Luna, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Sagittario: nuovi movimenti nel cuore

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La Luna piena in Sagittario avrà luogo il 17 giugno 2019 alle 10:31, coinvolgendo l’asse Gemelli/Sagittario a 25°53′, tra le case V e XI. Si richiama quindi la musica dell’Asse Ascendente/Discendente del tema di Plenilunio (vedi grafico), tra Leone e Aquario.

La lealtà inconscia al Sistema Famiglia spesso è un’arma a doppio taglio che, se da una parte ci garantisce un senso di appartenenza, dall’altra può allontanarci dalla nostra natura autentica. Questo Cielo ci esorta a riconnetterci con tale natura, forse scoprendo la nostra indole, i nostri desideri e le nostre speranze per la prima volta.

L’accento energetico dei cardini di questo Cielo è posto sui Segni di modalità fissa (Toro/Scorpione/Leone/Aquario), mentre la sfida solilunare si svolgerà sull’Asse mobile Gemelli/Sagittario, all’ingresso delle cuspidi di V e XI casa. Due compatte fazioni contrapposte popolano poi l’Asse V/XI: da una parte Marte/Mercurio e Nodo Nord in XI casa in Cancro e dall’altra i due big Saturno e Plutone, e il Nodo Sud in Capricorno e V casa. 

La vera indipendenza deriva dal conseguimento di un senso di libertà, strettamente connesso a quello di responsabilità. Proprio in questi giorni mi sono trovata nella condizione di dire ad una persona che non tutto dipende solo da noi ma anche da noi. In ogni situazione è necessario integrare un senso del limite, negli eventi che viviamo compartecipiamo energeticamente ed è sempre importante riconoscere la nostra quota di responsabilità. Ciò è necessario a trovare un orizzonte di senso anche dove sembra non ci sia e ad uscire dal senso di impotenza, trovando al contempo soluzioni per cambiare alcuni schemi automatici, gli stessi attraverso cui viviamo eventi simili più volte seppur con facce ed in contesti apparentemente diversi.

Allo stesso tempo i silenzi e i non detti vissuti ed introiettati all’interno del Sistema, il bagaglio di convinzioni educativo che abbiamo fatto entrare senza ragionevoli filtri discriminatori, ancora appesantiscono il nostro mondo comunicativo, troppo ricco di parole che ci arrecano solo un senso di disistima e dietro la disistima si nasconde la colpa.

In cosa ci sentiamo carenti? Chi non siamo riusciti a proteggere? Quali misteriose credenze autosabotanti si annidano in noi, frutto di un senso di colpa antico? 

Forse non abbiamo saputo rispettare il nostro ruolo di figli e ci siamo caricati delle responsabilità che non ci competevano, per alleviare ciò che veniva da noi percepito come una parte sacrificale, fragile e bisognosa dei nostri genitori. A nostra volta poi ripetiamo per lealtà questo schema con i nostri figli, in tal modo nel Sistema la memoria è relativa al disorientamento, non sappiamo qual è il nostro posto nella vita e, di conseguenza, continuiamo a vagare occupando posti che non ci competono alla ricerca di un’identità che non conosciamo

Spesso i non detti caricano le persone di sospetti e offrono spazio a fraintendimenti e pensieri proiettivi, questo deriva dall’aver vissuto in un Sistema Famiglia in cui c’erano ambivalenze nei messaggi, le parole dicevano una cosa diversa dai fatti e gli eventuali silenzi lasciavano lo spiraglio aperto ad ogni sorta di interpretazione. 

C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia

Se il silenzio dominava i presenti quando entravamo nelle stanze la memoria si è raggelata in una credenza come “C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia”. Adulti che trattano i bambini come se non avessero un’ anima, un sentire, un cuore, la giovane età non è  sintomo di stupidità, tutt’al più di purezza ed ingenuità. E’ pur vero che tutto questo può aver rappresentato la palestra che avevamo scelto per affinare l’intuizione e la ricettività, la sopravvivenza infatti dipendeva da quanto si riusciva a “leggere tra le righe” dei non detti e da quanto si riusciva a prevedere e “respirare gli ambienti” in modo da attuare la miglior strategia inconscia per difendersi. 

Ma l’abitudine a difendersi, l’aspettarsi sempre qualcosa dietro l’angolo che permea il sentire di molte persone attrae proprio questo. Dietro al bisogno di difendersi si cela la necessità di essere attaccati e spesso di contrattaccare attraverso la propria reazione.  Così, lungi dall’essere risolti, i conflitti tra le persone si accendono, nutriti da avventate incursioni alternate a rinunce nel muoversi, simulando un’eterna trincea.

C’è poi l’importante questione contemplata estesamente nelle Costellazioni Familiari del “movimento interrotto” verso i genitori, qualcosa che ha bloccato il naturale fluire dell’amore verso il genitoriale e ci ha congelato in una fase dove ci aspettiamo che sia sempre il genitore a dover venire verso di noi, mentre è esattamente il contrario. Ne ho sperimentato personalmente la potenza durante una giornata di Costellazione dedicata al lavoro, quando la Costellatrice prima di ogni cosa ci ha fatto lavorare a coppie sul movimento interrotto e, naturalmente, lo spostamento partiva dal figlio, non dal genitore.

Ho impiegato molti anni a rendermi conto che, se volevo aprirmi ad una vita diversa, dovevo lavorare interiormente per lasciar andare le aspettative, i giudizi, i crediti interiori che sentivo nei confronti dei miei genitori, questo lavoro ha caratterizzato molto tempo del mio vivere e continua a farlo quotidianamente. Cari Amici, il senso di irrequietudine interiore che proviamo in questi anni di intensi movimenti celesti ci invita a muoverci in un modo diverso all’interno di noi stessi, per creare un movimento diverso all’esterno nelle relazioni con gli altri.

Perché tutta questa arroganza? Tutto il pretendere dagli altri ciò che nemmeno noi sappiamo dare a noi stessi? Perché tanti giudizi e critiche sull’altrui operato e non siamo in grado di vedere ciò che si annida in noi? 

Muoversi nell’accoglienza delle emozioni non significa rimanere ibernati in uno stadio di vittimismo per manipolare gli altri, ma accettare di sciogliere i propri dolori interiori prendendosene la responsabilità, uscendo una volta per tutte dalla sterile energia del lamento o del rimpianto.

Al contempo potremmo sentire che dentro di noi vive qualcuno che ancora non conosciamo cui per molti anni non abbiamo dato voce, una parte di noi così desiderosa di pulizia e trasparenza da sembrare ingenua. Diamole calore e abbracciamola, non spaventiamocene reprimendola di nuovo, nutriamola di verità, la nostra finalmente. Iniziamo un viaggio di scoperta nelle nostre profondità dell’Essere, potremmo trovare delle risorse inaspettate che attendevano solo il tempo giusto per emergere.

Forse tutto questo ci allontanerà in parte dalla nostra famiglia, forse è ora di avventurarsi e salutare consapevolmente tutto ciò che finora ci ha trattenuto perché ne avevamo bisogno, per paura della nostra grandezza. Ora il tempo della rinascita è giunto ed è il momento di diventare finalmente quella meravigliosa, leggera ed avventurosa farfalla che tutti siamo…se solo lo vogliamo e siamo disposti a lasciar andare il bisogno di sicurezza, disposti a vivere fiutando ogni giorno quello che la vita ci offre.

Grandi abbracci a tutti e buon Viaggio!

Ross

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Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Scorpione: s-prigionare l’Amore

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La Luna piena in Scorpione avrà luogo il 18 maggio 2019 alle 23:12, coinvolgendo l’asse Toro/Scorpione a 27°38′, tra le case V e XI.

Ancora una volta si parla della necessità di confrontarsi interiormente sia con i valori che guidano il nostro ingresso nelle relazioni e sia con le sicurezze che cerchiamo negli altri. Sole e Luna si guarderanno dritti negli occhi, invitandoci ad un’ indagine interiore onesta e scevra da giudizi. Nelle retrovie in realtà si sta muovendo il confronto tra i due pianeti dispositori di Sole e Luna, Venere (dispositrice del Sole in Toro) e Plutone (dispositore della Luna in Scorpione), Maestri dell’asse Fondo Cielo/Medio Cielo.

Tale asse, aprendo le case IV/X, ci riconduce ad esplorare i modelli di attaccamento affettivi che abbiamo mantenuto in vita per lealtà alle nostre linee genealogiche. Alcune domande atte a favorire un processo introspettivo potrebbero esserci d’aiuto in questo intenso momento energetico in cui abbiamo occasione di svoltare definitivamente, complice la congiunzione tra Venere e Urano nella IV casa del grafico di Luna Piena.

In che modo il nostro modo di amare fino ad ora è stato legato alla sofferenza? Alla menzogna o alla necessità di tradire o essere traditi? La necessità di abbandonare o essere abbandonati ha costellato le nostre relazioni? Abbiamo confuso spesso amore e possesso? Amore e controllo? Ogni volta che abbiamo dato spazio a qualcuno nella nostra vita ci siamo annullati per paura dell’abbandono, abbandonando quindi noi stessi e i nostri bisogni?

