Astrogenealogia, eclisse, Luna Piena

Luna Piena in Cancro: la rinascita del cuore

Dummy

La Luna piena in Cancro avrà luogo (nel grafico domificato per Trieste) alle 20:22 del 10 gennaio 2020, ai 20° sull’Asse Cancro/Capricorno, coinvolgendo le case V/XI. L’Asse Ascendente/Discendente si snoda quindi tra Vergine e Pesci. Sarà un Plenilunio accompagnato da un’eclisse penumbrale di Luna, che porta a manifestazione dei semi piantati con il Novilunio in Capricorno del 26 dicembre. Sole, Mercurio, Saturno e Plutone sono strettamente congiunti rispettivamente a 20° e 22° del Capricorno, mentre Giove si sta avvicinando a 9°. Venere in Aquario, agendo attraverso il suo dispositore Urano (che si appresterà a ridiventare diretto il giorno 11), sembra un’apparente voce fuori dal coro. Urano poi sfida a duello Marte in Sagittario, intrecciando con lui una relazione di quinconce (150°) che si snoda tra IV e IX casa.

Si tratta di un momento di grande cambiamento all’interno dei Sistemi Familiari, grazie alla possibilità di trasformazione a disposizione dei singoli componenti. Soprattutto per chi, in modalità pionieristica si è assunto l’incarico di rompere degli schemi obsoleti che limitavano l’espansione e la crescita dell’intero Sistema, pur consentendone il mantenimento di un equilibrio fittizio.

Parlo degli anelli trasmutatori dell’albero genealogico. Proprio per dare una svolta e totale scardinamento a certe tematiche urgenti, è stato spesso necessario concentrare moltissime energie in quel settore, mentre ora ci si può rendere conto che si ha voglia di vivere in una maniera più equilibrata e serena anche altri parti delle nostre vite

Proprio ieri, durante una consulenza, mi ritrovavo ad esporre questo concetto, che ritengo utile anche per me: la necessità di ridefinire delle nuove abitudini per strutturare nuovi piccoli porti sicuri. Ora ci si può sentire liberi di ammettere anche il proprio “bisogno” d’amore, perché non si tratta più di una necessità che emerge da una mancanza ma dal desiderio di condivisione.

Sono talmente ricolmo di amore che, per poterlo espandere, ora sento il bisogno di donarlo a piene mani

E’ la rinascita del cuore, un capovolgimento completo dei paradigmi di relazione che possiamo aver vissuto finora. Ma non siamo abituati e bisogna darsi il permesso di creare l’abitudine al sentire di meritare amore, quello con la A maiuscola, senza domande, richieste o pretese, senza aspettative né illusioni. 

Ognuno di noi a suo modo in questi anni è stato sottoposto al crollo di alcune strutture, lavorative o relazionali, che hanno senza dubbio destabilizzato un certo equilibrio. Ma se da un lato dentro di noi si è resa necessaria la creazione di soluzioni alternative, dall’altro ciò che poteva sembrare privativo alla lunga è diventato un portale di evoluzione e un’occasione di rimettersi in gioco con autenticità e rinnovata motivazione, scoprendo e mettendo in campo nuove risorse.

Fondamentalmente potremmo riassumere il messaggio di queste energie come una necessità di maggiore riconnessione alla nostra natura autenticasmantellando consapevolmente gli ultimi residui di ferite, paure, rimpianti, rammarichi o vuoti di esperienza che sentiamo di aver vissuto.

Se avessi compreso prima…Se ti avessi incontrato prima…Se mi fossi informato meglio…Se non avessi riposto la fiducia nelle persone sbagliate…Se l’avessi saputo subito…Se ti avessi ascoltato subito…Se non fossi stato tradito…Se non avessi tradito…Se fossi stato più accorto…Più attento…Più lungimirante…Meno ingenuo…Se avessi avuto meno aspettative…se…se…se…

Quante volte abbiamo pronunciato queste e altre frasi, eppure se ci volgiamo indietro, tutto ciò che abbiamo vissuto (e spesso rivissuto in modalità “fotocopia”) ha avuto un senso preciso, nessun attimo e nessun gesto è stato tempo sprecato, tutto ha contribuito a darci la forma che oggi abbiamo e che…è necessario ora lasciar andare e cambiare, quale sorpresa! 

Qualcuno potrebbe obiettare

“Ma con tutta la fatica che ho fatto per raggiungere un mini equilibrio, ora dovrei rimetterlo in discussione?”

Proprio così, ma con la consapevolezza che nessuna struttura è fissa, nemmeno noi lo siamo e ad un certo punto attraverseremo il portale della morte fisica. Il Cielo ci invita ad accogliere ciò che viviamo nelle nostre vite senza attaccarci al risultato di come le cose “dovrebbero andare o essere” , integrando il principio del movimento e della nostra capacità di adattarci ad esso. Rendendoci conto che siamo parte di un Universo in eterno divenire, nella metamorfosi continua che richiede un adattamento continuo a diverse forme e richiede che impariamo a vivere senza attaccarci ad un forma, ad una identificazione in primis rispetto a noi stessi poiché siamo esseri multisfaccettati. Tanto più rimarremo liberi nel non smettere mai di definirci in maniere diverse, tanto più ci ritroveremo ricchi, imparando ad accogliere sempre ingredienti nuovi dentro di noi. Quasi come fossimo una torta alla quale possiamo sempre aggiungere nuovi ingredienti ed aromi.

Esplorando le varie vicissitudini individuali, per chi si è identificato molto nella creazione di una solidità lavorativa questo è il tempo di riequilibrare le esigenze del cuore; per chi ha investito tante energie in una relazione questo è il tempo di definire sé stesso anche attraverso una nuova opportunità di lavoro. Per chi è solo da anni questo è il momento di costruire una nuova relazione, per chi ha interrotto una relazione da poco invece è il tempo di riscoprirsi come identità singola. Per tutti può essere un momento adatto a cercare di dare amore a quella parte del nostro cuore che è stata lasciata in disparte.

Spolverare il cuore. 

Ed è certo importante, nel definire delle rinnovate priorità, tenere presente il principio dell’impermanenza e dell’importanza di vivere il momento con tutto ciò che possiamo apprendere, con tutto ciò che ci può offrire senza pretese di alcun tipo.

Quante volte alcune relazioni si sono deteriorate perché siamo partiti da un principio egoistico di mancato soddisfacimento di ciò che ci aspettavamo? Ma siamo davvero sicuri che ciò che ci aspettiamo sia ciò di cui abbiamo bisogno? E poi, ci chiediamo mai cosa possiamo offrire ed apportare noi invece che chiederci solo cosa può darci l’altro?

Nella ricerca dei nuovi porti sicuri teniamo quindi conto di questo, ciò non significa che non possiamo dirigerci verso la costruzione ma significa solo che possiamo ora imparare a mutare continuamente forma a ciò che costruiamo, senza attaccarci all’idea originale. Se scendiamo nel profondo del nostro cuore possiamo infatti scoprire di aver perseguito spesso degli obiettivi al cui raggiungimento non eravamo soddisfatti. Allora siamo stati considerati ingrati, lunatici, mai contenti di nulla, pretenziosi e queste etichette si sono fissate in noi. Ma siamo davvero capricciosi? Ovviamente no. Perché allora dopo aver tanto atteso quel momento, quella promozione, quella relazione, quelle parole, alla fine siamo rimasti con l’amaro in bocca? Spesso perché non si trattava di un desiderio autentico sgorgato dal cuore, ma dell’agito di un bisogno condizionato, per soddisfare le aspettative di qualcun altro o per raggiungere un obiettivo impossibile per altri. Molte volte ciò avviene nella vita dei figli per accontentare un genitore o arrivare dove lui avrebbe voluto arrivare senza riuscire. Ecco perché è così fondamentale conoscere il proprio tema natale, lì troviamo la nostra trama personale, tutta da scoprire ed esplorare, la realizzazione consapevole del nostro progetto ci dona un senso di apertura e un senso di pieno respiro.

Cari Amici, sapete che accompagno le persone a scoprire ciò che si nasconde ad un primo approccio, a guardare il proprio vissuto familiare da una prospettiva diversa. Molto di ciò che stiamo per vivere in questo tempo può partire da nuove abitudini, ed il cambiamento che avviene interiormente è graduale e può manifestarsi attraverso curiosità e disagio allo stesso tempo. Qualcosa come “ho paura ma anche non ce l’ho”. Uno stato dell’essere molto interessante, da cui emerge la consapevolezza che il viaggio tra gli opposti è un’illusione e che siamo un contenitore ancora da riempire, una lavagna da riscrivere. Vi rimango vicina mentre anch’io vivo continui passaggi che sento poi di condividere con voi tutti, che affettuosamente leggete queste righe. 

Le mie amate Stelle disvelano un racconto fatto di pacificazione e scardinamento insieme; di tutte le possibilità aperte, di una sostenibile fiducia nei passaggi di vita che stiamo vivendo, nell’agito di un grande Disegno che tutti raccoglie. Del far pace con la propria natura ed incarnarla in pieno finalmente, accogliendo l’evidenza che ciò che pensavamo di volere non vogliamo e che vogliamo ciò che non sapevamo di volere. Scoprire con meraviglia di non aver cercato mai consapevolmente ciò che ora desideriamo più di tutto. Vedere il bello fuori a partire dal bello che siamo. Riconoscere la nostra ombra come parte di noi, accoglierla per non proiettarla senza consapevolezza. Voler far amicizia con noi stessi per poter vivere amicizie sincere. Donare e scambiare. Aprire il proprio cuore a ricevere, essere grati ogni giorno per vivere in questa realtà, e allo stesso tempo così in connessione con tutti i livelli e tutte le dimensioni, così fertile e ricca di tutte le possibilità di manifestazione del nostro essere. Sono grata di poter umilmente trasmettere il messaggio dell’Universo, sono grata di sentirmi parte delle Stelle, di guardarle ogni giorno con stupore e meraviglia, di permettere a loro di guidare il mio cammino, e di poter e voler lasciare delle nuove impronte per chi verrà.

