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Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Scorpione: s-prigionare l’Amore

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La Luna piena in Scorpione avrà luogo il 18 maggio 2019 alle 23:12, coinvolgendo l’asse Toro/Scorpione a 27°38′, tra le case V e XI.

Ancora una volta si parla della necessità di confrontarsi interiormente sia con i valori che guidano il nostro ingresso nelle relazioni e sia con le sicurezze che cerchiamo negli altri. Sole e Luna si guarderanno dritti negli occhi, invitandoci ad un’ indagine interiore onesta e scevra da giudizi. Nelle retrovie in realtà si sta muovendo il confronto tra i due pianeti dispositori di Sole e Luna, Venere (dispositrice del Sole in Toro) e Plutone (dispositore della Luna in Scorpione), Maestri dell’asse Fondo Cielo/Medio Cielo.

Tale asse, aprendo le case IV/X, ci riconduce ad esplorare i modelli di attaccamento affettivi che abbiamo mantenuto in vita per lealtà alle nostre linee genealogiche. Alcune domande atte a favorire un processo introspettivo potrebbero esserci d’aiuto in questo intenso momento energetico in cui abbiamo occasione di svoltare definitivamente, complice la congiunzione tra Venere e Urano nella IV casa del grafico di Luna Piena.

In che modo il nostro modo di amare fino ad ora è stato legato alla sofferenza? Alla menzogna o alla necessità di tradire o essere traditi? La necessità di abbandonare o essere abbandonati ha costellato le nostre relazioni? Abbiamo confuso spesso amore e possesso? Amore e controllo? Ogni volta che abbiamo dato spazio a qualcuno nella nostra vita ci siamo annullati per paura dell’abbandono, abbandonando quindi noi stessi e i nostri bisogni?

Cari affettuosi lettori, spesso nutriamo un bisogno inconscio di appartenenza perché l’Essere Umano nasce essenzialmente per sentirsi parte di qualcosa, tuttavia antiche memorie genealogiche legate alla solitudine o al senso di isolamento sociale possono agire in noi co-creando con gli altri relazioni che portano a rivivere proprio ciò che ancestralmente abbiamo scelto di trasformare.

Come sapete, amo trasmettere la possibilità di agire in nome di una profonda trasmutazione esperienziale nelle nostre vite, in modo da riconoscere in noi i potenziali per poter scegliere in totale libertà la vita che desideriamo vivere, senza ripetere copioni in fotocopia e sterili riproposizioni del passato familiare.

Qual è la chiave? La consapevolezza e il potere dell’intenzione di volersi liberare dai pesi e fardelli, per poter viaggiare in leggerezza, proprio come una mongolfiera. Quando ci prepariamo per un viaggio cerchiamo di portare in valigia l’essenziale per i giorni lontano da casa, così la nostra vita può essere un viaggio il cui obiettivo è alleggerirsi il più possibile. Comprendiamo che si può attuare una rivoluzione nei valori che guidano le nostre relazioni spostando il focus per quanto riguarda gli obiettivi

A volte basta una parola di troppo e ci sentiamo immediatamente toccati interiormente, offesi dalle nostre stesse proiezioni attraverso cui filtriamo la nostra percezione dell’altro. Le relazioni smuovono territori interiori delicati e soggettivi, prova ne sia che ci si sente a proprio agio con alcune persone e non con altre; noi spesso descriviamo tutto ciò con frasi tipo “a pelle quella persona mi piace molto” o viceversa se sentiamo un’immediata avversione per qualcuno. Il luogo comune “la prima impressione è quella che conta” può essere invece molto fuorviante perché la prima impressione smuove l’istintualità viscerale, non si relaziona ad una ponderata conoscenza dell’altro e di noi stessi attraverso quella particolare relazione.

Per poter addivenire alla creazione di relazioni più libere, basate su un’affinità elettiva, bisogna innanzitutto lavorare per strutturare una miglior relazione con noi stessi, nell’accoglienza di tutte le parti che sentiamo manifestarsi in noi, anche quelle meno edificanti ma che ci descrivono molto su come siamo davvero e quindi ci s-velano con quali occhiali stiamo guardando il mondo.

E come quando liberiamo l’armadio dai vestiti ancora buoni ma che non indossiamo più, così possiamo fare spazio interiormente scegliendo di lasciar andare tutti i sentimenti, atteggiamenti, proiezioni automatiche che hanno fatto parte del nostro vissuto, con una funzionalità che ora si è conclusa. Prendere coscienza che qualsiasi frammento di vita ha avuto una precisa funzione per noi è la prima necessità per rendersi responsabili anche nel liberare un bagaglio interiore che ci pesa.

Non ci sono errori in ciò che viviamo e renderci consapevoli anche del fatto che abbiamo trattenuto a lungo una sofferenza, vivendo tanta solitudine per paura di esporci nelle nostre vulnerabilità può essere il trampolino di lancio per il cambiamento. Chiediamoci con tutta onestà a cosa ci sono state funzionali alcune emozioni di risentimento, ad esempio, che irretiscono ed imprigionano creando lacci energetici con l’altra persona al posto che liberare. 

Questa è la Luna che può portarci ad attraversare con consapevolezza il nostro vissuto relazionale, a partire dalla relazione con gli Archetipi genitoriali. Possiamo rapidamente ripercorrere le tappe delle relazioni importanti trovando un fil rouge comune, e scegliere consapevolmente di trasformare queste energie, liberando il nostro potenziale di amare dalla prigionia in cui lo abbiamo ibernato.

Lasciamo andare definitivamente le mancate aspettative verso i genitori, e così ci liberiamo dal sentirci in credito nei confronti degli altri per ciò che apparentemente non abbiamo ricevuto, quando invece abbiamo ricevuto perfettamente ciò che la nostra anima necessitava. Cerchiamo di armonizzare mente e cuore per perseguire relazioni gratificanti nel qui e ora, senza bisogno di imprigionarci in stereotipi su quello che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere.

E non cercando protezione la troveremo spontaneamente in noi stessi e la manifesteremo esteriormente in relazioni che ci faranno sentire al sicuro, proprio perché avremo lasciato andare il bisogno di sicurezza. Secondo le Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo infatti quando diventiamo ostinati e testardi carichiamo ciò che desideriamo di aspettative e ci attacchiamo al risultato, vedendo solo alcune vie di realizzazione dalla nostra prospettiva limitata. E’ il caso che si crea ogni volta che ci fissiamo nei confronti di una persona che “pensiamo” debba comportarsi nel modo che secondo noi è giusto o che possa cambiare secondo ciò che noi, come bambini capricciosi davanti un negozio di giocattoli, vorremmo. 

Quando accettiamo di liberarci dalle aspettative, e accogliamo la possibilità di fluire con l’energia del momento avendo consapevolezza che qualsiasi cosa si crei è un bene per noi e per la nostra evoluzione, comprendiamo anche che il tempo di maturazione degli eventi è fondamentale e che l’obiettivo non è quello di cambiare l’altro ma di s-cambiare con l’altro.

Come dice la parola stessa, lo s-cambio può avvenire solo rinunciando a voler cambiare l’altro.

C’è una bella differenza di energia, ci stiamo allora dirigendo verso un modo di amare libero perché adulto, finché ci sentiamo in credito di amore perché congelati ad una fase infantile irrisolta questo passaggio non può avvenire perché ci avvicineremo all’altro in modo manipolativo per ottenere quello che vogliamo, senza considerare i bisogni dell’altra persona.

Che cosa può sentire una persona ancora ferma a quella fase? Può sentirsi in diritto di avere ciò che sente esserle mancato e responsabilizzare l’altro di non esaudire le aspettative. O, dall’altra parte della medaglia, può sentire un tale senso di immeritatezza da temere di avvicinarsi agli altri per paura del rifiuto, co-creandolo. 

Questo è un tempo di crescita e trasformazione consapevole, un tempo di grande risveglio e alcuni nodi relazionali antichi possono venire al pettine. E’ un tempo in cui portare consapevolezza al fatto che trasformando ed elevando la propria Coscienza individuale liberandosi dagli irretimenti familiari possiamo davvero co-creare un nuovo paradigma sociale, maturo e consapevole, il famoso e agognato Mondo Migliore che tutti desideriamo preparare per i nostri figli e per le generazioni a venire. 

Una trasformazione consapevole per l’Albero genealogico che attraverso di noi può nutrirsi di linfa rinnovata dal fiorire di nuovi rami di luce e consapevolezza. Il passaggio è misterioso e avviene all’interno di noi stessi, Plutone dispone di questa Luna e le trasform-azioni catalizzate dal potere dell’intenzione sono radicali e profonde, smuovendo tanto della nostra interiorità. E’ un ottimo momento per lavorare attraverso una Costellazione Familiare e sono grata in questa vita di poter disporre di così tanti strumenti di crescita e consapevolezza.

Questa Luna Piena interesserà tutti noi ma in modo particolarmente sentito soprattutto le persone che hanno il Sole, l’Ascendente o altri pianeti agli ultimi gradi dei segni fissi (Toro/Leone/Scorpione/Aquario).

Auguro a tutti noi un felice alleggerimento attraverso un processo di liberazione, un vero e proprio decluttering interiore.

Un grandissimo, grato abbraccio

Rossana

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emozioni, visioni astrologiche

Plutone e il decesso: una scelta di rinascita

Farfalla, Natura, Insetto, Ala, Estate

Qualche giorno fa, grazie anche all’attuale transito di Plutone in trigono al mio Sole di nascita (già plutonianizzato da una congiunzione radix con Plutone stesso), mi trovavo a portare attenzione interiore alle dinamiche che caratterizzano il decesso. Ho allora iniziato un’indagine sul momento del decesso della mia mamma, avvenuto in giovane età a 45 anni e, come ho scritto in un recentissimo post, desidero condividere con voi le consapevolezze tratte da questa delicata e personale ricerca, per essere utile a qualcuno e proporre una visione alternativa delle cose.