Cari affettuosi lettori, spesso nutriamo un bisogno inconscio di appartenenza perché l’Essere Umano nasce essenzialmente per sentirsi parte di qualcosa, tuttavia antiche memorie genealogiche legate alla solitudine o al senso di isolamento sociale possono agire in noi co-creando con gli altri relazioni che portano a rivivere proprio ciò che ancestralmente abbiamo scelto di trasformare.

Come sapete, amo trasmettere la possibilità di agire in nome di una profonda trasmutazione esperienziale nelle nostre vite, in modo da riconoscere in noi i potenziali per poter scegliere in totale libertà la vita che desideriamo vivere, senza ripetere copioni in fotocopia e sterili riproposizioni del passato familiare.

Qual è la chiave? La consapevolezza e il potere dell’intenzione di volersi liberare dai pesi e fardelli, per poter viaggiare in leggerezza, proprio come una mongolfiera. Quando ci prepariamo per un viaggio cerchiamo di portare in valigia l’essenziale per i giorni lontano da casa, così la nostra vita può essere un viaggio il cui obiettivo è alleggerirsi il più possibile. Comprendiamo che si può attuare una rivoluzione nei valori che guidano le nostre relazioni spostando il focus per quanto riguarda gli obiettivi

A volte basta una parola di troppo e ci sentiamo immediatamente toccati interiormente, offesi dalle nostre stesse proiezioni attraverso cui filtriamo la nostra percezione dell’altro. Le relazioni smuovono territori interiori delicati e soggettivi, prova ne sia che ci si sente a proprio agio con alcune persone e non con altre; noi spesso descriviamo tutto ciò con frasi tipo “a pelle quella persona mi piace molto” o viceversa se sentiamo un’immediata avversione per qualcuno. Il luogo comune “la prima impressione è quella che conta” può essere invece molto fuorviante perché la prima impressione smuove l’istintualità viscerale, non si relaziona ad una ponderata conoscenza dell’altro e di noi stessi attraverso quella particolare relazione.

Per poter addivenire alla creazione di relazioni più libere, basate su un’affinità elettiva, bisogna innanzitutto lavorare per strutturare una miglior relazione con noi stessi, nell’accoglienza di tutte le parti che sentiamo manifestarsi in noi, anche quelle meno edificanti ma che ci descrivono molto su come siamo davvero e quindi ci s-velano con quali occhiali stiamo guardando il mondo.

E come quando liberiamo l’armadio dai vestiti ancora buoni ma che non indossiamo più, così possiamo fare spazio interiormente scegliendo di lasciar andare tutti i sentimenti, atteggiamenti, proiezioni automatiche che hanno fatto parte del nostro vissuto, con una funzionalità che ora si è conclusa. Prendere coscienza che qualsiasi frammento di vita ha avuto una precisa funzione per noi è la prima necessità per rendersi responsabili anche nel liberare un bagaglio interiore che ci pesa.

Non ci sono errori in ciò che viviamo e renderci consapevoli anche del fatto che abbiamo trattenuto a lungo una sofferenza, vivendo tanta solitudine per paura di esporci nelle nostre vulnerabilità può essere il trampolino di lancio per il cambiamento. Chiediamoci con tutta onestà a cosa ci sono state funzionali alcune emozioni di risentimento, ad esempio, che irretiscono ed imprigionano creando lacci energetici con l’altra persona al posto che liberare. 

Questa è la Luna che può portarci ad attraversare con consapevolezza il nostro vissuto relazionale, a partire dalla relazione con gli Archetipi genitoriali. Possiamo rapidamente ripercorrere le tappe delle relazioni importanti trovando un fil rouge comune, e scegliere consapevolmente di trasformare queste energie, liberando il nostro potenziale di amare dalla prigionia in cui lo abbiamo ibernato.

Lasciamo andare definitivamente le mancate aspettative verso i genitori, e così ci liberiamo dal sentirci in credito nei confronti degli altri per ciò che apparentemente non abbiamo ricevuto, quando invece abbiamo ricevuto perfettamente ciò che la nostra anima necessitava. Cerchiamo di armonizzare mente e cuore per perseguire relazioni gratificanti nel qui e ora, senza bisogno di imprigionarci in stereotipi su quello che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere.

E non cercando protezione la troveremo spontaneamente in noi stessi e la manifesteremo esteriormente in relazioni che ci faranno sentire al sicuro, proprio perché avremo lasciato andare il bisogno di sicurezza. Secondo le Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo infatti quando diventiamo ostinati e testardi carichiamo ciò che desideriamo di aspettative e ci attacchiamo al risultato, vedendo solo alcune vie di realizzazione dalla nostra prospettiva limitata. E’ il caso che si crea ogni volta che ci fissiamo nei confronti di una persona che “pensiamo” debba comportarsi nel modo che secondo noi è giusto o che possa cambiare secondo ciò che noi, come bambini capricciosi davanti un negozio di giocattoli, vorremmo. 

Quando accettiamo di liberarci dalle aspettative, e accogliamo la possibilità di fluire con l’energia del momento avendo consapevolezza che qualsiasi cosa si crei è un bene per noi e per la nostra evoluzione, comprendiamo anche che il tempo di maturazione degli eventi è fondamentale e che l’obiettivo non è quello di cambiare l’altro ma di s-cambiare con l’altro.

Come dice la parola stessa, lo s-cambio può avvenire solo rinunciando a voler cambiare l’altro.

C’è una bella differenza di energia, ci stiamo allora dirigendo verso un modo di amare libero perché adulto, finché ci sentiamo in credito di amore perché congelati ad una fase infantile irrisolta questo passaggio non può avvenire perché ci avvicineremo all’altro in modo manipolativo per ottenere quello che vogliamo, senza considerare i bisogni dell’altra persona.

Che cosa può sentire una persona ancora ferma a quella fase? Può sentirsi in diritto di avere ciò che sente esserle mancato e responsabilizzare l’altro di non esaudire le aspettative. O, dall’altra parte della medaglia, può sentire un tale senso di immeritatezza da temere di avvicinarsi agli altri per paura del rifiuto, co-creandolo. 

Questo è un tempo di crescita e trasformazione consapevole, un tempo di grande risveglio e alcuni nodi relazionali antichi possono venire al pettine. E’ un tempo in cui portare consapevolezza al fatto che trasformando ed elevando la propria Coscienza individuale liberandosi dagli irretimenti familiari possiamo davvero co-creare un nuovo paradigma sociale, maturo e consapevole, il famoso e agognato Mondo Migliore che tutti desideriamo preparare per i nostri figli e per le generazioni a venire. 

Una trasformazione consapevole per l’Albero genealogico che attraverso di noi può nutrirsi di linfa rinnovata dal fiorire di nuovi rami di luce e consapevolezza. Il passaggio è misterioso e avviene all’interno di noi stessi, Plutone dispone di questa Luna e le trasform-azioni catalizzate dal potere dell’intenzione sono radicali e profonde, smuovendo tanto della nostra interiorità. E’ un ottimo momento per lavorare attraverso una Costellazione Familiare e sono grata in questa vita di poter disporre di così tanti strumenti di crescita e consapevolezza.

Questa Luna Piena interesserà tutti noi ma in modo particolarmente sentito soprattutto le persone che hanno il Sole, l’Ascendente o altri pianeti agli ultimi gradi dei segni fissi (Toro/Leone/Scorpione/Aquario).

Auguro a tutti noi un felice alleggerimento attraverso un processo di liberazione, un vero e proprio decluttering interiore.

Un grandissimo, grato abbraccio

Rossana

Astrogenealogia, Luna, Movimenti celesti

Luna Nuova in Toro: il radicamento delle nuove sicurezze

La Luna Nuova di questo mese si formerà il giorno 5 maggio 2019 alle 0:45, a 14°10′ del segno del Toro, attivando l’asse astrogenealogico patrimoniale Toro/Scorpione. Saturno troneggia nel ruolo di Pianeta dispositore dell’Ascendente del tema di Luna Nuova (vedi grafico), l’asse relazionale si trova tra Capricorno e Cancro. La Luna quindi è Signora del Discendente, portale d’ingresso alla VII casa e al tema della relazione.

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Uno dei più grandi dilemmi dell’Essere Umano risiede nella ricerca di sicurezza, tutti abbiamo necessità di avere un punto fermo, almeno in un settore della nostra vita.

Da dove origina il bisogno di sicurezza?

Per i nostri Antenati i bisogni primari di sopravvivenza erano nell’occhio del ciclone tutti i giorni: dormire, mangiare, per noi sono ormai divenuti automatismi eppure poche volte ci soffermiamo sulla Gratitudine per il fatto di disporre di così tante opportunità. Nel momento in cui la caldaia si rompe o la lavatrice ci abbandona ci rendiamo conto di quanto è meraviglioso il comfort che possiamo utilizzare. Dentro di noi, tuttavia, si muovono le memorie che, viaggiando transgenerazionalmente  (in maniera tacita tra le generazioni), insinuano in noi la paura della perdita, e ci attacchiamo con le unghie e con i denti a ciò che possediamo, spesso identificandoci con esso.