A brevissimo poi, per chi vorrà, sono stati organizzati in partnership con Stellarium dei meeting di Astrogenealogia e sta per vedere la luce la mia prima creatura editoriale, sono felice di questo grande movimento creativo. Vi aspetto come sempre per le consulenze, tenendo come d’abitudine dei posti sempre riservati alle emergenze da pronto soccorso astrogenealogico.

Meeting Stellarium

Vi amo tutti e abbraccio ad uno ad uno, buon Plenilunio di ascolto del cuore.

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Gemelli: il potere della parola

Luna piena in Gemelli

La Luna piena in Gemelli avrà luogo (nel grafico domificato per Trieste) alle 06:13 del 12 dicembre, ai 19°51′ sull’Asse Gemelli/Sagittario, coinvolgendo le case I/VII. L’Asse Ascendente/Discendente si snoda quindi tra Sagittario e Gemelli. Dal punto di vista astrogenealogico trovo molto significativi i molteplici aspetti di Quinconce (150°), che partono in particolare dalla Luna e in seconda battuta da Mercurio. E’ una Luna in Gemelli, disposta quindi da Mercurio, appena entrato da pochi giorni nel Sagittario. La Luna si trova in VII casa di cuspide Gemelli, in distanza angolare di 150° da Saturno, Venere e Plutone in II casa in Capricorno. Venere è racchiusa tra Saturno e Plutone, in encadrement tra i due big.

Mi sto soffermando in questo periodo della mia vita in maniera significativa sul tema della comunicazione, in tutte le sue forme e di quanto sia necessario per avviare relazioni sane e di spessore bilanciare espressione ed ascolto. La parola ha un potere enorme e il saper strutturare una comunicazione rispettosa passa per la presa di consapevolezza che in ogni relazione ci si confronta con bisogni spesso diversi. Sorgono allora spontanee alcune domande che, popolando la mia interiorità, sgorgano ora dal cuore al fine di stimolare le vostre personali riflessioni.

Quali bisogni personali tendiamo a voler soddisfare quando esprimiamo un’opinione o un pensiero? La ricerca di un interlocutore con cui confrontarci parte da una genuina volontà di aprirsi all’altro o dal bisogno di convalida esterna?

Molte volte stiamo in silenzio nei momenti in cui potrebbe essere la giusta occasione di verbalizzare il nostro sentire, partendo dal pre-supposto che l’altra persona debba intuire ciò che vibra in noi senza esporlo a parole.

Altre volte ancora invece parliamo inutilmente, imparare a stare in silenzio equivale a una grande forma di maturità, vuol dire osservare e riconoscere ciò che l’altra persona cerca di dirci, vuol dire imparare a riconoscere anche ciò che si rivela nel non detto.

Quando comunichiamo esprimiamo ciò che sentiamo e ci sentiamo insicuri nell’aprirci totalmente, temendo apparentemente di non essere compresi ma in buona sostanza non confidiamo nella nostra capacità di esprimerci.

In ciò si cela un antico ricordo di fame, il nostro pianto silenzioso che spesso non ha trovato conforto quando inermi e piccini reclamavamo attenzione. In ciò si muovono le emozioni inespresse della nostra genealogia, i silenzi rassegnati di chi sentiva che parlare era inutile o i segreti che nessuno doveva rivelare e di cui tutti conoscevano i contenuti.

Parole tenute in cantina, prigioniere della paura di uscire, zittite dalla colpa o dalla paura di tradire qualcuno.

Cari Amici, ora si può liberare la parola in modo gentile, portando con noi in eredità dagli Antenati semplicemente il concetto di responsabilità rispetto a ciò che si dice e la necessità di scegliere il focus di direzione di parole e prima ancora dei pensieri.

La libertà espressiva comporta infatti una responsabilità in più, quella della chiarezza. E per essere chiari non servono molte parole, ma servono le parole giuste al momento giusto.

Quale bisogno interiore viene nutrito dal pettegolezzo? Quale bisogno viene espresso nelle lunghe catene di commenti inopportuni che ogni giorno abbiamo occasione di leggere sui social?

Anche nel mondo della comunicazione virtuale è buona cosa, secondo me, prendersi la responsabilità di ciò che si esprime, soprattutto all’interno dei gruppi. Amerei si proponessero argomenti di discussione interessanti che stimolino l’elevazione della consapevolezza, responsabilizzanti, in una visione evoluta a questo dovrebbero servire i social. Sebbene questi strumenti favoriscano in maniera esponenziale l’aggregazione tra le persone, si crea anche un grande potenziale di confusione perché quando la scelta è tanta si fa fatica ad operare con discernimento.

Mi è stato detto che…Ho sentito dire che…Si vocifera che…Hai sentito anche tu che…

Chi di noi non ha pronunciato queste parole? La parola è importante, decidere consapevolmente quali parole e pensieri nutrire è fondamentale per poter manifestare una quotidianità più allineata al nostro Essere infinito. Non sempre è facile fare ordine nella marea di pensieri che affollano le nostre giornate ma possiamo cogliere l’invito di questo Plenilunio per fare uno sforzo consapevole in questa direzione.

Possiamo anche seminare la volontà di liberarci dalle credenze inutili, da alcune convinzioni che ormai vanno scardinate con decisione, zac! Un bel taglio è necessario, un bel restyling delle nostre forme mentis, una liberazione è necessaria per far spazio a dei nuovi germogli di consapevolezza.

Chiediamoci…

Nutrire questo pensiero mi aiuta a progredire? 

Se così non fosse, per trasformarne l’energia in modo fertile, potremmo chiederci:

Da cosa mi sto tutelando attraverso questa convinzione?

Ricordiamoci anche che l’adottare uno stile di comunicazione leggero passa per l’aver compreso che le parole hanno un peso, per il dosarle bene senza superficialità, ma nutrendo solo quella parte che può consentirci di elevarci come piume dal suolo.

Concretezza e chiarezza sono una nostra responsabilità, in primis verso noi stessi. A volte non siamo chiari con gli altri perché non lo siamo con noi stessi e non sappiamo bene cosa vogliamo trasmettere all’esterno, entriamo in una sorta di corto circuito emozionale, per cui alla confusione interna corrisponde quella esterna.

I mesi precedenti, a partire dal 12 ottobre, durante i quali Mercurio ha attraversato avanti e indietro le lande dello Scorpione ci hanno portato a prendere consapevolezza profonda anche delle proiezioni, delle diffidenze e dei sospettosi pre-giudizi che agiscono indisturbati all’interno delle nostre relazioni.

Cogliamo ora il periodo prenatalizio per arrivare al 2020 più leggeri di testa e di cuore, il Plenilunio del 12/12 avviene  in un momento energetico particolare, un portale di energia che ci traghetta al Solstizio e di nuovo verso le Eclissi.

Procediamo dunque passin passetto verso i nuovi noi.

Un abbraccio, buon Plenilunio.

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti, Plutone

Luna Piena in Toro: profonde risposte emotive

luna piena in toro

La Luna piena in Toro avrà luogo alle 14:36 del 12 novembre, ai 19°51′ sull’Asse Toro/Scorpione, coinvolgendo le case II/VIII. L’Asse Ascendente/Discendente si snoda tra Pesci e Vergine. Da una parte dunque l’elemento Acqua assume tinte molto forti, parlando della congiunzione tra Sole e Mercurio retrogrado in Scorpione in VIII casa e dell’Ascendente Pesci contestualmente alla congiunzione Lilith/Nettuno in casa XII. Dall’altra parte Marte in Bilancia confligge ancora con Plutone in quadratura separante e con Urano in larga opposizione applicante mista (si tratta infatti di una larga opposizione tra Marte in Bilancia e Urano in Toro, due segni che tra loro si distanziano di 150° nel percorso eclittico, non è quindi un opposizione Bilancia/Ariete, ma Bilancia/Toro, un po’ meno incisiva ma si inizia a sentire).

Ho nominato le profonde risposte emotive nel titolo perché si tratta di un Cielo altamente potenziato emotivamente, sono aspetti che ci scuotono nel profondo del nostro bisogno di sicurezze e rassicurazione. Anche se apparentemente la nostra natura è pacifica, non è detto che nelle viscere di noi stessi non si nasconda una parte risentita che per educazione familiare o sociale abbiamo soppresso. 

La profondità introspettiva di questo Cielo innesca in noi un necessario cambiamento, anche e soprattutto attraverso il letterale scoppio di qualche situazione relazionale (ove per relazione intendo qualsiasi tipo di relazione, non solo di tipo sentimentale) che per la sua violenza ed imprevedibilità funge da detonatore allo scardinarsi di qualche porta interiore che negli anni abbiamo ben chiuso.

Alcune relazioni, anche nei luoghi di lavoro, potranno diventare ormai insostenibili. In un primo momento si potrebbe provare paura mista a risentimento e la necessità che si farà imperante sarà quella di imparare a interrogarsi su quanto sta accadendo nella maniera più costruttiva possibile. Questo per certi versi può essere un Cielo molto forte, che distrugge per riedificare su basi diverse, perciò quanto sta accadendo è un naturale crollo di alcune strutture e una liberazione totale e definitiva dalle dinamiche rimosse che ne hanno portato la manifestazione. Si potrebbe essere tentati di indulgere nel guardare le macerie della torre crollata al posto che vedere lo spazio adatto per edificare qualcosa di nuovo su nuove fondamenta. 

Queste situazioni possono insegnarci a lasciare andare ogni forma di attaccamento ai risultati e alle aspettative, perché quanto sta per nascere è qualcosa di neanche immaginabile e quindi completamente inaspettato. Spesso il nostro potenziale immaginativo e creativo, pur essendo illimitato, si confina a causa di credenze, convinzioni autosabotanti di varia natura e un’abitudine a vedersi inadeguati, dubbiosi sulle proprie capacità.

Quando ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, a volte non ne cogliamo subito i potenziali di grandezza perché non corrisponde alla nostra solita memoria o a ciò che avremmo immaginato per noi a partire da un senso di limitatezza. Ma poi, osservando meglio, ci rendiamo conto che si tratta di qualcosa che ci piace molto ma che non avremmo potuto immaginare così perché è qualcosa che ci mette a contatto con un necessario ampliamento della nostra zona di comfort.