Innanzitutto, come il tema natale rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro primo respiro autonomo, così pure il tema del decesso rappresenta l’istantanea del Cielo al momento del nostro ultimo respiro. In buona sostanza sono i due momenti fondamentali che scandiscono il Viaggio dell’incarnazione: l’arrivo e la partenza. E, se il tema natale o radix rappresenta l’inizio del Viaggio, il tema del decesso ne rappresenta la fine, anche se in realtà lo potremmo anche considerare come il portale d’ingresso ad una nuova nascita, nelle dimensioni dello spirito

Entrambi i momenti rappresentano scelte di percorso dell’anima, anche il momento del decesso è infatti una scelta ben precisa di un’anima che ritorna a Casa perché sa che ciò che può apprendere attraverso quel veicolo fisico si è esaurito. Nella nostra cultura il decesso è visto e celebrato come qualcosa di doloroso perché associato alla perdita che vivono i familiari e perché l’Inconscio Collettivo occidentale ha memorizzato il decesso come la fine di tutte le cose

Io stessa, avendo vissuto il lutto per la perdita dei miei genitori ad un’età giovanilissima, non ero assolutamente pronta a vivere e cavarmela da sola e, inconsapevolmente, avrei voluto seguirli nutrendo contemporaneamente nel mio cuore ambivalenti sentimenti di stizza per la loro partenza, che al tempo vissi come un rinnovato abbandono. Per molti anni sono rimasta agganciata a questo dolore come unica forma di contatto tra me, figlia incarnata, e loro, amati genitori trapassati. Ero costantemente rivolta a loro e contemporaneamente reprimevo il mio amore per non sentirne la mancanza fisica, mi sentivo vittima di un fato avverso e, da quella prospettiva, non riuscivo a creare relazioni armoniose nel mondo degli Esseri Umani: faccio questa premessa perché l’elaborazione di questi lutti ha preso molti anni della mia vita e la conoscenza con questa sensazione di morte interiore è stata la base di cocreazione con altre persone di relazioni dolorose, seguite da altrettanto dolorose morti relazionali.

Erano infatti relazioni basate sul dolore e sull’inconscia volontà di morte interiore come memoria di appartenenza alla famiglia; ciò aveva anche creato in me la convinzione che le relazioni nel mondo degli uomini dovessero essere destinate a morte certa e il solo pensiero di espormi nuovamente a cotanta sofferenza mi ha portato a circondare la mia Luna in Capricorno di mura ben resistenti, ma si sa che prima o dopo i muri crollano.

Tornando quindi al discorso astrologico, potremmo leggere il tema del decesso come un qualunque tema di transito e sovrapporlo al tema radix del deceduto per scoprire cosa ha rappresentato l’uscita dal corpo fisico per questa persona. Altresì, ad esempio per un figlio, andare a confrontarsi col tema del decesso del genitore significa esaminare l’esperienza che quel momento ha rappresentato per lui a livello di evoluzione, considerando il tema del decesso come l’istantanea del transito di quel preciso momento.

Che cosa impariamo dal decesso di un nostro caro? 

Tanto più precocemente veniamo esposti durante l’incarnazione alla perdita determinata da un decesso, fosse anche quello del nostro animaletto domestico del cuore, oppure quella di un nonno o di un genitore, tanto più è importante per quell’anima il lavoro sull’attaccamento e sull’imparare a lasciar andare.

Ho studiato a fondo il tema natale della mia mamma, sia il radix che il tema di decesso. Il transito che per me è stato più forte da osservare rispetto al momento della sua dipartita era la perfetta congiunzione di Plutone alla sua Luna radix in Bilancia e al suo Fondo Cielo.

A mia volta, anch’io, proprio all’età del decesso di mia madre, a 45 anni, ho vissuto il transito di Plutone in congiunzione alla mia Luna radix, a 5° del Capricorno, ed è stata l’occasione per me di avviare un profondo lavoro interiore di consapevolezza, trasformazione ed elaborazione definitiva degli antichi lutti

La Psicogenealogia ci rimanda agli studi onorevoli di Anne Ancelin Schutzenberger (sull’onda di quelli di Josephine Hilgard) sulla Sindrome di Anniversario, cioè di quelle misteriose ripetizioni di avvenimenti o decessi che si ripetono alle medesime età rispetto ai nostri Predecessori portando agli stessi fotocopiati esiti, riferite a lutti non elaborati all’interno della memoria sistemica. 

Sento che non è completamente così e l’ho sperimentato personalmente. Nella mia esperienza di vita ho vissuto il medesimo transito di Plutone (in questo articolo mi sono concentrata su questo aspetto) in congiunzione alla Luna che mia madre aveva vissuto come portale del decesso e anche alla medesima età. Ho vissuto una morte e rigenerazione interiore, scegliendo di rimanere nella fisicità e sentendomi smarrita tra le Ombre che emergevano, temendo di non riuscire a superare quella dolorosa ma necessaria purificazione.

Da questa angolazione è più che possibile e auspicabile liberarsi dal meccanismo delle Sindromi di Anniversario, se entriamo nella consapevolezza che non viviamo un destino ineluttabile di ripetizione fotocopiata rispetto ai nostri Antenati. Attraverso questa consapevolezza è possibile liberarsi dagli irretimenti del passato familiare e dalle inconsapevoli ripetizioni, condite da proiezioni di responsabilità rispetto agli Antenati.

La morte interiore veicolata dal transito di Plutone sulla mia Luna radix ha rappresentato il portale di apertura ad una nuova vita al pari di come il medesimo transito era stato scelto dalla mia mamma per iniziare una nuova vita sul piano invisibile.

Non vi è alcuna differenza, sono scelte determinate dal Libero Arbitrio d’anima di cui ogni Essere Umano dispone e per cui assolutamente da rispettare. Si può morire e rinascere più volte sul piano fisico senza necessità di lasciare il corpo fisico, farlo è per l’appunto una scelta al pari di quella di rimanere. Io ho scelto di rimanere, mamma ha scelto di tornare a Casa e papà l’ha seguita pochissimi anni dopo; entrambi con la loro dipartita mi hanno lasciata libera di portare avanti ciò che avevo deciso a livello di anima e sento che parte integrante del mio compito terreno è aiutare le persone a destrutturare a livello individuale il vittimismo che deriva dall’essere nati in una famiglia piuttosto che in un’altra. 

Solo comprendendo che ognuno di noi può rendersi responsabile rispetto alla propria vita e solo rispetto a quella, possiamo un po’ alla volta sganciare gli insani attaccamenti attraverso cui ci si sacrifica per gli altri e in tal modo si evita di vivere appieno e consapevolmente. Finte disistime, inadeguatezze per le quali si responsabilizza la famiglia d’origine, i genitori in primis, possono lasciare spazio al desiderio di miglioramento personale costante e della piena realizzazione di sé, in onore alla vita che gli Antenati stessi ci hanno tramandato.

C’è la possibilità di ribaltare il concetto di Lealtà, onorando gli Antenati attraverso il lavoro su noi stessi per fare della nostra vita un successo quotidiano.

Cerco quindi di accompagnare le persone a uscire dall’impotenza e dal vittimismo che agganciano, costringono e non consentono di raggiungere la libertà personale. E alla fine, in ultima istanza, mi sento un anello di trasmutazione sociale perché se ognuno diventa individualmente un anello trasformatore delle dinamiche del proprio Albero Genealogico, lavorando nel profondo per non stazionare nella ripetizione pedissequa di antichi schemi, allora si potrà creare davvero un paradigma sociale nuovo.

Perché il Collettivo è formato di tante individualità ed è a partire dall’elevazione delle Coscienze individuali che può nascere un Collettivo rinnovato.

Un abbraccio

Rossana

 

Astrogenealogia, Luna, Movimenti celesti

Luna Nuova in Toro: il radicamento delle nuove sicurezze

La Luna Nuova di questo mese si formerà il giorno 5 maggio 2019 alle 0:45, a 14°10′ del segno del Toro, attivando l’asse astrogenealogico patrimoniale Toro/Scorpione. Saturno troneggia nel ruolo di Pianeta dispositore dell’Ascendente del tema di Luna Nuova (vedi grafico), l’asse relazionale si trova tra Capricorno e Cancro. La Luna quindi è Signora del Discendente, portale d’ingresso alla VII casa e al tema della relazione.

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Uno dei più grandi dilemmi dell’Essere Umano risiede nella ricerca di sicurezza, tutti abbiamo necessità di avere un punto fermo, almeno in un settore della nostra vita.

Da dove origina il bisogno di sicurezza?

Per i nostri Antenati i bisogni primari di sopravvivenza erano nell’occhio del ciclone tutti i giorni: dormire, mangiare, per noi sono ormai divenuti automatismi eppure poche volte ci soffermiamo sulla Gratitudine per il fatto di disporre di così tante opportunità. Nel momento in cui la caldaia si rompe o la lavatrice ci abbandona ci rendiamo conto di quanto è meraviglioso il comfort che possiamo utilizzare. Dentro di noi, tuttavia, si muovono le memorie che, viaggiando transgenerazionalmente  (in maniera tacita tra le generazioni), insinuano in noi la paura della perdita, e ci attacchiamo con le unghie e con i denti a ciò che possediamo, spesso identificandoci con esso.

Ci valutiamo allora per il nostro avere e non per il nostro essere, questo è un grande tranello del nostro tempo

Quando scegliamo una vita in cui lavorare la questione profonda dell’attaccamento, significa che faremo un lavoro trasform-attivo che coinvolgerà l’intero Sistema familiare. Potremmo allora nascere in una famiglia dove nell’immediato non siamo allattati in modo adeguato e ciò rievoca in noi le memorie di fame, sia materialmente intesa come assenza o carenza di cibo sostanzioso, sia di fame emotiva nel sentirsi trascurati ed abbandonati proprio nel momento in cui avevamo bisogno.

Ciò che viviamo in una fase precoce della nostra esistenza rimane segnato profondamente nelle nostre memorie cellulari, pronto a risvegliarsi al momento opportuno, quando età e strumenti a disposizione sono adatti alla trasformazione di questo importante ed inconscio ricordo.

