Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Movimenti celesti

Me l’avevi promesso!Giove torna indietro

Castello, Amore, Ponte, Castelli, Lucchetto, Recinto

Avrei voluto scrivere un semplice post su Facebook, eppure la tematica di cui desidero oggi farmi portavoce richiedeva più spazio e tempo di espressione.

Giove oggi alle 19.02 innesta la retromarcia dopo essersi fermato per invertire la rotta, facendo una stazione a 24° del Sagittario. Tornerà diretto il giorno 11 agosto.

E’ tempo di ripensamenti e, approfittando del sestile di Mercurio e Plutone tra Pesci e Capricorno e della congiunzione tra Venere e Nettuno in Pesci, proprio ieri ho lavorato profondamente ricevendo una Costellazione familiare individuale. Senza entrare nelle mie dinamiche personali, voglio condividere con voi un tema alquanto delicato e scottante emerso durante questo incontro, e caro a Giove: quello delle promesse.

Inconsciamente ed in totale buona fede spesso promettiamo cose che non potremo mantenere, senza una deliberata volontà di ingannare l’altro, anzi. Energeticamente, anche se non sempre verbalmente, chiediamo all’altro di darci qualcosa di cui siamo desiderosi e l’altra anima, che ci ama tantissimo ad altri livelli, ce la promette alimentando in noi una grande speranza e aspettativa. Investiamo l’altro di un così grande potere e di un’altrettanto importante responsabilità perché sentiamo che con lei/lui tutto diventa possibile. Ma, sempre dal punto di vista delle vibrazioni sottili, l’altra persona pur essendo razionalmente disposta a fare del tutto per la nostra felicità, ha delle lealtà familiari più grandi di lei cui non riesce a sottrarsi e quindi ci promette cose che non potrebbe mai darci, creando in noi una grande illusione.

Ovviamente nessuno è vittima di nessuno, ci sono accordi tra anime e chi chiede è inconsapevole sia di quello che sta chiedendo e sia del fatto che nessuno può colmare vuoti o dispiaceri che vanno affrontati individualmente. Al momento in cui ci si rende conto dell’impossibilità di realizzazione concreta, la delusione è profonda e, dipendentemente dall’investimento emotivo e dal processo di identificazione e di attaccamento a quel risultato, l’intera struttura della nostra identità subisce un crollo: non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, assistiamo solamente all’inesorabile crollo delle aspettative chiedendoci cosa o dove abbiamo sbagliato. In quel momento ci viene spesso spontaneo rivolgere gli occhi al cielo e volgere questa domanda a Qualcuno più grande di noi, da questo punto di vista le grandi delusioni sono a volte il portale che scegliamo per connetterci al Divino.

“Me l’avevi promesso” è una frase che almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato o ci hanno detto; questa frase tuona imperiosa nei cuori delusi

La dinamica illusione/delusione è tipicamente qualcosa di alternativamente agito e subito, tutti abbiamo illuso e ci siamo sentiti delusi. Istintivamente di primo acchito ci si sente vittime, subito dopo invece va ripreso contatto con la consapevolezza della propria compartecipazione all’accaduto, al senso di responsabilità personale. Se è vero infatti che la promessa non ha potuto essere mantenuta, è anche vero che era necessario per il nostro percorso di evoluzione confrontarsi con la possibilità che le promesse non sempre possano essere mantenute e, ripeto, dietro non c’è sempre malafede o inaffidabilità. Tuttavia è possibile, soprattutto dopo una grande delusione, attrarre nella propria vita persone inaffidabili, se in conseguenza all’esperienza delusiva si è formata  la convinzione interiore che il mondo è ingannevole e che le persone promettono e poi non mantengono, oppure se abbiamo bisogno di stazionare per un certo tempo nel ruolo di vittima nel crudele mondo degli ingannatori. 

Tutte le promesse appartengono al “mondo degli uomini” e non a quello dello spirito, sicché alcune promesse che onorano il mondo degli uomini ad un certo punto vanno sciolte quando confliggono con la nostra esperienza di crescita e scopo spirituale della nostra incarnazione. Il lasciare certe situazioni viene vissuto molto spesso come un passaggio obbligato che ci crea dolore e possiamo restare agganciati a quel dolore e a quel rimpianto per moltissimo tempo. Un passaggio importante è anche quello di perdonare sé stessi per non essere stati in grado di onorare una promessa fino in fondo, ad un certo punto la chiamata dal mondo dello spirito risulta essere più forte, è una sveglia alla quale non ci si sottrae pena lo snaturarsi della propria essenza e la malattia.

