Blog

Luna, Luna Piena

Plenilunio in Bilancia: la nuova relazione con noi stessi

astro_2at_luna_piena_in_bilancia_hp.34838.414166

La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 21 marzo 2019 alle 02:43, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 0°9′, tra la II e la VIII casa.

Cari Amici, il momento attuale invita a grande introspezione, un profondo decluttering, che definisco con una parola che ieri una carissima Amica mi ha condiviso in un messaggio: scrematura. Il transito di Mercurio in retrogradazione nel segno dei Pesci(avviato alla congiunzione applicante con Nettuno) ci accompagna in questo gentile lavoro di pulizia interiore. La scrematura è un processo più soft rispetto al taglio uraniano o alla potatura saturnina, tuttavia nel suo essere, a mia visione, legato a Nettuno presuppone una fase di attenzione e selezione virginiana, una fase di auto-osservazione meticolosa per s-coprire e setacciare ciò che fa bene alla nostra interiorità e ciò che ormai costituisce un veleno da cui disintossicarsi. L’Essere Umano ha il dono di abituarsi a qualsiasi cosa e spesso le relazioni, gli atteggiamenti, gli eventi di cui ci nutriamo ci intossicano il cuore eppure non sempre o non subito ce ne rendiamo conto e così, pur sentendo una stonatura interiore, evitiamo di ascoltarci davvero.

E poi ci sono i momenti come questo, in cui tutto può rifiorire, germogliare con rinnovata energia, se ci diamo il permesso di far fluire con grazia, semplicità, spontaneità e morbidezza, ciò che ormai ha visto la parola fine ma che noi ancora portiamo avanti. Se dal punto di vista energetico il momento del nuovo inizio coincide con una precedente fine, dall’apparente punto di vista materiale non sempre è così.

Potremmo quindi vivere un’apparente incongruenza temporale, ad esempio alcune relazioni potrebbero essersi chiuse ma ancora non riusciamo a vedere l’inizio delle nuove e viviamo un apparente stato di solitudine e di vuoto. Mentre la nostra anima ha già chiuso alcuni percorsi, dal punto di vista materiale potremmo far fatica a chiudere e mentre energeticamente le nuove relazioni sono già nate, dal punto di vista manifesto potremmo ancora non vederle. E’ lo sfasamento temporale nella manifestazione visibile di ciò che dal punto di vista animico è già avvenuto. Viviamo su più piani e i tempi sono semplicemente diversi, durante questi spazi di limbo in cui non siamo più bruchi e nemmeno farfalle l’unica cosa che possiamo fare è sviluppare la capacità di fidarci di quella parte di noi stessi che ha una Saggezza superiore e che ci indica nuovi percorsi di evoluzione, lasciandone fluire con gratitudine altri.

La resistenza può determinarsi dalla visione del passato che offusca il presente, soprattutto se ci siamo fidati di qualcuno e ci siamo sentiti offesi o traditi. Cari, sapete che la fiducia mal riposta è solo un modo che la nostra anima utilizza per mostrarci che non ci stiamo sufficientemente fidando di noi stessi? Quali parti di noi stessi abbiamo tradito mentre abbiamo avuto bisogno di sentirci traditi dagli altri? Se non mi fido di me stesso ho bisogno di esternalizzare la fiducia, idealizzando le persone e conferendo loro un’affidabilità che, se non vivo dentro, non potrò trovare fuori. Quando giudichiamo una persona come inaffidabile proviamo a farci questa domanda, proprio così come esercizio di auto-osservazione e non come pretesto di ulteriore autocritica o disvalore.

Posso manifestare all’esterno solo qualcosa che è già acquisito all’interno, vedo il bello fuori se ho sviluppato pian pianino la capacità di vedere la bellezza dentro. Ogni giorno ci affacciamo alla finestra e possiamo scegliere il panorama che vogliamo vedere. Questo è un momento propizio per guardare il proprio panorama interiore, e scegliere cosa voler vedere, possiamo liberarci da tutte le zavorre che ci hanno trattenuto dal mostrarci nella nostra autenticità veicolate da paure, nostre o ereditate e portate avanti per lealtà familiare.

Possiamo ad esempio comprendere in che modo abbiamo portato avanti dei bisogni condizionati per lealtà inconscia, senza che ciò costituisse un nostro desiderio autentico. E’ l’ora della profonda sincerità, in che modo ci facciamo ancora scudo delle nostre ferite per difenderci? In che modo abbiamo bisogno di sentirci attaccati per utilizzare quello scudo? Le mura del nostro castello interiore hanno costituito una difesa e ora costituiscono l’isolamento, spetta alla nostra libera scelta consapevole la decisione di aprire il cancello e abbassare il ponte levatoio. Lo possiamo fare anche come esercizio di visualizzazione, anni fa feci un’ardimentosa visualizzazione guidata in cui lanciavo una bomba per aprire un varco in quelle mura. 

Le difese emotive che abbiamo innalzato possono ora essere destrutturate se comprendiamo che la loro presenza ha avuto comunque una certa funzione; possiamo anche rinunciare alla mentalizzazione (i miei valori Vergine si chiedono chi mai io sia diventata) del voler razionalmente capire quale, la domanda che possiamo farci è solo quella interiore nella necessaria comprensione della loro attuale utilità. Ci servono ancora? Abbiamo ancora bisogno di difenderci e quindi di essere attaccati per poterci difendere? Abbiamo ancora il bisogno di conferire agli altri il potere di ferirci per sentirci vittime? Necessitiamo ancora dell’energia della lamentela per sentirci autorizzati a rimanere fermi in apparente balia degli altri?

Io dico di no.

Dico che le ferite del passato sono la testimonianza che abbiamo fatto un’esperienza e che non c’è nulla di più potente dell’acquisizione dell’esperienza vissuta nell’apprendimento che siamo qui tutti a portare avanti. L’esperienza può essere fertilizzata a favore di altre persone che si trovano in circostanze similari, anche se mai uguali. Nel mio percorso ciò che mi ha aiutato più di tutto è conoscere persone che lo avevano fatto prima e ne erano uscite bene, pur se le stesse mi descrivevano l’impegno profuso nella loro storia di vita in quel campo. Quando ho attraversato la mia dolorosa separazione, ad esempio, ciò che mi ha dato luce è stato conoscere amicizie che ne erano uscite brillantemente ed erano riuscite ad amare di nuovo. Ricordo che il terapeuta del tempo mi presentò un collega, vennero a casa mia perché io non riuscivo ad alzarmi dal letto e trovare motivazione nelle mie giornate. Quest’uomo aveva attraversato un doloroso distacco nel matrimonio e aveva una nuova compagna, mi disse una frase che ricorderò per tutta la vita:

“Ora non ti sembra possibile eppure supererai tutto questo, amerai di nuovo”.

Ed è proprio così, dentro al nostro cuore noi lo sappiamo che ad un certo punto avviene il disgelo dal dolore, dalle sofferenze e che amiamo di nuovo, perché è questo ciò che spontaneamente tutti cerchiamo, Amore. Ci rendiamo conto di attraversare la primavera del cuore quando ci apriamo a considerare e osservare il valore delle piccole cose attorno a noi, quando proviamo Amore e Gratitudine per ogni cosa, quando nulla è scontato e quando ci prendiamo la responsabilità di quello che desideriamo vedere, Bellezza e Armonia. In quel momento iniziamo ad amarci di nuovo ed è questo che manifesta l’Amore in una persona che incontriamo.

Ogni cicatrice del cuore rappresenta una ferita in battaglie che abbiamo combattuto, guardando quella cicatrice ricordiamo quel dolore e, se siamo disposti a lasciar andare le emozioni connesse a quel dolore, possiamo trovarne il prezioso insegnamento che ne abbiamo tratto. 

E’ anche un tempo fertile per lasciar andare l’attaccamento ai risultati, a come dovrebbero essere le nostre relazioni, alla lista di requisiti che dovrebbero incarnare le persone che incontriamo, alle aspettative; che cosa accadrebbe se ci fidassimo così tanto dell’Universo da sapere che incontreremo sempre e comunque una persona giusta in quel momento e dicessimo semplicemente “Sì sono pronto”? Che cosa accadrebbe se lasciassimo completamente andare l’idealizzazione di amore eterno o di famiglia del Mulino Bianco? Se vivessimo le nostre relazioni un giorno alla volta per quel giorno senza pretendere nulla, offrendo ciò che di bello possiamo e accettando ciò che ci viene offerto?