Gli eventi della nostra vita si snodano allora in modo tale da condurci al nostro nodo gordiano, nodo da noi scelto in tempi remotamente anteriori e nascosto nei recessi della nostra cantina interiore, un’Ombra che risorge improvvisamente, un mostro che non ci aspettavamo di dover affrontare perché inconsapevoli di averlo chiuso a doppia mandata nell’armadio. 

Potremmo trovarci nella situazione in cui perdiamo contemporaneamente sia il lavoro che una relazione importante, e ci ritroviamo ad essere piccoli, indifesi e smarriti.

Urge allora un moto introspettivo, veniamo infatti bruscamente rispediti a noi stessi:

Quali sono le motivazioni reali che mi hanno spinto ad entrare in questa relazione? Reale interesse per l’altra persona o mera ricerca di accudimento e conforto per la paura della solitudine? Curiosità infantile o reale desiderio di conoscere e partecipare alla vita dell’Altro? Genuino interesse o finto compiacimento per paura di perdere l’altra persona e sprofondare nel buco nero della solitudine?

E anche per quanto riguarda il lavoro i quesiti interiori non mancano:

Mi sentivo soddisfatto facendo questo lavoro oppure lavoravo 10 ore al giorno elemosinando attenzione? Ci tenevo davvero a quella promozione oppure dovevo dimostrare al capo (genitore) quanto ero migliore del mio collega (fratello)? In che modo la mia presenza sul luogo di lavoro mi arricchiva interiormente? Forse che per sopravvivere dovevo indossare una maschera con cui mi ero eccessivamente identificato dimenticando chi sono davvero?

Il Novilunio in Toro avviene nella IV casa del grafico astrologico dedicato a questo momento, nel territorio più profondo del Tema quindi, dove ci riconnettiamo alle memorie della linea genealogica paterna, alle memorie della razza, del passato della nostra stirpe, dove le prime memorie affettive della nostra genealogia confluiscono in noi attraverso i primi momenti in cui abbiamo preso contatto col mondo del nutrimento, dove prestiamo lealtà a dei modelli familiari che ci garantiscono un senso di appartenenza al Sistema. Anche da adulti sentiamo spesso minacciata la nostra sicurezza, seppure essa sia fittizia e illusoria, come ci insegna il recente approdo di Urano nel segno del Toro, dove si tratterrà fino al 2026.

Il quinconce (150°) perfetto tra Marte in Gemelli e Plutone in Capricorno ci ricorda come quelle prime insicure memorie abbiano poi trovato convalida nel metodo educativo scolastico e nel nostro vissuto educativo e sociale di appartenenza, col risultato di rendere più radicate le nostre paure. E quando la paura impera, l’esplorazione spaventa e la chiusura nei propri (illusoriamente) rassicuranti confini sembra la soluzione più istintiva e sicura; il coraggio di Marte a poco serve senza quella vulcanica spinta interiore di determinazione consapevole veicolata da Plutone (e non a caso i due pianeti governano assieme i segni dell’Ariete e dello Scorpione, segni che tra di loro distano 150°formando un quinconce naturale).

Da questo punto di vista come possiamo allora rapportarci all’Altro, che necessariamente apporterebbe elementi nuovi ed imprevedibili al nostro sistema di valori, senza temerlo come un potenziale nemico?

Ecco il paradosso, la ricerca della relazione come bisogno di sopravvivenza per alienarsi dal senso di solitudine interiore versus la battaglia nei confronti del diverso che necessariamente ci metterebbe in condizione di doverci aprire in una maniera alternativa

Nella vita affettiva come nel lavoro tutto ciò che si crea è legato ai nostri vissuti familiari, anche se noi tendiamo a considerare la nostra vita a compartimenti stagni; in realtà viviamo un’unica versione di noi stessi in molti contesti, questa è la mia visione. La paura della perdita porta al trattenere al posto che allo sviluppo della capacità di fluire con il naturale divenire delle cose, siamo nel territorio dei segni fissi Toro/Scorpione. E tanto più abbiamo paura di perdere, tanto più ci attacchiamo a quel che abbiamo e spesso abbiamo bisogno di un transito privativo di Saturno che, togliendoci ciò in cui ci siamo totalmente identificati a livello materiale o affettivo, ci mette nella condizione di ricominciare da zero, revisionando necessariamente il nostro sistema di valori.

Quante volte infatti abbiamo pronunciato la frase

Ormai non ho nulla da perdere

In extremis risorgiamo dalle ceneri profondamente trasformati dopo che veniamo denudati di tutto, ma bisogna necessariamente arrivare a questo? Io ci sono passata, Saturno sapeva che la mia Luna in Capricorno avrebbe imparato a chiedere aiuto solo in un momento di prostrazione; è vero infatti che quando ci sentiamo trascurati in una fase precoce della nostra vita, la soluzione immediata è sopprimere i nostri bisogni imparando a non sentirli e tanto meno ad esprimere qualcosa che non sentiamo più, nell’illusorietà di una finta indipendenza che si nutre di tanta vulnerabilità nascosta e profonda insicurezza.

Eppure da quel momento in poi la mia vita ha preso una piega meravigliosa e totalmente inaspettata, proprio quando avevo affidato la mia vita a Qualcosa di più alto affinché io sia guidata non al recupero e al trattenimento di ciò che avevo perso, ma all’apertura a ricevere sostegno e ad imparare la lezione di umiltà che si nascondeva dietro a questa prova.

Questa Luna Nuova nel segno del Toro coinvolgerà in maniera più intensa le persone che hanno Pianeti o l’Ascendente a 14° circa di Toro, Scorpione, Leone, Aquario. Possono emergere alla luce antiche tematiche relative a come abbiamo vissuto le relazioni e all’esplorazione dei nostri meccanismi interiori che si attivano quando viviamo i distacchi; per le persone separate/divorziate forse è rimasto ancora qualcosa di interiormente non definito con sé stessi, questa è l’occasione per chiudere alcuni sipari.

La consapevolezza di questo momento riguardo al nostro sistema di valori e a quello che per noi rappresenta la sicurezza risulta fondamentale per poter fare quel balzo quantico trasformativo di elevazione della Coscienza in cui fidarsi delle proprie risorse interiori come fonte di rassicurazione interiore che nessuno può mettere a repentaglio. Si apre allora un paradigma relazionale completamente diverso dove la relazione può essere solo un arricchimento di qualcosa che già è ben radicato in noi, l’Amore di sé, unico presupposto per poter alimentare anche l’Amore per un’ altra persona.

Lungi dall’aspettarsi dagli altri nutrimento, conforto e rassicurazione, arrabbiandoci profondamente se questi bisogni rimangono inascoltati, impariamo allora a vedere l’apporto dell’altro come un’occasione di crescita per entrambi. Eccoci allora per la prima volta alle prese con un nuovo modo di entrare in relazione, sano e privo di aspettative o di incantesimi di breve durata, ma solo dopo aver sviluppato la capacità di nutrire noi stessi stimandoci e amandoci proprio per quello che siamo in questo momento e nulla più, senza sentirci in credito nei confronti della Vita stessa che ci ha messo davanti esattamente a ciò di cui avevamo bisogno per le nostre scelte di evoluzione.

Facciamo attenzione a fare un passaggio equilibrato e ad auto-osservarci: potremmo infatti in una prima fase, una volta compreso che siamo stati dipendenti dagli altri, proporci in modo eccessivamente e fittiziamente indipendente o arrogante per paura che vengano svelati i nostri lati deboli. Ciò equivale comunque ad indossare una nuova maschera, nuova ma pur sempre una maschera che ci allontana dal nostro centro.

E’ proprio una Luna adatta a seminare una nuova consapevolezza interiore, una centratura ed una capacità di nutrirsi di valori sani senza temere nulla da chi entra nel nostro mondo relazionale. E’ una Luna adatta a sentire di poter trasformare la propria vita affettiva e passare da una paurosa e limitante solitudine al darsi la possibilità di amare di nuovo senza temere di esporre all’altra persona anche i propri timori e le proprie vulnerabilità.

La Stella Sirio brilla nella VII casa nel grafico di Novilunio, proprio in congiunzione applicante al Nodo evolutivo Nord; ed è a partire dal viaggio di consapevolezza che Saturno e Plutone ci faranno fare attraverso lo spazio/tempo passato che potremo elaborare ancora un ulteriore maturo distacco dalle dinamiche familiari di privazione e sofferenza che ci hanno trattenuto in forme di lealtà familiare inconscia funzionali al mantenimento dello status quo.

E’ il momento di apertura a forme di Amore diverse e più evolute, lo auguro davvero a tutti con un grande abbraccio ❤

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Bilancia: l’abbandono delle aspettative

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 19 aprile 2019 alle 13:13, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 29°, proprio a ridosso del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo.

Per la seconda volta assistiamo al Plenilunio in Bilancia e veniamo rimessi a confronto con i temi inerenti la relazione, in particolar modo con gli irretimenti e le lealtà ai modelli sistemici di relazione e con la necessità di lasciarli andare ad un livello profondissimo.

La fine di una relazione sulla carta non ne decreta certamente la fine energetica, ci meravigliamo molto a volte di come riproponiamo in fotocopia alcuni modelli di relazione e non riusciamo ad uscire vittoriosi dagli insistenti quesiti interiori che eruttano dalle profondità delle viscere raggiungendo la nostra limitata mente.

Attraiamo lungo il nostro percorso le persone che, incrociando il cammino con il nostro (che sia per breve o lungo periodo), ci aiutano a salire i gradini della nostra evoluzione. Sebbene le facce cambino, non possono cambiare le dinamiche che emergono finché non riusciamo a vederle con la consapevolezza del cuore. In una Costellazione familiare è possibile portare luce ai modelli relazionali che hanno contraddistinto le coppie delle nostre linee genealogiche, e rendersi conto che spesse volte abbiamo prestato la nostra lealtà a pattern sistemici dolorosi.

Parlo di relazioni ad ampio raggio ma, a causa del maggior coinvolgimento emotivo, le relazioni di coppia sono il terreno più fertile all’emersione dei nodi irrisolti reciproci. Per i nostri Antenati la coppia rappresentava la sicurezza e, per lealtà familiare, potremmo aver co-creato relazioni che ci donavano sicurezza ma non amore, oppure amore ma impossibilità di strutturazione comune.