Ci valutiamo allora per il nostro avere e non per il nostro essere, questo è un grande tranello del nostro tempo

Quando scegliamo una vita in cui lavorare la questione profonda dell’attaccamento, significa che faremo un lavoro trasform-attivo che coinvolgerà l’intero Sistema familiare. Potremmo allora nascere in una famiglia dove nell’immediato non siamo allattati in modo adeguato e ciò rievoca in noi le memorie di fame, sia materialmente intesa come assenza o carenza di cibo sostanzioso, sia di fame emotiva nel sentirsi trascurati ed abbandonati proprio nel momento in cui avevamo bisogno.

Ciò che viviamo in una fase precoce della nostra esistenza rimane segnato profondamente nelle nostre memorie cellulari, pronto a risvegliarsi al momento opportuno, quando età e strumenti a disposizione sono adatti alla trasformazione di questo importante ed inconscio ricordo.

Gli eventi della nostra vita si snodano allora in modo tale da condurci al nostro nodo gordiano, nodo da noi scelto in tempi remotamente anteriori e nascosto nei recessi della nostra cantina interiore, un’Ombra che risorge improvvisamente, un mostro che non ci aspettavamo di dover affrontare perché inconsapevoli di averlo chiuso a doppia mandata nell’armadio. 

Potremmo trovarci nella situazione in cui perdiamo contemporaneamente sia il lavoro che una relazione importante, e ci ritroviamo ad essere piccoli, indifesi e smarriti.

Urge allora un moto introspettivo, veniamo infatti bruscamente rispediti a noi stessi:

Quali sono le motivazioni reali che mi hanno spinto ad entrare in questa relazione? Reale interesse per l’altra persona o mera ricerca di accudimento e conforto per la paura della solitudine? Curiosità infantile o reale desiderio di conoscere e partecipare alla vita dell’Altro? Genuino interesse o finto compiacimento per paura di perdere l’altra persona e sprofondare nel buco nero della solitudine?

E anche per quanto riguarda il lavoro i quesiti interiori non mancano:

Mi sentivo soddisfatto facendo questo lavoro oppure lavoravo 10 ore al giorno elemosinando attenzione? Ci tenevo davvero a quella promozione oppure dovevo dimostrare al capo (genitore) quanto ero migliore del mio collega (fratello)? In che modo la mia presenza sul luogo di lavoro mi arricchiva interiormente? Forse che per sopravvivere dovevo indossare una maschera con cui mi ero eccessivamente identificato dimenticando chi sono davvero?

Il Novilunio in Toro avviene nella IV casa del grafico astrologico dedicato a questo momento, nel territorio più profondo del Tema quindi, dove ci riconnettiamo alle memorie della linea genealogica paterna, alle memorie della razza, del passato della nostra stirpe, dove le prime memorie affettive della nostra genealogia confluiscono in noi attraverso i primi momenti in cui abbiamo preso contatto col mondo del nutrimento, dove prestiamo lealtà a dei modelli familiari che ci garantiscono un senso di appartenenza al Sistema. Anche da adulti sentiamo spesso minacciata la nostra sicurezza, seppure essa sia fittizia e illusoria, come ci insegna il recente approdo di Urano nel segno del Toro, dove si tratterrà fino al 2026.

Il quinconce (150°) perfetto tra Marte in Gemelli e Plutone in Capricorno ci ricorda come quelle prime insicure memorie abbiano poi trovato convalida nel metodo educativo scolastico e nel nostro vissuto educativo e sociale di appartenenza, col risultato di rendere più radicate le nostre paure. E quando la paura impera, l’esplorazione spaventa e la chiusura nei propri (illusoriamente) rassicuranti confini sembra la soluzione più istintiva e sicura; il coraggio di Marte a poco serve senza quella vulcanica spinta interiore di determinazione consapevole veicolata da Plutone (e non a caso i due pianeti governano assieme i segni dell’Ariete e dello Scorpione, segni che tra di loro distano 150°formando un quinconce naturale).

Da questo punto di vista come possiamo allora rapportarci all’Altro, che necessariamente apporterebbe elementi nuovi ed imprevedibili al nostro sistema di valori, senza temerlo come un potenziale nemico?

Ecco il paradosso, la ricerca della relazione come bisogno di sopravvivenza per alienarsi dal senso di solitudine interiore versus la battaglia nei confronti del diverso che necessariamente ci metterebbe in condizione di doverci aprire in una maniera alternativa

Nella vita affettiva come nel lavoro tutto ciò che si crea è legato ai nostri vissuti familiari, anche se noi tendiamo a considerare la nostra vita a compartimenti stagni; in realtà viviamo un’unica versione di noi stessi in molti contesti, questa è la mia visione. La paura della perdita porta al trattenere al posto che allo sviluppo della capacità di fluire con il naturale divenire delle cose, siamo nel territorio dei segni fissi Toro/Scorpione. E tanto più abbiamo paura di perdere, tanto più ci attacchiamo a quel che abbiamo e spesso abbiamo bisogno di un transito privativo di Saturno che, togliendoci ciò in cui ci siamo totalmente identificati a livello materiale o affettivo, ci mette nella condizione di ricominciare da zero, revisionando necessariamente il nostro sistema di valori.

Quante volte infatti abbiamo pronunciato la frase

Ormai non ho nulla da perdere

In extremis risorgiamo dalle ceneri profondamente trasformati dopo che veniamo denudati di tutto, ma bisogna necessariamente arrivare a questo? Io ci sono passata, Saturno sapeva che la mia Luna in Capricorno avrebbe imparato a chiedere aiuto solo in un momento di prostrazione; è vero infatti che quando ci sentiamo trascurati in una fase precoce della nostra vita, la soluzione immediata è sopprimere i nostri bisogni imparando a non sentirli e tanto meno ad esprimere qualcosa che non sentiamo più, nell’illusorietà di una finta indipendenza che si nutre di tanta vulnerabilità nascosta e profonda insicurezza.

Eppure da quel momento in poi la mia vita ha preso una piega meravigliosa e totalmente inaspettata, proprio quando avevo affidato la mia vita a Qualcosa di più alto affinché io sia guidata non al recupero e al trattenimento di ciò che avevo perso, ma all’apertura a ricevere sostegno e ad imparare la lezione di umiltà che si nascondeva dietro a questa prova.

Questa Luna Nuova nel segno del Toro coinvolgerà in maniera più intensa le persone che hanno Pianeti o l’Ascendente a 14° circa di Toro, Scorpione, Leone, Aquario. Possono emergere alla luce antiche tematiche relative a come abbiamo vissuto le relazioni e all’esplorazione dei nostri meccanismi interiori che si attivano quando viviamo i distacchi; per le persone separate/divorziate forse è rimasto ancora qualcosa di interiormente non definito con sé stessi, questa è l’occasione per chiudere alcuni sipari.

La consapevolezza di questo momento riguardo al nostro sistema di valori e a quello che per noi rappresenta la sicurezza risulta fondamentale per poter fare quel balzo quantico trasformativo di elevazione della Coscienza in cui fidarsi delle proprie risorse interiori come fonte di rassicurazione interiore che nessuno può mettere a repentaglio. Si apre allora un paradigma relazionale completamente diverso dove la relazione può essere solo un arricchimento di qualcosa che già è ben radicato in noi, l’Amore di sé, unico presupposto per poter alimentare anche l’Amore per un’ altra persona.

Lungi dall’aspettarsi dagli altri nutrimento, conforto e rassicurazione, arrabbiandoci profondamente se questi bisogni rimangono inascoltati, impariamo allora a vedere l’apporto dell’altro come un’occasione di crescita per entrambi. Eccoci allora per la prima volta alle prese con un nuovo modo di entrare in relazione, sano e privo di aspettative o di incantesimi di breve durata, ma solo dopo aver sviluppato la capacità di nutrire noi stessi stimandoci e amandoci proprio per quello che siamo in questo momento e nulla più, senza sentirci in credito nei confronti della Vita stessa che ci ha messo davanti esattamente a ciò di cui avevamo bisogno per le nostre scelte di evoluzione.

Facciamo attenzione a fare un passaggio equilibrato e ad auto-osservarci: potremmo infatti in una prima fase, una volta compreso che siamo stati dipendenti dagli altri, proporci in modo eccessivamente e fittiziamente indipendente o arrogante per paura che vengano svelati i nostri lati deboli. Ciò equivale comunque ad indossare una nuova maschera, nuova ma pur sempre una maschera che ci allontana dal nostro centro.

E’ proprio una Luna adatta a seminare una nuova consapevolezza interiore, una centratura ed una capacità di nutrirsi di valori sani senza temere nulla da chi entra nel nostro mondo relazionale. E’ una Luna adatta a sentire di poter trasformare la propria vita affettiva e passare da una paurosa e limitante solitudine al darsi la possibilità di amare di nuovo senza temere di esporre all’altra persona anche i propri timori e le proprie vulnerabilità.

La Stella Sirio brilla nella VII casa nel grafico di Novilunio, proprio in congiunzione applicante al Nodo evolutivo Nord; ed è a partire dal viaggio di consapevolezza che Saturno e Plutone ci faranno fare attraverso lo spazio/tempo passato che potremo elaborare ancora un ulteriore maturo distacco dalle dinamiche familiari di privazione e sofferenza che ci hanno trattenuto in forme di lealtà familiare inconscia funzionali al mantenimento dello status quo.