Quanti dolori e sofferenze si risparmierebbero se non ci attaccassimo così violentemente a ciò che promettiamo o che ci viene promesso nel mondo degli uomini. Onorare il mondo dello spirito è il viaggio di tutti noi, anime in un corpo fisico e la malattia altro non è che una disarmonia, un non allineamento con la nostra essenza spirituale. Nel mondo dell’apparenza le cose assumono un significato nebuloso ben diverso dalla reale sostanza delle cose, basti pensare a tutte le volte che ci facciamo ingannare da ciò che vediamo esternamente e successivamente scopriamo del marciume all’interno. 

Si rende necessario un ampliamento di visione ed un cambio di prospettiva per quanto riguarda gli accadimenti nelle nostre vite, un buon esercizio può essere quello di farlo in via retrospettiva analizzando, con la chiarezza che deriva dall’acquisizione dell’esperienza, cosa ci hanno insegnato le sfide che abbiamo affrontato. 

Cosa ho imparato da questo insuccesso? In che modo la fine (o l’inizio) di una relazione importante hanno segnato un punto di svolta per me?

Cerchiamo di farlo con la maggior obiettività possibile, uscendo da ciò che appariva per entrare in ciò che è stato il nostro apprendimento e portiamone consapevolezza. Ci renderemo conto che nessun tassello di vita è stato inutile e che spesso la mancata realizzazione di qualcosa (fors’ anche attraverso il mancato mantenimento di promesse di qualcuno) è stata una grande benedizione.

Se ciò è avvenuto in passato e ce ne rendiamo conto ora, guardando indietro, questo può avvenire anche nel presente e in futuro, sviluppando la capacità di affidarsi ad un disegno più grande di noi e alla consapevolezza che i tempi dell’anima non sono quelli fisici.

Un altro esercizio pratico per creare una visione divergente è quello di provare a uscire da proverbi e luoghi comuni che incatenano più che liberare e che sono entrati prepotentemente nella nostra interiorità senza la possibilità di essere filtrati con discernimento, proprio perché di antica memoria di condizionamento educativo familiare. Ad esempio la frase “ogni promessa è un debito” è un gancio delusivo e costrittivo assicurato. Nessuna promessa è un debito perché presupporrebbe che dall’altra parte sussistesse un credito, mentre c’è uno scambio energetico animico tra i due o più partecipanti, un accordo energetico che mira all’evoluzione delle parti

Frasi di questo tipo inoltre agganciano al sentirsi perennemente delusi nelle aspettative, a partire da quella grande promessa non mantenuta. Non c’è bisogno di promettere nulla, ogni giorno nel qui e ora viviamo in una costante ed eterna interconnessione d’amore, ad altri livelli siamo comunque tutti insieme anche con le persone che sono state deludenti o a cui noi, consapevolmente o no, abbiamo mentito. E non c’è bisogno di aspettarsi nulla quando comprendiamo che l’unica molla per disattivare questo meccanismo fatto di illusioni e delusioni, è sviluppare gratitudine per ogni piccolo momento che le persone ci donano, senza dare nulla per scontato.

Rimanere agganciati alle mancate promesse ci mantiene in uno stato di impotenza e vittimismo, prolungando senza fine la catena delle delusioni senza mai darci il permesso di vivere davvero. Nel lavoro delle Costellazioni si possono vedere queste preziosità e lasciare andare davvero moltissimo dolore.

Un abbraccio

Ross 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, modelli astrogenealogici

Modelli astrogenealogici: il Grande Trigono

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Il Grande Trigono è una configurazione planetaria, cioè un insieme di pianeti (3 o più) in relazione tra di loro attraverso distanze angolari di 120°. I pianeti che fanno parte di questa figura appartengono solitamente al medesimo Elemento, per cui abbiamo Grandi Trigoni di Fuoco, Aria, Terra ed Acqua; questi sono i Grandi Trigoni puri, a volte però succede che, a causa dello scarto ammesso nell’orbita tra i pianeti, uno di questi cada in un segno di diverso Elemento, possiamo allora parlare di Grande Trigono misto, in tal caso l’incisività della figura sarà minore.