Ancora oggi potremmo chiederci in quale misura dentro di noi si agita il terrore della solitudine e la paura di non farcela contando unicamente sulle proprie risorse. 

La coppia può essere stata un canale attraverso cui sperimentare delle ambivalenze importanti tra la volontà di costruzione e la contemporanea necessità di libertà personale. In maniera frustrante potremmo, a causa dell’agito di questa antica memoria, aver vissuto il dolore di annullare noi stessi per preservare una relazione o l’istinto al violento distacco per difendere il nostro spazio. Ciò avviene se dentro di noi sentiamo che non abbiamo diritto ad uno spazio o meglio che il nostro spazio è di proprietà dell’altra persona, che detiene (per nostra libera concessione) il potere di darci o toglierci libertà. 

Antiche memorie di prigionia (non solo interiore ma anche fisica) determinate anche dal desiderio di protezione da parte dell’altro, possono aver contribuito al crearsi di una convinzione per cui l’amore è limitazione o gabbia.

E da una gabbia chi non vorrebbe uscire? In una gabbia chi vorrebbe entrare?

Grandi ideali, grandi aspettative e sogni sono stati nel passato la compensazione ideale a rapporti in realtà limitanti e, come un carcerato sogna prati verdi dove correre in libertà con la fantasia, anche noi, in preda a relazioni imprigionanti ci siamo avventurati a sognare migliori lidi relazionali. E quante volte sento questa frase: “Se lui/lei fosse cambiato, se fosse diverso…“.

Anch’ io sono stata parte della folta schiera di persone che hanno sperato nella comprensione e nel cambiamento di qualcun altro, finché mi sono resa conto che ero molto arrogante nel desiderare ciò, e che l’unica cosa che potevo fare era volgere gli occhi all’interno di me stessa iniziando dal mio personale percorso di rinnovamento e trasformazione.

Ho avuto bisogno di essere invisibile agli occhi degli altri per riuscire a vedere me stessa da sola, ogni persona che mi ha abbandonata mi ha rispedito a me stessa. Ho vissuto l’abbandono in varie forme e sotto tantissime sfumature ed era una palestra funzionale affinché oggi  io possa comprendere con tutta me stessa le persone che si sentono abbandonate e vivono dei vuoti incredibili; qualcuno mi disse “è il lavoro di una vita” e forse di più vite, io porto nel mio cuore questa particolare vulnerabilità, sensibilità che mi avvicina empaticamente al mio prossimo e che personalmente mi fa visita tutti i giorni.

Un ricordo, un pensiero, una frase di un certo tipo, una parola impropria, una mancata telefonata ci riporta spesso al centro della nostra particolare fragilità di piccoli Esseri Umani che desiderano Amore senza sapere mai bene cosa sia. Per realizzarci come persone libere non possiamo fuggire dalle nostre paure o dalle nostre piccole imperfezioni indossando una maschera di finta indipendenza, di finta autosufficienza di uomini o donne che “non devono chiedere mai” (credo fossero le parole della pubblicità di un profumo da uomo).

Sapete cosa ho imparato? Ci vuole il coraggio di vedere fino in fondo la realtà delle cose per come si presenta, senza indulgere in idealizzazioni, illusioni o aspettative; siamo tutti piccoli di fronte alle sfide della vita e contemporaneamente siamo tutti estremamente  capaci di affrontare qualsiasi percorso e diventare sempre più forti proprio attraverso le prove che come indomiti guerrieri abbiamo affrontato.

E’ ciò che si chiama resilienza.

E’ anche la saggia capacità che deriva dall’esperienza di vedere e riconoscere con umiltà i nostri limiti senza bisogno di fustigarci, ma anche senza il bisogno di mostrarci diversi per dimostrare che siamo indistruttibili. 

Mercurio, appena entrato in Ariete dopo i mesi dell’anello di sosta in Pesci, ci invita a non temere di crescere e diventare adulti. Anche un adulto sente delle fragilità, ha delle ferite di battaglia che, lungi dall’ indebolirlo, ne hanno plasmato la forza. Forse che a volte ci nascondiamo dietro il bisogno di una relazione perché sentendoci dipendenti da qualcun altro abbiamo l’alibi per trattenerci in una comfort zone infantile

Cari Amici, siamo alla resa dei conti, tutto deve essere visto in tutto e con tutto proprio come si dice durante le Costellazioni. E’ il tempo di ringraziare, di essere fieri anche delle nostre battaglie perse perché, come diceva mio padre, “una battaglia persa non è la guerra persa”. Non possiamo più nascondere la nostra polvere interiore sotto il tappeto, sebbene forse basta ancora un’ultima coraggiosa spazzatina agli angoli più nascosti della nostra interiorità. Venere a fine Pesci chiude un ciclo di relazioni, tutti i modelli di sofferenza e sacrificio possono essere risanati una volte per tutte per aprirsi consapevolmente alla felicità e soddisfazione che tutti meritiamo.

Essere gli apripista genealogici di un modello di relazione soddisfacente si può, portando gli Antenati dietro di noi, con noi, esultanti per i nostri successi, onorando la vita che ci hanno preziosamente donato.

Vi abbraccio forte, come sempre grata a voi che dedicate attenzione alla lettura di queste righe, attraverso cui il mio cuore desidera comunicare con il vostro.

Un abbraccio e un augurio di buona rinascita, Pasqua è alle porte.

Rossana Strika

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Movimenti celesti

Me l’avevi promesso!Giove torna indietro

Castello, Amore, Ponte, Castelli, Lucchetto, Recinto

Avrei voluto scrivere un semplice post su Facebook, eppure la tematica di cui desidero oggi farmi portavoce richiedeva più spazio e tempo di espressione.

Giove oggi alle 19.02 innesta la retromarcia dopo essersi fermato per invertire la rotta, facendo una stazione a 24° del Sagittario. Tornerà diretto il giorno 11 agosto.

E’ tempo di ripensamenti e, approfittando del sestile di Mercurio e Plutone tra Pesci e Capricorno e della congiunzione tra Venere e Nettuno in Pesci, proprio ieri ho lavorato profondamente ricevendo una Costellazione familiare individuale. Senza entrare nelle mie dinamiche personali, voglio condividere con voi un tema alquanto delicato e scottante emerso durante questo incontro, e caro a Giove: quello delle promesse.

Inconsciamente ed in totale buona fede spesso promettiamo cose che non potremo mantenere, senza una deliberata volontà di ingannare l’altro, anzi. Energeticamente, anche se non sempre verbalmente, chiediamo all’altro di darci qualcosa di cui siamo desiderosi e l’altra anima, che ci ama tantissimo ad altri livelli, ce la promette alimentando in noi una grande speranza e aspettativa. Investiamo l’altro di un così grande potere e di un’altrettanto importante responsabilità perché sentiamo che con lei/lui tutto diventa possibile. Ma, sempre dal punto di vista delle vibrazioni sottili, l’altra persona pur essendo razionalmente disposta a fare del tutto per la nostra felicità, ha delle lealtà familiari più grandi di lei cui non riesce a sottrarsi e quindi ci promette cose che non potrebbe mai darci, creando in noi una grande illusione.

Ovviamente nessuno è vittima di nessuno, ci sono accordi tra anime e chi chiede è inconsapevole sia di quello che sta chiedendo e sia del fatto che nessuno può colmare vuoti o dispiaceri che vanno affrontati individualmente. Al momento in cui ci si rende conto dell’impossibilità di realizzazione concreta, la delusione è profonda e, dipendentemente dall’investimento emotivo e dal processo di identificazione e di attaccamento a quel risultato, l’intera struttura della nostra identità subisce un crollo: non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, assistiamo solamente all’inesorabile crollo delle aspettative chiedendoci cosa o dove abbiamo sbagliato. In quel momento ci viene spesso spontaneo rivolgere gli occhi al cielo e volgere questa domanda a Qualcuno più grande di noi, da questo punto di vista le grandi delusioni sono a volte il portale che scegliamo per connetterci al Divino.

“Me l’avevi promesso” è una frase che almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato o ci hanno detto; questa frase tuona imperiosa nei cuori delusi

La dinamica illusione/delusione è tipicamente qualcosa di alternativamente agito e subito, tutti abbiamo illuso e ci siamo sentiti delusi. Istintivamente di primo acchito ci si sente vittime, subito dopo invece va ripreso contatto con la consapevolezza della propria compartecipazione all’accaduto, al senso di responsabilità personale. Se è vero infatti che la promessa non ha potuto essere mantenuta, è anche vero che era necessario per il nostro percorso di evoluzione confrontarsi con la possibilità che le promesse non sempre possano essere mantenute e, ripeto, dietro non c’è sempre malafede o inaffidabilità. Tuttavia è possibile, soprattutto dopo una grande delusione, attrarre nella propria vita persone inaffidabili, se in conseguenza all’esperienza delusiva si è formata  la convinzione interiore che il mondo è ingannevole e che le persone promettono e poi non mantengono, oppure se abbiamo bisogno di stazionare per un certo tempo nel ruolo di vittima nel crudele mondo degli ingannatori. 

Tutte le promesse appartengono al “mondo degli uomini” e non a quello dello spirito, sicché alcune promesse che onorano il mondo degli uomini ad un certo punto vanno sciolte quando confliggono con la nostra esperienza di crescita e scopo spirituale della nostra incarnazione. Il lasciare certe situazioni viene vissuto molto spesso come un passaggio obbligato che ci crea dolore e possiamo restare agganciati a quel dolore e a quel rimpianto per moltissimo tempo. Un passaggio importante è anche quello di perdonare sé stessi per non essere stati in grado di onorare una promessa fino in fondo, ad un certo punto la chiamata dal mondo dello spirito risulta essere più forte, è una sveglia alla quale non ci si sottrae pena lo snaturarsi della propria essenza e la malattia.