E’ il momento di apertura a forme di Amore diverse e più evolute, lo auguro davvero a tutti con un grande abbraccio ❤

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Bilancia: l’abbandono delle aspettative

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 19 aprile 2019 alle 13:13, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 29°, proprio a ridosso del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo.

Per la seconda volta assistiamo al Plenilunio in Bilancia e veniamo rimessi a confronto con i temi inerenti la relazione, in particolar modo con gli irretimenti e le lealtà ai modelli sistemici di relazione e con la necessità di lasciarli andare ad un livello profondissimo.

La fine di una relazione sulla carta non ne decreta certamente la fine energetica, ci meravigliamo molto a volte di come riproponiamo in fotocopia alcuni modelli di relazione e non riusciamo ad uscire vittoriosi dagli insistenti quesiti interiori che eruttano dalle profondità delle viscere raggiungendo la nostra limitata mente.

Attraiamo lungo il nostro percorso le persone che, incrociando il cammino con il nostro (che sia per breve o lungo periodo), ci aiutano a salire i gradini della nostra evoluzione. Sebbene le facce cambino, non possono cambiare le dinamiche che emergono finché non riusciamo a vederle con la consapevolezza del cuore. In una Costellazione familiare è possibile portare luce ai modelli relazionali che hanno contraddistinto le coppie delle nostre linee genealogiche, e rendersi conto che spesse volte abbiamo prestato la nostra lealtà a pattern sistemici dolorosi.

Parlo di relazioni ad ampio raggio ma, a causa del maggior coinvolgimento emotivo, le relazioni di coppia sono il terreno più fertile all’emersione dei nodi irrisolti reciproci. Per i nostri Antenati la coppia rappresentava la sicurezza e, per lealtà familiare, potremmo aver co-creato relazioni che ci donavano sicurezza ma non amore, oppure amore ma impossibilità di strutturazione comune.

Ancora oggi potremmo chiederci in quale misura dentro di noi si agita il terrore della solitudine e la paura di non farcela contando unicamente sulle proprie risorse. 

La coppia può essere stata un canale attraverso cui sperimentare delle ambivalenze importanti tra la volontà di costruzione e la contemporanea necessità di libertà personale. In maniera frustrante potremmo, a causa dell’agito di questa antica memoria, aver vissuto il dolore di annullare noi stessi per preservare una relazione o l’istinto al violento distacco per difendere il nostro spazio. Ciò avviene se dentro di noi sentiamo che non abbiamo diritto ad uno spazio o meglio che il nostro spazio è di proprietà dell’altra persona, che detiene (per nostra libera concessione) il potere di darci o toglierci libertà. 

Antiche memorie di prigionia (non solo interiore ma anche fisica) determinate anche dal desiderio di protezione da parte dell’altro, possono aver contribuito al crearsi di una convinzione per cui l’amore è limitazione o gabbia.

E da una gabbia chi non vorrebbe uscire? In una gabbia chi vorrebbe entrare?

Grandi ideali, grandi aspettative e sogni sono stati nel passato la compensazione ideale a rapporti in realtà limitanti e, come un carcerato sogna prati verdi dove correre in libertà con la fantasia, anche noi, in preda a relazioni imprigionanti ci siamo avventurati a sognare migliori lidi relazionali. E quante volte sento questa frase: “Se lui/lei fosse cambiato, se fosse diverso…“.

Anch’ io sono stata parte della folta schiera di persone che hanno sperato nella comprensione e nel cambiamento di qualcun altro, finché mi sono resa conto che ero molto arrogante nel desiderare ciò, e che l’unica cosa che potevo fare era volgere gli occhi all’interno di me stessa iniziando dal mio personale percorso di rinnovamento e trasformazione.

Ho avuto bisogno di essere invisibile agli occhi degli altri per riuscire a vedere me stessa da sola, ogni persona che mi ha abbandonata mi ha rispedito a me stessa. Ho vissuto l’abbandono in varie forme e sotto tantissime sfumature ed era una palestra funzionale affinché oggi  io possa comprendere con tutta me stessa le persone che si sentono abbandonate e vivono dei vuoti incredibili; qualcuno mi disse “è il lavoro di una vita” e forse di più vite, io porto nel mio cuore questa particolare vulnerabilità, sensibilità che mi avvicina empaticamente al mio prossimo e che personalmente mi fa visita tutti i giorni.

Un ricordo, un pensiero, una frase di un certo tipo, una parola impropria, una mancata telefonata ci riporta spesso al centro della nostra particolare fragilità di piccoli Esseri Umani che desiderano Amore senza sapere mai bene cosa sia. Per realizzarci come persone libere non possiamo fuggire dalle nostre paure o dalle nostre piccole imperfezioni indossando una maschera di finta indipendenza, di finta autosufficienza di uomini o donne che “non devono chiedere mai” (credo fossero le parole della pubblicità di un profumo da uomo).

Sapete cosa ho imparato? Ci vuole il coraggio di vedere fino in fondo la realtà delle cose per come si presenta, senza indulgere in idealizzazioni, illusioni o aspettative; siamo tutti piccoli di fronte alle sfide della vita e contemporaneamente siamo tutti estremamente  capaci di affrontare qualsiasi percorso e diventare sempre più forti proprio attraverso le prove che come indomiti guerrieri abbiamo affrontato.

E’ ciò che si chiama resilienza.

E’ anche la saggia capacità che deriva dall’esperienza di vedere e riconoscere con umiltà i nostri limiti senza bisogno di fustigarci, ma anche senza il bisogno di mostrarci diversi per dimostrare che siamo indistruttibili. 

Mercurio, appena entrato in Ariete dopo i mesi dell’anello di sosta in Pesci, ci invita a non temere di crescere e diventare adulti. Anche un adulto sente delle fragilità, ha delle ferite di battaglia che, lungi dall’ indebolirlo, ne hanno plasmato la forza. Forse che a volte ci nascondiamo dietro il bisogno di una relazione perché sentendoci dipendenti da qualcun altro abbiamo l’alibi per trattenerci in una comfort zone infantile

Cari Amici, siamo alla resa dei conti, tutto deve essere visto in tutto e con tutto proprio come si dice durante le Costellazioni. E’ il tempo di ringraziare, di essere fieri anche delle nostre battaglie perse perché, come diceva mio padre, “una battaglia persa non è la guerra persa”. Non possiamo più nascondere la nostra polvere interiore sotto il tappeto, sebbene forse basta ancora un’ultima coraggiosa spazzatina agli angoli più nascosti della nostra interiorità. Venere a fine Pesci chiude un ciclo di relazioni, tutti i modelli di sofferenza e sacrificio possono essere risanati una volte per tutte per aprirsi consapevolmente alla felicità e soddisfazione che tutti meritiamo.

Essere gli apripista genealogici di un modello di relazione soddisfacente si può, portando gli Antenati dietro di noi, con noi, esultanti per i nostri successi, onorando la vita che ci hanno preziosamente donato.

Vi abbraccio forte, come sempre grata a voi che dedicate attenzione alla lettura di queste righe, attraverso cui il mio cuore desidera comunicare con il vostro.

Un abbraccio e un augurio di buona rinascita, Pasqua è alle porte.

Rossana Strika

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Movimenti celesti

Me l’avevi promesso!Giove torna indietro

Castello, Amore, Ponte, Castelli, Lucchetto, Recinto

Avrei voluto scrivere un semplice post su Facebook, eppure la tematica di cui desidero oggi farmi portavoce richiedeva più spazio e tempo di espressione.

Giove oggi alle 19.02 innesta la retromarcia dopo essersi fermato per invertire la rotta, facendo una stazione a 24° del Sagittario. Tornerà diretto il giorno 11 agosto.

E’ tempo di ripensamenti e, approfittando del sestile di Mercurio e Plutone tra Pesci e Capricorno e della congiunzione tra Venere e Nettuno in Pesci, proprio ieri ho lavorato profondamente ricevendo una Costellazione familiare individuale. Senza entrare nelle mie dinamiche personali, voglio condividere con voi un tema alquanto delicato e scottante emerso durante questo incontro, e caro a Giove: quello delle promesse.

Inconsciamente ed in totale buona fede spesso promettiamo cose che non potremo mantenere, senza una deliberata volontà di ingannare l’altro, anzi. Energeticamente, anche se non sempre verbalmente, chiediamo all’altro di darci qualcosa di cui siamo desiderosi e l’altra anima, che ci ama tantissimo ad altri livelli, ce la promette alimentando in noi una grande speranza e aspettativa. Investiamo l’altro di un così grande potere e di un’altrettanto importante responsabilità perché sentiamo che con lei/lui tutto diventa possibile. Ma, sempre dal punto di vista delle vibrazioni sottili, l’altra persona pur essendo razionalmente disposta a fare del tutto per la nostra felicità, ha delle lealtà familiari più grandi di lei cui non riesce a sottrarsi e quindi ci promette cose che non potrebbe mai darci, creando in noi una grande illusione.

