molto interessante per confrontarsi ancora più profondamente con la tematica dell’apparenza e della sostanza. Le relazioni che nascono in questo momento sono relazioni di gran sostanza, che favoriscono la crescita e l’espansione evolutiva di entrambi, passando per la rielaborazione ed il distacco definitivo da dinamiche infantili.

E’ il tempo della crescita, da fare in due, insieme, aprendosi alla conoscenza e al confronto costruttivo. Il lavoro interiore di questi anni ci consente di poter archiviare con gratitudine le ferite del passato e di sentirci pronti per un grande cambiamento. E’ una configurazione celeste che tira le fila di tutto il passaggio di Giove in Sagittario, dato e considerato che dopo pochi giorni, il 2 dicembre, Giove entrerà in Capricorno, inaugurando una stagione di nuove concretezze.

Questi giorni sono dunque utilizzabili al meglio per fare un duplice lavoro interiore rispetto alla consapevolezza e alla progettualità. Saremo assolutamente favoriti dalle intuizioni profetiche del Novilunio sagittariano, guidato da Giove. 

Quali sono le lezioni che abbiamo integrato in quest’anno? Quali dei nostri progetti si sono rivelati concretizzabili? Come abbiamo vissuto il confronto con noi stessi e le nostre aspettative? Quali importanti parti di noi stessi abbiamo avuto modo di sperimentare grazie agli altri?

E ora, quali i progetti, quali i nuovi traguardi? Quali le nuove risorse acquisite da mettere in campo?

Allo stesso tempo non è il momento di bearsi sugli allori del lavoro svolto, come pomposamente Giove potrebbe indurci a fare. E’ un momento di nuove partenze, con una rinnovata capacità di fissare ambiziosi e costruttivi obiettivi, andando consapevolmente incontro a nuove sfide evolutive. La quadratura tra Giove e Nettuno che più volte si è manifestata durante l’anno, ha contribuito a rendere il nostro incedere nella vita a volte dubbioso, come se guidassimo nella nebbia e vedessimo soltanto il piccolo pezzetto di battistrada accanto a noi. 

Ciò ha contribuito ad insegnarci a muoverci sviluppando la fiducia nel Viaggio, pur senza riuscire a vedere ancora il punto di arrivo, il Disegno completo. Ora tutto questo invece sta apparendo all’orizzonte e noi, grati per l’esperienza fatta fin qui, ci apprestiamo a raccogliere frutti generosi.

Questo Novilunio è una nuova freccia scagliata nel Cielo, meglio se al fianco di qualcuno, sia sentimentalmente che professionalmente, in tutti i casi si tratterà di meravigliose alleanze.

Buona Luna Nuova in Sagittario.

Un abbraccio!

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti, Plutone

Luna Piena in Toro: profonde risposte emotive

luna piena in toro

La Luna piena in Toro avrà luogo alle 14:36 del 12 novembre, ai 19°51′ sull’Asse Toro/Scorpione, coinvolgendo le case II/VIII. L’Asse Ascendente/Discendente si snoda tra Pesci e Vergine. Da una parte dunque l’elemento Acqua assume tinte molto forti, parlando della congiunzione tra Sole e Mercurio retrogrado in Scorpione in VIII casa e dell’Ascendente Pesci contestualmente alla congiunzione Lilith/Nettuno in casa XII. Dall’altra parte Marte in Bilancia confligge ancora con Plutone in quadratura separante e con Urano in larga opposizione applicante mista (si tratta infatti di una larga opposizione tra Marte in Bilancia e Urano in Toro, due segni che tra loro si distanziano di 150° nel percorso eclittico, non è quindi un opposizione Bilancia/Ariete, ma Bilancia/Toro, un po’ meno incisiva ma si inizia a sentire).

Ho nominato le profonde risposte emotive nel titolo perché si tratta di un Cielo altamente potenziato emotivamente, sono aspetti che ci scuotono nel profondo del nostro bisogno di sicurezze e rassicurazione. Anche se apparentemente la nostra natura è pacifica, non è detto che nelle viscere di noi stessi non si nasconda una parte risentita che per educazione familiare o sociale abbiamo soppresso. 

La profondità introspettiva di questo Cielo innesca in noi un necessario cambiamento, anche e soprattutto attraverso il letterale scoppio di qualche situazione relazionale (ove per relazione intendo qualsiasi tipo di relazione, non solo di tipo sentimentale) che per la sua violenza ed imprevedibilità funge da detonatore allo scardinarsi di qualche porta interiore che negli anni abbiamo ben chiuso.

Alcune relazioni, anche nei luoghi di lavoro, potranno diventare ormai insostenibili. In un primo momento si potrebbe provare paura mista a risentimento e la necessità che si farà imperante sarà quella di imparare a interrogarsi su quanto sta accadendo nella maniera più costruttiva possibile. Questo per certi versi può essere un Cielo molto forte, che distrugge per riedificare su basi diverse, perciò quanto sta accadendo è un naturale crollo di alcune strutture e una liberazione totale e definitiva dalle dinamiche rimosse che ne hanno portato la manifestazione. Si potrebbe essere tentati di indulgere nel guardare le macerie della torre crollata al posto che vedere lo spazio adatto per edificare qualcosa di nuovo su nuove fondamenta. 

Queste situazioni possono insegnarci a lasciare andare ogni forma di attaccamento ai risultati e alle aspettative, perché quanto sta per nascere è qualcosa di neanche immaginabile e quindi completamente inaspettato. Spesso il nostro potenziale immaginativo e creativo, pur essendo illimitato, si confina a causa di credenze, convinzioni autosabotanti di varia natura e un’abitudine a vedersi inadeguati, dubbiosi sulle proprie capacità.

Quando ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, a volte non ne cogliamo subito i potenziali di grandezza perché non corrisponde alla nostra solita memoria o a ciò che avremmo immaginato per noi a partire da un senso di limitatezza. Ma poi, osservando meglio, ci rendiamo conto che si tratta di qualcosa che ci piace molto ma che non avremmo potuto immaginare così perché è qualcosa che ci mette a contatto con un necessario ampliamento della nostra zona di comfort.

Le risposte corrette ci arriveranno in maniera naturale se ci impegneremo a far diventare comodo ciò che ancora non lo è. Ci sarà inoltre un processo di revisione del nostro modo di interrogarci interiormente, impareremo infatti a focalizzarci sul nostro territorio interiore piuttosto che sui movimenti degli altri.

Come mai ho attirato nella mia vita una certa situazione? Qual è stata la prima volta che ho vissuto una situazione simile? Quale situazione passata sto sanando rispetto all’affermazione della mia natura autentica? 

Ciò che prenderà forma all’interno delle sopra citate situazioni conflittuali sarà una sorta di profonda consapevolezza rispetto alla propria capacità di decidere al posto che regalare agli altri il potere di decidere per noi. Ognuno di noi può sempre scegliere di nutrire la propria parte interiore più autentica, separandosi da persone, situazioni o avvenimenti che tolgono energia e distruggono. Anche se ciò risulta doloroso, è un processo necessario per una rinascita interiore e si snoda di pari passo con la dissoluzione compassionevole e con la trasformazione di sentimenti scomodi che potranno emergere e che è ora il momento di far fluire e defluire perché ciò rappresenta una grandissima guarigione.

E’ un Cielo meravigliosamente potente ed il mio suggerimento è anche quello di ascoltarsi molto, assecondando i moti naturali del corpo. Quando investiamo tante energie per fare un lavoro interiore, ci sentiamo stanchi ed abbiamo una sensazione di fatica nel muoverci nel mondo e rispettare gli impegni presi. La corsa ora si arresta, ci sembrerà di vivere in un mondo ovattato e surreale, chiedendoci se davvero stiamo vivendo alcune situazioni razionalmente non spiegabili o se stiamo sognando. Se ne sentiamo l’esigenza, cerchiamo per quanto possibile di riposare un po’ di più o per lo meno prenderci del tempo per fare ciò che ci fa stare bene.