Quanti dolori e sofferenze si risparmierebbero se non ci attaccassimo così violentemente a ciò che promettiamo o che ci viene promesso nel mondo degli uomini. Onorare il mondo dello spirito è il viaggio di tutti noi, anime in un corpo fisico e la malattia altro non è che una disarmonia, un non allineamento con la nostra essenza spirituale. Nel mondo dell’apparenza le cose assumono un significato nebuloso ben diverso dalla reale sostanza delle cose, basti pensare a tutte le volte che ci facciamo ingannare da ciò che vediamo esternamente e successivamente scopriamo del marciume all’interno. 

Si rende necessario un ampliamento di visione ed un cambio di prospettiva per quanto riguarda gli accadimenti nelle nostre vite, un buon esercizio può essere quello di farlo in via retrospettiva analizzando, con la chiarezza che deriva dall’acquisizione dell’esperienza, cosa ci hanno insegnato le sfide che abbiamo affrontato. 

Cosa ho imparato da questo insuccesso? In che modo la fine (o l’inizio) di una relazione importante hanno segnato un punto di svolta per me?

Cerchiamo di farlo con la maggior obiettività possibile, uscendo da ciò che appariva per entrare in ciò che è stato il nostro apprendimento e portiamone consapevolezza. Ci renderemo conto che nessun tassello di vita è stato inutile e che spesso la mancata realizzazione di qualcosa (fors’ anche attraverso il mancato mantenimento di promesse di qualcuno) è stata una grande benedizione.

Se ciò è avvenuto in passato e ce ne rendiamo conto ora, guardando indietro, questo può avvenire anche nel presente e in futuro, sviluppando la capacità di affidarsi ad un disegno più grande di noi e alla consapevolezza che i tempi dell’anima non sono quelli fisici.

Un altro esercizio pratico per creare una visione divergente è quello di provare a uscire da proverbi e luoghi comuni che incatenano più che liberare e che sono entrati prepotentemente nella nostra interiorità senza la possibilità di essere filtrati con discernimento, proprio perché di antica memoria di condizionamento educativo familiare. Ad esempio la frase “ogni promessa è un debito” è un gancio delusivo e costrittivo assicurato. Nessuna promessa è un debito perché presupporrebbe che dall’altra parte sussistesse un credito, mentre c’è uno scambio energetico animico tra i due o più partecipanti, un accordo energetico che mira all’evoluzione delle parti

Frasi di questo tipo inoltre agganciano al sentirsi perennemente delusi nelle aspettative, a partire da quella grande promessa non mantenuta. Non c’è bisogno di promettere nulla, ogni giorno nel qui e ora viviamo in una costante ed eterna interconnessione d’amore, ad altri livelli siamo comunque tutti insieme anche con le persone che sono state deludenti o a cui noi, consapevolmente o no, abbiamo mentito. E non c’è bisogno di aspettarsi nulla quando comprendiamo che l’unica molla per disattivare questo meccanismo fatto di illusioni e delusioni, è sviluppare gratitudine per ogni piccolo momento che le persone ci donano, senza dare nulla per scontato.

Rimanere agganciati alle mancate promesse ci mantiene in uno stato di impotenza e vittimismo, prolungando senza fine la catena delle delusioni senza mai darci il permesso di vivere davvero. Nel lavoro delle Costellazioni si possono vedere queste preziosità e lasciare andare davvero moltissimo dolore.

Un abbraccio

Ross 

Sinastria

Antiscia: l’Ombra invisibile

ANTISCIA E CONTROANTISCIA 1

Il termine Antiscia deriva dal greco antiskios, cioè “che ha l’ombra contraria” (anti=di fronte e skios=ombra).

L’ombra, trattata scientificamente da Jung, descrive tutti i contenuti rimossi e rifiutati dalla coscienza perché non conformi ai modelli educativi sistemici o sociali che abbiamo introiettato. Atteggiamenti repressi che spesso ri-emergono prepotentemente all’interno delle relazioni triangolari o segrete che attivano quelle parti e che viviamo con un grado di sofferenza direttamente proporzionale all’identificazione con la maschera luminosa che ci garantisce approvazione. Sono relazioni che ci portano in territori interiori ambivalenti, rendendoci nudi e piccoli di fronte all’altro e di cui comprendiamo il senso anche molto dopo che la relazione si è conclusa, portando con sé un insieme di irrisolti interrogativi interiori.

Per calcolare il grado di Antiscia dobbiamo considerare che ogni grado zodiacale (dove possiamo trovare un pianeta o un punto) ha la propria posizione riflessa e speculare rispetto all’asse solstiziale 0°Cancro/0°Capricorno.

Dobbiamo quindi sottrarre 30° dal grado del pianeta di cui desideriamo calcolare l’Antiscia e posizionarlo nel segno speculare.

Esempio: Pianeta A 20° Leone – Pianeta B 10° Toro (in Antiscia con A).

I segni che sono in Antiscia sono speculari rispetto all’asse solstiziale e sono:

Cancro-Gemelli
Toro-Leone (quadratura)
Ariete-Vergine (quinconce)
Bilancia-Pesci (quinconce)
Scorpione-Aquario (quadratura)
Capricorno-Sagittario

Il grado che si trova in opposizione al grado di Antiscia è chiamato Controantiscia e parte dall’osservazione dell’asse equinoziale 0° Ariete/0° Bilancia.
L’interpretazione delle Antisce è simile a quella della congiunzione, la Controantiscia è riferita all’opposizione.
Ci si basa sul principio dell’ombra perché l’ombra gettata dal pianeta è la stessa in entrambe le posizioni ma ha una direzione diversa.
La tematica dell’Antiscia è stata approfonditamente trattata da Daniela Di Menna, nel suo testo “La Sinastria delle coppie segrete“.
E’ importante sapere che, anche in assenza di un pianeta o di un punto sensibile, il grado di Antiscia può venir attivato per sinastria, in particolar modo parlando del grado di Antiscia della Luna.

Se trattiamo un pianeta, il grado di Antiscia simboleggia la parte ombra dell’archetipo rappresentato che, se non incontrata e riconosciuta consapevolmente viene attivata per proiezione sinastrica.

“La posizione riflessa di un qualsiasi grado zodiacale si trova alla medesima distanza in gradi dal punto di solstizio. Ciò significa che non bisogna farsi confondere dalla cifra dei gradi zodiacali ma considerare la relativa distanza dall’asse”
D.Di Menna

Se nella comparazione sinastrica nel tema di una persona un pianeta si trova congiunto all’Antiscia di un pianeta dell’altra, pur non facendo aspetti diretti per longitudine, ugualmente i due formeranno una sorta di aspetto di congiunzione la cui valenza va trattata in base alla natura dei pianeti.
Facciamo un esempio in sinastria:

Persona A ⇨ Sole a 20° del Leone (Antiscia a 10° del Toro)
Persona B ⇨ Luna a 10° del Toro

Si dirà che A e B hanno una congiunzione Sole/Luna per Antiscia.
Si tratterà come una congiunzione, pur se la manifestazione non sarà evidente e le persone potranno viverla e manifestarla anche senza esserne consapevoli.
L’asse solstiziale è territorio delle dinamiche familiari e  l’Antiscia smuove conflitti o irrisolti inconsci con le figure primordiali.

Ho notato che la parte ombra del pianeta rappresentata dall’Antiscia, a meno che quel grado zodiacale non sia occupato da un altro pianeta, rimane più silente ed inconscia e viene attivata dai pianeti dell’altra persona per sovrapposizione. Se sono coinvolti segni che tra loro si trovano in una posizione di quinconce, l’ombra è ancora meno percepibile e più antica, nella relazione la frustrazione che serpeggia è più difficilmente contattabile e quindi descrivibile. Se sono attivati segni che si trovano in posizione di quadratura invece le conflittualità che emergono sono più visibili.

Se ad esempio Plutone o Lilith attivano  il lato ombra della Luna per Antiscia il lavoro interiore che si rende necessario per scendere nella consapevolezza è molto approfondito. Ciò sia per quanto riguarda la realtà quotidiana della persona che rende manifesti eventi inspiegabili che possono risvegliarne paure ancestrali piuttosto che rabbie antiche e sia per comprendere ciò che questa persona può smuovere negli altri.

Un abbraccio

Ross

Luna, Luna Piena

Plenilunio in Bilancia: la nuova relazione con noi stessi

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 21 marzo 2019 alle 02:43, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 0°9′, tra la II e la VIII casa.

Cari Amici, il momento attuale invita a grande introspezione, un profondo decluttering, che definisco con una parola che ieri una carissima Amica mi ha condiviso in un messaggio: scrematura. Il transito di Mercurio in retrogradazione nel segno dei Pesci(avviato alla congiunzione applicante con Nettuno) ci accompagna in questo gentile lavoro di pulizia interiore. La scrematura è un processo più soft rispetto al taglio uraniano o alla potatura saturnina, tuttavia nel suo essere, a mia visione, legato a Nettuno presuppone una fase di attenzione e selezione virginiana, una fase di auto-osservazione meticolosa per s-coprire e setacciare ciò che fa bene alla nostra interiorità e ciò che ormai costituisce un veleno da cui disintossicarsi. L’Essere Umano ha il dono di abituarsi a qualsiasi cosa e spesso le relazioni, gli atteggiamenti, gli eventi di cui ci nutriamo ci intossicano il cuore eppure non sempre o non subito ce ne rendiamo conto e così, pur sentendo una stonatura interiore, evitiamo di ascoltarci davvero.

E poi ci sono i momenti come questo, in cui tutto può rifiorire, germogliare con rinnovata energia, se ci diamo il permesso di far fluire con grazia, semplicità, spontaneità e morbidezza, ciò che ormai ha visto la parola fine ma che noi ancora portiamo avanti. Se dal punto di vista energetico il momento del nuovo inizio coincide con una precedente fine, dall’apparente punto di vista materiale non sempre è così.