Possiamo finalmente accettare di ricevere, ne siamo degni e siamo pronti a farlo, senza sentirci in obbligo di ricambiare o in debito perenne, sentendoci meritevoli di Amore e consapevoli che anche noi stiamo dando il meglio di ciò che siamo.

Fluire nello scambio.

Posso quindi darti ciò che sono e accogliere ciò che sei senza voler cambiare nulla né di me né di te e allo stesso tempo sapendo che la relazione trasformerà entrambi e mi apro a questa trasformazione ringraziandoti per l’opportunità che mi dai nell’essere parte del mio processo di crescita. Tutto ciò presuppone però che io decida consapevolmente di trasformare la relazione più importante della mia vita, quella con me stesso, sapendo che più valore mi darò e più relazioni di valore potrò costruire.

Cari tutti, siamo negli ultimi giorni dell’energia Pesci e possiamo rendere fertile questa metamorfosi permettendoci di lasciar fluire ancora gli ultimi strascichi di ciò che desideriamo chiudere, permettiamoci di far scorrere delle lacrime se emergono dei ricordi dolorosi, io l’ho fatto mentre queste righe sgorgavano dal profondo del mio cuore. Se leggendo ricorderai, lascia andare, senti la preziosa sensibilità del tuo cuore, e non permettere a nessuno di calpestare questo fiore. 

Non si è mai troppo sensibili, le emozioni nutrono il cuore, io auguro a tutti noi in questo Plenilunio di aprirsi a relazioni in cui la reciproca preziosità pur nella diversità si nutra della gioia dello scambio alla pari, in cui nessuno senta di dover riparare al sentirsi in credito dal passato e nessuno si senta in debito nel dare.

Solo scambio e nutrimento nella parità.

Un abbraccio 

Rossana Strika

Annunci
Astrogenealogia, Sinastria, yod

La danza delle sovrapposizioni: lo Yod nella Sinastria

Tango Argentino, Piedi, Ballerini, Danza

All’interno dei miei studi riguardanti questa particolare configurazione ( ti condivido il link dove, al fondo della pagina, puoi trovare i miei precedenti articoli sullo Yod) considero con particolare occhio “clinico” le dinamiche familiari che si attivano nelle relazioni, rintracciando questa sacra geometria celeste nelle comparazioni tra temi.

A volte incontriamo qualcuno che risveglia in noi dei potenziali assopiti, spesso risvegliandoci a percorsi o indagini interiori impensabili prima di tale incontro. Tale persona rimane presente in noi anche quando nel tempo apparentemente la relazione si scioglie o si trasforma in qualcosa di diverso. Mai torneremo ciò che eravamo prima di conoscere quella persona speciale e, nel caso in cui il rapporto fosse stato conflittuale, di difficile sostenibilità emotiva causa l’estrema profondità, sarà necessario un grande lavoro interiore per lasciar andare forme di attaccamento a emozioni quali rancore o risentimento.

Particolarmente incisivi sono gli interaspetti che si formano nella comparazione di temi (Sinastria), quando le due persone formano uno Yod. Quella persona attiva in noi un tema che appartiene alla genealogia familiare e che, estendendosi attraverso le generazioni, viene sentito in modo intenso. Si tratta di qualcosa che necessita di essere visto chiaramente attraverso un’altra persona perché riguarda meccanismi di scissioni di lealtà, antiche ambivalenze che, se nell’infanzia si sono interiormente congelate per la non sostenibilità del bambino a conciliare polarizzazioni interne riguardanti le figure genitoriali, emergono in cerca di definitiva risoluzione all’interno di una relazione “adulta”.

I triangoli relazionali (vedi “L’Eterno Triangolo“, articolo di Liz Greene su Astro.com), non necessariamente solo sentimentali, appartengono a questa categoria e la configurazione Yod appare allora dalla relazione tra i due temi, si crea cioè uno Yod sinastrico.

Questo caso si può verificare in due modi:

  • Quando qualcuno completa un sestile nel nostro tema apponendo un pianeta in aspetto di quinconce (150°). Esempio: soggetto A con sestile tra Marte a 20° della Vergine e Mercurio a 20° dello Scorpione, soggetto B con Luna a 20° dell’Ariete. Ho citato i pianeti personali perché l’incisività nel sentire quotidiano è maggiore, ma ovviamente qualsiasi pianeta può essere coinvolto, purché la configurazione si formi in maniera stretta, con orbita di scarto ridottissima, massimo 1°.
  • Quando qualcuno chiude un quinconce nel nostro tema apponendo un pianeta in sestile ad uno dei due partecipanti al quinconce formando quindi automaticamente quinconce all’altro. Esempio: soggetto A con quinconce tra Luna a 5° del Capricorno e Venere a 5° del Leone, soggetto B appone Mercurio in Pesci a 5° in sestile alla Luna, automaticamente formando anche un quinconce con Venere e chiudendo la configurazione yodal/sinastrica.

Può però accadere che, anche se non formiamo configurazioni yodali cocreate, attraverso le sovrapposizioni tra temi il pianeta di uno tocchi in interaspetto stretto di congiunzione soprattutto il Pianeta Focale (al vertice di un nostro già presente yod radix); oppure che il pianeta dell’altra persona opponga il Pianeta Focale posizionandosi nel punto intermedio del sestile di base (Midpoint) e formando il cosiddetto Yod tetraedico ( o Boomerang) sinastrico.

La stimolazione per Sinastria del Pianeta Focale si riverbera anche nella casa che nel nostro tema è disposta da quel pianeta, sarà in quel settore che ci saranno i riflettori puntati, riflettori che l’altra persona punta in una fetta del nostro cielo per aiutarci (anche se talvolta in modo forte, come un severo coach) a migliorare ed evolvere.

Oppure, in caso di Yod radix, che cosa accade se disegniamo lo Yod dell’altra persona nel nostro tema? O il nostro nel suo? Quali settori ne vengono interessati? Si formano stretti interaspetti? Proviamo a determinare un collegamento tra i due Yod radix, spesso infatti la dinamica familiare che si attiva è la medesima espressa in modo speculare (es. abbandoni familiari versus famiglie simbiotiche). Sono dinamiche che creano prigionia interiore in chi ne è portatore e la chiave di risoluzione spesso si cela proprio nella relazione che, riproponendone gli schemi automatici, ci traghetta di nuovo all’interno di quell’ancestrale nodo limitativo e rallentante la nostra crescita.

Quali interaspetti guardare?

  • Interaspetti tra i pianeti che sono i Punti Focali dei due Yod radix
  • Il Pianeta Focale di uno come lo stesso pianeta dispositore dell’Ascendente o del Fondo Cielo dell’altro
  • Eventuali interaspetti tra il Pianeta Focale e Lilith, Chirone, Plutone o Saturno dell’altro
  • Eventuali sovrapposizioni tra Yod o tra Yod e quinconce singoli, infatti capita che una zampa dello Yod di uno coincida perfettamente o quasi con un quinconce singolo dell’altro

In linea di massima è buona cosa scoprire in che modo vengono reciprocamente espressi i pianeti coinvolti nelle configurazioni, l’altra persona può essere il tramite per sprigionare l’energia trattenuta nella configurazione, aprendo lo spazio ad una fortissima trasformazione. Una volta assolta questa funzione, la relazione può finire, pur restando energeticamente parte di noi e del nostro vissuto e quindi avendo determinato l’acquisizione di valore aggiunto in termini di crescita e consapevolezza, anche attraverso la comprensione di ciò che non desideriamo. Nella nostra dimensione infatti impariamo per contrapposizione e anche una persona che ci mostra parti ombra che non apprezzeremmo nelle nostre relazioni, ci impartisce una lezione importantissima, quella di far emergere in noi la consapevolezza automatica di ciò che invece vogliamo davvero. 

I grandi risultati si ottengono con grandi allenamenti e i grandi coach della mia vita mi hanno insegnato ad amarmi proprio così come sono. Il grande salto è stato determinato dalla presa di coscienza del fatto che proprio quelle persone mi avevano insegnato ad amare di più me stessa che loro. E ad oggi ringrazio calorosamente, sebbene quei momenti siano stati vissuti dolorosamente; una comparazione astrogenealogica serve a portare consapevolezza sul ruolo che interpretiamo all’interno delle relazioni e sul ruolo che interpretano gli altri.