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Immagine: Astrologiaeradeaquario.blogspot.com

Se ad esempio in un Tema troviamo il Sole in Gemelli a 28°, trigono a Marte in Bilancia a 26° e trigono a Saturno in Pesci a 0° si definisce un Grande Trigono a livello di distanze angolari ma non è una configurazione d’Aria pura, è un Grande Trigono misto. Ci sarebbero anche dibattiti a questo proposito sul considerare o meno la figura come valida, secondo me sì ma la si può considerare meno incisiva, nel caso citato sopra come esempio, nella mia visione, potrebbe addirittura essere una configurazione più ricca.

I Grandi Trigoni puri si costruiscono tra pianeti presenti in segni di modalità diversa e della stessa polarità.

Si tratta di una configurazione astrogenealogica importante soprattutto perché descrittiva di un pattern sistemico, un modello energetico cristallizzato e all’interno del quale scorre un’energia confortevole perché convalidata dal Sistema che, come abbiamo visto in altre occasioni, si definisce all’interno di confini ben prestabiliti, che delimitano il territorio entro il quale le persone che ne fanno parte possono muoversi e quando e ogni quanto poter far entrare qualcosa di nuovo. Ancor più incisivo a livello familiare il Grande Trigono che interessa pianeti contenuti nelle case IV-VIII-XII (tradizionalmente definite Casa d’Acqua, legate a memorie familiari) oppure il pianeta dispositore di quelle case, se sono “vuote”.

Le energie di quell’Elemento scorrono naturalmente per la persona, non è richiesto alcuno sforzo, tutto è fluido e confortevole e quindi questa configurazione potrebbe creare una tendenza all’immobilismo, infatti ad esempio se ci portano il caffé a letto (e beato chi fa questa dolce esperienza) chi ci smuove da lì? Saremo forse motivati a prepararcelo da soli se qualcuno ci coccola tutti i giorni? Ecco, nella zona di comfort non c’è motivazione a muoversi per esplorare nuove esperienze, il Grande Trigono crea un circuito di energia unidirezionale particolarmente comoda a livello sistemico.

Tale comodità è generata dal fatto che ripetendo i modelli sistemici ci sentiamo parte del Sistema stesso e ne contribuiamo all’apparente buon funzionamento attraverso il mantenimento dello status quo, almeno finché il modello stesso, nel suo essere ormai cristallizzato nella ripetitività, non richiede uno scossone al fine di smuoverne le fondamenta e trovare nuove forme di resilienza adattativa.

Ecco allora entrare in scena la Pecora Nera, appartenente al Sistema stesso o importata attraverso un’ adozione, un affido o un matrimonio in famiglia; a volte le importazioni funzionano meglio per scardinare alcuni tratti comportamentali obsoleti e tracciare nuove linee evolutive. Funzionano in maniera più forte e libera perché il membro importato, non avendo nessun legame di sangue, non sente la lealtà inconscia a quel Sistema e può agire in maniera più intensa e veloce. Non deve infatti affrontare prima nessuna reticenza interiore dovuta alla lealtà verso i membri del Sistema, in particolare verso la linea ascendente, cioè i genitori in via più diretta. Dall’altra parte però risulta più facile ghettizzare, allontanare ed escludere il membro importato rispetto ad una Pecora Nera biologica, per gli stessi motivi di cui sopra. 

Se ci sono aspetti di quadratura o opposizione ai pianeti coinvolti nella configurazione, tali aspetti caratterizzano un punto di sostegno del Tema perché sono pungoli stimolanti verso il cambiamento, gli aspetti tensivi sono sostegni motivazionali e per tornare all’esempio del caffè potrebbe trattarsi di qualcuno che per portarci il caffè a letto ci chiede in cambio di non adagiarci sugli allori, alzarci e accettare di andare allo stadio alla domenica, do ut des, anche se non ci entusiasma.

I Grandi Trigoni nei Temi dei nostri Antenati descrivono la sostanza dell’accordo sistemico silenzioso, un forte collegamento elementale porta quel Sistema a resistere al cambiamento e addirittura a non sentir l’esigenza di metterlo in moto. Anche se potrebbe trattarsi di un Sistema attivo a livello collettivo, stress e successi dei suoi componenti rimangono interni alla rete familiare, la famiglia ha trovato un modello confortevole all’interno di un Elemento e l’aderenza a questo modello sancisce l’appartenenza a quel Sistema.

La famiglia aderisce ad un circuito chiuso dove si trova tutto il necessario alla sua sopravvivenza, il terremoto è rinviato al momento in cui arriva la persona scardinante e lì si attivano le resistenze omeostatiche: questa è l’ambivalenza sistemica, da un lato il Sistema stesso richiede la destrutturazione di alcune prigionie obsolete e limitative, dall’altro il meccanismo di autoregolazione sistemica, l’Omeostasi, si attiva per mantenere lo status quo.