Tornare a noi e in noi è la soluzione in questo casoAbbandonare completamente il controllo o l’aspettativa di cambiare gli altri sarà un passaggio quasi forzato. E anche se nulla può andare ora secondo i nostri piani e la sensazione può essere quella di trovarsi nella centrifuga della lavatrice, l’attraversamento di una fase di limbo e di dubbi o di confusione è la premessa per raggiungere un nuovo equilibrio. Ogni grande cambiamento è preceduto infatti da una fase di confusione, di disorientamento, quasi come fossimo bendati e giocassimo a mosca cieca.

Siamo invece in una fase di passaggio in cui stiamo testando la nostra forza, le nostre risorse personali, la nostra capacità di attivazione di quella parte magica ed intuitiva che si nasconde in ognuno di noi e che molti di noi tengono abilmente nascosta anche a causa di un’educazione familiare poco incoraggiante nell’espressione di queste ricchezze, ritenute pericolose. 

Ci stiamo risvegliando tutti alle potenti capacità di riconnetterci alla sostanza delle cose, imparando a lasciar andare i primi giudizi attivati dalle apparenze. Ciò che ad un primo sguardo può apparire come qualcosa di minaccioso perché ignoto, può rivelarsi la maggior benedizione che riceviamo. Anche un momento di sofferenza può essere il carburante della rinascita e della forza di agire secondo modalità più aderenti a noi stessi. Senza questo momento così forte non avremmo magari occasione di testarci e di esprimerci in modo pieno e consapevole, è un momento quindi inadatto agli eccessivi compromessi, soprattutto a quelli fondati sulla paura. 

Questo Cielo crea una profonda occasione per farci delle domande diverse e quindi scavare in noi stessi attraverso le risposte che arriveranno visceralmente nel corpo. Emergeranno alla chiara visione tutte le maschere e i compromessi snaturanti a cui ci siamo adattati in nome della paura e questa strada non sarà più praticabile. Mercurio retrogrado in Scorpione in VIII casa è guidato da Plutone in un viaggio interiore per purificare e bonificare gli stati paludosi nutriti dalla paura dell’abbandono e quindi della morte. Quegli stessi stati che ci portano inevitabilmente a cercare nutrimento negli altri per paura di non riuscire a nutrire da soli la nostra autostima, quella fame d’amore che chiede all’altro di riempire un vuoto che è solo nostro e che in quanto vuoto è la premessa per la nostra personale ricerca del pieno. Pieno potenziale, piena ricchezza, piene risorse, si attiva in noi una capacità di trasformazione e pulizia che è meravigliosa. Una grande occasione, una nuova vita che si sta muovendo interiormente, fertile, ricca di possibilità nuove, un magma inquieto e al tempo stesso consapevole della sua potenza.

Buon Plenilunio in Toro, un Viaggio da cui torneremo trasformati completamente e in modo consapevole.

Un abbraccio.

Ross

Luna, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Sagittario: nuovi movimenti nel cuore

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La Luna piena in Sagittario avrà luogo il 17 giugno 2019 alle 10:31, coinvolgendo l’asse Gemelli/Sagittario a 25°53′, tra le case V e XI. Si richiama quindi la musica dell’Asse Ascendente/Discendente del tema di Plenilunio (vedi grafico), tra Leone e Aquario.

La lealtà inconscia al Sistema Famiglia spesso è un’arma a doppio taglio che, se da una parte ci garantisce un senso di appartenenza, dall’altra può allontanarci dalla nostra natura autentica. Questo Cielo ci esorta a riconnetterci con tale natura, forse scoprendo la nostra indole, i nostri desideri e le nostre speranze per la prima volta.

L’accento energetico dei cardini di questo Cielo è posto sui Segni di modalità fissa (Toro/Scorpione/Leone/Aquario), mentre la sfida solilunare si svolgerà sull’Asse mobile Gemelli/Sagittario, all’ingresso delle cuspidi di V e XI casa. Due compatte fazioni contrapposte popolano poi l’Asse V/XI: da una parte Marte/Mercurio e Nodo Nord in XI casa in Cancro e dall’altra i due big Saturno e Plutone, e il Nodo Sud in Capricorno e V casa. 

La vera indipendenza deriva dal conseguimento di un senso di libertà, strettamente connesso a quello di responsabilità. Proprio in questi giorni mi sono trovata nella condizione di dire ad una persona che non tutto dipende solo da noi ma anche da noi. In ogni situazione è necessario integrare un senso del limite, negli eventi che viviamo compartecipiamo energeticamente ed è sempre importante riconoscere la nostra quota di responsabilità. Ciò è necessario a trovare un orizzonte di senso anche dove sembra non ci sia e ad uscire dal senso di impotenza, trovando al contempo soluzioni per cambiare alcuni schemi automatici, gli stessi attraverso cui viviamo eventi simili più volte seppur con facce ed in contesti apparentemente diversi.

Allo stesso tempo i silenzi e i non detti vissuti ed introiettati all’interno del Sistema, il bagaglio di convinzioni educativo che abbiamo fatto entrare senza ragionevoli filtri discriminatori, ancora appesantiscono il nostro mondo comunicativo, troppo ricco di parole che ci arrecano solo un senso di disistima e dietro la disistima si nasconde la colpa.

In cosa ci sentiamo carenti? Chi non siamo riusciti a proteggere? Quali misteriose credenze autosabotanti si annidano in noi, frutto di un senso di colpa antico? 

Forse non abbiamo saputo rispettare il nostro ruolo di figli e ci siamo caricati delle responsabilità che non ci competevano, per alleviare ciò che veniva da noi percepito come una parte sacrificale, fragile e bisognosa dei nostri genitori. A nostra volta poi ripetiamo per lealtà questo schema con i nostri figli, in tal modo nel Sistema la memoria è relativa al disorientamento, non sappiamo qual è il nostro posto nella vita e, di conseguenza, continuiamo a vagare occupando posti che non ci competono alla ricerca di un’identità che non conosciamo

Spesso i non detti caricano le persone di sospetti e offrono spazio a fraintendimenti e pensieri proiettivi, questo deriva dall’aver vissuto in un Sistema Famiglia in cui c’erano ambivalenze nei messaggi, le parole dicevano una cosa diversa dai fatti e gli eventuali silenzi lasciavano lo spiraglio aperto ad ogni sorta di interpretazione. 

C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia

Se il silenzio dominava i presenti quando entravamo nelle stanze la memoria si è raggelata in una credenza come “C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia”. Adulti che trattano i bambini come se non avessero un’ anima, un sentire, un cuore, la giovane età non è  sintomo di stupidità, tutt’al più di purezza ed ingenuità. E’ pur vero che tutto questo può aver rappresentato la palestra che avevamo scelto per affinare l’intuizione e la ricettività, la sopravvivenza infatti dipendeva da quanto si riusciva a “leggere tra le righe” dei non detti e da quanto si riusciva a prevedere e “respirare gli ambienti” in modo da attuare la miglior strategia inconscia per difendersi. 

Ma l’abitudine a difendersi, l’aspettarsi sempre qualcosa dietro l’angolo che permea il sentire di molte persone attrae proprio questo. Dietro al bisogno di difendersi si cela la necessità di essere attaccati e spesso di contrattaccare attraverso la propria reazione.  Così, lungi dall’essere risolti, i conflitti tra le persone si accendono, nutriti da avventate incursioni alternate a rinunce nel muoversi, simulando un’eterna trincea.