Potremmo quindi vivere un’apparente incongruenza temporale, ad esempio alcune relazioni potrebbero essersi chiuse ma ancora non riusciamo a vedere l’inizio delle nuove e viviamo un apparente stato di solitudine e di vuoto. Mentre la nostra anima ha già chiuso alcuni percorsi, dal punto di vista materiale potremmo far fatica a chiudere e mentre energeticamente le nuove relazioni sono già nate, dal punto di vista manifesto potremmo ancora non vederle. E’ lo sfasamento temporale nella manifestazione visibile di ciò che dal punto di vista animico è già avvenuto. Viviamo su più piani e i tempi sono semplicemente diversi, durante questi spazi di limbo in cui non siamo più bruchi e nemmeno farfalle l’unica cosa che possiamo fare è sviluppare la capacità di fidarci di quella parte di noi stessi che ha una Saggezza superiore e che ci indica nuovi percorsi di evoluzione, lasciandone fluire con gratitudine altri.

La resistenza può determinarsi dalla visione del passato che offusca il presente, soprattutto se ci siamo fidati di qualcuno e ci siamo sentiti offesi o traditi. Cari, sapete che la fiducia mal riposta è solo un modo che la nostra anima utilizza per mostrarci che non ci stiamo sufficientemente fidando di noi stessi? Quali parti di noi stessi abbiamo tradito mentre abbiamo avuto bisogno di sentirci traditi dagli altri? Se non mi fido di me stesso ho bisogno di esternalizzare la fiducia, idealizzando le persone e conferendo loro un’affidabilità che, se non vivo dentro, non potrò trovare fuori. Quando giudichiamo una persona come inaffidabile proviamo a farci questa domanda, proprio così come esercizio di auto-osservazione e non come pretesto di ulteriore autocritica o disvalore.

Posso manifestare all’esterno solo qualcosa che è già acquisito all’interno, vedo il bello fuori se ho sviluppato pian pianino la capacità di vedere la bellezza dentro. Ogni giorno ci affacciamo alla finestra e possiamo scegliere il panorama che vogliamo vedere. Questo è un momento propizio per guardare il proprio panorama interiore, e scegliere cosa voler vedere, possiamo liberarci da tutte le zavorre che ci hanno trattenuto dal mostrarci nella nostra autenticità veicolate da paure, nostre o ereditate e portate avanti per lealtà familiare.

Possiamo ad esempio comprendere in che modo abbiamo portato avanti dei bisogni condizionati per lealtà inconscia, senza che ciò costituisse un nostro desiderio autentico. E’ l’ora della profonda sincerità, in che modo ci facciamo ancora scudo delle nostre ferite per difenderci? In che modo abbiamo bisogno di sentirci attaccati per utilizzare quello scudo? Le mura del nostro castello interiore hanno costituito una difesa e ora costituiscono l’isolamento, spetta alla nostra libera scelta consapevole la decisione di aprire il cancello e abbassare il ponte levatoio. Lo possiamo fare anche come esercizio di visualizzazione, anni fa feci un’ardimentosa visualizzazione guidata in cui lanciavo una bomba per aprire un varco in quelle mura. 

Le difese emotive che abbiamo innalzato possono ora essere destrutturate se comprendiamo che la loro presenza ha avuto comunque una certa funzione; possiamo anche rinunciare alla mentalizzazione (i miei valori Vergine si chiedono chi mai io sia diventata) del voler razionalmente capire quale, la domanda che possiamo farci è solo quella interiore nella necessaria comprensione della loro attuale utilità. Ci servono ancora? Abbiamo ancora bisogno di difenderci e quindi di essere attaccati per poterci difendere? Abbiamo ancora il bisogno di conferire agli altri il potere di ferirci per sentirci vittime? Necessitiamo ancora dell’energia della lamentela per sentirci autorizzati a rimanere fermi in apparente balia degli altri?

Io dico di no.

Dico che le ferite del passato sono la testimonianza che abbiamo fatto un’esperienza e che non c’è nulla di più potente dell’acquisizione dell’esperienza vissuta nell’apprendimento che siamo qui tutti a portare avanti. L’esperienza può essere fertilizzata a favore di altre persone che si trovano in circostanze similari, anche se mai uguali. Nel mio percorso ciò che mi ha aiutato più di tutto è conoscere persone che lo avevano fatto prima e ne erano uscite bene, pur se le stesse mi descrivevano l’impegno profuso nella loro storia di vita in quel campo. Quando ho attraversato la mia dolorosa separazione, ad esempio, ciò che mi ha dato luce è stato conoscere amicizie che ne erano uscite brillantemente ed erano riuscite ad amare di nuovo. Ricordo che il terapeuta del tempo mi presentò un collega, vennero a casa mia perché io non riuscivo ad alzarmi dal letto e trovare motivazione nelle mie giornate. Quest’uomo aveva attraversato un doloroso distacco nel matrimonio e aveva una nuova compagna, mi disse una frase che ricorderò per tutta la vita:

“Ora non ti sembra possibile eppure supererai tutto questo, amerai di nuovo”.

Ed è proprio così, dentro al nostro cuore noi lo sappiamo che ad un certo punto avviene il disgelo dal dolore, dalle sofferenze e che amiamo di nuovo, perché è questo ciò che spontaneamente tutti cerchiamo, Amore. Ci rendiamo conto di attraversare la primavera del cuore quando ci apriamo a considerare e osservare il valore delle piccole cose attorno a noi, quando proviamo Amore e Gratitudine per ogni cosa, quando nulla è scontato e quando ci prendiamo la responsabilità di quello che desideriamo vedere, Bellezza e Armonia. In quel momento iniziamo ad amarci di nuovo ed è questo che manifesta l’Amore in una persona che incontriamo.

Ogni cicatrice del cuore rappresenta una ferita in battaglie che abbiamo combattuto, guardando quella cicatrice ricordiamo quel dolore e, se siamo disposti a lasciar andare le emozioni connesse a quel dolore, possiamo trovarne il prezioso insegnamento che ne abbiamo tratto. 

E’ anche un tempo fertile per lasciar andare l’attaccamento ai risultati, a come dovrebbero essere le nostre relazioni, alla lista di requisiti che dovrebbero incarnare le persone che incontriamo, alle aspettative; che cosa accadrebbe se ci fidassimo così tanto dell’Universo da sapere che incontreremo sempre e comunque una persona giusta in quel momento e dicessimo semplicemente “Sì sono pronto”? Che cosa accadrebbe se lasciassimo completamente andare l’idealizzazione di amore eterno o di famiglia del Mulino Bianco? Se vivessimo le nostre relazioni un giorno alla volta per quel giorno senza pretendere nulla, offrendo ciò che di bello possiamo e accettando ciò che ci viene offerto?

Possiamo finalmente accettare di ricevere, ne siamo degni e siamo pronti a farlo, senza sentirci in obbligo di ricambiare o in debito perenne, sentendoci meritevoli di Amore e consapevoli che anche noi stiamo dando il meglio di ciò che siamo.

Fluire nello scambio.

Posso quindi darti ciò che sono e accogliere ciò che sei senza voler cambiare nulla né di me né di te e allo stesso tempo sapendo che la relazione trasformerà entrambi e mi apro a questa trasformazione ringraziandoti per l’opportunità che mi dai nell’essere parte del mio processo di crescita. Tutto ciò presuppone però che io decida consapevolmente di trasformare la relazione più importante della mia vita, quella con me stesso, sapendo che più valore mi darò e più relazioni di valore potrò costruire.

Cari tutti, siamo negli ultimi giorni dell’energia Pesci e possiamo rendere fertile questa metamorfosi permettendoci di lasciar fluire ancora gli ultimi strascichi di ciò che desideriamo chiudere, permettiamoci di far scorrere delle lacrime se emergono dei ricordi dolorosi, io l’ho fatto mentre queste righe sgorgavano dal profondo del mio cuore. Se leggendo ricorderai, lascia andare, senti la preziosa sensibilità del tuo cuore, e non permettere a nessuno di calpestare questo fiore. 

Non si è mai troppo sensibili, le emozioni nutrono il cuore, io auguro a tutti noi in questo Plenilunio di aprirsi a relazioni in cui la reciproca preziosità pur nella diversità si nutra della gioia dello scambio alla pari, in cui nessuno senta di dover riparare al sentirsi in credito dal passato e nessuno si senta in debito nel dare.

Solo scambio e nutrimento nella parità.

Un abbraccio 

Rossana Strika

Astrogenealogia, Sinastria, yod

La danza delle sovrapposizioni: lo Yod nella Sinastria

Tango Argentino, Piedi, Ballerini, Danza

All’interno dei miei studi riguardanti questa particolare configurazione ( ti condivido il link dove, al fondo della pagina, puoi trovare i miei precedenti articoli sullo Yod) considero con particolare occhio “clinico” le dinamiche familiari che si attivano nelle relazioni, rintracciando questa sacra geometria celeste nelle comparazioni tra temi.

A volte incontriamo qualcuno che risveglia in noi dei potenziali assopiti, spesso risvegliandoci a percorsi o indagini interiori impensabili prima di tale incontro. Tale persona rimane presente in noi anche quando nel tempo apparentemente la relazione si scioglie o si trasforma in qualcosa di diverso. Mai torneremo ciò che eravamo prima di conoscere quella persona speciale e, nel caso in cui il rapporto fosse stato conflittuale, di difficile sostenibilità emotiva causa l’estrema profondità, sarà necessario un grande lavoro interiore per lasciar andare forme di attaccamento a emozioni quali rancore o risentimento.

Particolarmente incisivi sono gli interaspetti che si formano nella comparazione di temi (Sinastria), quando le due persone formano uno Yod. Quella persona attiva in noi un tema che appartiene alla genealogia familiare e che, estendendosi attraverso le generazioni, viene sentito in modo intenso. Si tratta di qualcosa che necessita di essere visto chiaramente attraverso un’altra persona perché riguarda meccanismi di scissioni di lealtà, antiche ambivalenze che, se nell’infanzia si sono interiormente congelate per la non sostenibilità del bambino a conciliare polarizzazioni interne riguardanti le figure genitoriali, emergono in cerca di definitiva risoluzione all’interno di una relazione “adulta”.

I triangoli relazionali (vedi “L’Eterno Triangolo“, articolo di Liz Greene su Astro.com), non necessariamente solo sentimentali, appartengono a questa categoria e la configurazione Yod appare allora dalla relazione tra i due temi, si crea cioè uno Yod sinastrico.