Quale parte abbiamo assegnato all’altro nella danza del nostro intreccio relazionale? Quale il copione affidato a questa persona? Forse che abbiamo innalzato un piedistallo per attribuirne il ruolo del protagonista? Noi dove siamo, dietro le quinte o in adorazione tra il pubblico?

Farci delle domande stimolerà in noi la ricerca delle risposte e l’Astrogenealogia ci aiuta.

Baci e abbracci! (Proprio come diceva il primo uomo della mia vita, mio padre).

Ross

Bibliografia:

Karen Hamaker-Zondag:”The Yod Book-Including a complete discussion of Unaspected Planets

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, modelli astrogenealogici

Modelli astrogenealogici: il Grande Trigono

Mani, Amicizia, Amici, Bambini, Divertimento, Felicità

Il Grande Trigono è una configurazione planetaria, cioè un insieme di pianeti (3 o più) in relazione tra di loro attraverso distanze angolari di 120°. I pianeti che fanno parte di questa figura appartengono solitamente al medesimo Elemento, per cui abbiamo Grandi Trigoni di Fuoco, Aria, Terra ed Acqua; questi sono i Grandi Trigoni puri, a volte però succede che, a causa dello scarto ammesso nell’orbita tra i pianeti, uno di questi cada in un segno di diverso Elemento, possiamo allora parlare di Grande Trigono misto, in tal caso l’incisività della figura sarà minore.

Risultati immagini per immagini grande trigono

Immagine: Astrologiaeradeaquario.blogspot.com

Se ad esempio in un Tema troviamo il Sole in Gemelli a 28°, trigono a Marte in Bilancia a 26° e trigono a Saturno in Pesci a 0° si definisce un Grande Trigono a livello di distanze angolari ma non è una configurazione d’Aria pura, è un Grande Trigono misto. Ci sarebbero anche dibattiti a questo proposito sul considerare o meno la figura come valida, secondo me sì ma la si può considerare meno incisiva, nel caso citato sopra come esempio, nella mia visione, potrebbe addirittura essere una configurazione più ricca.

I Grandi Trigoni puri si costruiscono tra pianeti presenti in segni di modalità diversa e della stessa polarità.

Si tratta di una configurazione astrogenealogica importante soprattutto perché descrittiva di un pattern sistemico, un modello energetico cristallizzato e all’interno del quale scorre un’energia confortevole perché convalidata dal Sistema che, come abbiamo visto in altre occasioni, si definisce all’interno di confini ben prestabiliti, che delimitano il territorio entro il quale le persone che ne fanno parte possono muoversi e quando e ogni quanto poter far entrare qualcosa di nuovo. Ancor più incisivo a livello familiare il Grande Trigono che interessa pianeti contenuti nelle case IV-VIII-XII (tradizionalmente definite Casa d’Acqua, legate a memorie familiari) oppure il pianeta dispositore di quelle case, se sono “vuote”.

Le energie di quell’Elemento scorrono naturalmente per la persona, non è richiesto alcuno sforzo, tutto è fluido e confortevole e quindi questa configurazione potrebbe creare una tendenza all’immobilismo, infatti ad esempio se ci portano il caffé a letto (e beato chi fa questa dolce esperienza) chi ci smuove da lì? Saremo forse motivati a prepararcelo da soli se qualcuno ci coccola tutti i giorni? Ecco, nella zona di comfort non c’è motivazione a muoversi per esplorare nuove esperienze, il Grande Trigono crea un circuito di energia unidirezionale particolarmente comoda a livello sistemico.

Tale comodità è generata dal fatto che ripetendo i modelli sistemici ci sentiamo parte del Sistema stesso e ne contribuiamo all’apparente buon funzionamento attraverso il mantenimento dello status quo, almeno finché il modello stesso, nel suo essere ormai cristallizzato nella ripetitività, non richiede uno scossone al fine di smuoverne le fondamenta e trovare nuove forme di resilienza adattativa.

Ecco allora entrare in scena la Pecora Nera, appartenente al Sistema stesso o importata attraverso un’ adozione, un affido o un matrimonio in famiglia; a volte le importazioni funzionano meglio per scardinare alcuni tratti comportamentali obsoleti e tracciare nuove linee evolutive. Funzionano in maniera più forte e libera perché il membro importato, non avendo nessun legame di sangue, non sente la lealtà inconscia a quel Sistema e può agire in maniera più intensa e veloce. Non deve infatti affrontare prima nessuna reticenza interiore dovuta alla lealtà verso i membri del Sistema, in particolare verso la linea ascendente, cioè i genitori in via più diretta. Dall’altra parte però risulta più facile ghettizzare, allontanare ed escludere il membro importato rispetto ad una Pecora Nera biologica, per gli stessi motivi di cui sopra. 

Se ci sono aspetti di quadratura o opposizione ai pianeti coinvolti nella configurazione, tali aspetti caratterizzano un punto di sostegno del Tema perché sono pungoli stimolanti verso il cambiamento, gli aspetti tensivi sono sostegni motivazionali e per tornare all’esempio del caffè potrebbe trattarsi di qualcuno che per portarci il caffè a letto ci chiede in cambio di non adagiarci sugli allori, alzarci e accettare di andare allo stadio alla domenica, do ut des, anche se non ci entusiasma.

I Grandi Trigoni nei Temi dei nostri Antenati descrivono la sostanza dell’accordo sistemico silenzioso, un forte collegamento elementale porta quel Sistema a resistere al cambiamento e addirittura a non sentir l’esigenza di metterlo in moto. Anche se potrebbe trattarsi di un Sistema attivo a livello collettivo, stress e successi dei suoi componenti rimangono interni alla rete familiare, la famiglia ha trovato un modello confortevole all’interno di un Elemento e l’aderenza a questo modello sancisce l’appartenenza a quel Sistema.

La famiglia aderisce ad un circuito chiuso dove si trova tutto il necessario alla sua sopravvivenza, il terremoto è rinviato al momento in cui arriva la persona scardinante e lì si attivano le resistenze omeostatiche: questa è l’ambivalenza sistemica, da un lato il Sistema stesso richiede la destrutturazione di alcune prigionie obsolete e limitative, dall’altro il meccanismo di autoregolazione sistemica, l’Omeostasi, si attiva per mantenere lo status quo.

Trattandosi di modelli particolarmente resistenti, che richiedono spesso l’importazione di un membro esterno per essere destabilizzati, uno dei meccanismi scelti genealogicamente potrebbe essere quello delle relazioni triangolari, dove l’ingresso di una terza persona porta ad emersione i disagi da trasformare e gli schemi da modificare.

Nelle relazioni triangolari uno degli elementi non è visibile gli altri due, pur condividendone in un certo senso le medesime proiezioni di energia. In un triangolo infatti tutti i componenti lavorano su tematiche simili o speculari, la relazione dei due però dipende dal terzo elemento che porta ad emersione dinamiche familiari nascoste che appartengono a tutti. Si tratta semplicemente di scelte, i meccanismi di lealtà familiare scissa fertilizzano spesso le relazioni triangolari, che alcune persone vivono ripetutamente come scelta inconscia di evoluzione, per la maggior chiarezza di visione delle proprie ambivalenze interiori attraverso la proiezione su due persone diverse.

Anche per quanto riguarda le importazioni però, in caso di forte equilibrio elementale, si tenderebbe ad importare nel Sistema solo persone che si prestino a mantenere lo status quo; una dominante di Elemento configura un Sistema che si relaziona agevolmente con l’esterno con quell’energia e che accoglierebbe fluentemente in ingresso quella stessa vibrazione, anche frequentando ambienti affini.

I pianeti racchiusi nella configurazione si autoalimentano tagliando la comunicazione con gli altri pianeti/funzioni interiori del Tema, in questo caso un contemporaneo aspetto sfidante costituisce il ponte di attivazione del dialogo con le altre parti di sé seppur attraversando emozioni disagevoli, quel pianeta sfida l’energia dell’Elemento ad uscire dall’isolamento cristallizzandosi in una visione monoblocco.