Trattandosi di modelli particolarmente resistenti, che richiedono spesso l’importazione di un membro esterno per essere destabilizzati, uno dei meccanismi scelti genealogicamente potrebbe essere quello delle relazioni triangolari, dove l’ingresso di una terza persona porta ad emersione i disagi da trasformare e gli schemi da modificare.

Nelle relazioni triangolari uno degli elementi non è visibile gli altri due, pur condividendone in un certo senso le medesime proiezioni di energia. In un triangolo infatti tutti i componenti lavorano su tematiche simili o speculari, la relazione dei due però dipende dal terzo elemento che porta ad emersione dinamiche familiari nascoste che appartengono a tutti. Si tratta semplicemente di scelte, i meccanismi di lealtà familiare scissa fertilizzano spesso le relazioni triangolari, che alcune persone vivono ripetutamente come scelta inconscia di evoluzione, per la maggior chiarezza di visione delle proprie ambivalenze interiori attraverso la proiezione su due persone diverse.

Anche per quanto riguarda le importazioni però, in caso di forte equilibrio elementale, si tenderebbe ad importare nel Sistema solo persone che si prestino a mantenere lo status quo; una dominante di Elemento configura un Sistema che si relaziona agevolmente con l’esterno con quell’energia e che accoglierebbe fluentemente in ingresso quella stessa vibrazione, anche frequentando ambienti affini.

I pianeti racchiusi nella configurazione si autoalimentano tagliando la comunicazione con gli altri pianeti/funzioni interiori del Tema, in questo caso un contemporaneo aspetto sfidante costituisce il ponte di attivazione del dialogo con le altre parti di sé seppur attraversando emozioni disagevoli, quel pianeta sfida l’energia dell’Elemento ad uscire dall’isolamento cristallizzandosi in una visione monoblocco.

Un abbraccio

Rossana

 

 

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, yod

Gli aspetti astrologici “ereditati”

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Colgo spunto da un’ accorata condivisione che ho letto da parte di una persona che descriveva  il fatto di aver ereditato dai genitori uno specifico interaspetto astrologico.

Il concetto di eredità comporta però un’energia di passività, infatti quando ereditiamo qualcosa non scegliamo l’oggetto dell’eredità. Facciamo un esempio pratico per spiegare in modo semplice con una situazione di routine, l’eredità di un immobile. Qualcuno trapassa e ci lascia in eredità un immobile, se andremo a vivere là quell’immobile diventa per noi un porto sicuro ma non sarà mai come avere un appartamento scelto da noi. Possiamo trasformare, riadattare, sventrare e ristrutturare l’appartamento ereditato per renderlo più funzionale alle nostre esigenze personali e, nello svuotarlo, ci dovremo confrontare con i ricordi e la nostra lealtà verso la persona che lo abitava prima; potremmo quindi sentire un sotterraneo senso di disagio nel decidere di portare in discarica il caro tavolino della nonna o l’antico armadio che il bisnonno falegname aveva creato con le sue stesse mani, ricordi di famiglia che ci agganciano e trattengono dall’esprimerci in totale libertà.

Un’abitazione rispecchia il nostro Essere più profondo e quindi potremmo nel tempo vivere un’ambivalenza tra l’istinto autoespressivo ed il senso di sicurezza ed appartenenza che proviamo per la nostra famiglia, attraverso il rimanere in quell’appartamento. Maldestramente tentiamo di inserire più volte un tocco personale alla casa, tentando di manifestare attraverso delle modifiche esteriori il nostro divergente mondo interiore.

Si possono fare diversi lavori energetici in una casa ereditata, Costellazioni familiari e pulizie di energia o Feng-Shui. Spesso, quando tentiamo di venderla ci sono degli ostacoli, sembra che nessuno la voglia comprare per molto tempo eppure è in ottima posizione, carina e funzionale. Soprattutto se entriamo in una casa ereditata perché rimaniamo soli o comunque come unico posto dove andare, in fondo al nostro cuore sentiamo che quella non è la casa che consapevolmente avremmo scelto in altre circostanze. Eppure nell’apparente non scelta si cela la scelta e abbiamo un bel proiettare sulla casa tutta una serie di responsabilità sui nostri disagi lì dentro, ma nonostante non sentiamo fluire una energia scorrevole, ad un livello diverso stiamo scegliendo di rimanere là proprio come abbiamo scelto di andare a vivere là, ciò su cui intendo focalizzare l’attenzione è il principio di scelta responsabile.