Le risposte corrette ci arriveranno in maniera naturale se ci impegneremo a far diventare comodo ciò che ancora non lo è. Ci sarà inoltre un processo di revisione del nostro modo di interrogarci interiormente, impareremo infatti a focalizzarci sul nostro territorio interiore piuttosto che sui movimenti degli altri.

Come mai ho attirato nella mia vita una certa situazione? Qual è stata la prima volta che ho vissuto una situazione simile? Quale situazione passata sto sanando rispetto all’affermazione della mia natura autentica? 

Ciò che prenderà forma all’interno delle sopra citate situazioni conflittuali sarà una sorta di profonda consapevolezza rispetto alla propria capacità di decidere al posto che regalare agli altri il potere di decidere per noi. Ognuno di noi può sempre scegliere di nutrire la propria parte interiore più autentica, separandosi da persone, situazioni o avvenimenti che tolgono energia e distruggono. Anche se ciò risulta doloroso, è un processo necessario per una rinascita interiore e si snoda di pari passo con la dissoluzione compassionevole e con la trasformazione di sentimenti scomodi che potranno emergere e che è ora il momento di far fluire e defluire perché ciò rappresenta una grandissima guarigione.

E’ un Cielo meravigliosamente potente ed il mio suggerimento è anche quello di ascoltarsi molto, assecondando i moti naturali del corpo. Quando investiamo tante energie per fare un lavoro interiore, ci sentiamo stanchi ed abbiamo una sensazione di fatica nel muoverci nel mondo e rispettare gli impegni presi. La corsa ora si arresta, ci sembrerà di vivere in un mondo ovattato e surreale, chiedendoci se davvero stiamo vivendo alcune situazioni razionalmente non spiegabili o se stiamo sognando. Se ne sentiamo l’esigenza, cerchiamo per quanto possibile di riposare un po’ di più o per lo meno prenderci del tempo per fare ciò che ci fa stare bene.

Tornare a noi e in noi è la soluzione in questo casoAbbandonare completamente il controllo o l’aspettativa di cambiare gli altri sarà un passaggio quasi forzato. E anche se nulla può andare ora secondo i nostri piani e la sensazione può essere quella di trovarsi nella centrifuga della lavatrice, l’attraversamento di una fase di limbo e di dubbi o di confusione è la premessa per raggiungere un nuovo equilibrio. Ogni grande cambiamento è preceduto infatti da una fase di confusione, di disorientamento, quasi come fossimo bendati e giocassimo a mosca cieca.

Siamo invece in una fase di passaggio in cui stiamo testando la nostra forza, le nostre risorse personali, la nostra capacità di attivazione di quella parte magica ed intuitiva che si nasconde in ognuno di noi e che molti di noi tengono abilmente nascosta anche a causa di un’educazione familiare poco incoraggiante nell’espressione di queste ricchezze, ritenute pericolose. 

Ci stiamo risvegliando tutti alle potenti capacità di riconnetterci alla sostanza delle cose, imparando a lasciar andare i primi giudizi attivati dalle apparenze. Ciò che ad un primo sguardo può apparire come qualcosa di minaccioso perché ignoto, può rivelarsi la maggior benedizione che riceviamo. Anche un momento di sofferenza può essere il carburante della rinascita e della forza di agire secondo modalità più aderenti a noi stessi. Senza questo momento così forte non avremmo magari occasione di testarci e di esprimerci in modo pieno e consapevole, è un momento quindi inadatto agli eccessivi compromessi, soprattutto a quelli fondati sulla paura. 

Questo Cielo crea una profonda occasione per farci delle domande diverse e quindi scavare in noi stessi attraverso le risposte che arriveranno visceralmente nel corpo. Emergeranno alla chiara visione tutte le maschere e i compromessi snaturanti a cui ci siamo adattati in nome della paura e questa strada non sarà più praticabile. Mercurio retrogrado in Scorpione in VIII casa è guidato da Plutone in un viaggio interiore per purificare e bonificare gli stati paludosi nutriti dalla paura dell’abbandono e quindi della morte. Quegli stessi stati che ci portano inevitabilmente a cercare nutrimento negli altri per paura di non riuscire a nutrire da soli la nostra autostima, quella fame d’amore che chiede all’altro di riempire un vuoto che è solo nostro e che in quanto vuoto è la premessa per la nostra personale ricerca del pieno. Pieno potenziale, piena ricchezza, piene risorse, si attiva in noi una capacità di trasformazione e pulizia che è meravigliosa. Una grande occasione, una nuova vita che si sta muovendo interiormente, fertile, ricca di possibilità nuove, un magma inquieto e al tempo stesso consapevole della sua potenza.

Buon Plenilunio in Toro, un Viaggio da cui torneremo trasformati completamente e in modo consapevole.

Un abbraccio.

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena

Luna Piena in Ariete: il coraggio di sentire

Luna piena in Ariete

La Luna piena in Ariete avrà luogo alle 23:08 del 13 ottobre, ai 20°13′ sull’Asse Ariete/Bilancia, coinvolgendo le case IV/X.

C’è dunque una fortissima sollecitazione nel territorio eclittico dei Segni Cardinali, mentre l’Asse Fondo Cielo e Medio Cielo si snoda tra Vergine e Pesci. L’Asse Ascendente/Discendente scorre tra Cancro e Capricorno e Plutone a 20° del Capricorno forma un T-Square (quadrato a T) perfetto con l’opposizione solilunare. Plutone dispone di Mercurio, pianeta dispositore del Fondo Cielo e di Venere, dispositrice del Sole, opposta a Urano, il quale forma un quinconce (150°) con Marte, dispositore della Luna.
Bel movimento, cari affettuosi lettori! Tra luci e ombre si parla ancora delle dinamiche di relazione e in questo caso, secondo la mia visione, di quanto ci permettiamo di sentire i moti del nostro cuore e di quanto abbiamo il coraggio di stare ben centrati in noi stessi anche di fronte all’emersione delle nostre fragilità ed ombre sconosciute. E’ un momento in cui saltano improvvisamente i consueti schemi relazionali e, anche ciò che finora è stato portato avanti per lealtà inconscia alla famiglia, perché conosciuto anche se poco evolutivo, viene distrutto.

E’ in atto nel Collettivo una profonda catarsi che è frutto della rottura di schemi individuali che hanno liberato energie di non facile risoluzione. Assistiamo a una sorta di egregora di rabbia e ribellione quotidiana, un’energia di profonda irrequietudine e nervosismo smuove il nostro relazionarci con gli altri. A livello individuale ci stiamo liberando da molte obsolete sovrastrutture che risultano bloccanti o almeno rallentanti la nostra evoluzione. Anche se da anni ci siamo incamminati in un percorso di risveglio interiore, le energie attuali potrebbero portarci a diventare comunque più reattivi del solito, meno centrati, e meno tolleranti con gli altri.

Non parlo solo di relazioni sentimentali, anche se il contesto affettivo mette in movimento più intensamente l’incontro/scontro tra gli alberi genealogici delle due persone. Si può più facilmente entrare in rotta di collisione, soprattutto nei casi in cui le famiglie di origine avessero l’ardire di intromettersi o i figli avessero di che contestare: si tratta per la coppia, collaudata o nascente, di definire o ridefinire un senso del confine in cui gli altri, familiari o no, non possono entrare ed è quindi necessario strutturare una rinnovata complicità nella coppia.

Qualsiasi dinamica di dipendenza emotiva deve essere tagliata immediatamente, qualsiasi insano attaccamento vedrà la parola fine e qualsiasi relazione che non contenga in sé il seme della possibile matura evoluzione potrà semplicemente essere chiusa, possiamo qui intendere ad ampio raggio relazioni sentimentali, amicali o lavorative, anche se con manifestazioni potenzialmente diverse dipendentemente dalla situazione in atto.

Come sempre quando si passa per un momento di distruzione dove nulla rimane come prima, dove non ci sono più appigli di nessun genere, si possono attraversare le lande del profondo smarrimento interiore. Ci si sente in un limbo che, nel suo essere naturalmente un passaggio privo di definizione, porta a porsi degli importanti interrogativi esistenziali. Nulla di ciò che vivremo in questo momento può risultare limitativo, ma tutto sarà fonte di rinnovamento.

Perciò per chi si ritrova in una relazione stantìa che procede da anni in maniera comoda ma noiosa ed insoddisfacente, questo può essere il momento di scoprire le carte della propria frustrazione interiore in modo anche molto forte; dall’altra parte può darsi che la reazione sia molto impaurita, si può allora trovare una via per portare la relazione ad un livello diverso, più intenso e creativo. Per chi invece vive da anni libero da relazioni, può essere il momento in cui una passione irrompe violentemente scardinando nel profondo tutti i meccanismi di difesa rispetto alla paura dell’intimità, sia fisica che soprattutto emotiva. Nelle amicizie si possono vivere divergenze di opinione, scontri che per esprimere una matrice creativa devono stimolare la capacità di sentire, ascoltare e considerare ciò che si smuove nel nostro cuore, per non entrare solo in dinamiche di discussione che diventano puri sfoghi e basta. Anche nei luoghi di lavoro, alcune collaborazioni vedranno la parola fine mentre altre saranno passibili di enormi trasformazioni. In ogni caso Plutone quadra l’opposizione soli/lunare che si svolge tra IV e X casa e ciò che potrà emergere ha una matrice familiare e porterà un confronto nuovo con le polarità dentro di noi. A passaggio avvenuto non saremo più gli stessi, alcune tematiche che smuovono conflitti interiori in noi potranno trovare una nuova riarmonizzazione trasformata, trovando delle soluzioni divergenti dalle solite ma che ci porteranno ad un nuovo stadio di evoluzione. Le nostre immagini archetipali interiori di maschile e femminile cambieranno in maniera profonda.