Questo caso si può verificare in due modi:

  • Quando qualcuno completa un sestile nel nostro tema apponendo un pianeta in aspetto di quinconce (150°). Esempio: soggetto A con sestile tra Marte a 20° della Vergine e Mercurio a 20° dello Scorpione, soggetto B con Luna a 20° dell’Ariete. Ho citato i pianeti personali perché l’incisività nel sentire quotidiano è maggiore, ma ovviamente qualsiasi pianeta può essere coinvolto, purché la configurazione si formi in maniera stretta, con orbita di scarto ridottissima, massimo 1°.
  • Quando qualcuno chiude un quinconce nel nostro tema apponendo un pianeta in sestile ad uno dei due partecipanti al quinconce formando quindi automaticamente quinconce all’altro. Esempio: soggetto A con quinconce tra Luna a 5° del Capricorno e Venere a 5° del Leone, soggetto B appone Mercurio in Pesci a 5° in sestile alla Luna, automaticamente formando anche un quinconce con Venere e chiudendo la configurazione yodal/sinastrica.

Può però accadere che, anche se non formiamo configurazioni yodali cocreate, attraverso le sovrapposizioni tra temi il pianeta di uno tocchi in interaspetto stretto di congiunzione soprattutto il Pianeta Focale (al vertice di un nostro già presente yod radix); oppure che il pianeta dell’altra persona opponga il Pianeta Focale posizionandosi nel punto intermedio del sestile di base (Midpoint) e formando il cosiddetto Yod tetraedico ( o Boomerang) sinastrico.

La stimolazione per Sinastria del Pianeta Focale si riverbera anche nella casa che nel nostro tema è disposta da quel pianeta, sarà in quel settore che ci saranno i riflettori puntati, riflettori che l’altra persona punta in una fetta del nostro cielo per aiutarci (anche se talvolta in modo forte, come un severo coach) a migliorare ed evolvere.

Oppure, in caso di Yod radix, che cosa accade se disegniamo lo Yod dell’altra persona nel nostro tema? O il nostro nel suo? Quali settori ne vengono interessati? Si formano stretti interaspetti? Proviamo a determinare un collegamento tra i due Yod radix, spesso infatti la dinamica familiare che si attiva è la medesima espressa in modo speculare (es. abbandoni familiari versus famiglie simbiotiche). Sono dinamiche che creano prigionia interiore in chi ne è portatore e la chiave di risoluzione spesso si cela proprio nella relazione che, riproponendone gli schemi automatici, ci traghetta di nuovo all’interno di quell’ancestrale nodo limitativo e rallentante la nostra crescita.

Quali interaspetti guardare?

  • Interaspetti tra i pianeti che sono i Punti Focali dei due Yod radix
  • Il Pianeta Focale di uno come lo stesso pianeta dispositore dell’Ascendente o del Fondo Cielo dell’altro
  • Eventuali interaspetti tra il Pianeta Focale e Lilith, Chirone, Plutone o Saturno dell’altro
  • Eventuali sovrapposizioni tra Yod o tra Yod e quinconce singoli, infatti capita che una zampa dello Yod di uno coincida perfettamente o quasi con un quinconce singolo dell’altro

In linea di massima è buona cosa scoprire in che modo vengono reciprocamente espressi i pianeti coinvolti nelle configurazioni, l’altra persona può essere il tramite per sprigionare l’energia trattenuta nella configurazione, aprendo lo spazio ad una fortissima trasformazione. Una volta assolta questa funzione, la relazione può finire, pur restando energeticamente parte di noi e del nostro vissuto e quindi avendo determinato l’acquisizione di valore aggiunto in termini di crescita e consapevolezza, anche attraverso la comprensione di ciò che non desideriamo. Nella nostra dimensione infatti impariamo per contrapposizione e anche una persona che ci mostra parti ombra che non apprezzeremmo nelle nostre relazioni, ci impartisce una lezione importantissima, quella di far emergere in noi la consapevolezza automatica di ciò che invece vogliamo davvero. 

I grandi risultati si ottengono con grandi allenamenti e i grandi coach della mia vita mi hanno insegnato ad amarmi proprio così come sono. Il grande salto è stato determinato dalla presa di coscienza del fatto che proprio quelle persone mi avevano insegnato ad amare di più me stessa che loro. E ad oggi ringrazio calorosamente, sebbene quei momenti siano stati vissuti dolorosamente; una comparazione astrogenealogica serve a portare consapevolezza sul ruolo che interpretiamo all’interno delle relazioni e sul ruolo che interpretano gli altri.

Quale parte abbiamo assegnato all’altro nella danza del nostro intreccio relazionale? Quale il copione affidato a questa persona? Forse che abbiamo innalzato un piedistallo per attribuirne il ruolo del protagonista? Noi dove siamo, dietro le quinte o in adorazione tra il pubblico?

Farci delle domande stimolerà in noi la ricerca delle risposte e l’Astrogenealogia ci aiuta.

Baci e abbracci! (Proprio come diceva il primo uomo della mia vita, mio padre).

Ross

Bibliografia:

Karen Hamaker-Zondag:”The Yod Book-Including a complete discussion of Unaspected Planets

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, modelli astrogenealogici

Modelli astrogenealogici: il Grande Trigono

Mani, Amicizia, Amici, Bambini, Divertimento, Felicità

Il Grande Trigono è una configurazione planetaria, cioè un insieme di pianeti (3 o più) in relazione tra di loro attraverso distanze angolari di 120°. I pianeti che fanno parte di questa figura appartengono solitamente al medesimo Elemento, per cui abbiamo Grandi Trigoni di Fuoco, Aria, Terra ed Acqua; questi sono i Grandi Trigoni puri, a volte però succede che, a causa dello scarto ammesso nell’orbita tra i pianeti, uno di questi cada in un segno di diverso Elemento, possiamo allora parlare di Grande Trigono misto, in tal caso l’incisività della figura sarà minore.

Risultati immagini per immagini grande trigono

Immagine: Astrologiaeradeaquario.blogspot.com

Se ad esempio in un Tema troviamo il Sole in Gemelli a 28°, trigono a Marte in Bilancia a 26° e trigono a Saturno in Pesci a 0° si definisce un Grande Trigono a livello di distanze angolari ma non è una configurazione d’Aria pura, è un Grande Trigono misto. Ci sarebbero anche dibattiti a questo proposito sul considerare o meno la figura come valida, secondo me sì ma la si può considerare meno incisiva, nel caso citato sopra come esempio, nella mia visione, potrebbe addirittura essere una configurazione più ricca.

I Grandi Trigoni puri si costruiscono tra pianeti presenti in segni di modalità diversa e della stessa polarità.

Si tratta di una configurazione astrogenealogica importante soprattutto perché descrittiva di un pattern sistemico, un modello energetico cristallizzato e all’interno del quale scorre un’energia confortevole perché convalidata dal Sistema che, come abbiamo visto in altre occasioni, si definisce all’interno di confini ben prestabiliti, che delimitano il territorio entro il quale le persone che ne fanno parte possono muoversi e quando e ogni quanto poter far entrare qualcosa di nuovo. Ancor più incisivo a livello familiare il Grande Trigono che interessa pianeti contenuti nelle case IV-VIII-XII (tradizionalmente definite Casa d’Acqua, legate a memorie familiari) oppure il pianeta dispositore di quelle case, se sono “vuote”.

Le energie di quell’Elemento scorrono naturalmente per la persona, non è richiesto alcuno sforzo, tutto è fluido e confortevole e quindi questa configurazione potrebbe creare una tendenza all’immobilismo, infatti ad esempio se ci portano il caffé a letto (e beato chi fa questa dolce esperienza) chi ci smuove da lì? Saremo forse motivati a prepararcelo da soli se qualcuno ci coccola tutti i giorni? Ecco, nella zona di comfort non c’è motivazione a muoversi per esplorare nuove esperienze, il Grande Trigono crea un circuito di energia unidirezionale particolarmente comoda a livello sistemico.

Tale comodità è generata dal fatto che ripetendo i modelli sistemici ci sentiamo parte del Sistema stesso e ne contribuiamo all’apparente buon funzionamento attraverso il mantenimento dello status quo, almeno finché il modello stesso, nel suo essere ormai cristallizzato nella ripetitività, non richiede uno scossone al fine di smuoverne le fondamenta e trovare nuove forme di resilienza adattativa.

Ecco allora entrare in scena la Pecora Nera, appartenente al Sistema stesso o importata attraverso un’ adozione, un affido o un matrimonio in famiglia; a volte le importazioni funzionano meglio per scardinare alcuni tratti comportamentali obsoleti e tracciare nuove linee evolutive. Funzionano in maniera più forte e libera perché il membro importato, non avendo nessun legame di sangue, non sente la lealtà inconscia a quel Sistema e può agire in maniera più intensa e veloce. Non deve infatti affrontare prima nessuna reticenza interiore dovuta alla lealtà verso i membri del Sistema, in particolare verso la linea ascendente, cioè i genitori in via più diretta. Dall’altra parte però risulta più facile ghettizzare, allontanare ed escludere il membro importato rispetto ad una Pecora Nera biologica, per gli stessi motivi di cui sopra. 

Se ci sono aspetti di quadratura o opposizione ai pianeti coinvolti nella configurazione, tali aspetti caratterizzano un punto di sostegno del Tema perché sono pungoli stimolanti verso il cambiamento, gli aspetti tensivi sono sostegni motivazionali e per tornare all’esempio del caffè potrebbe trattarsi di qualcuno che per portarci il caffè a letto ci chiede in cambio di non adagiarci sugli allori, alzarci e accettare di andare allo stadio alla domenica, do ut des, anche se non ci entusiasma.

I Grandi Trigoni nei Temi dei nostri Antenati descrivono la sostanza dell’accordo sistemico silenzioso, un forte collegamento elementale porta quel Sistema a resistere al cambiamento e addirittura a non sentir l’esigenza di metterlo in moto. Anche se potrebbe trattarsi di un Sistema attivo a livello collettivo, stress e successi dei suoi componenti rimangono interni alla rete familiare, la famiglia ha trovato un modello confortevole all’interno di un Elemento e l’aderenza a questo modello sancisce l’appartenenza a quel Sistema.