Un abbraccio

Rossana

 

 

 

Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Vergine: l’ordinario contatto con lo stra-ordinario

astro_2at_luna_piena_in_vergine_hp.51708.15862

La Luna piena in Vergine avrà luogo il 19 febbraio 2019 alle 16:54, coinvolgendo l’asse Vergine/Pesci a 0°42′, tra la I e la VII casa. Come lo scorso Plenilunio è coinvolto l’asse relazionale e, in ulteriore richiamo, l’asse Ascendente/Discendente si posiziona tra Leone e Aquario. Stavolta la Luna è il Pianeta Singleton di emisfero sinistro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla sinistra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, quasi a voler riequilibrare la sua posizione Singleton di emisfero destro dello scorso Plenilunio eclissato in Leone.

L’asse Fondo Cielo/Medio Cielo  tra Scorpione e Toro si manifesta attraverso la congiunzione dei suoi pianeti dispositori (Plutone e Venere) in casa V. E’ interessante visualizzare Venere, dispositrice del Medio Cielo in “encadrement” (cioè racchiusa tra due pianeti), in congiunzione separativa a Saturno, pianeta dispositore della VI casa e in congiunzione applicativa a Plutone, pianeta dispositore del Fondo Cielo.

La Luna è il primo pianeta che incontriamo dopo l’Ascendente, si tratta di una Luna mercuriale, curiosa ed analitica ma sofferente dell’eterno confronto con la propria presunta imperfezione attraverso il paragonarsi agli altri.  

Venere in Capricorno è legata anche ai nostri valori più profondi, la cui profonda affermazione è importante nel vivere le nostre relazioni. Venere si trova in V casa, tradizionalmente considerata una casa legata al senso di identità personale e l’Ascendente Leone di questo Cielo convalida la necessità di vivere coerentemente ai propri valori, pur uscendo da un’eccessiva rigidità e rimanendo aperti alla trasformazione degli stessi.

Diventa allora fondamentale il contributo delle altre persone, nella relazione possiamo rimanere flessibili ed aperti anche alla validità di altri punti di vista diversi dal nostro. Spesso ci hanno insegnato a difendere le nostre idee e tutto ciò ha creato in noi la credenza di vivere in un mondo costellato da presunti nemici, perché mai infatti dovremmo difendere qualcosa se non ci percepissimo attaccati?

Cosa rappresenta allora il diverso per noi? Un attacco o la ricchezza di una prospettiva diversa? Questione di flessibilità. Oppure c’è anche il lato opposto della medaglia, il non avere nessuna o quasi fiducia nelle proprie opinioni e sentirsi come foglie al vento spazzate in un soffio da qualcuno che, in apparenza più motivato di noi, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa perché noi stessi glielo permettiamo.

Il tutto parte dall’eterna ricerca del Divino che a tutti appartiene, c’è chi lo trova solo in sé e sente a suo modo  di difenderne la preziosità irrigidendosi sulle sue posizioni (divine e quindi inconfutabili), ergendosi a detentore della Verità e c’è chi divinizza gli altri sentendosi sempre inferiore ed inadeguato rispetto a qualunque chiacchiera di corridoio, influenzabile ed estremamente poroso rispetto alle opinioni o agli insegnamenti respirati in certi ambienti.  

Siamo in questa energia chiamati a riconnetterci ad un necessario riequilibrio della figura del Padre. Chi è il Padre? Per ciascuno di noi la risposta sarà diversa, ma tutti noi pur inconsciamente lo cerchiamo. Cerchiamo maldestramente di conoscerlo, di rappresentarlo in qualche modo, di proiettarlo negli altri. Per qualcuno è l’Onnipotente rispetto a cui sentirsi piccolo e a cui chiedere protezione attraverso il buon comportamento e questa è l’immagine che le religioni hanno cercato di dogmatizzare. Attraverso la filosofia new age invece si è cercato di detronizzare questa figura attraverso la diffusione del sentirsi Creatori della propria vita, totali responsabili in qualità di Scintille Divine.

Forse, a mia visione, c’è bisogno di una terza posizione, un equilibrio tra le due estremistiche visioni. E’ forse un momento in cui accettare il disorientamento che deriva dalla comprensione che l’Essere Umano, pur essendo Scintilla Divina, è incarnato nella materia e come tale soggetto ai saturnini limiti dell’umana incarnazione. In quei momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile e non troviamo una via d’uscita ad una situazione o un problema di qualsiasi tipo che riguardi la nostra quotidianità, bisogna imparare ad affidarsi a Qualcuno di più grande.

E’ il momento in cui umilmente dichiarare: “Sono al servizio”, farsi da parte, essere solo uno strumento nei luoghi, modi e tempi giusti e non sempre giusti per come noi vorremmo o avremmo pensato in preda ai nostri deliri di onnipotenza.

Materializzare la spiritualità vuol dire trovare il Padre in ogni cosa che accade, il senso più alto della difficoltà, è contemporaneamente anche la guarigione della ferita di inadeguatezza espressa dal Quinconce perfetto tra Luna e Chirone, appena entrato in Ariete, ci vuol coraggio a riconoscere di esser arrivati fino ad un certo punto e poi uscire da tutte le illusioni e le aspettative, ci vuol la grandezza dell’umiltà.

Trovare il Padre in ogni cosa vuol dire contemporaneamente anche vedere la perfezione nella propria imperfetta umanità, e accogliere il Padre anche se abbiamo fatto esperienza dell’assenza o del tradimento del Padre terreno, vuol dire recuperare il rapporto col Padre ad un livello più alto, pur se il Padre terreno se n’è andato o è morto presto per cui ci siamo sentiti senza un Padre.

E’ troppo semplicistico, soprattutto per noi donne, dire che nella relazione con l’uomo cerchiamo il Padre, perché questa ricerca è indipendente dal genere sessuale, anche l’uomo cerca il Padre, tutti lo cerchiamo ed è sulla base di questa ricerca che originano le illusioni, le divinizzazioni degli altri, sull’attribuzione ad un altro essere umano di qualità divine. Ma sono qualità che tutti abbiamo, il problema delle dipendenze emotive è il sentire che l’altro le ha mentre tu te ne senti privo, e sentire che per te l’approvazione di quella persona è importante come quella che cerchiamo costantemente dal Padre.

Cari Amici di questo spazio, affettuosi lettori, abbiamo tutti nostalgia di Casa, di quel Luogo in cui tutto è perfetto, nessuno è inferiore a nessuno, tutto si fonde con tutto e in fondo al nostro cuore, tutti portiamo la lealtà scissa dell’Antenato emigrato, perché tutti nell’incarnazione rappresentiamo il viaggiatore in territorio straniero; questo mese il bagaglio in dotazione rappresentato dalla Luna in Vergine ci invita a riconnetterci ai segnali che ci invia il nostro corpo fisico, territorio di espressione emozionale.

Accettiamo i limiti dell’incarnazione, consapevoli che la perfezione risiede in ogni dettaglio, anche in quei momenti in cui ci chiediamo smarriti e disorientati quale sia la nostra strada e chiediamo che le nostre Guide ci supportino. Ad un certo punto del cammino infatti la richiesta verticale è l’unica via possibile, quando i sostegni terreni sembrano vacillare, quando sentiamo di non poter condividere tutto con i nostri simili, anch’essi impegnati nel loro viaggio ognuno con le proprie risorse.

La nostalgia di Casa è forte eppure ci siamo incarnati per ben precisi motivi e certamente dobbiamo procedere malgrado paure ed ostacoli, io auguro a voi e a me stessa di accogliere la preziosità del quotidiano come dono e manifestazione del Divino, la giusta umiltà che non è inadeguatezza, il giusto equilibrio tra le esigenze del nostro Sé interiore e la fragilità del nostro sentirci umani.

Un abbraccio 

Ross

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, yod

Gli aspetti astrologici “ereditati”

flowering-twig-2057360_960_720

Colgo spunto da un’ accorata condivisione che ho letto ieri sera nel mio gruppo dedicato all’Astrogenealogia, ove “mio” è una semplificazione espressiva per definire il fatto che ne sono creatrice ed amministratrice, escludendo forme egoiche di possessività. Veniva descritto il fatto di aver ereditato dai genitori uno specifico interaspetto astrologico.