Nuove ristrutturazioni allora e nuove consapevolezze su cosa può o non può l’essere umano, qual è l’equilibrio nei ruoli uomo/donna nella coppia, quali sono i confini corretti per preservare la propria energia, nel caso di genitori quali sono i limiti da definire o ridefinire con i figli, in caso di figli piccoli quali spazi sono da destinare alla coppia e in caso di figli grandi quali sono i nuovi spazi invece da dedicare ai figli in equilibrio con una rinnovata vita di relazione. E ancora si possono smuovere sentimenti scomodi, irrisolti che viaggiano sotto finte maschere di equilibri precari, molti vasi di Pandora si possono aprire. Plutone stavolta procede inesorabile e utilizza Venere e Mercurio, che opponendo Urano, attivano il dispositore della Luna, Marte; alle sue spalle si sta lentamente avvicinando anche Saturno per intrecciare l’alleanza che si mostrerà più apertamente nel 2020. Attenzione quindi alle parole dette sull’onda delle emozioni, in questi giorni contare fino a 10 prima di parlare potrebbe risultare molto complicato, cadono le maschere e i tentativi di mantenere una facciata di cortesia e circostanza.

Cari Amici, il Cielo ci propone sommovimenti forti, atti a provocare in noi un terremoto interiore, i temi cardine delle nostre incarnazioni emergono alla Luce per essere trasformati una volta per tutte, il Collettivo ormai preme per un cambiamento definitivo e quel cambiamento deve avvenire per prima cosa in ognuno di noi.

Cerchiamo di rimanere in ascolto interiore rispetto a quello che si smuoverà, in maniera da fertilizzare al massimo questo momento in cui alcuni eventi nelle nostre vite potranno raggiungere il massimo della manifestazione. Mercurio intanto sarà già entrato da un paio di giorni nella “zona d’ombra di retrogradazione“, fase in cui già inizia a rallentare impercettibilmente la propria marcia, accompagnandoci fino al prossimo Novilunio in Scorpione del 28 ottobre, il 31 si appresterà ad effettuare la terza ed ultima retrogradazione del 2019, quella in Scorpione.

In sintesi, come riportato nel titolo, il coraggio di sentire è una buona chiave, spesso entriamo in dinamica quando anche inconsapevolmente sentiamo toccata una corda interiore molto delicata per noi e la prima reazione è quella di rispondere senza prima pensare a quello che si dice. Questa, è una tematica che ci coinvolge tutti, anche quelli che tra di noi si sentono più in equilibrio. Il lavoro interiore infatti, secondo me, può aiutarci ad osservarci meglio e riconoscere i nostri abituali schemi automatici pur non preservandoci dalle umane cadute. La consapevolezza fa la differenza.

Questo Cielo potrà essere particolarmente impegnativo per chi ha pianeti o l’Ascendente a 20° dei Segni Cardinali (Ariete, Cancro, Bilancia e Capricorno), in quanto semplicemente può acutizzare in intensità il transito di Plutone già attivo. Teniamo conto però che può trattarsi di un momento di massima emersione e consapevolezza, avremo poi tutto il tempo anche per rielaborare meglio gli accadimenti durante i giorni di Luna calante che ci separano dal prossimo Novilunio in Scorpione.

Il Cielo è tutt’altro che statico, e ci esorta alla dinamicità nelle nostre vite, all’azione consapevole e all’auto-osservazione di quei meccanismi di reazione automatica che spesso feriscono le nostre relazioni. Si tratta quindi di un portale di grande guarigione, individuale e conseguentemente collettiva e si tratta di uno scambio perché in un Collettivo rinnovato anche l’individuo può beneficiare di un’energia individuale nuova, si tratta di un ricircolo virtuoso e una grande opportunità, vi abbraccio forte forte!

E’ il tempo di una grande e improvvisa ri-evoluzione

Buon Plenilunio in Ariete.

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Aquario: la dignità dei propri valori

Dummy

La Luna piena in Aquario avrà luogo alle 14:31 del 15 agosto, ai 22°24′ sull’Asse Leone/Aquario. L’Asse Ascendente/Discendente cade a 26° tra Scorpione e Toro, c’è dunque una fortissima sollecitazione nel territorio eclittico dei Segni Fissi, soprattutto incisiva per chi ha pianeti o punti importanti in terza decade di Toro, Leone, Scorpione e Aquario.

Dato il periodo estivo ero incerta se scrivere o no questa newsletter, e poi mi sono decisa a farlo, nelle quieta calura di una domenica d’agosto con l’intento di portare una folata di freschezza, almeno interiore se non meteoreologica.

Mercurio esce proprio il 15 dalla zona d’ombra di retrogradazione e si aggiunge, con rinnovata chiarezza mentale, lievemente distante a livello di gradi, al trittico Sole/Venere e Marte che stanno opponendo la Luna in Aquario sull’Asse III/IX casa del grafico di Plenilunio.

Si necessita di respirare aria nuova all’interno dei nostri rapporti e di aprirsi alla possibilità di introdurre nei nostri cassetti interiori nuovi stimoli. Quando siamo pronti per un rinnovamento, sulla nostra strada appaiono persone che ci svelano un diverso racconto delle vicende che viviamo nel quotidiano, una lettura diversa da ciò che appare ma connessa alla magia delle sincronicità. Il mondo si colora e quella persona introduce nuove tinte alla tavolozza con cui dipingiamo le nostre giornate.

Le nostre convinzioni iniziano a traballare smosse irrimediabilmente dal diverso che irrompe nelle nostre vite. Improvvisamente e spesso inconsapevolmente ci sentiamo catapultare in un viaggio temporale all’indietro, quando noi, piccoli viaggiatori verso l’incarnazione, siamo stati ospiti dell’utero materno.

Ci siamo sentiti bene accolti? Il grembo ci è parso un luogo ostile? Come ci sentiamo nella nostra vita quando siamo ospiti di qualcuno?

In molti abbiamo scelto di lavorare sul principio dell’integrazione e dell’accoglienza per sanare ancestrali memorie genealogiche inerenti la ghettizzazione della diversità. Se questa è una delle sfide più pressanti da lavorare per la nostra anima, sin dai tempi della vita intrauterina, in momenti precocissimi nel mondo indifferenziato dell’utero materno, possiamo esserci sentiti stranieri indesiderati e aver deciso di portare con noi questo imprinting di rifiuto della nostra natura autentica. Queste tematiche sono assolutamente affrontabili e trasformabili all’interno ad esempio di un percorso di Rebirthing, esplorando le memorie di nascita, lavoro che ho sperimentato personalmente e che suggerirei con gioia.

Spesso da qui origina il congelamento ad un nucleo saturnino di giudizio e critica verso sé stessi e il contemporaneo innalzamento di barriere nei confronti del diverso, originatesi dal rifiuto della nostra diversità interiore. E, rifiutando la nostra diversità, veniamo anche messi a confronto con la spinosa questione del confine, di saturnino e nettuniano insegnamento. Se rifiuto la mia diversità mi uniformo all’altro e se mi uniformo all’altro perdo la cognizione di dove finisco io e dove inizia lui, porto quindi avanti rapporti fondati sulla dipendenza, quasi come fossero rapporti uterini, dove io mi sento al sicuro solo se divento l’altro e mi con-fondo con lui, dove io ancora non ho una mia identità.

Torna in te!

Quale allora la chiave di accettazione di sé? E’ la consapevolezza di esistere, di essere vivo, che spesso ci deriva proprio dalle relazioni dove ci sentiamo abbandonati. Quando ci perdiamo negli altri, e qualcuno ci dice “torna in te!”, ci sta in realtà dicendo di riprendere contatto con la nostra luce, la nostra energia e tutto il potere personale di cui tutti siamo dotati. Quando qualcuno ci abbandona ci rispedisce a noi stessi.

E’ possibile nel tempo raggiungere un equilibrio tra la consapevolezza di sé e dei propri valori ed il mantenimento di una posizione aperta all’ingresso di valori nuovi, che ampliano o divergono dai nostri.

Siamo in un’Era ambivalente da questo punto di vista e vaghiamo assonnati e senza chiara direzione di opinione. Da un lato ci sono gli sbandieratori della tolleranza ai più estremi livelli e dall’altro lato taluni altri vedono il diverso come un minaccioso elemento di contaminazione. In entrambi i casi il fil rouge è costituito dallo strenuo arroccamento sulle proprie posizioni che spesso sfocia nel fanatismo, ma perché viviamo scenari così polarizzati?

Tanto più tratteniamo scissioni interiori e polarizzazioni estremizzate, anche spesso familiarmente introiettate e perciò prive di qualsivoglia filtro razionale discriminatorio, quanto più la nostra vita sarà costellata da contraddizioni e proiezioni.

La chiave è comunque plutonian-saturnina e si distingue per il tracciare la propria direzione personale anche lasciando andare gli attaccamenti alle opinioni o ai volutamente frammentari racconti di famiglia. I nostri valori sono la nostra bussola unica ed irripetibile ed il nascere in un determinato Sistema familiare non comporta assolutamente il dover sottostare ad un irretimento ideologico.

Si può uscire dalla famiglia in tanti modi, a volte il primo passaggio non è subito l’andare fisicamente a vivere da soli ma è l’allontanamento energetico/ideologico e la propria indipendenza dalla lealtà ideologica e valoriale familiare, che ne attrae poi all’esterno anche l’affrancamento fisico. Per qualcuno la distanza geografica è un toccasana.

Nulla è come appare, ci sono persone che vivono in casa e sono più indipendenti di altre che vivono fuori, l’indipendenza si fonda su un insieme di passaggi temporali che ne avvalorano la stabilità, non dimentichiamo infatti che il segno dell’Aquario è anche governato da Saturno.

Buon viaggio allora attraverso le diverse dimensioni del nostro essere.

Un abbraccio!

Ross

Luna, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Sagittario: nuovi movimenti nel cuore

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La Luna piena in Sagittario avrà luogo il 17 giugno 2019 alle 10:31, coinvolgendo l’asse Gemelli/Sagittario a 25°53′, tra le case V e XI. Si richiama quindi la musica dell’Asse Ascendente/Discendente del tema di Plenilunio (vedi grafico), tra Leone e Aquario.

La lealtà inconscia al Sistema Famiglia spesso è un’arma a doppio taglio che, se da una parte ci garantisce un senso di appartenenza, dall’altra può allontanarci dalla nostra natura autentica. Questo Cielo ci esorta a riconnetterci con tale natura, forse scoprendo la nostra indole, i nostri desideri e le nostre speranze per la prima volta.