C’è poi l’importante questione contemplata estesamente nelle Costellazioni Familiari del “movimento interrotto” verso i genitori, qualcosa che ha bloccato il naturale fluire dell’amore verso il genitoriale e ci ha congelato in una fase dove ci aspettiamo che sia sempre il genitore a dover venire verso di noi, mentre è esattamente il contrario. Ne ho sperimentato personalmente la potenza durante una giornata di Costellazione dedicata al lavoro, quando la Costellatrice prima di ogni cosa ci ha fatto lavorare a coppie sul movimento interrotto e, naturalmente, lo spostamento partiva dal figlio, non dal genitore.

Ho impiegato molti anni a rendermi conto che, se volevo aprirmi ad una vita diversa, dovevo lavorare interiormente per lasciar andare le aspettative, i giudizi, i crediti interiori che sentivo nei confronti dei miei genitori, questo lavoro ha caratterizzato molto tempo del mio vivere e continua a farlo quotidianamente. Cari Amici, il senso di irrequietudine interiore che proviamo in questi anni di intensi movimenti celesti ci invita a muoverci in un modo diverso all’interno di noi stessi, per creare un movimento diverso all’esterno nelle relazioni con gli altri.

Perché tutta questa arroganza? Tutto il pretendere dagli altri ciò che nemmeno noi sappiamo dare a noi stessi? Perché tanti giudizi e critiche sull’altrui operato e non siamo in grado di vedere ciò che si annida in noi? 

Muoversi nell’accoglienza delle emozioni non significa rimanere ibernati in uno stadio di vittimismo per manipolare gli altri, ma accettare di sciogliere i propri dolori interiori prendendosene la responsabilità, uscendo una volta per tutte dalla sterile energia del lamento o del rimpianto.

Al contempo potremmo sentire che dentro di noi vive qualcuno che ancora non conosciamo cui per molti anni non abbiamo dato voce, una parte di noi così desiderosa di pulizia e trasparenza da sembrare ingenua. Diamole calore e abbracciamola, non spaventiamocene reprimendola di nuovo, nutriamola di verità, la nostra finalmente. Iniziamo un viaggio di scoperta nelle nostre profondità dell’Essere, potremmo trovare delle risorse inaspettate che attendevano solo il tempo giusto per emergere.

Forse tutto questo ci allontanerà in parte dalla nostra famiglia, forse è ora di avventurarsi e salutare consapevolmente tutto ciò che finora ci ha trattenuto perché ne avevamo bisogno, per paura della nostra grandezza. Ora il tempo della rinascita è giunto ed è il momento di diventare finalmente quella meravigliosa, leggera ed avventurosa farfalla che tutti siamo…se solo lo vogliamo e siamo disposti a lasciar andare il bisogno di sicurezza, disposti a vivere fiutando ogni giorno quello che la vita ci offre.

Grandi abbracci a tutti e buon Viaggio!

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Scorpione: s-prigionare l’Amore

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La Luna piena in Scorpione avrà luogo il 18 maggio 2019 alle 23:12, coinvolgendo l’asse Toro/Scorpione a 27°38′, tra le case V e XI.

Ancora una volta si parla della necessità di confrontarsi interiormente sia con i valori che guidano il nostro ingresso nelle relazioni e sia con le sicurezze che cerchiamo negli altri. Sole e Luna si guarderanno dritti negli occhi, invitandoci ad un’ indagine interiore onesta e scevra da giudizi. Nelle retrovie in realtà si sta muovendo il confronto tra i due pianeti dispositori di Sole e Luna, Venere (dispositrice del Sole in Toro) e Plutone (dispositore della Luna in Scorpione), Maestri dell’asse Fondo Cielo/Medio Cielo.

Tale asse, aprendo le case IV/X, ci riconduce ad esplorare i modelli di attaccamento affettivi che abbiamo mantenuto in vita per lealtà alle nostre linee genealogiche. Alcune domande atte a favorire un processo introspettivo potrebbero esserci d’aiuto in questo intenso momento energetico in cui abbiamo occasione di svoltare definitivamente, complice la congiunzione tra Venere e Urano nella IV casa del grafico di Luna Piena.

In che modo il nostro modo di amare fino ad ora è stato legato alla sofferenza? Alla menzogna o alla necessità di tradire o essere traditi? La necessità di abbandonare o essere abbandonati ha costellato le nostre relazioni? Abbiamo confuso spesso amore e possesso? Amore e controllo? Ogni volta che abbiamo dato spazio a qualcuno nella nostra vita ci siamo annullati per paura dell’abbandono, abbandonando quindi noi stessi e i nostri bisogni?

Cari affettuosi lettori, spesso nutriamo un bisogno inconscio di appartenenza perché l’Essere Umano nasce essenzialmente per sentirsi parte di qualcosa, tuttavia antiche memorie genealogiche legate alla solitudine o al senso di isolamento sociale possono agire in noi co-creando con gli altri relazioni che portano a rivivere proprio ciò che ancestralmente abbiamo scelto di trasformare.

Come sapete, amo trasmettere la possibilità di agire in nome di una profonda trasmutazione esperienziale nelle nostre vite, in modo da riconoscere in noi i potenziali per poter scegliere in totale libertà la vita che desideriamo vivere, senza ripetere copioni in fotocopia e sterili riproposizioni del passato familiare.

Qual è la chiave? La consapevolezza e il potere dell’intenzione di volersi liberare dai pesi e fardelli, per poter viaggiare in leggerezza, proprio come una mongolfiera. Quando ci prepariamo per un viaggio cerchiamo di portare in valigia l’essenziale per i giorni lontano da casa, così la nostra vita può essere un viaggio il cui obiettivo è alleggerirsi il più possibile. Comprendiamo che si può attuare una rivoluzione nei valori che guidano le nostre relazioni spostando il focus per quanto riguarda gli obiettivi

A volte basta una parola di troppo e ci sentiamo immediatamente toccati interiormente, offesi dalle nostre stesse proiezioni attraverso cui filtriamo la nostra percezione dell’altro. Le relazioni smuovono territori interiori delicati e soggettivi, prova ne sia che ci si sente a proprio agio con alcune persone e non con altre; noi spesso descriviamo tutto ciò con frasi tipo “a pelle quella persona mi piace molto” o viceversa se sentiamo un’immediata avversione per qualcuno. Il luogo comune “la prima impressione è quella che conta” può essere invece molto fuorviante perché la prima impressione smuove l’istintualità viscerale, non si relaziona ad una ponderata conoscenza dell’altro e di noi stessi attraverso quella particolare relazione.

Per poter addivenire alla creazione di relazioni più libere, basate su un’affinità elettiva, bisogna innanzitutto lavorare per strutturare una miglior relazione con noi stessi, nell’accoglienza di tutte le parti che sentiamo manifestarsi in noi, anche quelle meno edificanti ma che ci descrivono molto su come siamo davvero e quindi ci s-velano con quali occhiali stiamo guardando il mondo.

E come quando liberiamo l’armadio dai vestiti ancora buoni ma che non indossiamo più, così possiamo fare spazio interiormente scegliendo di lasciar andare tutti i sentimenti, atteggiamenti, proiezioni automatiche che hanno fatto parte del nostro vissuto, con una funzionalità che ora si è conclusa. Prendere coscienza che qualsiasi frammento di vita ha avuto una precisa funzione per noi è la prima necessità per rendersi responsabili anche nel liberare un bagaglio interiore che ci pesa.