La famiglia aderisce ad un circuito chiuso dove si trova tutto il necessario alla sua sopravvivenza, il terremoto è rinviato al momento in cui arriva la persona scardinante e lì si attivano le resistenze omeostatiche: questa è l’ambivalenza sistemica, da un lato il Sistema stesso richiede la destrutturazione di alcune prigionie obsolete e limitative, dall’altro il meccanismo di autoregolazione sistemica, l’Omeostasi, si attiva per mantenere lo status quo.

Trattandosi di modelli particolarmente resistenti, che richiedono spesso l’importazione di un membro esterno per essere destabilizzati, uno dei meccanismi scelti genealogicamente potrebbe essere quello delle relazioni triangolari, dove l’ingresso di una terza persona porta ad emersione i disagi da trasformare e gli schemi da modificare.

Nelle relazioni triangolari uno degli elementi non è visibile gli altri due, pur condividendone in un certo senso le medesime proiezioni di energia. In un triangolo infatti tutti i componenti lavorano su tematiche simili o speculari, la relazione dei due però dipende dal terzo elemento che porta ad emersione dinamiche familiari nascoste che appartengono a tutti. Si tratta semplicemente di scelte, i meccanismi di lealtà familiare scissa fertilizzano spesso le relazioni triangolari, che alcune persone vivono ripetutamente come scelta inconscia di evoluzione, per la maggior chiarezza di visione delle proprie ambivalenze interiori attraverso la proiezione su due persone diverse.

Anche per quanto riguarda le importazioni però, in caso di forte equilibrio elementale, si tenderebbe ad importare nel Sistema solo persone che si prestino a mantenere lo status quo; una dominante di Elemento configura un Sistema che si relaziona agevolmente con l’esterno con quell’energia e che accoglierebbe fluentemente in ingresso quella stessa vibrazione, anche frequentando ambienti affini.

I pianeti racchiusi nella configurazione si autoalimentano tagliando la comunicazione con gli altri pianeti/funzioni interiori del Tema, in questo caso un contemporaneo aspetto sfidante costituisce il ponte di attivazione del dialogo con le altre parti di sé seppur attraversando emozioni disagevoli, quel pianeta sfida l’energia dell’Elemento ad uscire dall’isolamento cristallizzandosi in una visione monoblocco.

Un abbraccio

Rossana

 

 

 

Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Vergine: l’ordinario contatto con lo stra-ordinario

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La Luna piena in Vergine avrà luogo il 19 febbraio 2019 alle 16:54, coinvolgendo l’asse Vergine/Pesci a 0°42′, tra la I e la VII casa. Come lo scorso Plenilunio è coinvolto l’asse relazionale e, in ulteriore richiamo, l’asse Ascendente/Discendente si posiziona tra Leone e Aquario. Stavolta la Luna è il Pianeta Singleton di emisfero sinistro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla sinistra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, quasi a voler riequilibrare la sua posizione Singleton di emisfero destro dello scorso Plenilunio eclissato in Leone.

L’asse Fondo Cielo/Medio Cielo  tra Scorpione e Toro si manifesta attraverso la congiunzione dei suoi pianeti dispositori (Plutone e Venere) in casa V. E’ interessante visualizzare Venere, dispositrice del Medio Cielo in “encadrement” (cioè racchiusa tra due pianeti), in congiunzione separativa a Saturno, pianeta dispositore della VI casa e in congiunzione applicativa a Plutone, pianeta dispositore del Fondo Cielo.

La Luna è il primo pianeta che incontriamo dopo l’Ascendente, si tratta di una Luna mercuriale, curiosa ed analitica ma sofferente dell’eterno confronto con la propria presunta imperfezione attraverso il paragonarsi agli altri.  

Venere in Capricorno è legata anche ai nostri valori più profondi, la cui profonda affermazione è importante nel vivere le nostre relazioni. Venere si trova in V casa, tradizionalmente considerata una casa legata al senso di identità personale e l’Ascendente Leone di questo Cielo convalida la necessità di vivere coerentemente ai propri valori, pur uscendo da un’eccessiva rigidità e rimanendo aperti alla trasformazione degli stessi.

Diventa allora fondamentale il contributo delle altre persone, nella relazione possiamo rimanere flessibili ed aperti anche alla validità di altri punti di vista diversi dal nostro. Spesso ci hanno insegnato a difendere le nostre idee e tutto ciò ha creato in noi la credenza di vivere in un mondo costellato da presunti nemici, perché mai infatti dovremmo difendere qualcosa se non ci percepissimo attaccati?

Cosa rappresenta allora il diverso per noi? Un attacco o la ricchezza di una prospettiva diversa? Questione di flessibilità. Oppure c’è anche il lato opposto della medaglia, il non avere nessuna o quasi fiducia nelle proprie opinioni e sentirsi come foglie al vento spazzate in un soffio da qualcuno che, in apparenza più motivato di noi, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa perché noi stessi glielo permettiamo.

Il tutto parte dall’eterna ricerca del Divino che a tutti appartiene, c’è chi lo trova solo in sé e sente a suo modo  di difenderne la preziosità irrigidendosi sulle sue posizioni (divine e quindi inconfutabili), ergendosi a detentore della Verità e c’è chi divinizza gli altri sentendosi sempre inferiore ed inadeguato rispetto a qualunque chiacchiera di corridoio, influenzabile ed estremamente poroso rispetto alle opinioni o agli insegnamenti respirati in certi ambienti.  

Siamo in questa energia chiamati a riconnetterci ad un necessario riequilibrio della figura del Padre. Chi è il Padre? Per ciascuno di noi la risposta sarà diversa, ma tutti noi pur inconsciamente lo cerchiamo. Cerchiamo maldestramente di conoscerlo, di rappresentarlo in qualche modo, di proiettarlo negli altri. Per qualcuno è l’Onnipotente rispetto a cui sentirsi piccolo e a cui chiedere protezione attraverso il buon comportamento e questa è l’immagine che le religioni hanno cercato di dogmatizzare. Attraverso la filosofia new age invece si è cercato di detronizzare questa figura attraverso la diffusione del sentirsi Creatori della propria vita, totali responsabili in qualità di Scintille Divine.

Forse, a mia visione, c’è bisogno di una terza posizione, un equilibrio tra le due estremistiche visioni. E’ forse un momento in cui accettare il disorientamento che deriva dalla comprensione che l’Essere Umano, pur essendo Scintilla Divina, è incarnato nella materia e come tale soggetto ai saturnini limiti dell’umana incarnazione. In quei momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile e non troviamo una via d’uscita ad una situazione o un problema di qualsiasi tipo che riguardi la nostra quotidianità, bisogna imparare ad affidarsi a Qualcuno di più grande.

E’ il momento in cui umilmente dichiarare: “Sono al servizio”, farsi da parte, essere solo uno strumento nei luoghi, modi e tempi giusti e non sempre giusti per come noi vorremmo o avremmo pensato in preda ai nostri deliri di onnipotenza.

Materializzare la spiritualità vuol dire trovare il Padre in ogni cosa che accade, il senso più alto della difficoltà, è contemporaneamente anche la guarigione della ferita di inadeguatezza espressa dal Quinconce perfetto tra Luna e Chirone, appena entrato in Ariete, ci vuol coraggio a riconoscere di esser arrivati fino ad un certo punto e poi uscire da tutte le illusioni e le aspettative, ci vuol la grandezza dell’umiltà.

Trovare il Padre in ogni cosa vuol dire contemporaneamente anche vedere la perfezione nella propria imperfetta umanità, e accogliere il Padre anche se abbiamo fatto esperienza dell’assenza o del tradimento del Padre terreno, vuol dire recuperare il rapporto col Padre ad un livello più alto, pur se il Padre terreno se n’è andato o è morto presto per cui ci siamo sentiti senza un Padre.

E’ troppo semplicistico, soprattutto per noi donne, dire che nella relazione con l’uomo cerchiamo il Padre, perché questa ricerca è indipendente dal genere sessuale, anche l’uomo cerca il Padre, tutti lo cerchiamo ed è sulla base di questa ricerca che originano le illusioni, le divinizzazioni degli altri, sull’attribuzione ad un altro essere umano di qualità divine. Ma sono qualità che tutti abbiamo, il problema delle dipendenze emotive è il sentire che l’altro le ha mentre tu te ne senti privo, e sentire che per te l’approvazione di quella persona è importante come quella che cerchiamo costantemente dal Padre.

Cari Amici di questo spazio, affettuosi lettori, abbiamo tutti nostalgia di Casa, di quel Luogo in cui tutto è perfetto, nessuno è inferiore a nessuno, tutto si fonde con tutto e in fondo al nostro cuore, tutti portiamo la lealtà scissa dell’Antenato emigrato, perché tutti nell’incarnazione rappresentiamo il viaggiatore in territorio straniero; questo mese il bagaglio in dotazione rappresentato dalla Luna in Vergine ci invita a riconnetterci ai segnali che ci invia il nostro corpo fisico, territorio di espressione emozionale.

Accettiamo i limiti dell’incarnazione, consapevoli che la perfezione risiede in ogni dettaglio, anche in quei momenti in cui ci chiediamo smarriti e disorientati quale sia la nostra strada e chiediamo che le nostre Guide ci supportino. Ad un certo punto del cammino infatti la richiesta verticale è l’unica via possibile, quando i sostegni terreni sembrano vacillare, quando sentiamo di non poter condividere tutto con i nostri simili, anch’essi impegnati nel loro viaggio ognuno con le proprie risorse.

La nostalgia di Casa è forte eppure ci siamo incarnati per ben precisi motivi e certamente dobbiamo procedere malgrado paure ed ostacoli, io auguro a voi e a me stessa di accogliere la preziosità del quotidiano come dono e manifestazione del Divino, la giusta umiltà che non è inadeguatezza, il giusto equilibrio tra le esigenze del nostro Sé interiore e la fragilità del nostro sentirci umani.

Un abbraccio 

Ross