L’accento energetico dei cardini di questo Cielo è posto sui Segni di modalità fissa (Toro/Scorpione/Leone/Aquario), mentre la sfida solilunare si svolgerà sull’Asse mobile Gemelli/Sagittario, all’ingresso delle cuspidi di V e XI casa. Due compatte fazioni contrapposte popolano poi l’Asse V/XI: da una parte Marte/Mercurio e Nodo Nord in XI casa in Cancro e dall’altra i due big Saturno e Plutone, e il Nodo Sud in Capricorno e V casa. 

La vera indipendenza deriva dal conseguimento di un senso di libertà, strettamente connesso a quello di responsabilità. Proprio in questi giorni mi sono trovata nella condizione di dire ad una persona che non tutto dipende solo da noi ma anche da noi. In ogni situazione è necessario integrare un senso del limite, negli eventi che viviamo compartecipiamo energeticamente ed è sempre importante riconoscere la nostra quota di responsabilità. Ciò è necessario a trovare un orizzonte di senso anche dove sembra non ci sia e ad uscire dal senso di impotenza, trovando al contempo soluzioni per cambiare alcuni schemi automatici, gli stessi attraverso cui viviamo eventi simili più volte seppur con facce ed in contesti apparentemente diversi.

Allo stesso tempo i silenzi e i non detti vissuti ed introiettati all’interno del Sistema, il bagaglio di convinzioni educativo che abbiamo fatto entrare senza ragionevoli filtri discriminatori, ancora appesantiscono il nostro mondo comunicativo, troppo ricco di parole che ci arrecano solo un senso di disistima e dietro la disistima si nasconde la colpa.

In cosa ci sentiamo carenti? Chi non siamo riusciti a proteggere? Quali misteriose credenze autosabotanti si annidano in noi, frutto di un senso di colpa antico? 

Forse non abbiamo saputo rispettare il nostro ruolo di figli e ci siamo caricati delle responsabilità che non ci competevano, per alleviare ciò che veniva da noi percepito come una parte sacrificale, fragile e bisognosa dei nostri genitori. A nostra volta poi ripetiamo per lealtà questo schema con i nostri figli, in tal modo nel Sistema la memoria è relativa al disorientamento, non sappiamo qual è il nostro posto nella vita e, di conseguenza, continuiamo a vagare occupando posti che non ci competono alla ricerca di un’identità che non conosciamo

Spesso i non detti caricano le persone di sospetti e offrono spazio a fraintendimenti e pensieri proiettivi, questo deriva dall’aver vissuto in un Sistema Famiglia in cui c’erano ambivalenze nei messaggi, le parole dicevano una cosa diversa dai fatti e gli eventuali silenzi lasciavano lo spiraglio aperto ad ogni sorta di interpretazione. 

C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia

Se il silenzio dominava i presenti quando entravamo nelle stanze la memoria si è raggelata in una credenza come “C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia”. Adulti che trattano i bambini come se non avessero un’ anima, un sentire, un cuore, la giovane età non è  sintomo di stupidità, tutt’al più di purezza ed ingenuità. E’ pur vero che tutto questo può aver rappresentato la palestra che avevamo scelto per affinare l’intuizione e la ricettività, la sopravvivenza infatti dipendeva da quanto si riusciva a “leggere tra le righe” dei non detti e da quanto si riusciva a prevedere e “respirare gli ambienti” in modo da attuare la miglior strategia inconscia per difendersi. 

Ma l’abitudine a difendersi, l’aspettarsi sempre qualcosa dietro l’angolo che permea il sentire di molte persone attrae proprio questo. Dietro al bisogno di difendersi si cela la necessità di essere attaccati e spesso di contrattaccare attraverso la propria reazione.  Così, lungi dall’essere risolti, i conflitti tra le persone si accendono, nutriti da avventate incursioni alternate a rinunce nel muoversi, simulando un’eterna trincea.

C’è poi l’importante questione contemplata estesamente nelle Costellazioni Familiari del “movimento interrotto” verso i genitori, qualcosa che ha bloccato il naturale fluire dell’amore verso il genitoriale e ci ha congelato in una fase dove ci aspettiamo che sia sempre il genitore a dover venire verso di noi, mentre è esattamente il contrario. Ne ho sperimentato personalmente la potenza durante una giornata di Costellazione dedicata al lavoro, quando la Costellatrice prima di ogni cosa ci ha fatto lavorare a coppie sul movimento interrotto e, naturalmente, lo spostamento partiva dal figlio, non dal genitore.

Ho impiegato molti anni a rendermi conto che, se volevo aprirmi ad una vita diversa, dovevo lavorare interiormente per lasciar andare le aspettative, i giudizi, i crediti interiori che sentivo nei confronti dei miei genitori, questo lavoro ha caratterizzato molto tempo del mio vivere e continua a farlo quotidianamente. Cari Amici, il senso di irrequietudine interiore che proviamo in questi anni di intensi movimenti celesti ci invita a muoverci in un modo diverso all’interno di noi stessi, per creare un movimento diverso all’esterno nelle relazioni con gli altri.

Perché tutta questa arroganza? Tutto il pretendere dagli altri ciò che nemmeno noi sappiamo dare a noi stessi? Perché tanti giudizi e critiche sull’altrui operato e non siamo in grado di vedere ciò che si annida in noi? 

Muoversi nell’accoglienza delle emozioni non significa rimanere ibernati in uno stadio di vittimismo per manipolare gli altri, ma accettare di sciogliere i propri dolori interiori prendendosene la responsabilità, uscendo una volta per tutte dalla sterile energia del lamento o del rimpianto.

Al contempo potremmo sentire che dentro di noi vive qualcuno che ancora non conosciamo cui per molti anni non abbiamo dato voce, una parte di noi così desiderosa di pulizia e trasparenza da sembrare ingenua. Diamole calore e abbracciamola, non spaventiamocene reprimendola di nuovo, nutriamola di verità, la nostra finalmente. Iniziamo un viaggio di scoperta nelle nostre profondità dell’Essere, potremmo trovare delle risorse inaspettate che attendevano solo il tempo giusto per emergere.

Forse tutto questo ci allontanerà in parte dalla nostra famiglia, forse è ora di avventurarsi e salutare consapevolmente tutto ciò che finora ci ha trattenuto perché ne avevamo bisogno, per paura della nostra grandezza. Ora il tempo della rinascita è giunto ed è il momento di diventare finalmente quella meravigliosa, leggera ed avventurosa farfalla che tutti siamo…se solo lo vogliamo e siamo disposti a lasciar andare il bisogno di sicurezza, disposti a vivere fiutando ogni giorno quello che la vita ci offre.

Grandi abbracci a tutti e buon Viaggio!

Ross

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Scorpione: s-prigionare l’Amore

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La Luna piena in Scorpione avrà luogo il 18 maggio 2019 alle 23:12, coinvolgendo l’asse Toro/Scorpione a 27°38′, tra le case V e XI.

Ancora una volta si parla della necessità di confrontarsi interiormente sia con i valori che guidano il nostro ingresso nelle relazioni e sia con le sicurezze che cerchiamo negli altri. Sole e Luna si guarderanno dritti negli occhi, invitandoci ad un’ indagine interiore onesta e scevra da giudizi. Nelle retrovie in realtà si sta muovendo il confronto tra i due pianeti dispositori di Sole e Luna, Venere (dispositrice del Sole in Toro) e Plutone (dispositore della Luna in Scorpione), Maestri dell’asse Fondo Cielo/Medio Cielo.

Tale asse, aprendo le case IV/X, ci riconduce ad esplorare i modelli di attaccamento affettivi che abbiamo mantenuto in vita per lealtà alle nostre linee genealogiche. Alcune domande atte a favorire un processo introspettivo potrebbero esserci d’aiuto in questo intenso momento energetico in cui abbiamo occasione di svoltare definitivamente, complice la congiunzione tra Venere e Urano nella IV casa del grafico di Luna Piena.

In che modo il nostro modo di amare fino ad ora è stato legato alla sofferenza? Alla menzogna o alla necessità di tradire o essere traditi? La necessità di abbandonare o essere abbandonati ha costellato le nostre relazioni? Abbiamo confuso spesso amore e possesso? Amore e controllo? Ogni volta che abbiamo dato spazio a qualcuno nella nostra vita ci siamo annullati per paura dell’abbandono, abbandonando quindi noi stessi e i nostri bisogni?

Cari affettuosi lettori, spesso nutriamo un bisogno inconscio di appartenenza perché l’Essere Umano nasce essenzialmente per sentirsi parte di qualcosa, tuttavia antiche memorie genealogiche legate alla solitudine o al senso di isolamento sociale possono agire in noi co-creando con gli altri relazioni che portano a rivivere proprio ciò che ancestralmente abbiamo scelto di trasformare.

Come sapete, amo trasmettere la possibilità di agire in nome di una profonda trasmutazione esperienziale nelle nostre vite, in modo da riconoscere in noi i potenziali per poter scegliere in totale libertà la vita che desideriamo vivere, senza ripetere copioni in fotocopia e sterili riproposizioni del passato familiare.

Qual è la chiave? La consapevolezza e il potere dell’intenzione di volersi liberare dai pesi e fardelli, per poter viaggiare in leggerezza, proprio come una mongolfiera. Quando ci prepariamo per un viaggio cerchiamo di portare in valigia l’essenziale per i giorni lontano da casa, così la nostra vita può essere un viaggio il cui obiettivo è alleggerirsi il più possibile. Comprendiamo che si può attuare una rivoluzione nei valori che guidano le nostre relazioni spostando il focus per quanto riguarda gli obiettivi

A volte basta una parola di troppo e ci sentiamo immediatamente toccati interiormente, offesi dalle nostre stesse proiezioni attraverso cui filtriamo la nostra percezione dell’altro. Le relazioni smuovono territori interiori delicati e soggettivi, prova ne sia che ci si sente a proprio agio con alcune persone e non con altre; noi spesso descriviamo tutto ciò con frasi tipo “a pelle quella persona mi piace molto” o viceversa se sentiamo un’immediata avversione per qualcuno. Il luogo comune “la prima impressione è quella che conta” può essere invece molto fuorviante perché la prima impressione smuove l’istintualità viscerale, non si relaziona ad una ponderata conoscenza dell’altro e di noi stessi attraverso quella particolare relazione.