Non ci sono errori in ciò che viviamo e renderci consapevoli anche del fatto che abbiamo trattenuto a lungo una sofferenza, vivendo tanta solitudine per paura di esporci nelle nostre vulnerabilità può essere il trampolino di lancio per il cambiamento. Chiediamoci con tutta onestà a cosa ci sono state funzionali alcune emozioni di risentimento, ad esempio, che irretiscono ed imprigionano creando lacci energetici con l’altra persona al posto che liberare. 

Questa è la Luna che può portarci ad attraversare con consapevolezza il nostro vissuto relazionale, a partire dalla relazione con gli Archetipi genitoriali. Possiamo rapidamente ripercorrere le tappe delle relazioni importanti trovando un fil rouge comune, e scegliere consapevolmente di trasformare queste energie, liberando il nostro potenziale di amare dalla prigionia in cui lo abbiamo ibernato.

Lasciamo andare definitivamente le mancate aspettative verso i genitori, e così ci liberiamo dal sentirci in credito nei confronti degli altri per ciò che apparentemente non abbiamo ricevuto, quando invece abbiamo ricevuto perfettamente ciò che la nostra anima necessitava. Cerchiamo di armonizzare mente e cuore per perseguire relazioni gratificanti nel qui e ora, senza bisogno di imprigionarci in stereotipi su quello che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere.

E non cercando protezione la troveremo spontaneamente in noi stessi e la manifesteremo esteriormente in relazioni che ci faranno sentire al sicuro, proprio perché avremo lasciato andare il bisogno di sicurezza. Secondo le Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo infatti quando diventiamo ostinati e testardi carichiamo ciò che desideriamo di aspettative e ci attacchiamo al risultato, vedendo solo alcune vie di realizzazione dalla nostra prospettiva limitata. E’ il caso che si crea ogni volta che ci fissiamo nei confronti di una persona che “pensiamo” debba comportarsi nel modo che secondo noi è giusto o che possa cambiare secondo ciò che noi, come bambini capricciosi davanti un negozio di giocattoli, vorremmo. 

Quando accettiamo di liberarci dalle aspettative, e accogliamo la possibilità di fluire con l’energia del momento avendo consapevolezza che qualsiasi cosa si crei è un bene per noi e per la nostra evoluzione, comprendiamo anche che il tempo di maturazione degli eventi è fondamentale e che l’obiettivo non è quello di cambiare l’altro ma di s-cambiare con l’altro.

Come dice la parola stessa, lo s-cambio può avvenire solo rinunciando a voler cambiare l’altro.

C’è una bella differenza di energia, ci stiamo allora dirigendo verso un modo di amare libero perché adulto, finché ci sentiamo in credito di amore perché congelati ad una fase infantile irrisolta questo passaggio non può avvenire perché ci avvicineremo all’altro in modo manipolativo per ottenere quello che vogliamo, senza considerare i bisogni dell’altra persona.

Che cosa può sentire una persona ancora ferma a quella fase? Può sentirsi in diritto di avere ciò che sente esserle mancato e responsabilizzare l’altro di non esaudire le aspettative. O, dall’altra parte della medaglia, può sentire un tale senso di immeritatezza da temere di avvicinarsi agli altri per paura del rifiuto, co-creandolo. 

Questo è un tempo di crescita e trasformazione consapevole, un tempo di grande risveglio e alcuni nodi relazionali antichi possono venire al pettine. E’ un tempo in cui portare consapevolezza al fatto che trasformando ed elevando la propria Coscienza individuale liberandosi dagli irretimenti familiari possiamo davvero co-creare un nuovo paradigma sociale, maturo e consapevole, il famoso e agognato Mondo Migliore che tutti desideriamo preparare per i nostri figli e per le generazioni a venire. 

Una trasformazione consapevole per l’Albero genealogico che attraverso di noi può nutrirsi di linfa rinnovata dal fiorire di nuovi rami di luce e consapevolezza. Il passaggio è misterioso e avviene all’interno di noi stessi, Plutone dispone di questa Luna e le trasform-azioni catalizzate dal potere dell’intenzione sono radicali e profonde, smuovendo tanto della nostra interiorità. E’ un ottimo momento per lavorare attraverso una Costellazione Familiare e sono grata in questa vita di poter disporre di così tanti strumenti di crescita e consapevolezza.

Questa Luna Piena interesserà tutti noi ma in modo particolarmente sentito soprattutto le persone che hanno il Sole, l’Ascendente o altri pianeti agli ultimi gradi dei segni fissi (Toro/Leone/Scorpione/Aquario).

Auguro a tutti noi un felice alleggerimento attraverso un processo di liberazione, un vero e proprio decluttering interiore.

Un grandissimo, grato abbraccio

Rossana

Astrogenealogia, Luna, Movimenti celesti

Luna Nuova in Toro: il radicamento delle nuove sicurezze

La Luna Nuova di questo mese si formerà il giorno 5 maggio 2019 alle 0:45, a 14°10′ del segno del Toro, attivando l’asse astrogenealogico patrimoniale Toro/Scorpione. Saturno troneggia nel ruolo di Pianeta dispositore dell’Ascendente del tema di Luna Nuova (vedi grafico), l’asse relazionale si trova tra Capricorno e Cancro. La Luna quindi è Signora del Discendente, portale d’ingresso alla VII casa e al tema della relazione.

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Uno dei più grandi dilemmi dell’Essere Umano risiede nella ricerca di sicurezza, tutti abbiamo necessità di avere un punto fermo, almeno in un settore della nostra vita.

Da dove origina il bisogno di sicurezza?

Per i nostri Antenati i bisogni primari di sopravvivenza erano nell’occhio del ciclone tutti i giorni: dormire, mangiare, per noi sono ormai divenuti automatismi eppure poche volte ci soffermiamo sulla Gratitudine per il fatto di disporre di così tante opportunità. Nel momento in cui la caldaia si rompe o la lavatrice ci abbandona ci rendiamo conto di quanto è meraviglioso il comfort che possiamo utilizzare. Dentro di noi, tuttavia, si muovono le memorie che, viaggiando transgenerazionalmente  (in maniera tacita tra le generazioni), insinuano in noi la paura della perdita, e ci attacchiamo con le unghie e con i denti a ciò che possediamo, spesso identificandoci con esso.

Ci valutiamo allora per il nostro avere e non per il nostro essere, questo è un grande tranello del nostro tempo

Quando scegliamo una vita in cui lavorare la questione profonda dell’attaccamento, significa che faremo un lavoro trasform-attivo che coinvolgerà l’intero Sistema familiare. Potremmo allora nascere in una famiglia dove nell’immediato non siamo allattati in modo adeguato e ciò rievoca in noi le memorie di fame, sia materialmente intesa come assenza o carenza di cibo sostanzioso, sia di fame emotiva nel sentirsi trascurati ed abbandonati proprio nel momento in cui avevamo bisogno.

Ciò che viviamo in una fase precoce della nostra esistenza rimane segnato profondamente nelle nostre memorie cellulari, pronto a risvegliarsi al momento opportuno, quando età e strumenti a disposizione sono adatti alla trasformazione di questo importante ed inconscio ricordo.

Gli eventi della nostra vita si snodano allora in modo tale da condurci al nostro nodo gordiano, nodo da noi scelto in tempi remotamente anteriori e nascosto nei recessi della nostra cantina interiore, un’Ombra che risorge improvvisamente, un mostro che non ci aspettavamo di dover affrontare perché inconsapevoli di averlo chiuso a doppia mandata nell’armadio. 

Potremmo trovarci nella situazione in cui perdiamo contemporaneamente sia il lavoro che una relazione importante, e ci ritroviamo ad essere piccoli, indifesi e smarriti.