Ovviamente nessuno è vittima di nessuno, ci sono accordi tra anime e chi chiede è inconsapevole sia di quello che sta chiedendo e sia del fatto che nessuno può colmare vuoti o dispiaceri che vanno affrontati individualmente. Al momento in cui ci si rende conto dell’impossibilità di realizzazione concreta, la delusione è profonda e, dipendentemente dall’investimento emotivo e dal processo di identificazione e di attaccamento a quel risultato, l’intera struttura della nostra identità subisce un crollo: non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, assistiamo solamente all’inesorabile crollo delle aspettative chiedendoci cosa o dove abbiamo sbagliato. In quel momento ci viene spesso spontaneo rivolgere gli occhi al cielo e volgere questa domanda a Qualcuno più grande di noi, da questo punto di vista le grandi delusioni sono a volte il portale che scegliamo per connetterci al Divino.

“Me l’avevi promesso” è una frase che almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato o ci hanno detto; questa frase tuona imperiosa nei cuori delusi

La dinamica illusione/delusione è tipicamente qualcosa di alternativamente agito e subito, tutti abbiamo illuso e ci siamo sentiti delusi. Istintivamente di primo acchito ci si sente vittime, subito dopo invece va ripreso contatto con la consapevolezza della propria compartecipazione all’accaduto, al senso di responsabilità personale. Se è vero infatti che la promessa non ha potuto essere mantenuta, è anche vero che era necessario per il nostro percorso di evoluzione confrontarsi con la possibilità che le promesse non sempre possano essere mantenute e, ripeto, dietro non c’è sempre malafede o inaffidabilità. Tuttavia è possibile, soprattutto dopo una grande delusione, attrarre nella propria vita persone inaffidabili, se in conseguenza all’esperienza delusiva si è formata  la convinzione interiore che il mondo è ingannevole e che le persone promettono e poi non mantengono, oppure se abbiamo bisogno di stazionare per un certo tempo nel ruolo di vittima nel crudele mondo degli ingannatori. 

Tutte le promesse appartengono al “mondo degli uomini” e non a quello dello spirito, sicché alcune promesse che onorano il mondo degli uomini ad un certo punto vanno sciolte quando confliggono con la nostra esperienza di crescita e scopo spirituale della nostra incarnazione. Il lasciare certe situazioni viene vissuto molto spesso come un passaggio obbligato che ci crea dolore e possiamo restare agganciati a quel dolore e a quel rimpianto per moltissimo tempo. Un passaggio importante è anche quello di perdonare sé stessi per non essere stati in grado di onorare una promessa fino in fondo, ad un certo punto la chiamata dal mondo dello spirito risulta essere più forte, è una sveglia alla quale non ci si sottrae pena lo snaturarsi della propria essenza e la malattia.

Quanti dolori e sofferenze si risparmierebbero se non ci attaccassimo così violentemente a ciò che promettiamo o che ci viene promesso nel mondo degli uomini. Onorare il mondo dello spirito è il viaggio di tutti noi, anime in un corpo fisico e la malattia altro non è che una disarmonia, un non allineamento con la nostra essenza spirituale. Nel mondo dell’apparenza le cose assumono un significato nebuloso ben diverso dalla reale sostanza delle cose, basti pensare a tutte le volte che ci facciamo ingannare da ciò che vediamo esternamente e successivamente scopriamo del marciume all’interno. 

Si rende necessario un ampliamento di visione ed un cambio di prospettiva per quanto riguarda gli accadimenti nelle nostre vite, un buon esercizio può essere quello di farlo in via retrospettiva analizzando, con la chiarezza che deriva dall’acquisizione dell’esperienza, cosa ci hanno insegnato le sfide che abbiamo affrontato. 

Cosa ho imparato da questo insuccesso? In che modo la fine (o l’inizio) di una relazione importante hanno segnato un punto di svolta per me?

Cerchiamo di farlo con la maggior obiettività possibile, uscendo da ciò che appariva per entrare in ciò che è stato il nostro apprendimento e portiamone consapevolezza. Ci renderemo conto che nessun tassello di vita è stato inutile e che spesso la mancata realizzazione di qualcosa (fors’ anche attraverso il mancato mantenimento di promesse di qualcuno) è stata una grande benedizione.

Se ciò è avvenuto in passato e ce ne rendiamo conto ora, guardando indietro, questo può avvenire anche nel presente e in futuro, sviluppando la capacità di affidarsi ad un disegno più grande di noi e alla consapevolezza che i tempi dell’anima non sono quelli fisici.

Un altro esercizio pratico per creare una visione divergente è quello di provare a uscire da proverbi e luoghi comuni che incatenano più che liberare e che sono entrati prepotentemente nella nostra interiorità senza la possibilità di essere filtrati con discernimento, proprio perché di antica memoria di condizionamento educativo familiare. Ad esempio la frase “ogni promessa è un debito” è un gancio delusivo e costrittivo assicurato. Nessuna promessa è un debito perché presupporrebbe che dall’altra parte sussistesse un credito, mentre c’è uno scambio energetico animico tra i due o più partecipanti, un accordo energetico che mira all’evoluzione delle parti

Frasi di questo tipo inoltre agganciano al sentirsi perennemente delusi nelle aspettative, a partire da quella grande promessa non mantenuta. Non c’è bisogno di promettere nulla, ogni giorno nel qui e ora viviamo in una costante ed eterna interconnessione d’amore, ad altri livelli siamo comunque tutti insieme anche con le persone che sono state deludenti o a cui noi, consapevolmente o no, abbiamo mentito. E non c’è bisogno di aspettarsi nulla quando comprendiamo che l’unica molla per disattivare questo meccanismo fatto di illusioni e delusioni, è sviluppare gratitudine per ogni piccolo momento che le persone ci donano, senza dare nulla per scontato.

Rimanere agganciati alle mancate promesse ci mantiene in uno stato di impotenza e vittimismo, prolungando senza fine la catena delle delusioni senza mai darci il permesso di vivere davvero. Nel lavoro delle Costellazioni si possono vedere queste preziosità e lasciare andare davvero moltissimo dolore.

Un abbraccio

Ross 

Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Vergine: l’ordinario contatto con lo stra-ordinario

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La Luna piena in Vergine avrà luogo il 19 febbraio 2019 alle 16:54, coinvolgendo l’asse Vergine/Pesci a 0°42′, tra la I e la VII casa. Come lo scorso Plenilunio è coinvolto l’asse relazionale e, in ulteriore richiamo, l’asse Ascendente/Discendente si posiziona tra Leone e Aquario. Stavolta la Luna è il Pianeta Singleton di emisfero sinistro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla sinistra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, quasi a voler riequilibrare la sua posizione Singleton di emisfero destro dello scorso Plenilunio eclissato in Leone.

L’asse Fondo Cielo/Medio Cielo  tra Scorpione e Toro si manifesta attraverso la congiunzione dei suoi pianeti dispositori (Plutone e Venere) in casa V. E’ interessante visualizzare Venere, dispositrice del Medio Cielo in “encadrement” (cioè racchiusa tra due pianeti), in congiunzione separativa a Saturno, pianeta dispositore della VI casa e in congiunzione applicativa a Plutone, pianeta dispositore del Fondo Cielo.

La Luna è il primo pianeta che incontriamo dopo l’Ascendente, si tratta di una Luna mercuriale, curiosa ed analitica ma sofferente dell’eterno confronto con la propria presunta imperfezione attraverso il paragonarsi agli altri.  

Venere in Capricorno è legata anche ai nostri valori più profondi, la cui profonda affermazione è importante nel vivere le nostre relazioni. Venere si trova in V casa, tradizionalmente considerata una casa legata al senso di identità personale e l’Ascendente Leone di questo Cielo convalida la necessità di vivere coerentemente ai propri valori, pur uscendo da un’eccessiva rigidità e rimanendo aperti alla trasformazione degli stessi.

Diventa allora fondamentale il contributo delle altre persone, nella relazione possiamo rimanere flessibili ed aperti anche alla validità di altri punti di vista diversi dal nostro. Spesso ci hanno insegnato a difendere le nostre idee e tutto ciò ha creato in noi la credenza di vivere in un mondo costellato da presunti nemici, perché mai infatti dovremmo difendere qualcosa se non ci percepissimo attaccati?

Cosa rappresenta allora il diverso per noi? Un attacco o la ricchezza di una prospettiva diversa? Questione di flessibilità. Oppure c’è anche il lato opposto della medaglia, il non avere nessuna o quasi fiducia nelle proprie opinioni e sentirsi come foglie al vento spazzate in un soffio da qualcuno che, in apparenza più motivato di noi, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa perché noi stessi glielo permettiamo.

Il tutto parte dall’eterna ricerca del Divino che a tutti appartiene, c’è chi lo trova solo in sé e sente a suo modo  di difenderne la preziosità irrigidendosi sulle sue posizioni (divine e quindi inconfutabili), ergendosi a detentore della Verità e c’è chi divinizza gli altri sentendosi sempre inferiore ed inadeguato rispetto a qualunque chiacchiera di corridoio, influenzabile ed estremamente poroso rispetto alle opinioni o agli insegnamenti respirati in certi ambienti.  

Siamo in questa energia chiamati a riconnetterci ad un necessario riequilibrio della figura del Padre. Chi è il Padre? Per ciascuno di noi la risposta sarà diversa, ma tutti noi pur inconsciamente lo cerchiamo. Cerchiamo maldestramente di conoscerlo, di rappresentarlo in qualche modo, di proiettarlo negli altri. Per qualcuno è l’Onnipotente rispetto a cui sentirsi piccolo e a cui chiedere protezione attraverso il buon comportamento e questa è l’immagine che le religioni hanno cercato di dogmatizzare. Attraverso la filosofia new age invece si è cercato di detronizzare questa figura attraverso la diffusione del sentirsi Creatori della propria vita, totali responsabili in qualità di Scintille Divine.