Per poter addivenire alla creazione di relazioni più libere, basate su un’affinità elettiva, bisogna innanzitutto lavorare per strutturare una miglior relazione con noi stessi, nell’accoglienza di tutte le parti che sentiamo manifestarsi in noi, anche quelle meno edificanti ma che ci descrivono molto su come siamo davvero e quindi ci s-velano con quali occhiali stiamo guardando il mondo.

E come quando liberiamo l’armadio dai vestiti ancora buoni ma che non indossiamo più, così possiamo fare spazio interiormente scegliendo di lasciar andare tutti i sentimenti, atteggiamenti, proiezioni automatiche che hanno fatto parte del nostro vissuto, con una funzionalità che ora si è conclusa. Prendere coscienza che qualsiasi frammento di vita ha avuto una precisa funzione per noi è la prima necessità per rendersi responsabili anche nel liberare un bagaglio interiore che ci pesa.

Non ci sono errori in ciò che viviamo e renderci consapevoli anche del fatto che abbiamo trattenuto a lungo una sofferenza, vivendo tanta solitudine per paura di esporci nelle nostre vulnerabilità può essere il trampolino di lancio per il cambiamento. Chiediamoci con tutta onestà a cosa ci sono state funzionali alcune emozioni di risentimento, ad esempio, che irretiscono ed imprigionano creando lacci energetici con l’altra persona al posto che liberare. 

Questa è la Luna che può portarci ad attraversare con consapevolezza il nostro vissuto relazionale, a partire dalla relazione con gli Archetipi genitoriali. Possiamo rapidamente ripercorrere le tappe delle relazioni importanti trovando un fil rouge comune, e scegliere consapevolmente di trasformare queste energie, liberando il nostro potenziale di amare dalla prigionia in cui lo abbiamo ibernato.

Lasciamo andare definitivamente le mancate aspettative verso i genitori, e così ci liberiamo dal sentirci in credito nei confronti degli altri per ciò che apparentemente non abbiamo ricevuto, quando invece abbiamo ricevuto perfettamente ciò che la nostra anima necessitava. Cerchiamo di armonizzare mente e cuore per perseguire relazioni gratificanti nel qui e ora, senza bisogno di imprigionarci in stereotipi su quello che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere.

E non cercando protezione la troveremo spontaneamente in noi stessi e la manifesteremo esteriormente in relazioni che ci faranno sentire al sicuro, proprio perché avremo lasciato andare il bisogno di sicurezza. Secondo le Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo infatti quando diventiamo ostinati e testardi carichiamo ciò che desideriamo di aspettative e ci attacchiamo al risultato, vedendo solo alcune vie di realizzazione dalla nostra prospettiva limitata. E’ il caso che si crea ogni volta che ci fissiamo nei confronti di una persona che “pensiamo” debba comportarsi nel modo che secondo noi è giusto o che possa cambiare secondo ciò che noi, come bambini capricciosi davanti un negozio di giocattoli, vorremmo. 

Quando accettiamo di liberarci dalle aspettative, e accogliamo la possibilità di fluire con l’energia del momento avendo consapevolezza che qualsiasi cosa si crei è un bene per noi e per la nostra evoluzione, comprendiamo anche che il tempo di maturazione degli eventi è fondamentale e che l’obiettivo non è quello di cambiare l’altro ma di s-cambiare con l’altro.

Come dice la parola stessa, lo s-cambio può avvenire solo rinunciando a voler cambiare l’altro.

C’è una bella differenza di energia, ci stiamo allora dirigendo verso un modo di amare libero perché adulto, finché ci sentiamo in credito di amore perché congelati ad una fase infantile irrisolta questo passaggio non può avvenire perché ci avvicineremo all’altro in modo manipolativo per ottenere quello che vogliamo, senza considerare i bisogni dell’altra persona.

Che cosa può sentire una persona ancora ferma a quella fase? Può sentirsi in diritto di avere ciò che sente esserle mancato e responsabilizzare l’altro di non esaudire le aspettative. O, dall’altra parte della medaglia, può sentire un tale senso di immeritatezza da temere di avvicinarsi agli altri per paura del rifiuto, co-creandolo. 

Questo è un tempo di crescita e trasformazione consapevole, un tempo di grande risveglio e alcuni nodi relazionali antichi possono venire al pettine. E’ un tempo in cui portare consapevolezza al fatto che trasformando ed elevando la propria Coscienza individuale liberandosi dagli irretimenti familiari possiamo davvero co-creare un nuovo paradigma sociale, maturo e consapevole, il famoso e agognato Mondo Migliore che tutti desideriamo preparare per i nostri figli e per le generazioni a venire. 

Una trasformazione consapevole per l’Albero genealogico che attraverso di noi può nutrirsi di linfa rinnovata dal fiorire di nuovi rami di luce e consapevolezza. Il passaggio è misterioso e avviene all’interno di noi stessi, Plutone dispone di questa Luna e le trasform-azioni catalizzate dal potere dell’intenzione sono radicali e profonde, smuovendo tanto della nostra interiorità. E’ un ottimo momento per lavorare attraverso una Costellazione Familiare e sono grata in questa vita di poter disporre di così tanti strumenti di crescita e consapevolezza.

Questa Luna Piena interesserà tutti noi ma in modo particolarmente sentito soprattutto le persone che hanno il Sole, l’Ascendente o altri pianeti agli ultimi gradi dei segni fissi (Toro/Leone/Scorpione/Aquario).

Auguro a tutti noi un felice alleggerimento attraverso un processo di liberazione, un vero e proprio decluttering interiore.

Un grandissimo, grato abbraccio

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Bilancia: l’abbandono delle aspettative

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 19 aprile 2019 alle 13:13, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 29°, proprio a ridosso del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo.

Per la seconda volta assistiamo al Plenilunio in Bilancia e veniamo rimessi a confronto con i temi inerenti la relazione, in particolar modo con gli irretimenti e le lealtà ai modelli sistemici di relazione e con la necessità di lasciarli andare ad un livello profondissimo.

La fine di una relazione sulla carta non ne decreta certamente la fine energetica, ci meravigliamo molto a volte di come riproponiamo in fotocopia alcuni modelli di relazione e non riusciamo ad uscire vittoriosi dagli insistenti quesiti interiori che eruttano dalle profondità delle viscere raggiungendo la nostra limitata mente.

Attraiamo lungo il nostro percorso le persone che, incrociando il cammino con il nostro (che sia per breve o lungo periodo), ci aiutano a salire i gradini della nostra evoluzione. Sebbene le facce cambino, non possono cambiare le dinamiche che emergono finché non riusciamo a vederle con la consapevolezza del cuore. In una Costellazione familiare è possibile portare luce ai modelli relazionali che hanno contraddistinto le coppie delle nostre linee genealogiche, e rendersi conto che spesse volte abbiamo prestato la nostra lealtà a pattern sistemici dolorosi.

Parlo di relazioni ad ampio raggio ma, a causa del maggior coinvolgimento emotivo, le relazioni di coppia sono il terreno più fertile all’emersione dei nodi irrisolti reciproci. Per i nostri Antenati la coppia rappresentava la sicurezza e, per lealtà familiare, potremmo aver co-creato relazioni che ci donavano sicurezza ma non amore, oppure amore ma impossibilità di strutturazione comune.

Ancora oggi potremmo chiederci in quale misura dentro di noi si agita il terrore della solitudine e la paura di non farcela contando unicamente sulle proprie risorse. 

La coppia può essere stata un canale attraverso cui sperimentare delle ambivalenze importanti tra la volontà di costruzione e la contemporanea necessità di libertà personale. In maniera frustrante potremmo, a causa dell’agito di questa antica memoria, aver vissuto il dolore di annullare noi stessi per preservare una relazione o l’istinto al violento distacco per difendere il nostro spazio. Ciò avviene se dentro di noi sentiamo che non abbiamo diritto ad uno spazio o meglio che il nostro spazio è di proprietà dell’altra persona, che detiene (per nostra libera concessione) il potere di darci o toglierci libertà. 

Antiche memorie di prigionia (non solo interiore ma anche fisica) determinate anche dal desiderio di protezione da parte dell’altro, possono aver contribuito al crearsi di una convinzione per cui l’amore è limitazione o gabbia.

E da una gabbia chi non vorrebbe uscire? In una gabbia chi vorrebbe entrare?

Grandi ideali, grandi aspettative e sogni sono stati nel passato la compensazione ideale a rapporti in realtà limitanti e, come un carcerato sogna prati verdi dove correre in libertà con la fantasia, anche noi, in preda a relazioni imprigionanti ci siamo avventurati a sognare migliori lidi relazionali. E quante volte sento questa frase: “Se lui/lei fosse cambiato, se fosse diverso…“.

Anch’ io sono stata parte della folta schiera di persone che hanno sperato nella comprensione e nel cambiamento di qualcun altro, finché mi sono resa conto che ero molto arrogante nel desiderare ciò, e che l’unica cosa che potevo fare era volgere gli occhi all’interno di me stessa iniziando dal mio personale percorso di rinnovamento e trasformazione.

Ho avuto bisogno di essere invisibile agli occhi degli altri per riuscire a vedere me stessa da sola, ogni persona che mi ha abbandonata mi ha rispedito a me stessa. Ho vissuto l’abbandono in varie forme e sotto tantissime sfumature ed era una palestra funzionale affinché oggi  io possa comprendere con tutta me stessa le persone che si sentono abbandonate e vivono dei vuoti incredibili; qualcuno mi disse “è il lavoro di una vita” e forse di più vite, io porto nel mio cuore questa particolare vulnerabilità, sensibilità che mi avvicina empaticamente al mio prossimo e che personalmente mi fa visita tutti i giorni.

Un ricordo, un pensiero, una frase di un certo tipo, una parola impropria, una mancata telefonata ci riporta spesso al centro della nostra particolare fragilità di piccoli Esseri Umani che desiderano Amore senza sapere mai bene cosa sia. Per realizzarci come persone libere non possiamo fuggire dalle nostre paure o dalle nostre piccole imperfezioni indossando una maschera di finta indipendenza, di finta autosufficienza di uomini o donne che “non devono chiedere mai” (credo fossero le parole della pubblicità di un profumo da uomo).