Urge allora un moto introspettivo, veniamo infatti bruscamente rispediti a noi stessi:

Quali sono le motivazioni reali che mi hanno spinto ad entrare in questa relazione? Reale interesse per l’altra persona o mera ricerca di accudimento e conforto per la paura della solitudine? Curiosità infantile o reale desiderio di conoscere e partecipare alla vita dell’Altro? Genuino interesse o finto compiacimento per paura di perdere l’altra persona e sprofondare nel buco nero della solitudine?

E anche per quanto riguarda il lavoro i quesiti interiori non mancano:

Mi sentivo soddisfatto facendo questo lavoro oppure lavoravo 10 ore al giorno elemosinando attenzione? Ci tenevo davvero a quella promozione oppure dovevo dimostrare al capo (genitore) quanto ero migliore del mio collega (fratello)? In che modo la mia presenza sul luogo di lavoro mi arricchiva interiormente? Forse che per sopravvivere dovevo indossare una maschera con cui mi ero eccessivamente identificato dimenticando chi sono davvero?

Il Novilunio in Toro avviene nella IV casa del grafico astrologico dedicato a questo momento, nel territorio più profondo del Tema quindi, dove ci riconnettiamo alle memorie della linea genealogica paterna, alle memorie della razza, del passato della nostra stirpe, dove le prime memorie affettive della nostra genealogia confluiscono in noi attraverso i primi momenti in cui abbiamo preso contatto col mondo del nutrimento, dove prestiamo lealtà a dei modelli familiari che ci garantiscono un senso di appartenenza al Sistema. Anche da adulti sentiamo spesso minacciata la nostra sicurezza, seppure essa sia fittizia e illusoria, come ci insegna il recente approdo di Urano nel segno del Toro, dove si tratterrà fino al 2026.

Il quinconce (150°) perfetto tra Marte in Gemelli e Plutone in Capricorno ci ricorda come quelle prime insicure memorie abbiano poi trovato convalida nel metodo educativo scolastico e nel nostro vissuto educativo e sociale di appartenenza, col risultato di rendere più radicate le nostre paure. E quando la paura impera, l’esplorazione spaventa e la chiusura nei propri (illusoriamente) rassicuranti confini sembra la soluzione più istintiva e sicura; il coraggio di Marte a poco serve senza quella vulcanica spinta interiore di determinazione consapevole veicolata da Plutone (e non a caso i due pianeti governano assieme i segni dell’Ariete e dello Scorpione, segni che tra di loro distano 150°formando un quinconce naturale).

Da questo punto di vista come possiamo allora rapportarci all’Altro, che necessariamente apporterebbe elementi nuovi ed imprevedibili al nostro sistema di valori, senza temerlo come un potenziale nemico?

Ecco il paradosso, la ricerca della relazione come bisogno di sopravvivenza per alienarsi dal senso di solitudine interiore versus la battaglia nei confronti del diverso che necessariamente ci metterebbe in condizione di doverci aprire in una maniera alternativa

Nella vita affettiva come nel lavoro tutto ciò che si crea è legato ai nostri vissuti familiari, anche se noi tendiamo a considerare la nostra vita a compartimenti stagni; in realtà viviamo un’unica versione di noi stessi in molti contesti, questa è la mia visione. La paura della perdita porta al trattenere al posto che allo sviluppo della capacità di fluire con il naturale divenire delle cose, siamo nel territorio dei segni fissi Toro/Scorpione. E tanto più abbiamo paura di perdere, tanto più ci attacchiamo a quel che abbiamo e spesso abbiamo bisogno di un transito privativo di Saturno che, togliendoci ciò in cui ci siamo totalmente identificati a livello materiale o affettivo, ci mette nella condizione di ricominciare da zero, revisionando necessariamente il nostro sistema di valori.

Quante volte infatti abbiamo pronunciato la frase

Ormai non ho nulla da perdere

In extremis risorgiamo dalle ceneri profondamente trasformati dopo che veniamo denudati di tutto, ma bisogna necessariamente arrivare a questo? Io ci sono passata, Saturno sapeva che la mia Luna in Capricorno avrebbe imparato a chiedere aiuto solo in un momento di prostrazione; è vero infatti che quando ci sentiamo trascurati in una fase precoce della nostra vita, la soluzione immediata è sopprimere i nostri bisogni imparando a non sentirli e tanto meno ad esprimere qualcosa che non sentiamo più, nell’illusorietà di una finta indipendenza che si nutre di tanta vulnerabilità nascosta e profonda insicurezza.

Eppure da quel momento in poi la mia vita ha preso una piega meravigliosa e totalmente inaspettata, proprio quando avevo affidato la mia vita a Qualcosa di più alto affinché io sia guidata non al recupero e al trattenimento di ciò che avevo perso, ma all’apertura a ricevere sostegno e ad imparare la lezione di umiltà che si nascondeva dietro a questa prova.

Questa Luna Nuova nel segno del Toro coinvolgerà in maniera più intensa le persone che hanno Pianeti o l’Ascendente a 14° circa di Toro, Scorpione, Leone, Aquario. Possono emergere alla luce antiche tematiche relative a come abbiamo vissuto le relazioni e all’esplorazione dei nostri meccanismi interiori che si attivano quando viviamo i distacchi; per le persone separate/divorziate forse è rimasto ancora qualcosa di interiormente non definito con sé stessi, questa è l’occasione per chiudere alcuni sipari.

La consapevolezza di questo momento riguardo al nostro sistema di valori e a quello che per noi rappresenta la sicurezza risulta fondamentale per poter fare quel balzo quantico trasformativo di elevazione della Coscienza in cui fidarsi delle proprie risorse interiori come fonte di rassicurazione interiore che nessuno può mettere a repentaglio. Si apre allora un paradigma relazionale completamente diverso dove la relazione può essere solo un arricchimento di qualcosa che già è ben radicato in noi, l’Amore di sé, unico presupposto per poter alimentare anche l’Amore per un’ altra persona.

Lungi dall’aspettarsi dagli altri nutrimento, conforto e rassicurazione, arrabbiandoci profondamente se questi bisogni rimangono inascoltati, impariamo allora a vedere l’apporto dell’altro come un’occasione di crescita per entrambi. Eccoci allora per la prima volta alle prese con un nuovo modo di entrare in relazione, sano e privo di aspettative o di incantesimi di breve durata, ma solo dopo aver sviluppato la capacità di nutrire noi stessi stimandoci e amandoci proprio per quello che siamo in questo momento e nulla più, senza sentirci in credito nei confronti della Vita stessa che ci ha messo davanti esattamente a ciò di cui avevamo bisogno per le nostre scelte di evoluzione.

Facciamo attenzione a fare un passaggio equilibrato e ad auto-osservarci: potremmo infatti in una prima fase, una volta compreso che siamo stati dipendenti dagli altri, proporci in modo eccessivamente e fittiziamente indipendente o arrogante per paura che vengano svelati i nostri lati deboli. Ciò equivale comunque ad indossare una nuova maschera, nuova ma pur sempre una maschera che ci allontana dal nostro centro.

E’ proprio una Luna adatta a seminare una nuova consapevolezza interiore, una centratura ed una capacità di nutrirsi di valori sani senza temere nulla da chi entra nel nostro mondo relazionale. E’ una Luna adatta a sentire di poter trasformare la propria vita affettiva e passare da una paurosa e limitante solitudine al darsi la possibilità di amare di nuovo senza temere di esporre all’altra persona anche i propri timori e le proprie vulnerabilità.

La Stella Sirio brilla nella VII casa nel grafico di Novilunio, proprio in congiunzione applicante al Nodo evolutivo Nord; ed è a partire dal viaggio di consapevolezza che Saturno e Plutone ci faranno fare attraverso lo spazio/tempo passato che potremo elaborare ancora un ulteriore maturo distacco dalle dinamiche familiari di privazione e sofferenza che ci hanno trattenuto in forme di lealtà familiare inconscia funzionali al mantenimento dello status quo.