Il concetto di eredità comporta però un’energia di passività, infatti quando ereditiamo qualcosa non scegliamo l’oggetto dell’eredità. Facciamo un esempio pratico per spiegare in modo semplice con una situazione di routine, l’eredità di un immobile. Qualcuno trapassa e ci lascia in eredità un immobile, se andremo a vivere là quell’immobile diventa per noi un porto sicuro ma non sarà mai come avere un appartamento scelto da noi. Possiamo trasformare, riadattare, sventrare e ristrutturare l’appartamento ereditato per renderlo più funzionale alle nostre esigenze personali e, nello svuotarlo, ci dovremo confrontare con i ricordi e la nostra lealtà verso la persona che lo abitava prima; potremmo quindi sentire un sotterraneo senso di disagio nel decidere di portare in discarica il caro tavolino della nonna o l’antico armadio che il bisnonno falegname aveva creato con le sue stesse mani, ricordi di famiglia che ci agganciano e trattengono dall’esprimerci in totale libertà.

Un’abitazione rispecchia il nostro Essere più profondo e quindi potremmo nel tempo vivere un’ambivalenza tra l’istinto autoespressivo ed il senso di sicurezza ed appartenenza che proviamo per la nostra famiglia, attraverso il rimanere in quell’appartamento. Maldestramente tentiamo di inserire più volte un tocco personale alla casa, tentando di manifestare attraverso delle modifiche esteriori il nostro divergente mondo interiore.

Si possono fare diversi lavori energetici in una casa ereditata, Costellazioni familiari e pulizie di energia o Feng-Shui. Spesso, quando tentiamo di venderla ci sono degli ostacoli, sembra che nessuno la voglia comprare per molto tempo eppure è in ottima posizione, carina e funzionale. Soprattutto se entriamo in una casa ereditata perché rimaniamo soli o comunque come unico posto dove andare, in fondo al nostro cuore sentiamo che quella non è la casa che consapevolmente avremmo scelto in altre circostanze. Eppure nell’apparente non scelta si cela la scelta e abbiamo un bel proiettare sulla casa tutta una serie di responsabilità sui nostri disagi lì dentro, ma nonostante non sentiamo fluire una energia scorrevole, ad un livello diverso stiamo scegliendo di rimanere là proprio come abbiamo scelto di andare a vivere là, ciò su cui intendo focalizzare l’attenzione è il principio di scelta responsabile.

Nel Tema Natale troviamo molto frequentemente aspetti ripetuti tra i medesimi pianeti, coinvolgenti settori diversi, anche se non sempre evidentissimi. Si potrebbe trovare ad esempio un’ Antenata con Venere in Pesci e noi con una Venere quadrata a Nettuno o una VII casa in Pesci o Venere in XII casa. Anche se in case o segni diversi la melodia nettuniana nelle relazioni è un fil rouge che si dipana nelle generazioni. Sarebbe tuttavia troppo semplicistico e deresponsabilizzante dire che si tratta di aspetti ereditati perché ciò ci toglierebbe il potere derivante dalla scelta di evoluzione e ci metterebbe inevitabilmente in una posizione vittimistica ed impotente.

Possiamo allora piuttosto spostare il focus della consapevolezza sul fatto che, ad un livello sottile, abbiamo scelto di incarnare un certo tipo di modello affettivo generazionale per dare il nostro contributo sistemico alla trasformazione da un’inconsapevole energia di dipendenza e vittimismo al raffinamento dell’energia venusiana, per elevare l’Amore ad una frequenza sempre più onnicomprensiva di Amore Incondizionato, superando illusioni ed aspettative. In tal modo ci sentiamo nel nostro potere personale, impariamo pian pianino a non lamentarci e ci chiediamo con responsabilità come agire, quale lavoro interiore intraprendere.

Nel caso sopracitato, ad esempio, un transito di Saturno a Venere potrebbe finalmente descrivere la fine di un certo tipo di modello affettivo basato sul bisogno di illudersi per deludersi e crearsi una forma indipendente.

L’Astrogenealogia ci sostiene nella riconnessione al nostro potere di scelta; all’inizio di questo viaggio può non essere così evidente e si parte dalla rimessa in scena degli schemi archetipico/familiari che, pur nella limitazione, donano appartenenza al Sistema; ad un certo punto però il processo di individuazione ci porta inevitabilmente ad un sentiero verticale di crescita spirituale per sviluppare le caratteristiche del nostro Sole di nascita introducendo atteggiamenti e comportamenti diversi rispetto al passato, tutto ciò potrebbe creare in noi un senso di smarrimento e disorientamento, buon segno che stiamo esplorando territori interiori sconosciuti.

Non bisogna rischiare di cadere nell’identificazione nelle scelte o nel vissuto dell’Antenato che portava quell’aspetto nel suo Tema, il fatto che anche noi abbiamo scelto di nascere in un momento in cui possiamo confrontarci con quell’energia ci mette in connessione con tutte le infinite possibilità che portiamo nel qui ed ora, come esseri liberi ed unici, per dare un contributo sistemico di metamorfosi ed evoluzione di cui possono beneficiare Antenati e Successori, tracciando sentieri completamente nuovi.

Quando la tematica generazionale diventa particolarmente pressante, possiamo trovare in più temi la configurazione Yod con un pianeta comune, che scorre nelle generazioni chiedendo a gran voce di essere affrontato e riequilibrato.

Ognuno di noi sceglie quale contributo portare e soprattutto quale nuovo ramo dell’Albero far fiorire, un caro abbraccio a tutti ❤

Ross

Immagine: Cocoparisienne Pixabay

 

 

 

 

emozioni

Vuoto e Pieno: riflessioni

winter-1890653_960_720

Queste nettuniane riflessioni sono  state smosse nella mia interiorità da un confronto con uno dei miei figli; mi sono state contestate alcune cose ed io, nel Vuoto percepito in quel momento, mi sono interrogata sulla mia quota di responsabilità. Mi sono lasciata pervadere da quel Vuoto ed ho deciso di condividere queste righe per rendere fertile questo momento.

Per tutta la vita mi sono confrontata con la palpabilità del Vuoto e con la spesso inconsistente evanescenza del Pieno. Mi sono sentita sola in compagnia ed accompagnata e guidata nell’apparente solitudine. Mi sono sentita un’estranea in famiglia ed in famiglia con apparenti estranei. Ho idealizzato per deludermi.

La partita si gioca tra apparenza e sostanza, ciò che appare non è

Ciò che sentivo spesso non si accordava all’apparenza dei fatti, e moltissime volte ho fatto esperienza di quello che io chiamo il “vuoto d’àncora“, nessun appoggio e nessun aiuto per imparare a fare esperienza di ciò che significa affidarsi alla Guida non terrena ed al senso di Pieno nell’apparente assenza di compagnia fisica.

Ci sono moltissimi modi per sperimentare il Vuoto, pur tra tante persone o in famiglia: lo si prova nel momento in cui si realizza che si stanno vivendo dei Pieni apparenti, dei falsi Pieni attraverso cui ci si illude di fuggire dal Vuoto, ma che rimandando il sentire del vero Vuoto non consentono di aprirsi al vero Pieno cui il Vuoto prelude.

Illusioni di presenze che tengono lontano il cuore dal provare il Vuoto dell’assenza e al contempo lo nutrono per richiamare la nostra attenzione alla necessità di sentirlo. Tutto ciò è agito e subìto, a volte si manifesta come illusione di costruzione, l’illusione di esserci quando in realtà veniamo noi stessi percepiti come assenti o l’illusione della presenza di alcune persone che in realtà sono già assenti e lontane.

Allora cos’è presenza? Cos’è assenza? Si può essere fisicamente presenti eppure trasmettere assenza; allo stesso tempo si può sentire la vicinanza e la presenza di qualcuno che è apparentemente assente, l’Amore dei nostri Antenati è percezione palpabile di presenza e la sensazione di vicinanza colma molti vuoti di presenza umana.

Nel mio fare esperienza del Vuoto nelle sue sfaccettature ho trovato un senso più alto; spesso vorremmo che chi ci ama comprendesse ciò che noi stessi fatichiamo a verbalizzare, il nostro sentimento profondo che sfugge all’ incasellamento nella forma delle parole e che nessuna parola descriverebbe nella sua immensa potenza. E’ qualcosa che rimane in noi, gelosamente custodito nella sua pura invisibilità quasi che temessimo di perderne la profondità nella condivisione, quasi che sapessimo che nessuno ci comprenderebbe, nemmeno le persone che amiamo di più.