Nel Tema Natale troviamo molto frequentemente aspetti ripetuti tra i medesimi pianeti, coinvolgenti settori diversi, anche se non sempre evidentissimi. Si potrebbe trovare ad esempio un’ Antenata con Venere in Pesci e noi con una Venere quadrata a Nettuno o una VII casa in Pesci o Venere in XII casa. Anche se in case o segni diversi la melodia nettuniana nelle relazioni è un fil rouge che si dipana nelle generazioni. Sarebbe tuttavia troppo semplicistico e deresponsabilizzante dire che si tratta di aspetti ereditati perché ciò ci toglierebbe il potere derivante dalla scelta di evoluzione e ci metterebbe inevitabilmente in una posizione vittimistica ed impotente.

Possiamo allora piuttosto spostare il focus della consapevolezza sul fatto che, ad un livello sottile, abbiamo scelto di incarnare un certo tipo di modello affettivo generazionale per dare il nostro contributo sistemico alla trasformazione da un’inconsapevole energia di dipendenza e vittimismo al raffinamento dell’energia venusiana, per elevare l’Amore ad una frequenza sempre più onnicomprensiva di Amore Incondizionato, superando illusioni ed aspettative. In tal modo ci sentiamo nel nostro potere personale, impariamo pian pianino a non lamentarci e ci chiediamo con responsabilità come agire, quale lavoro interiore intraprendere.

Nel caso sopracitato, ad esempio, un transito di Saturno a Venere potrebbe finalmente descrivere la fine di un certo tipo di modello affettivo basato sul bisogno di illudersi per deludersi e crearsi una forma indipendente.

L’Astrogenealogia ci sostiene nella riconnessione al nostro potere di scelta; all’inizio di questo viaggio può non essere così evidente e si parte dalla rimessa in scena degli schemi archetipico/familiari che, pur nella limitazione, donano appartenenza al Sistema; ad un certo punto però il processo di individuazione ci porta inevitabilmente ad un sentiero verticale di crescita spirituale per sviluppare le caratteristiche del nostro Sole di nascita introducendo atteggiamenti e comportamenti diversi rispetto al passato, tutto ciò potrebbe creare in noi un senso di smarrimento e disorientamento, buon segno che stiamo esplorando territori interiori sconosciuti.

Non bisogna rischiare di cadere nell’identificazione nelle scelte o nel vissuto dell’Antenato che portava quell’aspetto nel suo Tema, il fatto che anche noi abbiamo scelto di nascere in un momento in cui possiamo confrontarci con quell’energia ci mette in connessione con tutte le infinite possibilità che portiamo nel qui ed ora, come esseri liberi ed unici, per dare un contributo sistemico di metamorfosi ed evoluzione di cui possono beneficiare Antenati e Successori, tracciando sentieri completamente nuovi.

Quando la tematica generazionale diventa particolarmente pressante, possiamo trovare in più temi la configurazione Yod con un pianeta comune, che scorre nelle generazioni chiedendo a gran voce di essere affrontato e riequilibrato.

Ognuno di noi sceglie quale contributo portare e soprattutto quale nuovo ramo dell’Albero far fiorire, un caro abbraccio a tutti ❤

Ross

Immagine: Cocoparisienne Pixabay

 

 

 

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Mercurio, visioni astrologiche

La separazione coniugale: esperienza vissuta e consapevolezze di percorso

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 Il mio viaggio alla scoperta di me è iniziato parecchi anni fa, attraverso un evento che ha segnato un doloroso spartiacque nella mia vita: la separazione coniugale.

Attraverso la mia separazione coniugale ho avuto modo di affrontare dolori antichi, distacchi prematuri infantili, lutti giovanili, e ogni più piccola paura, fragilità, vulnerabilità che la corazza emotiva della mia Luna in Capricorno bambina aveva cristallizzato, congelato per terrore, facendomi sentire proprio come la bimba dell’immagine che ho scelto.

Un matrimonio è molto di più di ciò che appare, è il luogo di incontro di due Alberi Genealogici, nel matrimonio ognuno ap-porta ciò che conosce in termini di vita familiare, retaggi antichi di coppia, schemi di risposta automatici e, ben presto, tutto ciò emerge nel quotidiano. Dietro al ruolo anagrafico di marito (o moglie) si nasconde la ricerca inconscia e proiettata della madre, del padre, ciò che si vede non risponde a ciò che realmente sta accadendo in quel contesto, l’apparenza non è la sostanza. 