Forse, a mia visione, c’è bisogno di una terza posizione, un equilibrio tra le due estremistiche visioni. E’ forse un momento in cui accettare il disorientamento che deriva dalla comprensione che l’Essere Umano, pur essendo Scintilla Divina, è incarnato nella materia e come tale soggetto ai saturnini limiti dell’umana incarnazione. In quei momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile e non troviamo una via d’uscita ad una situazione o un problema di qualsiasi tipo che riguardi la nostra quotidianità, bisogna imparare ad affidarsi a Qualcuno di più grande.

E’ il momento in cui umilmente dichiarare: “Sono al servizio”, farsi da parte, essere solo uno strumento nei luoghi, modi e tempi giusti e non sempre giusti per come noi vorremmo o avremmo pensato in preda ai nostri deliri di onnipotenza.

Materializzare la spiritualità vuol dire trovare il Padre in ogni cosa che accade, il senso più alto della difficoltà, è contemporaneamente anche la guarigione della ferita di inadeguatezza espressa dal Quinconce perfetto tra Luna e Chirone, appena entrato in Ariete, ci vuol coraggio a riconoscere di esser arrivati fino ad un certo punto e poi uscire da tutte le illusioni e le aspettative, ci vuol la grandezza dell’umiltà.

Trovare il Padre in ogni cosa vuol dire contemporaneamente anche vedere la perfezione nella propria imperfetta umanità, e accogliere il Padre anche se abbiamo fatto esperienza dell’assenza o del tradimento del Padre terreno, vuol dire recuperare il rapporto col Padre ad un livello più alto, pur se il Padre terreno se n’è andato o è morto presto per cui ci siamo sentiti senza un Padre.

E’ troppo semplicistico, soprattutto per noi donne, dire che nella relazione con l’uomo cerchiamo il Padre, perché questa ricerca è indipendente dal genere sessuale, anche l’uomo cerca il Padre, tutti lo cerchiamo ed è sulla base di questa ricerca che originano le illusioni, le divinizzazioni degli altri, sull’attribuzione ad un altro essere umano di qualità divine. Ma sono qualità che tutti abbiamo, il problema delle dipendenze emotive è il sentire che l’altro le ha mentre tu te ne senti privo, e sentire che per te l’approvazione di quella persona è importante come quella che cerchiamo costantemente dal Padre.

Cari Amici di questo spazio, affettuosi lettori, abbiamo tutti nostalgia di Casa, di quel Luogo in cui tutto è perfetto, nessuno è inferiore a nessuno, tutto si fonde con tutto e in fondo al nostro cuore, tutti portiamo la lealtà scissa dell’Antenato emigrato, perché tutti nell’incarnazione rappresentiamo il viaggiatore in territorio straniero; questo mese il bagaglio in dotazione rappresentato dalla Luna in Vergine ci invita a riconnetterci ai segnali che ci invia il nostro corpo fisico, territorio di espressione emozionale.

Accettiamo i limiti dell’incarnazione, consapevoli che la perfezione risiede in ogni dettaglio, anche in quei momenti in cui ci chiediamo smarriti e disorientati quale sia la nostra strada e chiediamo che le nostre Guide ci supportino. Ad un certo punto del cammino infatti la richiesta verticale è l’unica via possibile, quando i sostegni terreni sembrano vacillare, quando sentiamo di non poter condividere tutto con i nostri simili, anch’essi impegnati nel loro viaggio ognuno con le proprie risorse.

La nostalgia di Casa è forte eppure ci siamo incarnati per ben precisi motivi e certamente dobbiamo procedere malgrado paure ed ostacoli, io auguro a voi e a me stessa di accogliere la preziosità del quotidiano come dono e manifestazione del Divino, la giusta umiltà che non è inadeguatezza, il giusto equilibrio tra le esigenze del nostro Sé interiore e la fragilità del nostro sentirci umani.

Un abbraccio 

Ross

Mercurio, Movimenti celesti

Mercurio e Venere in Scorpione: il tempo delle ri-definizioni

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Ero partita con l’idea di scrivere un semplice post e invece, nel pieno stile sagittariano di questi giorni, ho deciso di allungarmi giusto un po’ di più. Chi mi conosce sa che amo la scrittura perché, secondo me, è un canale comunicativo più profondo rispetto alla semplice verbalizzazione. Quando scrivi hai modo di leggere e rileggere e comprendere se ciò che hai scritto descrive davvero ciò che si anima nel cuore e mai come ora è importante un’espressione autentica.

Il cielo di inizio dicembre promette movimento e sarà una tensione a manifestare sé stessi in una maniera rinnovata e consapevole, ridefinendo con profonda autenticità ciò che anima le nostre azioni.

Mercurio, per effetto del moto retrogrado, rientra in Scorpione sabato 1 dicembre alle 12:13; ritorna diretto il 6 dicembre alle 22:23 a 27° dello Scorpione e rientra in Sagittario il 13 dicembre alle 00:44. Una volta diretto il pianeta, fino a Natale ripercorrerà la zona d’ombra di retrogradazione, cioè la fettina di eclittica che aveva già percorso una prima volta dal 29 ottobre al 17 novembre, inizio di retrogradazione. Nel frattempo Venere, per effetto del moto diretto, rientrerà in Scorpione il 2 dicembre alle 18:03 e fino al 17 dicembre ripercorrerà la strada già fatta durante tutto il mese di settembre.

Si tratta di un bel movimento che prelude al Novilunio in Sagittario del 7 dicembre.

Il cielo invita alla coerenza profonda e durante questi pochi giorni che ci separano dal Natale tanti discorsi potranno essere ri-presi con maggior consapevolezza. Una ri-spolveratina a passare in rassegna ciò che davvero riveste importanza per noi fertilizza i nuovi progetti con delle basi più solide. E’ possibile che si prendano nuovi accordi lavorativi ed affettivi, riconoscendo che questo periodo di retrogradazione ha dato modo di valutare meglio alcune situazioni. Se ciò è possibile si possono cogliere queste energie preziose per redigere un piano trasform-attivo che rappresenti le migliori opportunità per tutti. Sul fronte relazionale potranno ri-emergere argomenti di conversazione che si ritenevano risolti e che invece vanno ri-affrontati con una profondità diversa.

E’ un ri-allineamento ai propri valori profondi, con la capacità attuale di ri-vedere alcuni accadimenti nella giusta prospettiva. E’ importante saper ri-tornare al pensiero e agli avvenimenti passati con una consapevolezza trasformata e profonda rispetto a ciò che quegli eventi ci hanno insegnato; ci penserà poi Mercurio di ritorno in Sagittario, nel ricongiungersi a Giove durante le giornate prenatalizie a radicare in noi la Fiducia nell’agire di un Piano più grande di noi e, proprio in quel momento, il disegno sarà più evidente.

Volgendoci indietro comprenderemo la meraviglia delle stelle, il dono splendido  di poter seguire il loro tracciato in equilibrio col nostro senso di responsabilità, ben consapevoli di poter allineare la nostra vibrazione alle necessarie trasformazioni per diventare ciò che abbiamo già scelto e che l’anima ricorda molto bene.

E’ un momento di ri-esplorazione interiore, come quando intraprendendo un viaggio ci si chiede “Avrò preso tutto?”.

Il  trionfo sagittariano di questi giorni, cui farà seguito la Luna nuova ce lo sta chiedendo a gran voce

Hai preso tutto ciò che ti serve?

Se vogliamo essere persone di successo permettiamoci di lavorare al servizio della vita, fluendo con essa trasformando e rielaborando gli accadimenti e le lezioni apprese in modo tale che siano fruttuose per noi e per gli altri.

Finalmente nei giorni prima di Natale si potrà rilassarsi e godersi la compagnia della famiglia in semplicità e, proprio in Epifania, la Luna nuova in Capricorno busserà alla nostra porta dicendo: “Sveglia pigroni! E’ ora di produrre”.

Ma ci dedicheremo alle Lune al momento opportuno, affidiamoci ora al contatto con i nostri Antenati (condivido il mio precedente articolo dedicato) e facciamoci guidare da Loro, proprio come Miguel

Un abbraccio

Ross

Astrogenealogia, Movimenti celesti

Luna Nuova in Scorpione: la Luce nelle Ombre

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La Luna Nuova in Scorpione avrà luogo il 7 novembre 2018 alle 17:02, il teatro del Novilunio è la VI casa. L’Ascendente del tema di Luna Nuova (vedi grafico) cade in Toro a 23°, Venere ne è l’elegante dispositrice, in moto retrogrado a 26° della Bilancia e VI casa.

Tutti noi portiamo nel nostro bagaglio di convinzioni  una serie di memorie ancestrali codificate che riguardano il significato individuale del concetto di relazione. Un tempo, non molti anni fa, per farsi accettare nella società bisognava essere sposati e avere dei figli altrimenti ci si esponeva ai pettegolezzi, alle chiacchiere di corridoio su presunte sterilità.