Sapete cosa ho imparato? Ci vuole il coraggio di vedere fino in fondo la realtà delle cose per come si presenta, senza indulgere in idealizzazioni, illusioni o aspettative; siamo tutti piccoli di fronte alle sfide della vita e contemporaneamente siamo tutti estremamente  capaci di affrontare qualsiasi percorso e diventare sempre più forti proprio attraverso le prove che come indomiti guerrieri abbiamo affrontato.

E’ ciò che si chiama resilienza.

E’ anche la saggia capacità che deriva dall’esperienza di vedere e riconoscere con umiltà i nostri limiti senza bisogno di fustigarci, ma anche senza il bisogno di mostrarci diversi per dimostrare che siamo indistruttibili. 

Mercurio, appena entrato in Ariete dopo i mesi dell’anello di sosta in Pesci, ci invita a non temere di crescere e diventare adulti. Anche un adulto sente delle fragilità, ha delle ferite di battaglia che, lungi dall’ indebolirlo, ne hanno plasmato la forza. Forse che a volte ci nascondiamo dietro il bisogno di una relazione perché sentendoci dipendenti da qualcun altro abbiamo l’alibi per trattenerci in una comfort zone infantile

Cari Amici, siamo alla resa dei conti, tutto deve essere visto in tutto e con tutto proprio come si dice durante le Costellazioni. E’ il tempo di ringraziare, di essere fieri anche delle nostre battaglie perse perché, come diceva mio padre, “una battaglia persa non è la guerra persa”. Non possiamo più nascondere la nostra polvere interiore sotto il tappeto, sebbene forse basta ancora un’ultima coraggiosa spazzatina agli angoli più nascosti della nostra interiorità. Venere a fine Pesci chiude un ciclo di relazioni, tutti i modelli di sofferenza e sacrificio possono essere risanati una volte per tutte per aprirsi consapevolmente alla felicità e soddisfazione che tutti meritiamo.

Essere gli apripista genealogici di un modello di relazione soddisfacente si può, portando gli Antenati dietro di noi, con noi, esultanti per i nostri successi, onorando la vita che ci hanno preziosamente donato.

Vi abbraccio forte, come sempre grata a voi che dedicate attenzione alla lettura di queste righe, attraverso cui il mio cuore desidera comunicare con il vostro.

Un abbraccio e un augurio di buona rinascita, Pasqua è alle porte.

Rossana Strika

Luna, Luna Piena

Plenilunio in Bilancia: la nuova relazione con noi stessi

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 21 marzo 2019 alle 02:43, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 0°9′, tra la II e la VIII casa.

Cari Amici, il momento attuale invita a grande introspezione, un profondo decluttering, che definisco con una parola che ieri una carissima Amica mi ha condiviso in un messaggio: scrematura. Il transito di Mercurio in retrogradazione nel segno dei Pesci(avviato alla congiunzione applicante con Nettuno) ci accompagna in questo gentile lavoro di pulizia interiore. La scrematura è un processo più soft rispetto al taglio uraniano o alla potatura saturnina, tuttavia nel suo essere, a mia visione, legato a Nettuno presuppone una fase di attenzione e selezione virginiana, una fase di auto-osservazione meticolosa per s-coprire e setacciare ciò che fa bene alla nostra interiorità e ciò che ormai costituisce un veleno da cui disintossicarsi. L’Essere Umano ha il dono di abituarsi a qualsiasi cosa e spesso le relazioni, gli atteggiamenti, gli eventi di cui ci nutriamo ci intossicano il cuore eppure non sempre o non subito ce ne rendiamo conto e così, pur sentendo una stonatura interiore, evitiamo di ascoltarci davvero.

E poi ci sono i momenti come questo, in cui tutto può rifiorire, germogliare con rinnovata energia, se ci diamo il permesso di far fluire con grazia, semplicità, spontaneità e morbidezza, ciò che ormai ha visto la parola fine ma che noi ancora portiamo avanti. Se dal punto di vista energetico il momento del nuovo inizio coincide con una precedente fine, dall’apparente punto di vista materiale non sempre è così.

Potremmo quindi vivere un’apparente incongruenza temporale, ad esempio alcune relazioni potrebbero essersi chiuse ma ancora non riusciamo a vedere l’inizio delle nuove e viviamo un apparente stato di solitudine e di vuoto. Mentre la nostra anima ha già chiuso alcuni percorsi, dal punto di vista materiale potremmo far fatica a chiudere e mentre energeticamente le nuove relazioni sono già nate, dal punto di vista manifesto potremmo ancora non vederle. E’ lo sfasamento temporale nella manifestazione visibile di ciò che dal punto di vista animico è già avvenuto. Viviamo su più piani e i tempi sono semplicemente diversi, durante questi spazi di limbo in cui non siamo più bruchi e nemmeno farfalle l’unica cosa che possiamo fare è sviluppare la capacità di fidarci di quella parte di noi stessi che ha una Saggezza superiore e che ci indica nuovi percorsi di evoluzione, lasciandone fluire con gratitudine altri.

La resistenza può determinarsi dalla visione del passato che offusca il presente, soprattutto se ci siamo fidati di qualcuno e ci siamo sentiti offesi o traditi. Cari, sapete che la fiducia mal riposta è solo un modo che la nostra anima utilizza per mostrarci che non ci stiamo sufficientemente fidando di noi stessi? Quali parti di noi stessi abbiamo tradito mentre abbiamo avuto bisogno di sentirci traditi dagli altri? Se non mi fido di me stesso ho bisogno di esternalizzare la fiducia, idealizzando le persone e conferendo loro un’affidabilità che, se non vivo dentro, non potrò trovare fuori. Quando giudichiamo una persona come inaffidabile proviamo a farci questa domanda, proprio così come esercizio di auto-osservazione e non come pretesto di ulteriore autocritica o disvalore.

Posso manifestare all’esterno solo qualcosa che è già acquisito all’interno, vedo il bello fuori se ho sviluppato pian pianino la capacità di vedere la bellezza dentro. Ogni giorno ci affacciamo alla finestra e possiamo scegliere il panorama che vogliamo vedere. Questo è un momento propizio per guardare il proprio panorama interiore, e scegliere cosa voler vedere, possiamo liberarci da tutte le zavorre che ci hanno trattenuto dal mostrarci nella nostra autenticità veicolate da paure, nostre o ereditate e portate avanti per lealtà familiare.

Possiamo ad esempio comprendere in che modo abbiamo portato avanti dei bisogni condizionati per lealtà inconscia, senza che ciò costituisse un nostro desiderio autentico. E’ l’ora della profonda sincerità, in che modo ci facciamo ancora scudo delle nostre ferite per difenderci? In che modo abbiamo bisogno di sentirci attaccati per utilizzare quello scudo? Le mura del nostro castello interiore hanno costituito una difesa e ora costituiscono l’isolamento, spetta alla nostra libera scelta consapevole la decisione di aprire il cancello e abbassare il ponte levatoio. Lo possiamo fare anche come esercizio di visualizzazione, anni fa feci un’ardimentosa visualizzazione guidata in cui lanciavo una bomba per aprire un varco in quelle mura. 

Le difese emotive che abbiamo innalzato possono ora essere destrutturate se comprendiamo che la loro presenza ha avuto comunque una certa funzione; possiamo anche rinunciare alla mentalizzazione (i miei valori Vergine si chiedono chi mai io sia diventata) del voler razionalmente capire quale, la domanda che possiamo farci è solo quella interiore nella necessaria comprensione della loro attuale utilità. Ci servono ancora? Abbiamo ancora bisogno di difenderci e quindi di essere attaccati per poterci difendere? Abbiamo ancora il bisogno di conferire agli altri il potere di ferirci per sentirci vittime? Necessitiamo ancora dell’energia della lamentela per sentirci autorizzati a rimanere fermi in apparente balia degli altri?

Io dico di no.

Dico che le ferite del passato sono la testimonianza che abbiamo fatto un’esperienza e che non c’è nulla di più potente dell’acquisizione dell’esperienza vissuta nell’apprendimento che siamo qui tutti a portare avanti. L’esperienza può essere fertilizzata a favore di altre persone che si trovano in circostanze similari, anche se mai uguali. Nel mio percorso ciò che mi ha aiutato più di tutto è conoscere persone che lo avevano fatto prima e ne erano uscite bene, pur se le stesse mi descrivevano l’impegno profuso nella loro storia di vita in quel campo. Quando ho attraversato la mia dolorosa separazione, ad esempio, ciò che mi ha dato luce è stato conoscere amicizie che ne erano uscite brillantemente ed erano riuscite ad amare di nuovo. Ricordo che il terapeuta del tempo mi presentò un collega, vennero a casa mia perché io non riuscivo ad alzarmi dal letto e trovare motivazione nelle mie giornate. Quest’uomo aveva attraversato un doloroso distacco nel matrimonio e aveva una nuova compagna, mi disse una frase che ricorderò per tutta la vita:

“Ora non ti sembra possibile eppure supererai tutto questo, amerai di nuovo”.

Ed è proprio così, dentro al nostro cuore noi lo sappiamo che ad un certo punto avviene il disgelo dal dolore, dalle sofferenze e che amiamo di nuovo, perché è questo ciò che spontaneamente tutti cerchiamo, Amore. Ci rendiamo conto di attraversare la primavera del cuore quando ci apriamo a considerare e osservare il valore delle piccole cose attorno a noi, quando proviamo Amore e Gratitudine per ogni cosa, quando nulla è scontato e quando ci prendiamo la responsabilità di quello che desideriamo vedere, Bellezza e Armonia. In quel momento iniziamo ad amarci di nuovo ed è questo che manifesta l’Amore in una persona che incontriamo.

Ogni cicatrice del cuore rappresenta una ferita in battaglie che abbiamo combattuto, guardando quella cicatrice ricordiamo quel dolore e, se siamo disposti a lasciar andare le emozioni connesse a quel dolore, possiamo trovarne il prezioso insegnamento che ne abbiamo tratto. 