Secondo le leggi della Transgenerazionalità, al momento in cui ci si sposa la lealtà familiare verticale verso la propria famiglia d’origine va ridefinita in via orizzontale verso il coniuge e, in linea discendente, verso i propri figli (nei confronti dei quali la lealtà è prioritaria). Ciò non significa ovviamente dimenticarsi delle proprie radici, al contrario significa permettersi una vita di famiglia sana, onorando le proprie radici in libertà, senza dipenderne.

Nei sistemi familiari vige, come sappiamo, un meccanismo interno che, silenziosamente, regola il mantenimento dello status quo, l’Omeostasi, attraverso un assieme di tacite regole inespresse verbalmente che ne sanciscono l’appartenenza. In caso di famiglie particolarmente chiuse e simbiotiche, dove imperano i segreti e le chiusure comunicative, spesso, al fine di operare un cambiamento che sarebbe impossibile dall’interno, viene importato dall’esterno qualcuno che, entrando in famiglia come fidanzato/a di o moglie/marito di, porta valori, necessità, situazioni talmente tanto diverse da creare un terremoto interno e vivere  forme più o meno aperte di ostilità che spesso sfociano nel rifiuto. 

Se le lealtà verticali non vengono ridefinite, se cioè la famiglia costruita viene ritenuta una sorta di prolungamento e ampliamento di quella d’origine, ciò che avviene è che i confini tra le due sono indefiniti, si perde l’identità di famiglia, ed il rifiuto che vive uno dei coniugi non è compreso dall’altro che si trova in una situazione di limbo, molto semplicemente perché vive una inconciliabilità interiore tra la famiglia d’origine e quella costruita, e non riesce a tagliare il cordone ombelicale.

Questa è stata la situazione che si è creata con la famiglia del mio ex marito, il mio vissuto in quel contesto era un rimettere in scena antiche forme  di rifiuto e abbandono, un cercare un porto di protezione, accudimento in cui nascondevo a me stessa il fatto di aver “genitorializzato” il partner; non riconoscevo il mio bisogno di riempire dei vuoti, il dolore, la  ricerca della mamma, e, con i miei figli all’interno del nostro nucleo, la mia fragilità di genitore che doveva far pace, conoscere e riconoscere cosa significa sentirsi un figlio.

C’è da considerare anche la questione degli accordi d’anima, cioè del fatto che due anime, prima di nascere, possono aver stretto accordi diversi da quelli di coppia, si può ad esempio aver deciso di fare un percorso, anche lungo, assieme, affrontare le dinamiche di famiglia pregresse, avere dei figli, ma non aver stretto appunto un accordo di condivisione di coppia.

Quando ci si separa, il dolore che si prova è fortissimo, per me è stata la decisione più difficile e meno compresa dagli altri che ho vissuto nella mia vita, soprattutto perché influenzava in modo irrevocabile la vita delle mie due anime/figli. Al contempo non mi davo pace e, durante i percorsi terapeutici intrapresi successivamente, mi tormentavo per non esser riuscita a far nulla di diverso, in modo che ciò non accadesse.

E’ l’elaborazione di un lutto mentre l’altra persona è presente, una parte muore, quella affettiva e di coppia, mentre è necessario operare una trasformazione profonda di un rapporto che va mantenuto nella genitorialità per i figli. Forse ognuno di noi rappresentava un cerotto posto sopra la ferita dell’altro e quando, al momento della separazione, il cerotto si toglie, si scopre con gran sorpresa che quella ferita profonda esiste e va necessariamente disinfettata e sanata.

Il percorso interiore che ho intrapreso dopo la separazione mi ha portato alla comprensione che l’elaborazione di alcune ferite richiede umiltà, amore di sé e trasparenza , passando per la riconciliazione con le figure genitoriali. Dopo la separazione, negli anni, ho intrapreso questa professione che amo moltissimo, veicolando alle persone ciò che è stata ed è la mia esperienza di vita nella famiglia, nella consapevolezza che, avendo Plutone alle calcagna del mio Sole, non ci sarà mai un momento in cui io non debba incontrare e trasformare le mie ombre; si lavora però per portare Plutone nella Luce, per incanalare la sua meravigliosa e potente energia nel servizio di chi vive esperienze simili alla mia.