E’ la necessaria ambivalenza dell’Essere Umano che viaggia alla ricerca di sé e contemporaneamente sa di essere uno col Tutto. E in quell’ambivalenza, secondo me, risiede il senso del Libero Arbitrio nell’incarn-azione, è azione attiva, è scegliere se e quando si vuole nutrire la propria parte umana e quanto si necessita del nutrimento spirituale, è necessario trovare un equilibrio tra le parti ed il Vuoto che proviamo a volte è una nostalgia che aleggia, quella di Casa.

Nel Vuoto che percepiamo anche attraverso le finte presenze si cela il grande Pieno di connessione: quello con noi stessi, non saremo mai soli finché coltiveremo il contatto con la nostra fonte interiore di percezione e finché manterremo intonsa ed incrollabile la fiducia in ciò che sentiamo, pur nell’altrui contestazione. Viviamo in un mondo di apparenze dove trovare il contatto con la sostanza, un mondo fatto a volte di evanescenti presenze ammantate di spiritualità o di apparenti ribellioni ed in questo si manifesta la meravigliosa poliedricità dell’Essere Umano, libero cercatore di sé.

A volte il Vuoto è forte e inchioda nella sua dilagante inconsistenza chiedendo ascolto, finalmente è il momento della resa e dell’apertura consapevole al Pieno.

Un grande abbraccio

Rossana

 

Astrogenealogia, eclisse, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Leone: la nascita di una nuova identità

astro_2at_plenilunio_in_leone_hp.32844.429599

La Luna piena in Leone  avrà luogo il 21 gennaio 2019 alle 6:16, coinvolgendo l’asse Leone/Aquario a 0°53′, tra la I e la VII casa. Si tratta di un’ Eclisse totale di Luna che avviene al grado 1 del Leone, grado particolarmente importante ed energeticamente carico che simbolicamente scandisce un momento di nascita e di emersione alla luce dal mondo ovattato intrauterino legato alla gravidanza cancerina. Eppure la Luna in questo Cielo è il Pianeta Singleton di emisfero destro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla destra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, è il Pianeta dispositore della VII casa e, nel suo emergere a nuova luce, ci mette a contatto con le nostre fragilità inconsce, avviandosi a separarsi dall’incontro col Nodo Nord in Cancro.

L’asse Ascendente/Discendente tra Capricorno e Cancro suona le melodie delle dinamiche familiari che in questo momento possono evolvere a maggior consapevolezza nello scioglimento di quelli che sono meccanismi di difesa automatici o forme di attaccamento che sono state funzionali a farci sentire un senso di appartenenza al Sistema familiare.

Saturno, Pianeta dispositore dell’Ascendente, è il primo incontro che facciamo in questo grafico, è infatti sistemato in I casa e forma una quadratura precisa a Marte nel suo domicilio arietino e in III casa ed un sestile a Nettuno in casa II, nel segno dei Pesci. Venere e Giove posizionati in prossimità della cuspide della casa XII si congiungono in Sagittario, formando la quadratura con Nettuno ed il trigono con MarteMercurio in Capricorno si congiunge al Nodo lunare Sud mentre l’opposizione soli/lunare forma una quadratura a T  (sebbene mista) con Urano, ridiventato diretto al precedente Novilunio con Sole parzialmente eclissato in Capricorno del 6 gennaio. 

Siamo all’interno di un Viaggio iniziato con la precedente Eclisse del 6 gennaio, stiamo percorrendo le giornate del corridoio di Eclissi ed è un periodo fortemente popolato da contenuti inconsci che possono riemergere alla consapevolezza perché chiedono attenzione e risoluzione definitiva. Il territorio relazionale può smuovere alcune irrequietudini legate alle percezioni che abbiamo avuto rispetto alla relazione genitoriale durante la nostra infanzia.

Ognuno di noi nasce scegliendo un particolare momento della fase di lunazione (una certa distanza tra Sole e Luna) iniziata con il Novilunio (congiunzione soli/lunare) prenatale, come ci insegna Dane Rudhyar nel suo “Ciclo di Lunazione“. Portiamo nell’incarnazione un particolare “matrimonio parentale” ben descritto da Howard Sasportas e Liz Greene nel loro “Lo sviluppo della personalità“.

Cosa ci indica tutto ciò concretamente nella nostra famiglia?

Indica che ciò che noi viviamo all’interno della triade mamma-papà-figlio (tematica ben trattata da Jodorowsky nella sua Metagenealogia) è esattamente ciò che abbiamo scelto e selezionato di vivere all’interno del nostro percorso di evoluzione. I nostri genitori incarnano esattamente le caratteristiche che noi scegliamo di vedere per la nostra maturazione personale e se, come in questo Cielo, la tematica che si esprime è quella di un vissuto di responsabilizzazione eccessiva come figli all’interno della triade, il lavoro che si può fare è chiedersi in che modo abbiamo poi trasportato questo meccanismo all’interno delle relazioni.

Cosa cerchiamo quando sentiamo l’imperioso impulso interiore a renderci utili agli altri? Forse cerchiamo quella stessa visibilità, il riconoscimento di noi figli come identità separate dai genitori e, allo stesso tempo, dipendenti dalla loro approvazione e riconoscimento. Figli genitorializzati che a volte hanno sentito di dover fungere da genitori dei propri genitori, in un percepito di inadeguatezza nella loro coppia, da cui però dipendeva al tempo la nostra sopravvivenza.

C’è bisogno di ascolto interiore , di osserv-azione che, lungi dall’essere una passiva attesa è il pre-supposto della comprensione profonda di meccanismi che finora possono averci condotto su pericolosi ed instabili territori relazionali, fertilizzando dolorose dipendenze affettive. Se deleghiamo agli altri il potere di rimandarci una percezione di noi stessi che acquisisce il valore della sopravvivenza, pur di non perdere quella relazione saremo disposti a scendere a compromessi eccessivi.

La cosa più matura che possiamo fare in questo momento è saper stare assieme alle nostre paure, alle fragilità, sentendoci quasi come bambini che si scoprono per la prima volta e imparano ad affermare cosa è davvero importante, portando attenzione ai sentimenti ed alle emozioni che le altre persone contribuiscono a smuovere in noi e non mi riferisco solo alle relazioni affettive, ma anche lavorative o amicali.

E’ un bellissimo momento per imparare ad allenarsi al rispetto del proprio sentire: se all’interno della coppia parentale non abbiamo sentito esserci un posto per noi, se ci siamo sentiti invisibili e non riconosciuti perché i genitori possono essere stati troppo impegnati a relazionarsi tra loro, poi sentiamo attaccamento per chiunque ci manifesti la sua attenzione o voglia riconoscerci un posto all’interno dei propri rapporti.

E’ un periodo davvero intenso per una guarigione definitiva, per scegliere un’aderenza ai valori che sono importanti per noi, per scegliere un’identità allineata con una rinnovata maturità, pre-supposto alla libertà di essere sé stessi. 

Bisogna essere disposti anche a lasciar andare definitivamente tutte le amicizie o frequentazioni con cui abbiamo fatto un tratto di vita funzionali al trattenerci in uno schema infantile, come pure invece si potrebbero recuperare dei rapporti interrotti anche molti anni fa dopo che si è fatto un percorso reciproco ed indipendente di maturazione.

Nessuna aspettativa, nessuna pressione, attiva osservazione, in questi giorni potrebbe concludersi anche qualche percorso, pur in maniera destabilizzante e, se facciamo attenzione a ciò che si esaurisce in questi giorni e ci ascoltiamo davvero, sentiremo di aver compartecipato alla rottura di relazioni che rappresentavano in qualche modo dinamiche di dipendenza da riconoscimento o approvazione esteriore.

Se prendiamo la nostra parte di responsabilità sarà più semplice comprendere cosa avevamo da imparare anche da queste rotture. La Libertà di essere sé stessi esplode in maniera tanto più vulcanica tanto più abbiamo sentito lo schiacciamento interiore nel doverci adeguare a regole o situazioni che non esprimevano la nostra autenticità per paura di rimanere da soli e non essere visti da nessuno, diventiamo insomma delle pentole a pressione ambulanti.