E’ il momento di apertura a forme di Amore diverse e più evolute, lo auguro davvero a tutti con un grande abbraccio ❤

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Bilancia: l’abbandono delle aspettative

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 19 aprile 2019 alle 13:13, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 29°, proprio a ridosso del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo.

Per la seconda volta assistiamo al Plenilunio in Bilancia e veniamo rimessi a confronto con i temi inerenti la relazione, in particolar modo con gli irretimenti e le lealtà ai modelli sistemici di relazione e con la necessità di lasciarli andare ad un livello profondissimo.

La fine di una relazione sulla carta non ne decreta certamente la fine energetica, ci meravigliamo molto a volte di come riproponiamo in fotocopia alcuni modelli di relazione e non riusciamo ad uscire vittoriosi dagli insistenti quesiti interiori che eruttano dalle profondità delle viscere raggiungendo la nostra limitata mente.

Attraiamo lungo il nostro percorso le persone che, incrociando il cammino con il nostro (che sia per breve o lungo periodo), ci aiutano a salire i gradini della nostra evoluzione. Sebbene le facce cambino, non possono cambiare le dinamiche che emergono finché non riusciamo a vederle con la consapevolezza del cuore. In una Costellazione familiare è possibile portare luce ai modelli relazionali che hanno contraddistinto le coppie delle nostre linee genealogiche, e rendersi conto che spesse volte abbiamo prestato la nostra lealtà a pattern sistemici dolorosi.

Parlo di relazioni ad ampio raggio ma, a causa del maggior coinvolgimento emotivo, le relazioni di coppia sono il terreno più fertile all’emersione dei nodi irrisolti reciproci. Per i nostri Antenati la coppia rappresentava la sicurezza e, per lealtà familiare, potremmo aver co-creato relazioni che ci donavano sicurezza ma non amore, oppure amore ma impossibilità di strutturazione comune.

Ancora oggi potremmo chiederci in quale misura dentro di noi si agita il terrore della solitudine e la paura di non farcela contando unicamente sulle proprie risorse. 

La coppia può essere stata un canale attraverso cui sperimentare delle ambivalenze importanti tra la volontà di costruzione e la contemporanea necessità di libertà personale. In maniera frustrante potremmo, a causa dell’agito di questa antica memoria, aver vissuto il dolore di annullare noi stessi per preservare una relazione o l’istinto al violento distacco per difendere il nostro spazio. Ciò avviene se dentro di noi sentiamo che non abbiamo diritto ad uno spazio o meglio che il nostro spazio è di proprietà dell’altra persona, che detiene (per nostra libera concessione) il potere di darci o toglierci libertà. 

Antiche memorie di prigionia (non solo interiore ma anche fisica) determinate anche dal desiderio di protezione da parte dell’altro, possono aver contribuito al crearsi di una convinzione per cui l’amore è limitazione o gabbia.

E da una gabbia chi non vorrebbe uscire? In una gabbia chi vorrebbe entrare?

Grandi ideali, grandi aspettative e sogni sono stati nel passato la compensazione ideale a rapporti in realtà limitanti e, come un carcerato sogna prati verdi dove correre in libertà con la fantasia, anche noi, in preda a relazioni imprigionanti ci siamo avventurati a sognare migliori lidi relazionali. E quante volte sento questa frase: “Se lui/lei fosse cambiato, se fosse diverso…“.

Anch’ io sono stata parte della folta schiera di persone che hanno sperato nella comprensione e nel cambiamento di qualcun altro, finché mi sono resa conto che ero molto arrogante nel desiderare ciò, e che l’unica cosa che potevo fare era volgere gli occhi all’interno di me stessa iniziando dal mio personale percorso di rinnovamento e trasformazione.

Ho avuto bisogno di essere invisibile agli occhi degli altri per riuscire a vedere me stessa da sola, ogni persona che mi ha abbandonata mi ha rispedito a me stessa. Ho vissuto l’abbandono in varie forme e sotto tantissime sfumature ed era una palestra funzionale affinché oggi  io possa comprendere con tutta me stessa le persone che si sentono abbandonate e vivono dei vuoti incredibili; qualcuno mi disse “è il lavoro di una vita” e forse di più vite, io porto nel mio cuore questa particolare vulnerabilità, sensibilità che mi avvicina empaticamente al mio prossimo e che personalmente mi fa visita tutti i giorni.

Un ricordo, un pensiero, una frase di un certo tipo, una parola impropria, una mancata telefonata ci riporta spesso al centro della nostra particolare fragilità di piccoli Esseri Umani che desiderano Amore senza sapere mai bene cosa sia. Per realizzarci come persone libere non possiamo fuggire dalle nostre paure o dalle nostre piccole imperfezioni indossando una maschera di finta indipendenza, di finta autosufficienza di uomini o donne che “non devono chiedere mai” (credo fossero le parole della pubblicità di un profumo da uomo).

Sapete cosa ho imparato? Ci vuole il coraggio di vedere fino in fondo la realtà delle cose per come si presenta, senza indulgere in idealizzazioni, illusioni o aspettative; siamo tutti piccoli di fronte alle sfide della vita e contemporaneamente siamo tutti estremamente  capaci di affrontare qualsiasi percorso e diventare sempre più forti proprio attraverso le prove che come indomiti guerrieri abbiamo affrontato.

E’ ciò che si chiama resilienza.

E’ anche la saggia capacità che deriva dall’esperienza di vedere e riconoscere con umiltà i nostri limiti senza bisogno di fustigarci, ma anche senza il bisogno di mostrarci diversi per dimostrare che siamo indistruttibili. 

Mercurio, appena entrato in Ariete dopo i mesi dell’anello di sosta in Pesci, ci invita a non temere di crescere e diventare adulti. Anche un adulto sente delle fragilità, ha delle ferite di battaglia che, lungi dall’ indebolirlo, ne hanno plasmato la forza. Forse che a volte ci nascondiamo dietro il bisogno di una relazione perché sentendoci dipendenti da qualcun altro abbiamo l’alibi per trattenerci in una comfort zone infantile

Cari Amici, siamo alla resa dei conti, tutto deve essere visto in tutto e con tutto proprio come si dice durante le Costellazioni. E’ il tempo di ringraziare, di essere fieri anche delle nostre battaglie perse perché, come diceva mio padre, “una battaglia persa non è la guerra persa”. Non possiamo più nascondere la nostra polvere interiore sotto il tappeto, sebbene forse basta ancora un’ultima coraggiosa spazzatina agli angoli più nascosti della nostra interiorità. Venere a fine Pesci chiude un ciclo di relazioni, tutti i modelli di sofferenza e sacrificio possono essere risanati una volte per tutte per aprirsi consapevolmente alla felicità e soddisfazione che tutti meritiamo.

Essere gli apripista genealogici di un modello di relazione soddisfacente si può, portando gli Antenati dietro di noi, con noi, esultanti per i nostri successi, onorando la vita che ci hanno preziosamente donato.

Vi abbraccio forte, come sempre grata a voi che dedicate attenzione alla lettura di queste righe, attraverso cui il mio cuore desidera comunicare con il vostro.

Un abbraccio e un augurio di buona rinascita, Pasqua è alle porte.

Rossana Strika

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Movimenti celesti

Me l’avevi promesso!Giove torna indietro

Castello, Amore, Ponte, Castelli, Lucchetto, Recinto

Avrei voluto scrivere un semplice post su Facebook, eppure la tematica di cui desidero oggi farmi portavoce richiedeva più spazio e tempo di espressione.