Finalmente ho la risposta al quesito che mi aveva attanagliato per anni: “Cosa avrei potuto fare perché ciò non accadesse?”, semplicemente…nulla, tutto è ed è stato perfetto così com’è, ogni istante di sofferenza è stato funzionale alla comprensione, nessuna crescita, nessuna consapevolezza sarebbe stata possibile in quel contesto, e a distanza di 13 anni, sono grata a questa esperienza per ciò che ho appreso.

Oggi conservo nel cuore l’affetto incondizionato per la persona con cui ho avuto i miei meravigliosi figli, sento di aver dis-solto risentimenti, rimpianti e di vedere, osservare ciò che è accaduto da una prospettiva più ampliata, con gratitudine anche se la guarigione delle ferite lascia delle cicatrici, a testimonianza del percorso di una vita. 

Erano giorni che pensavo di scrivere qualcosa su questo tema, siamo abituati a parlare, scrivere del rapporto con i genitori ma poco avvezzi a vedere chiaramente quando il partner in realtà sta sostituendo per noi un genitore trapassato presto o di cui abbiamo percepito rifiuto e abbandono, fisico o morale.

Ecco, il messaggio che porto alle persone che sono come me direzionate in questi processi di crescita è un messaggio di apertura, perché uscire da un contesto relazionale è doloroso ma, per quel che mi riguarda, è stato più doloroso lasciar andare un certo schema familiare che avevo tanto cercato e che mio ex marito rappresentava.

Al tempo in cui accadde, per me fu fondamentale il contributo, la vicinanza e testimonianza di chi aveva trasformato questo dolore in consapevolezza, saggezza, prima di me, quelle persone furono la Luce, la possibilità anche per me di farcela, se ce l’avevano fatta loro.

Questo articolo ha l’intento di testimoniare una guarigione, la trasformazione di un dolore in qualcosa di fertile per il cuore, la possibilità di voler prendere la responsabilità di crescere trasformando la debolezza e la vulnerabilità in preziosi punti di partenza.

Rossana

 

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche

La Libertà di scegliere come essere Leale

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Chi mi conosce personalmente sa che tutti i miei studi, e le consapevolezze nell’ambito delle variegate possibilità di esperienza in ambito familiare, nascono dal mio vissuto diretto, sia all’interno della mia famiglia d’origine, che in quella co-creata successivamente con mio ex marito. Per così dire, sono partita al contrario, prima vivendo alcune esperienze e, solo successivamente, trovandone conferme teoriche nei libri: sono una sperimentatrice, un’apprendista e, grazie ad un Tema Natale ricchissimo di valori Terra (anche in sovrabbondanza a dire la verità, con buona pazienza di chi mi è stato insegnante nei percorsi spirituali), sento fortemente che l’esperienza concreta parla meglio di tante teorie senza fondamento.

Nel mio percorso, fatto anche di tante cadute ed errori, ho compreso appieno l’importanza di assumere la respons-abilità della propria vita; sono sempre stata una persona molto esigente con me stessa e, solo all’interno di un lungo percorso, ho visto come gli schemi automatici ereditati genealogicamente, si ripropongono in maniera inconsapevole.

Ivan Boszormenyi-Nagy, nel suo testo “Lealtà invisibili”, pone approfondimento su diversi concetti tra cui quelli di GENITORIALIZZAZIONE dei figli, partendo dal contemplare l’esistenza di un grande LIBRO DEI COMPUTI FAMILIARI, di dare e avere familiari e dalla descrizione della GIUSTIZIA familiare. E’ facile per un genitore che si sente in credito d’amore, essere sprovvisto degli strumenti adatti a svolgere questo ruolo, non conoscendo a sua volta cosa significa essere un figlio.

E non solo, a volte ci si sposa genitorializzandosi tra partner, cercando un modo per migliorare la propria situazione di famiglia, co-creandone e rivivendone specifici schemi, in una fissità di ruoli, e proiettando nella coppia inconsapevole tutti i reciproci irrisolti familiari.

Il discorso della Lealtà è veramente delicato, spesso si forma una famiglia senza essere disponibili (e non consapevoli) a ridefinire le proprie Lealtà con la famiglia d’origine, sentendosi immancabilmente in colpa ad ogni passo diverso. Se ci pensate, quante persone adulte, in coppia, tutte le domeniche sentono di dover partecipare al pranzo di famiglia pur non avendone voglia? Quanti genitori in età pretendono costante attenzione dai figli attraverso la lamentela? E quanti figli auto-sabotano successi scolastici e lavorativi per non rendersi indipendenti e lasciare il genitore da solo?