Il momento è propizissimo (non so se sia un termine corretto ma mi piace) per fare pulizia totale lasciando, chiudendo, facendo un decluttering interiore per far spazio a nuovi progetti, nuove relazioni, nuovi bisogni, nuove modalità di essere, una nuova identità costruita in questi anni di lavoro interiore ed ora sbocciata in maniera definitiva ed irrimandabile.

Vi condivido questo importantissimo passaggio di un film spettacolare, “La ricerca della felicità“, perché nessuno si permetta mai di dirci che non sappiamo fare qualcosa, ognuno ha il proprio tempo ed il proprio modo, unico ed originale e, se abbiamo il fuoco nel cuore rispetto ad un Progetto, lo dobbiamo difendere, con piena stima di noi stessi. Se abbiamo attraversato delle sofferenze per arrivare ad oggi, siamo il prodotto anche di quei momenti e ciò che a volte gli altri vedono come fragilità può essere il nostro più grande punto di forza.

Vi/mi auguro un importante inventario personale ed una rimessa a fuoco rispetto alle proprie esigenze personali, in totale libertà di espressione e nel rispetto di bisogni ed esigenze altrui.

Un abbraccio 

Rossana Strika

Pagine Facebook:

Rossana Strika – Counselor Olistico specializzata in Astrologia Familiare

 Cuori in volo 

Gruppo Fb:  

Astrogenealogia della Nuova Era

Puoi seguire gli articoli che scrivo sulle fasi lunari e aspetti astrogenealogici sul sito della Scuola di Astrologia Immaginale di Torino                   

Astrogenealogia, yod

Lo Yod: l’infinito mondo delle possibilità

geralt pixabay yod

Portare una configurazione yodale nel proprio Tema Natale è come vivere una costante caccia al tesoro. Spesso sentiamo parlare nel mondo della crescita personale dei talenti e della necessità per ognuno di noi di sviluppare il proprio, come direzione ed obiettivo per vivere una vita piena ed appagante. Tuttavia tutto ciò stimola in me alcuni interrogativi interiori e di conseguenza alcune riflessioni

Cosa si intende per talento?

Siamo abituati a parlare di talenti come fossero qualcosa che troviamo bello e pronto, già confezionati su misura per noi al momento della nascita, frutto di attitudini e competenze sviluppate in epoche anteriori da noi o dai nostri Antenati. Il talento pre-suppone il recupero di un’antica sapienza e poche volte consideriamo il fatto che per essere sviluppato il talento va prima visto, accolto e ripulito da eventuali utilizzi distorti precedenti.

Che ne è dell’espressione di un talento che rifiutiamo perché ereditato da un Antenato ghettizzato dalla famiglia? Quanto abbiamo mitizzato il concetto di talento come qualcosa di inarrivabile e legato a qualità parificate ai superpoteri quando un talento può essere anche saper stirare bene le camicie?

Il portatore di Yod ha una duplice sfida: da una parte deve trovare e recuperare i suoi talenti partendo dalla consapevolezza che sta trasformando un’energia utilizzata in modo sbilanciato dalle generazioni precedenti, dall’altro si trova nella condizione di fare a pugni con qualcosa che sente grande, inarrivabile o mai completamente visibile.

La sensazione è quella della mancanza di un punto di arrivo, la dimensione della ricerca è sempre attiva in lui ed il compito è quello di rimanere curiosi ed aperti al fluido scorrere del Viaggio, più che alla focalizzazione su un traguardo che può mutare nel corso degli avvenimenti, modellandosi in maniera totalmente diversa dagli obiettivi prefissati.

Eppure esiste una sorta di utero cosmico in cui ci si sente immersi ed in qualche modo guidati e protetti pur vivendo situazioni a volte paradossali e cambiamenti che d’emblée portano l’irruzione del Nuovo ed Inatteso. La connessione con il sincronismo delle Leggi Universali appartiene spesso al portatore di Yod che, in assenza di modelli precedenti di riferimento, è sfidato a trovare una via di vita completamente divergente ed inimmaginabile per il suo Albero Genealogico, pur sentendone il sostegno.

Il senso perfetto dei meccanismi che regolano l’Universo dona al portatore di Yod la capacità di sviluppare una fiducia avulsa dai classici ragionamenti della mente razionale nel soppesare i pro e i contro, è totale bussola interiore che agli occhi di molte persone, anche e soprattutto di quelle care e vicine, è totalmente incomprensibile.

Soprattutto se all’interno della configurazione troviamo un pianeta generazionale, la vibrazione energetica collettiva si cala nell’esperienza individuale all’interno dei settori/case contenenti il pianeta lento e si riverbera anche nella casa disposta da quel pianeta, è come se il portatore di Yod fosse un conduttore elettrico per soddisfare alcune esigenze collettive, bisogni di tutta l’Umanità, a partire da un bagaglio esperienziale in dotazione dal passato.

La seconda parte della vita di solito diverge profondamente dalla prima, il tempo viene scandito da una particolare situazione o da un accadimento che costituisce uno spartiacque di taglio col passato. E’ un taglio inconsapevole all’inizio, ma volgendosi all’indietro ci si rende conto profondamente di come ogni passaggio vissuto abbia contribuito a forgiare l’interiorità. 

Lo Yod dona alla persona flessibilità ed uno spirito sveglio, senza età, curioso di ogni giorno e che piano piano impara a vivere solo di giorno in giorno, per cui gli apprendimenti della vita lo mettono in condizione di volgersi all’interno di sé in cerca delle risposte perché all’esterno spesso la sensazione è di non sentirsi compresi appieno.

E a volte si ha la gioia di poter incontrare persone preziose con cui si stabiliscono delle amicizie uniche, rapporti unici ed irripetibili, e di essere profondamente grati anche per i momenti difficili, per i dolori e le sofferenze di cui si è il prodotto.

La programmazione non fa parte di queste vite, la routine e la sicurezza esteriore nemmeno perché l’obiettivo è quello di ritornare a sé, in sé, nell’unico porto sicuro possibile, quello interiore, che nessuno può toglierci. Ad un certo punto l’unica via possibile è quella dello sviluppo di una centratura interiore, di una saldezza che ha bisogno di tempo per strutturarsi e che contemporaneamente è certa del sostegno dal mondo dell’Invisibile.

Amo questa configurazione, e per questo motivo ho scritto anche altri articoli che ti condivido

Lo Yod: destino o scelta?

Lo Yod tra genitori e figli: Luci e Ombre a confronto

Lo Yod in un abbraccio: il gioco delle proiezioni

Asia Argento: forza e vulnerabilità in uno Yod

Se ti va di vedere una piccola diretta Facebook che avevo dedicato a questa affascinante figura clicca qui

Un caro abbraccio 

Ross

 

 

Astrogenealogia, Coaching

La Legittimità…questione di punti di vista

48368519_208957553363292_3897587060529168384_n

Buon pomeriggio a tutti,

vogliamo condividere alcune considerazioni sulla tematica della Legittimità, espresse dalle nostre diverse professionalità per dar modo a tutti di comprendere come attraverso l’interdisciplinarietà si possa addivenire ad una ricchezza di pensiero e di consapevolezza espansa.

A quattro mani, due teste e due cuori, abbiamo allora pensato di proporre due visioni diverse e convergenti, spaziando tra Astrogenealogia e Coaching.

Che ne pensa l’Astrogenealogista?

La Luna Nuova in Sagittario di questo mese ha messo la lente di ingrandimento sul concetto della preziosa diversità e di come ci si sente nella propria diversa unicità. Nel mio articolo ho portato l’esempio della collana, prezioso monile che si compone di tante perle messe assieme; questo stimola in me la riflessione su come la relazione d’aiuto ad esempio può essere approcciata secondo varie tecniche, strade tutte onorevoli che accompagnano le persone nel viaggio di ritorno a sé, in sé.