Giove oggi alle 19.02 innesta la retromarcia dopo essersi fermato per invertire la rotta, facendo una stazione a 24° del Sagittario. Tornerà diretto il giorno 11 agosto.

E’ tempo di ripensamenti e, approfittando del sestile di Mercurio e Plutone tra Pesci e Capricorno e della congiunzione tra Venere e Nettuno in Pesci, proprio ieri ho lavorato profondamente ricevendo una Costellazione familiare individuale. Senza entrare nelle mie dinamiche personali, voglio condividere con voi un tema alquanto delicato e scottante emerso durante questo incontro, e caro a Giove: quello delle promesse.

Inconsciamente ed in totale buona fede spesso promettiamo cose che non potremo mantenere, senza una deliberata volontà di ingannare l’altro, anzi. Energeticamente, anche se non sempre verbalmente, chiediamo all’altro di darci qualcosa di cui siamo desiderosi e l’altra anima, che ci ama tantissimo ad altri livelli, ce la promette alimentando in noi una grande speranza e aspettativa. Investiamo l’altro di un così grande potere e di un’altrettanto importante responsabilità perché sentiamo che con lei/lui tutto diventa possibile. Ma, sempre dal punto di vista delle vibrazioni sottili, l’altra persona pur essendo razionalmente disposta a fare del tutto per la nostra felicità, ha delle lealtà familiari più grandi di lei cui non riesce a sottrarsi e quindi ci promette cose che non potrebbe mai darci, creando in noi una grande illusione.

Ovviamente nessuno è vittima di nessuno, ci sono accordi tra anime e chi chiede è inconsapevole sia di quello che sta chiedendo e sia del fatto che nessuno può colmare vuoti o dispiaceri che vanno affrontati individualmente. Al momento in cui ci si rende conto dell’impossibilità di realizzazione concreta, la delusione è profonda e, dipendentemente dall’investimento emotivo e dal processo di identificazione e di attaccamento a quel risultato, l’intera struttura della nostra identità subisce un crollo: non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, assistiamo solamente all’inesorabile crollo delle aspettative chiedendoci cosa o dove abbiamo sbagliato. In quel momento ci viene spesso spontaneo rivolgere gli occhi al cielo e volgere questa domanda a Qualcuno più grande di noi, da questo punto di vista le grandi delusioni sono a volte il portale che scegliamo per connetterci al Divino.

“Me l’avevi promesso” è una frase che almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato o ci hanno detto; questa frase tuona imperiosa nei cuori delusi

La dinamica illusione/delusione è tipicamente qualcosa di alternativamente agito e subito, tutti abbiamo illuso e ci siamo sentiti delusi. Istintivamente di primo acchito ci si sente vittime, subito dopo invece va ripreso contatto con la consapevolezza della propria compartecipazione all’accaduto, al senso di responsabilità personale. Se è vero infatti che la promessa non ha potuto essere mantenuta, è anche vero che era necessario per il nostro percorso di evoluzione confrontarsi con la possibilità che le promesse non sempre possano essere mantenute e, ripeto, dietro non c’è sempre malafede o inaffidabilità. Tuttavia è possibile, soprattutto dopo una grande delusione, attrarre nella propria vita persone inaffidabili, se in conseguenza all’esperienza delusiva si è formata  la convinzione interiore che il mondo è ingannevole e che le persone promettono e poi non mantengono, oppure se abbiamo bisogno di stazionare per un certo tempo nel ruolo di vittima nel crudele mondo degli ingannatori. 

Tutte le promesse appartengono al “mondo degli uomini” e non a quello dello spirito, sicché alcune promesse che onorano il mondo degli uomini ad un certo punto vanno sciolte quando confliggono con la nostra esperienza di crescita e scopo spirituale della nostra incarnazione. Il lasciare certe situazioni viene vissuto molto spesso come un passaggio obbligato che ci crea dolore e possiamo restare agganciati a quel dolore e a quel rimpianto per moltissimo tempo. Un passaggio importante è anche quello di perdonare sé stessi per non essere stati in grado di onorare una promessa fino in fondo, ad un certo punto la chiamata dal mondo dello spirito risulta essere più forte, è una sveglia alla quale non ci si sottrae pena lo snaturarsi della propria essenza e la malattia.

Quanti dolori e sofferenze si risparmierebbero se non ci attaccassimo così violentemente a ciò che promettiamo o che ci viene promesso nel mondo degli uomini. Onorare il mondo dello spirito è il viaggio di tutti noi, anime in un corpo fisico e la malattia altro non è che una disarmonia, un non allineamento con la nostra essenza spirituale. Nel mondo dell’apparenza le cose assumono un significato nebuloso ben diverso dalla reale sostanza delle cose, basti pensare a tutte le volte che ci facciamo ingannare da ciò che vediamo esternamente e successivamente scopriamo del marciume all’interno. 

Si rende necessario un ampliamento di visione ed un cambio di prospettiva per quanto riguarda gli accadimenti nelle nostre vite, un buon esercizio può essere quello di farlo in via retrospettiva analizzando, con la chiarezza che deriva dall’acquisizione dell’esperienza, cosa ci hanno insegnato le sfide che abbiamo affrontato. 

Cosa ho imparato da questo insuccesso? In che modo la fine (o l’inizio) di una relazione importante hanno segnato un punto di svolta per me?

Cerchiamo di farlo con la maggior obiettività possibile, uscendo da ciò che appariva per entrare in ciò che è stato il nostro apprendimento e portiamone consapevolezza. Ci renderemo conto che nessun tassello di vita è stato inutile e che spesso la mancata realizzazione di qualcosa (fors’ anche attraverso il mancato mantenimento di promesse di qualcuno) è stata una grande benedizione.

Se ciò è avvenuto in passato e ce ne rendiamo conto ora, guardando indietro, questo può avvenire anche nel presente e in futuro, sviluppando la capacità di affidarsi ad un disegno più grande di noi e alla consapevolezza che i tempi dell’anima non sono quelli fisici.

Un altro esercizio pratico per creare una visione divergente è quello di provare a uscire da proverbi e luoghi comuni che incatenano più che liberare e che sono entrati prepotentemente nella nostra interiorità senza la possibilità di essere filtrati con discernimento, proprio perché di antica memoria di condizionamento educativo familiare. Ad esempio la frase “ogni promessa è un debito” è un gancio delusivo e costrittivo assicurato. Nessuna promessa è un debito perché presupporrebbe che dall’altra parte sussistesse un credito, mentre c’è uno scambio energetico animico tra i due o più partecipanti, un accordo energetico che mira all’evoluzione delle parti

Frasi di questo tipo inoltre agganciano al sentirsi perennemente delusi nelle aspettative, a partire da quella grande promessa non mantenuta. Non c’è bisogno di promettere nulla, ogni giorno nel qui e ora viviamo in una costante ed eterna interconnessione d’amore, ad altri livelli siamo comunque tutti insieme anche con le persone che sono state deludenti o a cui noi, consapevolmente o no, abbiamo mentito. E non c’è bisogno di aspettarsi nulla quando comprendiamo che l’unica molla per disattivare questo meccanismo fatto di illusioni e delusioni, è sviluppare gratitudine per ogni piccolo momento che le persone ci donano, senza dare nulla per scontato.

Rimanere agganciati alle mancate promesse ci mantiene in uno stato di impotenza e vittimismo, prolungando senza fine la catena delle delusioni senza mai darci il permesso di vivere davvero. Nel lavoro delle Costellazioni si possono vedere queste preziosità e lasciare andare davvero moltissimo dolore.