Di certo non veniva contemplato il fatto che la filiazione non fosse il progetto principale della coppia, ed effettivamente spesso e volentieri lo era. Servivano braccia per lavorare nei campi o per andare a tirar su pesci con papà e piccole massaie per dare una mano alla mamma in casa sia per le faccende che per sorvegliare i fratelli più piccoli con le medesime responsabilità del genitore, bimbe che allevavano i fratellini rappresentandone la funzione materna.

I valori personali venivano spesso annullati con sofferenza, in parte per totale inconsapevolezza di sé e di cosa fosse importante ma anche perché la totale rilevanza veniva data al nucleo familiare e non c’era tempo né possibilità di contraddire il capofamiglia, pena il rischio di un’espulsione da casa e di morire di fame. Le donne accudivano i figli e la casa e, dal punto di vista umano, la moltitudine di figli catturava il focus dell’attenzione che veniva così completamente alienata da sé e dai propri bisogni, nutrendosi di sacrifici.

In questa totale snaturalizzazione di sé, in questo essere e sentirsi invisibile, in questa mancanza di riconoscimento, si crea il territorio più fertile per la ricerca interiore; è infatti normale che per poter incontrare sé stessi si parta da uno stimolo inconscio molto forte, da un vuoto molto potente che fagocita le nostre vite e pesa come un macigno sulle nostre giornate. Tabula rasa, non so chi sono e da qui si parte verso una direzione sconosciuta, un Viaggio all’interno degli inferi personali intesi semplicemente come luoghi interiori ignoti. Inizialmente il paesaggio è totalmente oscuro e la convivenza col buio è da sempre motivo di terrore per l’essere umano eppure il cielo stellato della notte è scuro, ma lì pulsa fortissima la vita.

In tutti i casi dove ci si sente un numero l’esigenza è quella di creare una personalizzazione, una visibilità attraverso una ribellione alle regole e a tutto ciò che limita, confina o spersonalizza. I cosiddetti scapestrati sono persone che cercano un’identità attraverso l’uscita dagli schematismi, dai dogmi e dalle regole, anche attraverso una continua provocazione. Sono vite condotte sul filo del rasoio perché rischiare la morte fa sentire più vivi che lasciarsi vivere in una vita monotona, come fantocci di cartapesta nelle mani di un abile burattinaio.

Quali sono le motivazioni che guidano il nostro approccio agli altri? Una ricerca inconscia di nutrimento o di protezione o la paura della solitudine?

La ricerca e l’emersione delle nostre risorse profonde va di pari passo con la necessità di ristrutturazione del valore che diamo a noi stessi. Uno step necessario è quello del distacco dal bisogno  di convalida esterna, che a volte diventa un pesante freno alla nostra evoluzione. Il valore va ricercato all’interno e quando dal punto di vista evolutivo arriviamo a questo passaggio di maturazione, possiamo avere la sensazione di essere sottoposti ad un piccolo test di verifica universale. Come? Incontrando sulla nostra strada persone che, svalorizzandoci attraverso i loro giudizi, critiche o frecciatine, stimolano in noi un senso di inferiorità ed inadeguatezza da cui sorge spontaneo ribellarsi attraverso una propria personale ricerca di senso.

Se il capo non mi avesse trattato male, non avrei mai intrapreso il lavoro in cui posso esprimere il mio talento! Se fossi rimasto in quella relazione non avrei scoperto i miei veri valori. Se non avessi frequentato quel determinato luogo non avrei mai conosciuto quella certa persona, che poi è stata una figura chiave per me

Queste sono frasi che si sentono dire spesso, sono spaccati di un vissuto che appartiene a noi tutti, è il notare e il cogliere la perfezione della Sincronicità nelle nostre vite che ci fa sentire allineati ad un flusso di energia universale perfettamente intelligente. E’ attraverso il favorire la necessaria trasformazione, il concetto di divenire nelle nostre vite che ci concediamo la possibilità di sviluppare fiducia.

Non fiducia in un Dio che tutto decide e rispetto a cui noi ci sentiamo impotenti, ma fiducia nella nostra capacità di creare la nostra vita in allineamento ad una benevola forza Creatrice, a leggi che regolano il funzionamento dell’Universo in modo perfetto, sentendoci quella speciale goccia che fa la differenza nella moltitudine delle anime. Non più sentirsi un numero qualunque ma comprendere il valore insito  in ogni essere umano che proprio per la sua unicità fa la differenza, quel tassello del Sistema familiare senza il quale quel particolare pezzetto di lavoro sistemico non si potrebbe fare.

Nessuno può convincere un altro a cambiare.

Ciascuno di noi è custode di un cancello

che può essere aperto soltanto dall’interno.

Noi non possiamo aprire il cancello di un altro,

né con la ragione né con il sentimento.”

(Marylin Ferguson)

Attraverso lo sviluppo della fiducia nella capacità  di emergere dalle difficoltà, piano piano vengono superate a piccoli passi tutte le paure, iniziando da quelle più semplici fino a quelle più complesse. E’ necessaria solo la volontà di allenarsi all’amore di sé, scoprendo quali sono i propri principi e ciò che è importante senza adattarsi a indossare maschere di relazione pur di non rimanere soli o avendo paura di perdere una determinata persona.

La Luce nell’Ombra, questa è la mia visione di questo momento energetico e il portare a visibilità le nostre ferite nutrite da repressioni educative, rimozioni, autocritiche è un modo per disidentificarci da esse.

Il voler vederle con chiarezza già le pone in una situazione più distante da noi.

E’ questo il tempo delle grandi trasformazioni interiori, di quel momento di introspezione necessario per spiccare il volo in maniera consapevole e seguendo la manifestazione della propria autenticità a costo di sentirsi esposti all’altrui giudizio.

Posso ampliare la mia visione e la mia mappa di valori attraverso il confronto con l’altro senza sentire che per questo le mie opinioni sono minacciate da chi ha una visione diversa dalla mia? Qual è la via che desidero autenticamente seguire che, allo stesso tempo rispetta i miei valori e mi consente di individuarmi nella mia autentica natura?

Il tradimento dei propri valori come modalità di richiesta di amore, in nome del fatto che “se mi adatto a chi tu vuoi che io sia tu mi amerai”  blocca la crescita e porta alla completa disistima. Questo cielo ci dà la possibilità di un passaggio importante, quello di mostrare al mondo chi siamo davvero senza nascondersi per paura delle critiche o di essere rifiutati. Ciò può dare avvio ad un nuovo modo di esprimere sé stessi che accoglie quello degli altri ma continua a valorizzare il proprio senza per questo imporlo.

E’ anche il tempo delle amicizie del cuore, quelle che attraiamo per affinità elettiva, per valori ed obiettivi comuni, è il tempo della guarigione che passa per l’uscita dall’isolamento dove a volte ci siamo chiusi per paura di soffrire e da quella gabbia di cui solo noi abbiamo la chiave che apre dall’interno.

Buona Luna Nuova, un abbraccio

Ross

Astrogenealogia, Movimenti celesti, visioni astrologiche

Urano in Toro: la libertà dalle schiavitù

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It’s time to change! Il 15 maggio, alle 15:24 Urano busserà alla porta di Venere, governatrice del Toro; con piglio dinamico e deciso arriverà così, senza fronzoli né convenevoli, proprio com’è nel suo stile.  Si fermerà in Toro fino al 6 novembre, data in cui rientrerà brevemente in Ariete per effetto del moto retrogrado, per rientrare stabilmente in Toro il 6 marzo 2019.

Recentemente, sarà forse grazie ai transiti di Saturno sulla mia Luna in Capricorno, e di Giove in Scorpione nella mia terza casa, si è risvegliata in me la passione per i film storico/religiosi e, tra tanti, “Exodus-Dei e Re“, mi è piaciuto moltissimo. Si tratta ovviamente della rivisitazione cinematografica di Ridley Scott sulla tematica della liberazione del popolo ebreo, figlio di Saturno, da parte di Mosè, figura che personalmente associo a Urano (ma anche a Marte in Capricorno, condottiero direzionato e strategico).

Scrivo questo articolo proprio oggi, ispirata dall’energia del Plenilunio che si è svolto stamattina sull’asse Toro/Scorpione, la cui energia ci sta preparando ad accogliere il pianeta delle grandi rivoluzioni, Urano, in Toro, segno di modalità fissa poco avvezzo al cambiamento improvviso e a rivedere le proprie sicurezze; a livello individuale, sentiremo questa energia nel settore della nostra carta natale che coinvolge il segno del Toro (per ora i primi gradi), negli interaspetti che Urano andrà a fare con gli altri pianeti e, di riflesso, nel secondo settore, di cui Venere è il governatore naturale.

Voglio focalizzare la mia attenzione sull’affettività, tutti noi abbiamo delle convinzioni, anche ereditate dai nostri Antenati, che riguardano i valori di coppia, quanto  l’essere in due ci rassicura, ci nutre, rispetto all’essere single, quanto il partner diventa una nostra proprietà e siamo possessivi, gelosi. C’è in noi un ricordo ancestrale relativo al proteggere il proprio territorio dagli invasori, e spesso, si sente di dimostrare amore confinando il partner e i figli in un recinto in cui poterli proteggere, ma anche controllare, soffocando i nostri cari in modo eccessivo.