La mia stimata collega Carla Malinverni, occupandosi di Coaching, mi ha fatto riflettere sul concetto di Legittimita’ che trovo molto interessante ed attuale per tutti. Come ci sentiamo nella nostra preziosa diversità? Sentiamo legittime le nostre idee, i nostri bisogni al cospetto del mondo? Il primo passaggio di legittimazione avviene nel nostro Sistema familiare e nel tema natale delle persone, letto in chiave astrogenealogica, si possono s-coprire memorie relative a filiazioni illegittime, figli non riconosciuti, Antenati che hanno cercato una loro identità e di cui noi portiamo evidenza per lealtà inconscia. Il silenzio verbale rispetto a queste persone riemerge prepotentemente attraverso le cosiddette pecore nere della famiglia, anelli trasformatori dell’Albero genealogico che spezzano antichi ed obsoleti schemi per far fiorire un nuovo e consapevole ramo familiare. Richiedono a gran voce di sentirsi legittimati ad esprimere i propri bisogni, l’importanza dei propri valori e dei propri sentimenti, lontano dalle aspettative familiari. E’ importante dare ad ogni Antenato il proprio giusto posto all’interno del Sistema, anche per riprendere automaticamente il nostro posto senza sentire la spinta a esprimere il senso di ingiustizia provato dall’Antenato non riconosciuto.

Rossana

Qual è il punto di vista del Coach?

in Coaching, il concetto di legittimità delle opinioni, mutuato dalle riflessioni di Humberto Maturana, parte da questo presupposto: nessuno di noi ha accesso alla realtà oggettiva dei fatti e pertanto ognuno si crea, tramite le proprie esperienze, un’idea della realtà cioè una rappresentazione filtrata dal proprio sguardo sul mondo e dal proprio modo di osservare. in questo senso, viviamo in un mondo di interpretazioni (la mappa non è il territorio) ed ogni opinione e interpretazione è legittima in quanto frutto di un analogo processo interpretativo.

dare legittimità ad ogni opinione significa affermare che non ci siano opinioni giustesbagliate in valore assoluto. e attenzione! la legittimità delle opinioni non implica l’accettazione delle opinioni opposte alle proprie – anzi! – prevede anche che ognuno di noi si batta per difendere le proprie. la differenza sta semplicemente nell’assumersi personalmente la responsabilità delle proprie opinioni e del difenderle, senza andare contro alle opinioni che non condividiamo appellandoci ad un principio di verità assoluta e superiore.

calando questo concetto nella nostra vita quotidiana, spesso con i miei coachee lavoro su quanto sentano legittime le opinioni differenti dalle loro, quelle dei familiari, dei colleghi di lavoro, e su come possano esprimersi ed agire se decidono di contrastarle in quanto non sono d’accordo (legittimo altro).

ancor più spesso, lavoro con coachee che non si sentono legittimi all’interno di alcuni loro ruoli (legittimo sè), magari perchè hanno fatto scelte differenti da quelle più diffuse, altre volte perché sentono di sbagliare in qualcosa (dovrei seguire mio figlio per i compiti e non lo faccio quasi mai: sono una cattiva mamma, sono stato la delusione di mio padre: non ho portato avanti l’attività di famiglia). ecco che in molti percorsi di coaching viene esplicitata, come ci ha ben illustrato la collega e professionista counselor olistico Rossana, una difficoltà personale nel raccordare le proprie scelte e decisioni più autentiche con le aspettative che la famiglia ha più o meno esplicitamente formulato!

a me personalmente, il concetto di legittimo sé, che ho scoperto mentre mi formavo come coach professionista, ha fornito una potente chiave di lettura per stare meglio con me stessa e per rimuovere il senso di colpa e di inadeguatezza che provavo rispetto ad alcune mie scelte di vita.

carla

Rossana Strika – Counselor olistico professional Siaf n FR637P-CO Professionista L.4/2013

Pagina FB Rossana-Strika-Counselor-olistico-specializzata-in-Astrologia-Familiare

Gruppo FB Astrogenealogia della Nuova Era

Carla Malinverni – Life&Business Coach Professionista e Formatore Professionista (L.4/2013, n. 1779 AICP, n.1035 AIF) che ama scrivere tutto in minuscolo!

pagina FB Carla Malinverni Coach – Ironicoaching https://www.facebook.com/IroniCoaching/

blog e sito web: www.carlamalinverni-coach.com

 

Mercurio, Movimenti celesti

Mercurio e Venere in Scorpione: il tempo delle ri-definizioni

light-768726_960_720

Ero partita con l’idea di scrivere un semplice post e invece, nel pieno stile sagittariano di questi giorni, ho deciso di allungarmi giusto un po’ di più. Chi mi conosce sa che amo la scrittura perché, secondo me, è un canale comunicativo più profondo rispetto alla semplice verbalizzazione. Quando scrivi hai modo di leggere e rileggere e comprendere se ciò che hai scritto descrive davvero ciò che si anima nel cuore e mai come ora è importante un’espressione autentica.

Il cielo di inizio dicembre promette movimento e sarà una tensione a manifestare sé stessi in una maniera rinnovata e consapevole, ridefinendo con profonda autenticità ciò che anima le nostre azioni.

Mercurio, per effetto del moto retrogrado, rientra in Scorpione sabato 1 dicembre alle 12:13; ritorna diretto il 6 dicembre alle 22:23 a 27° dello Scorpione e rientra in Sagittario il 13 dicembre alle 00:44. Una volta diretto il pianeta, fino a Natale ripercorrerà la zona d’ombra di retrogradazione, cioè la fettina di eclittica che aveva già percorso una prima volta dal 29 ottobre al 17 novembre, inizio di retrogradazione. Nel frattempo Venere, per effetto del moto diretto, rientrerà in Scorpione il 2 dicembre alle 18:03 e fino al 17 dicembre ripercorrerà la strada già fatta durante tutto il mese di settembre.

Si tratta di un bel movimento che prelude al Novilunio in Sagittario del 7 dicembre.

Il cielo invita alla coerenza profonda e durante questi pochi giorni che ci separano dal Natale tanti discorsi potranno essere ri-presi con maggior consapevolezza. Una ri-spolveratina a passare in rassegna ciò che davvero riveste importanza per noi fertilizza i nuovi progetti con delle basi più solide. E’ possibile che si prendano nuovi accordi lavorativi ed affettivi, riconoscendo che questo periodo di retrogradazione ha dato modo di valutare meglio alcune situazioni. Se ciò è possibile si possono cogliere queste energie preziose per redigere un piano trasform-attivo che rappresenti le migliori opportunità per tutti. Sul fronte relazionale potranno ri-emergere argomenti di conversazione che si ritenevano risolti e che invece vanno ri-affrontati con una profondità diversa.

E’ un ri-allineamento ai propri valori profondi, con la capacità attuale di ri-vedere alcuni accadimenti nella giusta prospettiva. E’ importante saper ri-tornare al pensiero e agli avvenimenti passati con una consapevolezza trasformata e profonda rispetto a ciò che quegli eventi ci hanno insegnato; ci penserà poi Mercurio di ritorno in Sagittario, nel ricongiungersi a Giove durante le giornate prenatalizie a radicare in noi la Fiducia nell’agire di un Piano più grande di noi e, proprio in quel momento, il disegno sarà più evidente.

Volgendoci indietro comprenderemo la meraviglia delle stelle, il dono splendido  di poter seguire il loro tracciato in equilibrio col nostro senso di responsabilità, ben consapevoli di poter allineare la nostra vibrazione alle necessarie trasformazioni per diventare ciò che abbiamo già scelto e che l’anima ricorda molto bene.

E’ un momento di ri-esplorazione interiore, come quando intraprendendo un viaggio ci si chiede “Avrò preso tutto?”.

Il  trionfo sagittariano di questi giorni, cui farà seguito la Luna nuova ce lo sta chiedendo a gran voce

Hai preso tutto ciò che ti serve?

Se vogliamo essere persone di successo permettiamoci di lavorare al servizio della vita, fluendo con essa trasformando e rielaborando gli accadimenti e le lezioni apprese in modo tale che siano fruttuose per noi e per gli altri.

Finalmente nei giorni prima di Natale si potrà rilassarsi e godersi la compagnia della famiglia in semplicità e, proprio in Epifania, la Luna nuova in Capricorno busserà alla nostra porta dicendo: “Sveglia pigroni! E’ ora di produrre”.

Ma ci dedicheremo alle Lune al momento opportuno, affidiamoci ora al contatto con i nostri Antenati (condivido il mio precedente articolo dedicato) e facciamoci guidare da Loro, proprio come Miguel

Un abbraccio

Ross