E’ anche un tempo fertile per lasciar andare l’attaccamento ai risultati, a come dovrebbero essere le nostre relazioni, alla lista di requisiti che dovrebbero incarnare le persone che incontriamo, alle aspettative; che cosa accadrebbe se ci fidassimo così tanto dell’Universo da sapere che incontreremo sempre e comunque una persona giusta in quel momento e dicessimo semplicemente “Sì sono pronto”? Che cosa accadrebbe se lasciassimo completamente andare l’idealizzazione di amore eterno o di famiglia del Mulino Bianco? Se vivessimo le nostre relazioni un giorno alla volta per quel giorno senza pretendere nulla, offrendo ciò che di bello possiamo e accettando ciò che ci viene offerto?

Possiamo finalmente accettare di ricevere, ne siamo degni e siamo pronti a farlo, senza sentirci in obbligo di ricambiare o in debito perenne, sentendoci meritevoli di Amore e consapevoli che anche noi stiamo dando il meglio di ciò che siamo.

Fluire nello scambio.

Posso quindi darti ciò che sono e accogliere ciò che sei senza voler cambiare nulla né di me né di te e allo stesso tempo sapendo che la relazione trasformerà entrambi e mi apro a questa trasformazione ringraziandoti per l’opportunità che mi dai nell’essere parte del mio processo di crescita. Tutto ciò presuppone però che io decida consapevolmente di trasformare la relazione più importante della mia vita, quella con me stesso, sapendo che più valore mi darò e più relazioni di valore potrò costruire.

Cari tutti, siamo negli ultimi giorni dell’energia Pesci e possiamo rendere fertile questa metamorfosi permettendoci di lasciar fluire ancora gli ultimi strascichi di ciò che desideriamo chiudere, permettiamoci di far scorrere delle lacrime se emergono dei ricordi dolorosi, io l’ho fatto mentre queste righe sgorgavano dal profondo del mio cuore. Se leggendo ricorderai, lascia andare, senti la preziosa sensibilità del tuo cuore, e non permettere a nessuno di calpestare questo fiore. 

Non si è mai troppo sensibili, le emozioni nutrono il cuore, io auguro a tutti noi in questo Plenilunio di aprirsi a relazioni in cui la reciproca preziosità pur nella diversità si nutra della gioia dello scambio alla pari, in cui nessuno senta di dover riparare al sentirsi in credito dal passato e nessuno si senta in debito nel dare.

Solo scambio e nutrimento nella parità.

Un abbraccio 

Rossana Strika

Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Vergine: l’ordinario contatto con lo stra-ordinario

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La Luna piena in Vergine avrà luogo il 19 febbraio 2019 alle 16:54, coinvolgendo l’asse Vergine/Pesci a 0°42′, tra la I e la VII casa. Come lo scorso Plenilunio è coinvolto l’asse relazionale e, in ulteriore richiamo, l’asse Ascendente/Discendente si posiziona tra Leone e Aquario. Stavolta la Luna è il Pianeta Singleton di emisfero sinistro (vedi grafico), cioè l’unico Pianeta sistemato alla sinistra del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo, quasi a voler riequilibrare la sua posizione Singleton di emisfero destro dello scorso Plenilunio eclissato in Leone.

L’asse Fondo Cielo/Medio Cielo  tra Scorpione e Toro si manifesta attraverso la congiunzione dei suoi pianeti dispositori (Plutone e Venere) in casa V. E’ interessante visualizzare Venere, dispositrice del Medio Cielo in “encadrement” (cioè racchiusa tra due pianeti), in congiunzione separativa a Saturno, pianeta dispositore della VI casa e in congiunzione applicativa a Plutone, pianeta dispositore del Fondo Cielo.

La Luna è il primo pianeta che incontriamo dopo l’Ascendente, si tratta di una Luna mercuriale, curiosa ed analitica ma sofferente dell’eterno confronto con la propria presunta imperfezione attraverso il paragonarsi agli altri.  

Venere in Capricorno è legata anche ai nostri valori più profondi, la cui profonda affermazione è importante nel vivere le nostre relazioni. Venere si trova in V casa, tradizionalmente considerata una casa legata al senso di identità personale e l’Ascendente Leone di questo Cielo convalida la necessità di vivere coerentemente ai propri valori, pur uscendo da un’eccessiva rigidità e rimanendo aperti alla trasformazione degli stessi.

Diventa allora fondamentale il contributo delle altre persone, nella relazione possiamo rimanere flessibili ed aperti anche alla validità di altri punti di vista diversi dal nostro. Spesso ci hanno insegnato a difendere le nostre idee e tutto ciò ha creato in noi la credenza di vivere in un mondo costellato da presunti nemici, perché mai infatti dovremmo difendere qualcosa se non ci percepissimo attaccati?

Cosa rappresenta allora il diverso per noi? Un attacco o la ricchezza di una prospettiva diversa? Questione di flessibilità. Oppure c’è anche il lato opposto della medaglia, il non avere nessuna o quasi fiducia nelle proprie opinioni e sentirsi come foglie al vento spazzate in un soffio da qualcuno che, in apparenza più motivato di noi, ci porta a mettere in dubbio qualsiasi cosa perché noi stessi glielo permettiamo.

Il tutto parte dall’eterna ricerca del Divino che a tutti appartiene, c’è chi lo trova solo in sé e sente a suo modo  di difenderne la preziosità irrigidendosi sulle sue posizioni (divine e quindi inconfutabili), ergendosi a detentore della Verità e c’è chi divinizza gli altri sentendosi sempre inferiore ed inadeguato rispetto a qualunque chiacchiera di corridoio, influenzabile ed estremamente poroso rispetto alle opinioni o agli insegnamenti respirati in certi ambienti.  

Siamo in questa energia chiamati a riconnetterci ad un necessario riequilibrio della figura del Padre. Chi è il Padre? Per ciascuno di noi la risposta sarà diversa, ma tutti noi pur inconsciamente lo cerchiamo. Cerchiamo maldestramente di conoscerlo, di rappresentarlo in qualche modo, di proiettarlo negli altri. Per qualcuno è l’Onnipotente rispetto a cui sentirsi piccolo e a cui chiedere protezione attraverso il buon comportamento e questa è l’immagine che le religioni hanno cercato di dogmatizzare. Attraverso la filosofia new age invece si è cercato di detronizzare questa figura attraverso la diffusione del sentirsi Creatori della propria vita, totali responsabili in qualità di Scintille Divine.

Forse, a mia visione, c’è bisogno di una terza posizione, un equilibrio tra le due estremistiche visioni. E’ forse un momento in cui accettare il disorientamento che deriva dalla comprensione che l’Essere Umano, pur essendo Scintilla Divina, è incarnato nella materia e come tale soggetto ai saturnini limiti dell’umana incarnazione. In quei momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile e non troviamo una via d’uscita ad una situazione o un problema di qualsiasi tipo che riguardi la nostra quotidianità, bisogna imparare ad affidarsi a Qualcuno di più grande.

E’ il momento in cui umilmente dichiarare: “Sono al servizio”, farsi da parte, essere solo uno strumento nei luoghi, modi e tempi giusti e non sempre giusti per come noi vorremmo o avremmo pensato in preda ai nostri deliri di onnipotenza.

Materializzare la spiritualità vuol dire trovare il Padre in ogni cosa che accade, il senso più alto della difficoltà, è contemporaneamente anche la guarigione della ferita di inadeguatezza espressa dal Quinconce perfetto tra Luna e Chirone, appena entrato in Ariete, ci vuol coraggio a riconoscere di esser arrivati fino ad un certo punto e poi uscire da tutte le illusioni e le aspettative, ci vuol la grandezza dell’umiltà.

Trovare il Padre in ogni cosa vuol dire contemporaneamente anche vedere la perfezione nella propria imperfetta umanità, e accogliere il Padre anche se abbiamo fatto esperienza dell’assenza o del tradimento del Padre terreno, vuol dire recuperare il rapporto col Padre ad un livello più alto, pur se il Padre terreno se n’è andato o è morto presto per cui ci siamo sentiti senza un Padre.

E’ troppo semplicistico, soprattutto per noi donne, dire che nella relazione con l’uomo cerchiamo il Padre, perché questa ricerca è indipendente dal genere sessuale, anche l’uomo cerca il Padre, tutti lo cerchiamo ed è sulla base di questa ricerca che originano le illusioni, le divinizzazioni degli altri, sull’attribuzione ad un altro essere umano di qualità divine. Ma sono qualità che tutti abbiamo, il problema delle dipendenze emotive è il sentire che l’altro le ha mentre tu te ne senti privo, e sentire che per te l’approvazione di quella persona è importante come quella che cerchiamo costantemente dal Padre.

Cari Amici di questo spazio, affettuosi lettori, abbiamo tutti nostalgia di Casa, di quel Luogo in cui tutto è perfetto, nessuno è inferiore a nessuno, tutto si fonde con tutto e in fondo al nostro cuore, tutti portiamo la lealtà scissa dell’Antenato emigrato, perché tutti nell’incarnazione rappresentiamo il viaggiatore in territorio straniero; questo mese il bagaglio in dotazione rappresentato dalla Luna in Vergine ci invita a riconnetterci ai segnali che ci invia il nostro corpo fisico, territorio di espressione emozionale.

Accettiamo i limiti dell’incarnazione, consapevoli che la perfezione risiede in ogni dettaglio, anche in quei momenti in cui ci chiediamo smarriti e disorientati quale sia la nostra strada e chiediamo che le nostre Guide ci supportino. Ad un certo punto del cammino infatti la richiesta verticale è l’unica via possibile, quando i sostegni terreni sembrano vacillare, quando sentiamo di non poter condividere tutto con i nostri simili, anch’essi impegnati nel loro viaggio ognuno con le proprie risorse.

La nostalgia di Casa è forte eppure ci siamo incarnati per ben precisi motivi e certamente dobbiamo procedere malgrado paure ed ostacoli, io auguro a voi e a me stessa di accogliere la preziosità del quotidiano come dono e manifestazione del Divino, la giusta umiltà che non è inadeguatezza, il giusto equilibrio tra le esigenze del nostro Sé interiore e la fragilità del nostro sentirci umani.

Un abbraccio 

Ross