Ecco quindi attivarsi, all’interno dell’asse, la parte scorpionica, di manipolazione e ricatto emotivo quando qualcuno, pur grato della zona di comfort, della gabbia dorata in cui in buona fede lo abbiamo rinchiuso, si sente pur sempre in gabbia e desidera scavalcare il recinto. La libertà nel mondo degli affetti è sentita come pericolosa, perché la paura più grande è quella di essere abbandonati ed essere costretti dall’abbandono a vivere la propria libertà di essere, temiamo il dopo, cosa ci sarà?.

Una delle paure più grandi dell’essere umano è quella di essere libero, e, attraverso la propria libertà, sentire che ha maggiori responsabilità e potere personale, la libertà che si consegue dopo un abbandono si lega nel mondo delle nostre convinzioni alla solitudine ed il confronto con la nostra interiorità, che inevitabilmente e improrogabilmente avviene quando ci troviamo in compagnia di noi stessi, spaventa.

Per i nostri Antenati era molto più difficile liberarsi da relazioni infelici, tanto è vero che alcune persone hanno scelto di ammalarsi e trapassare piuttosto che vivere all’interno di matrimoni distruttivi dai quali non avevano le possibilità e gli strumenti per liberarsi. Quando la libertà bussa al nostro uscio abbiamo paura e tentiamo con tutti i mezzi di rimettere in piedi le vecchie strutture relazionali, ma inutilmente, non si può sanare, guarire interiormente, all’interno dello stesso contesto in cui sono emersi i disagi, a meno che quel contesto, con un lavoro consapevole delle due parti, non cambi completamente. 

Urano spazzerà via, già in questi primi mesi di assaggino taurino, solo le schiavitù interiori da relazioni che non hanno possibilità di completo rinnovamento, dove si attivano modelli di attaccamento genealogici e già sperimentati nell’infanzia con le figure primordiali di accudimento. Si può imparare a creare una risorsa interiore di sicurezza che parta dal presupposto che l’unica costante della vita stessa è il cambiamento e quindi il concetto di impermanenza delle cose. Nulla può rimanere uguale a prima e, se l’abitudine, la sicurezza finanziaria, l’ozio e l’adagiarsi nella scontatezza hanno sostituito il piacere di condivisione del proprio spazio, la quotidiana riscoperta e creazione di un nuovo modo di amarsi e di stare insieme perché lo si desidera pienamente e non perché una convenzione lo dice, Urano può attivarsi creando un po’ di terremoto per scuotere le fondamenta di una relazione.

Nulla è per sempre, dice Urano dal Toro, tutto cambia e, dopo un tremolìo delle fondamenta interiori, anche una coppia che ha avuto uno scossone può rinnovarsi e, grata a Urano, ripartire più innamorata che mai, vivendo una nuova fase. Secondo me, inoltre, durante il periodo in cui Urano transiterà in Toro, tantissime persone che vivono situazioni di coppia alternative, faranno outing, famiglie allargate, coppie omosessuali con bimbi (già a Torino ciò è avvenuto in questi giorni), aumenteranno le famiglie adottive o affidatarie, come pure la ricerca e nuove scoperte nel campo della fecondazione assistita, inseminazione artificiale, utero in affitto; credo anche in nuove scoperte nel campo della nutrizione neonatale, allattamento artificiale biologico e chissà cos’altro Urano, dagli alieni mondi trans-saturniani , potrà portarci di nuovo, sarà la volta buona che potremo comprar casa su Sirio, io la prenderei subito!

Un abbraccio, buon Plenilunio e buon ingresso di Urano in Toro, stay tuned ❤

Ross

 

Movimenti celesti, visioni astrologiche

Il valore del silenzio

angelo custode silenzio

Vi invito  a portare la vostra attenzione al significato profondo del silenzio, potremmo avvicinarci ad un’indagine interiore chiedendoci, ad esempio, quali sono i nostri argomenti di conversazione preferiti, quali le nostre compagnie predilette, quanto tempo dedichiamo alla compagnia e al dialogo con la persona più importante della nostra vita, noi stessi. Sì…proprio noi stessi. Spesso non ci rendiamo conto del valore inestimabile dell’ascolto interiore, facciamo le cose perché si deve, perché ce l’hanno insegnato, perché si è sempre fatto così; nella migliore delle ipotesi siamo consapevoli dell’importanza del dialogo nella coppia, con i figli, con gli amici: ciò è senz’altro vero ed è proprio attraverso il dialogo che acquisiamo notizie importanti anche su noi stessi.

La condivisione è importantissima, ma a volte può trasformarsi in una trappola, qualora diventiamo come zattere in mezzo al mare, bisognose di un appiglio, e cerchiamo sempre qualcuno con cui confrontarci; il rispecchiamento dall’altro diventa allora l’unica e imprescindibile fonte di sicurezza e fatichiamo a decidere da soli su cosa è meglio per noi.

Nelle relazioni il vuoto comunicativo spaventa moltissimo, diventa una voragine, un buco in cui le due individualità sentono di non valere più l’una per l’altra, e contemporaneamente si auto-svalorizzano, sentendo il proprio valore solo attraverso una convalida esteriore; la parola allora diventa spesso un riempitivo di quel buco, basta parlar di qualcosa pur di non stare zitti e sentire il vuoto relazionale ed esistenziale. Dall’altro lato invece, oggi si vedono spesso al ristorante persone sedute allo stesso tavolo, ognuno chino al suo cellulare, senza proferire parola che non sia l’ordinazione al cameriere, immersi nel proprio mondo virtuale, avulsi dal qui ed ora che stanno vivendo.

Il confronto attraverso il dialogo costruttivo è molto importante ma, molto di rado, ci si interroga sul valore altrettanto fondamentale di ciò che rappresenta la chiave di accesso ad una forma di dialogo interiorizzata: il silenzio.

Come ci poniamo di fronte al silenzio? Molte volte lo temiamo, sentendolo come una forma di vuoto, eppure in quel vuoto troviamo il nostro pieno di consapevolezza. Dedicare del tempo a stare in silenzio e, parimenti, dedicare anche attenzione all’essenzialità del nostro parlare è importantissimo, attraverso un ascolto silenzioso possiamo scoprire molto di noi e di ciò che si agita nella nostra interiorità .

Attraverso la capacità di stare in silenzio sviluppiamo indirettamente la capacità di espressione verbale, le parole giuste al momento giusto. Sappiamo come e quando intervenire in una conversazione, se è opportuno farlo o se è meglio tacere, interrogandoci con sincerità sulle motivazioni che ci spingono a parlare. Saper stare in silenzio è una forma di consapevole saggezza dell’anima, un dono che tutti abbiamo e presto o tardi emerge, sta a noi accogliere tale dono. Attraverso il silenzio impariamo a volgerci all’interno di noi stessi per acquisire quelle risposte che cerchiamo all’esterno, e alle quali in tal modo diamo il tempo di emergere coscientemente alla nostra consapevolezza.

Nel silenzio della natura ci connettiamo al Tutto, il dialogo silenzioso con il nostro animale domestico è la confidenza più preziosa, l’intimità più sottile che possiamo provare. Ciò che emerge in uno stato di attivo ascolto silenzioso della nostra interiorità è la capacità di dare importanza e tempo di comprensione agli stati d’animo che si manifestano nel nostro corpo, è  imparare a conoscere il significato delle posture, dei movimenti, dei gesti, di ciò che parla senza bisogno di parole

Nel silenzio si comunica, un sorriso, un abbraccio silenzioso aprono a sentimenti profondi. Così pure, un silenzio in una relazione, una mancata telefonata, una dimenticanza importante, ci accompagnano a dubbi interiori delicati e ci chiediamo: ” Nemmeno una telefonata per il mio compleanno?” oppure “Ho aspettato quella telefonata per giorni, ma invano”, a chi di noi non è capitato un momento di delusione e di consapevolezza relazionale passato attraverso un silenzio?.

Se è necessario prendersi la responsabilità delle conseguenze delle nostre parole, è anche importante farlo nei riguardi dei nostri silenzi.

Silenzio è ascolto di sé, di ciò che sentiamo davvero, della validità delle nostre scelte e di quanto invece esprimiamo un bisogno condizionato da ciò che altri si aspettano; nel silenzio ci connettiamo al dialogo con noi stessi, ascoltiamo in che modo ci rivolgiamo al nostro interno, se siamo gentili o se ci critichiamo continuamente.

Anche in famiglia, noi genitori abituati a trasmettere ai figli l’importanza del dialogo e della condivisione, possiamo gradualmente imparare a trasmettere loro l’importanza del silenzio. Si tratta di un passaggio verso la reciproca indipendenza, di un rispetto per la loro privacy che non deve farci sentire esclusi dalle loro vite, ma attraverso cui lasciamo gradualmente andare l’esigenza di presenza e controllo continui, soprattutto man mano che i figli diventano adulti.

E rispettando la privacy , riceveremo maggior apertura di dialogo, più profondità, lasceremo andare il bisogno di avere ragione, riuscendo a vedere le cose anche dall’altrui prospettiva, perché parola e silenzio sono due facce della stessa medaglia, un abbraccio.

La parola è un’ala del silenzio…
(Pablo Neruda)

Rossana