Oggi i tempi si sono molto allungati, i ragazzi studiano di più o hanno degli impieghi precari o non sufficientemente remunerati per lasciare la casa genitoriale, tuttavia mi chiedo se tutto ciò non costituisca una forma di Lealtà familiare protratta.

E’ importante affrontare interiormente i propri irrisolti familiari e portarne Luce, la consapevolezza è una prima parte di risoluzione, ma non basta. La configurazione astrologica che ho scelto per il mio viaggio in questa incarnazione è stata perfetta per questo: la cuspide della mia casa IV ( ben nota come Fondo Cielo) è situata in Scorpione, Plutone è il pianeta Dispositore di questa casa, intercettata (va quindi dallo Scorpione al Capricorno “intercettando” completamente il Sagittario) e contenente “solo” Lilith e Nodo Sud. Plutone congiunto al Sole in casa I!

Da sempre mi ha affascinato il mondo delle investigazioni e sono così plutonianamente atterrata in quello delle INVESTIGAZIONI ASTROGENEALOGICHE, per identificare i meccanismi familiari nascosti nel Tema Natale delle persone che a me si rivolgono, mai smettendo di studiare il mio tema personale.

A volte si soffre tanto e ci si rammarica nel “girare in tondo” avendo la sensazione di essere vicini ad una qualche importante consapevolezza, ma mancando regolarmente l’uraniano “carpe diem” per coglierla.

Eppure il momento arriva! Ed è un momento del tutto personale, facente parte di quel tempo soggettivo che Dane Rudhyar descrive così bene nel suo “Ciclo di Lunazione”, un’intuizione, un insight, un flash, tutto assume dei contorni più chiari e allora

LA SOFFERENZA TERMINA DOVE INIZIA IL CAMBIO DI PROSPETTIVA.

Si lavora per anni su una stessa tematica di sofferenza, per comprendere poi finalmente che bastava saper vedere il dono di evoluzione che essa portava. Ho vissuto l’infanzia in affido parentale dalla nonna materna dal momento della separazione dei miei genitori, che sono tornati a Casa molto giovani, eppure, paradossalmente, ho compreso negli anni di aver ricevuto un dono preziosissimo, quello di aver avuto due genitori che hanno scelto di lasciarmi evolvere a modo mio; e ciò che per me è sempre stata mancanza e solitudine, attraverso un profondo lavoro di consapevolezza interiore, è diventato Gratitudine, avendo ottenuto da loro il permesso di dis-identificarmi dalle dinamiche di Lealtà familiare. 

Quando interiormente accettiamo il paradigma che possiamo evolvere anche attraverso la gioia e la leggerezza senza essere tacciati di superficialità, e comunque senza interessarci del giudizio altrui in proposito, e decidiamo di salpare al timone della nostra nave,  questo dono appare.
E’ intuizione pura, un lampo di consapevolezza!
Il pianto, la sofferenza di aver perso i genitori in giovane età lascia il posto da una parte ad una Gratitudine per la loro scelta di non condizionare la mia vita con i loro vissuti, dandomi la possibilità di essere me stessa in tutto e per tutto, dall’altra alla consapevolezza che loro ci sono, sempre e comunque.

Sentirsi vittime o sentirsi grati è tutt’altra questione, si vibra su due frequenze completamente diverse, di conseguenza si attraggono meraviglie impensabili, sintonizzate sulla medesima frequenza, avviandosi verso una coercitiva necessità interiore di indagine, scavo, scoperta.

Voglio testimoniare alle persone la possibilità di uscire da un paradigma di mancanza e impotenza personale anche dopo un vissuto impegnativo, e di scoprire che la vita è meravigliosa. Tutto il tempo occupato in sofferenza, recriminazioni o vittimismi è semplicemente una modalità di scelta di vita. Si può SEMPRE scegliere ed io ho scelto l’Amore, quello per me stessa e per il collegamento ad un flusso di Amore continuo ed inesauribile che sento dai miei Genitori.

Posso essere Grata per la Libertà che ho avuto, durante una Costellazione Familiare ho promesso ai miei Antenati di linea paterna di essere loro fedele nell’Abbondanza, nella Ricchezza, nella Realizzazione di quello che sono e nel portare il mio messaggio di apertura, che non è solo Speranza, è Certezza di vita vissuta.

Sia la Lealtà intesa come coerenza verso sé stessi e la propria vita, ridiventandone i timonieri, il mio Urano all’Ascendente ne è stato felice, vi abbraccio tutti, abbiate il coraggio di allinearvi a voi stessi ❤