Un abbraccio

Ross 

Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Vergine: l’ordinario contatto con lo stra-ordinario

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La Luna piena in Vergine avrà luogo il 19 febbraio 2019 alle 16:54, coinvolgendo l’asse Vergine/Pesci a 0°42′, tra la I e la VII casa. Come lo scorso Plenilunio è coinvolto l’asse relazionale e, in ulteriore richiamo, l’asse Ascendente/Discendente si posiziona tra Leone e Aquario. Stavolta la Luna è il Pianeta Singleton di emisfero sinistro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla sinistra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, quasi a voler riequilibrare la sua posizione Singleton di emisfero destro dello scorso Plenilunio eclissato in Leone.

L’asse Fondo Cielo/Medio Cielo  tra Scorpione e Toro si manifesta attraverso la congiunzione dei suoi pianeti dispositori (Plutone e Venere) in casa V. E’ interessante visualizzare Venere, dispositrice del Medio Cielo in “encadrement” (cioè racchiusa tra due pianeti), in congiunzione separativa a Saturno, pianeta dispositore della VI casa e in congiunzione applicativa a Plutone, pianeta dispositore del Fondo Cielo.

La Luna è il primo pianeta che incontriamo dopo l’Ascendente, si tratta di una Luna mercuriale, curiosa ed analitica ma sofferente dell’eterno confronto con la propria presunta imperfezione attraverso il paragonarsi agli altri.  

Venere in Capricorno è legata anche ai nostri valori più profondi, la cui profonda affermazione è importante nel vivere le nostre relazioni. Venere si trova in V casa, tradizionalmente considerata una casa legata al senso di identità personale e l’Ascendente Leone di questo Cielo convalida la necessità di vivere coerentemente ai propri valori, pur uscendo da un’eccessiva rigidità e rimanendo aperti alla trasformazione degli stessi.

Diventa allora fondamentale il contributo delle altre persone, nella relazione possiamo rimanere flessibili ed aperti anche alla validità di altri punti di vista diversi dal nostro. Spesso ci hanno insegnato a difendere le nostre idee e tutto ciò ha creato in noi la credenza di vivere in un mondo costellato da presunti nemici, perché mai infatti dovremmo difendere qualcosa se non ci percepissimo attaccati?

Cosa rappresenta allora il diverso per noi? Un attacco o la ricchezza di una prospettiva diversa? Questione di flessibilità. Oppure c’è anche il lato opposto della medaglia, il non avere nessuna o quasi fiducia nelle proprie opinioni e sentirsi come foglie al vento spazzate in un soffio da qualcuno che, in apparenza più motivato di noi, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa perché noi stessi glielo permettiamo.

Il tutto parte dall’eterna ricerca del Divino che a tutti appartiene, c’è chi lo trova solo in sé e sente a suo modo  di difenderne la preziosità irrigidendosi sulle sue posizioni (divine e quindi inconfutabili), ergendosi a detentore della Verità e c’è chi divinizza gli altri sentendosi sempre inferiore ed inadeguato rispetto a qualunque chiacchiera di corridoio, influenzabile ed estremamente poroso rispetto alle opinioni o agli insegnamenti respirati in certi ambienti.  

Siamo in questa energia chiamati a riconnetterci ad un necessario riequilibrio della figura del Padre. Chi è il Padre? Per ciascuno di noi la risposta sarà diversa, ma tutti noi pur inconsciamente lo cerchiamo. Cerchiamo maldestramente di conoscerlo, di rappresentarlo in qualche modo, di proiettarlo negli altri. Per qualcuno è l’Onnipotente rispetto a cui sentirsi piccolo e a cui chiedere protezione attraverso il buon comportamento e questa è l’immagine che le religioni hanno cercato di dogmatizzare. Attraverso la filosofia new age invece si è cercato di detronizzare questa figura attraverso la diffusione del sentirsi Creatori della propria vita, totali responsabili in qualità di Scintille Divine.

Forse, a mia visione, c’è bisogno di una terza posizione, un equilibrio tra le due estremistiche visioni. E’ forse un momento in cui accettare il disorientamento che deriva dalla comprensione che l’Essere Umano, pur essendo Scintilla Divina, è incarnato nella materia e come tale soggetto ai saturnini limiti dell’umana incarnazione. In quei momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile e non troviamo una via d’uscita ad una situazione o un problema di qualsiasi tipo che riguardi la nostra quotidianità, bisogna imparare ad affidarsi a Qualcuno di più grande.

E’ il momento in cui umilmente dichiarare: “Sono al servizio”, farsi da parte, essere solo uno strumento nei luoghi, modi e tempi giusti e non sempre giusti per come noi vorremmo o avremmo pensato in preda ai nostri deliri di onnipotenza.

Materializzare la spiritualità vuol dire trovare il Padre in ogni cosa che accade, il senso più alto della difficoltà, è contemporaneamente anche la guarigione della ferita di inadeguatezza espressa dal Quinconce perfetto tra Luna e Chirone, appena entrato in Ariete, ci vuol coraggio a riconoscere di esser arrivati fino ad un certo punto e poi uscire da tutte le illusioni e le aspettative, ci vuol la grandezza dell’umiltà.

Trovare il Padre in ogni cosa vuol dire contemporaneamente anche vedere la perfezione nella propria imperfetta umanità, e accogliere il Padre anche se abbiamo fatto esperienza dell’assenza o del tradimento del Padre terreno, vuol dire recuperare il rapporto col Padre ad un livello più alto, pur se il Padre terreno se n’è andato o è morto presto per cui ci siamo sentiti senza un Padre.

E’ troppo semplicistico, soprattutto per noi donne, dire che nella relazione con l’uomo cerchiamo il Padre, perché questa ricerca è indipendente dal genere sessuale, anche l’uomo cerca il Padre, tutti lo cerchiamo ed è sulla base di questa ricerca che originano le illusioni, le divinizzazioni degli altri, sull’attribuzione ad un altro essere umano di qualità divine. Ma sono qualità che tutti abbiamo, il problema delle dipendenze emotive è il sentire che l’altro le ha mentre tu te ne senti privo, e sentire che per te l’approvazione di quella persona è importante come quella che cerchiamo costantemente dal Padre.

Cari Amici di questo spazio, affettuosi lettori, abbiamo tutti nostalgia di Casa, di quel Luogo in cui tutto è perfetto, nessuno è inferiore a nessuno, tutto si fonde con tutto e in fondo al nostro cuore, tutti portiamo la lealtà scissa dell’Antenato emigrato, perché tutti nell’incarnazione rappresentiamo il viaggiatore in territorio straniero; questo mese il bagaglio in dotazione rappresentato dalla Luna in Vergine ci invita a riconnetterci ai segnali che ci invia il nostro corpo fisico, territorio di espressione emozionale.

Accettiamo i limiti dell’incarnazione, consapevoli che la perfezione risiede in ogni dettaglio, anche in quei momenti in cui ci chiediamo smarriti e disorientati quale sia la nostra strada e chiediamo che le nostre Guide ci supportino. Ad un certo punto del cammino infatti la richiesta verticale è l’unica via possibile, quando i sostegni terreni sembrano vacillare, quando sentiamo di non poter condividere tutto con i nostri simili, anch’essi impegnati nel loro viaggio ognuno con le proprie risorse.

La nostalgia di Casa è forte eppure ci siamo incarnati per ben precisi motivi e certamente dobbiamo procedere malgrado paure ed ostacoli, io auguro a voi e a me stessa di accogliere la preziosità del quotidiano come dono e manifestazione del Divino, la giusta umiltà che non è inadeguatezza, il giusto equilibrio tra le esigenze del nostro Sé interiore e la fragilità del nostro sentirci umani.

Un abbraccio 

Ross