Astrogenealogia, modelli astrogenealogici, Venere

I mille volti astrogenealogici di Venere: i rapporti Venere/Nettuno

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Quando nel tema radix Nettuno tocca Venere, il mondo dei sentimenti si tinge di sogni, idealizzazioni che facilmente si nutrono di illusioni e necessariamente ci traghettano verso dilaganti delusioni. Eppure si tratta di una scelta ben precisa che un’anima compie prima di incarnarsi, quella di imparare ad evolvere e rendere vibrazionalmente  più sottile il modo di amare, spiritualizzando l’Albero Genealogico, anche attraverso una forte espressione creativa.

Qual è l’esigenza interiore che utilizza come strumento di progresso i temi smossi dai rapporti Venere/Nettuno?

Similarmente ad una dipendenza da sostanze, la dipendenza da un sogno d’amore è un meccanismo interiore di fuga dalla realtà, una realtà che in quel momento vive un vuoto di senso: è infatti necessario l’intervento del falcetto saturnino per mostrare i fatti e ricondurci nel qui e ora, congelando la situazione idealizzata in un fermo immagine che ci consenta di vedere con chiarezza ciò che avevamo voluto nascondere anche a noi stessi, in preda alla sbornia emozionale.

C’è però l’esigenza interiore della spiritualizzazione dell’amore, dell’elevazione dello stesso ad una vibrazione più sottile, l’Amore Incondizionato. E’ importante considerare la nostra compartecipazione energetica agli eventi relazionali che viviamo, in modo da non sentirsi vittime.

Cambiando il paradigma espressivo dal semplice e più comodo “mi hai deluso” alla consapevolezza del  “ho scelto di illudermi per deludermi“, molte domande iniziano ad affollare la nostra interiorità, soprattutto se il meccanismo illusione/delusione costella le nostre relazioni creando un fil rouge tra di esse.

La nostra anima intesse trame di evoluzione molto insolite e, anche se razionalmente risulta difficile accogliere questa visione, questi sono meccanismi scelti per evolvere. Ma sono anche meccanismi che a volte vengono ripetuti all’interno del Sistema famiglia perché configurano in noi un senso di appartenenza e temiamo inconsciamente che, se ci permettessimo di andare oltre, verremmo emarginati ed isolati.

E’ la nostalgia di Casa, di essere fusi nel Tutto, la nostalgia di quelle sensazioni di assenza di separazione che abbiamo vissuto nel grembo materno (Nettuno è anche il liquido amniotico), di dissolversi nel mare dell’indifferenziato. E’ il percepirsi come incompleti e in perenne ricerca esterna di chi possa completarci, colmando quella solitudine inspiegabile, quella del viaggiatore in terra straniera. E, in una certa misura, tutti lo siamo.

Solo in un mondo ideale può esistere  questa immagine di pienezza e fusione ed è per questo che i sogni d’amore tingono le nostre giornate di una gioia apparente. Ciò non ha a che vedere con una relazione concreta che, nel suo manifestarsi nella forma, donerebbe alla stessa dei confini che ne limiterebbero l’espansione idealizzativa

Ecco perché i modelli Venere/Nettuno nel tema, dal punto di vista affettivo, sono degli strumenti animici di evoluzione che utilizzano la delusione come trampolino di lancio per testare la propria capacità di rialzarsi sviluppando Amore Incondizionato; dissolvendo (termine caro a Nettuno) tutte le cariche emozionali di  tristezza che conseguono al crollo delle aspettative e accettando la reale natura delle cose.

Nel momento in cui Saturno falcia le illusioni e toglie il prosciutto che golosamente farciva i nostri occhi, l’atteggiamento interiore di autocritica potrebbe prendere il sopravvento. Il dito del giudice interiore si erge a dirci “ci sei cascato nuovamente, non sono servite a nulla tutte le esperienze precedenti“.

Sentirsi vittime, al pari dello strenuo auto-lesionismo giudicante, non consente di fare passi in avanti. Ciò che consente il progresso e la trasfigurazione dello schema nettuniano è un principio di sana presa di responsabilità, quella di lavorare interiormente per sentirsi completi e non mancanti in nulla. Non si dipende in tal modo da una ricerca di agognata completezza esteriore, pur potendo rimanere in una posizione di accoglienza di Amore.

Non sempre i rapporti tra Venere e Nettuno sono evidenti attraverso un aspetto, nondimeno possono essere presenti in maniera più velata. Per fare l’esempio del mio tema, Nettuno è il pianeta dispositore della VII casa, Venere è in Leone ma in cuspide della casa XII, disposta quindi dal pianeta dispositore della XII, il Sole. Venere è dispositrice della III casa, Nettuno si trova in III. I miei genitori, entrambi, portavano nel tema una Venere pescina. 

Si attraggono allora persone la cui Venere entra in aspetto di sinastria col nostro Nettuno (o viceversa), o ricchi di sfumature pescine, in stimolazione alla nostra parte nettuniana interiore, ciò può avvenire in maniera più significativa negli anni del transito di Nettuno nella nostra VII casa o in aspetto ai Luminari.

E la domanda che spesso affiora è:

Sei disposto a metterti in gioco davvero in una relazione concreta, abbandonando la necessità di illuderti per deluderti?

Un bacio!

Ross

 

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Astrogenealogia, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Aquario: la dignità dei propri valori

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La Luna piena in Aquario avrà luogo alle 14:31 del 15 agosto, ai 22°24′ sull’Asse Leone/Aquario. L’Asse Ascendente/Discendente cade a 26° tra Scorpione e Toro, c’è dunque una fortissima sollecitazione nel territorio eclittico dei Segni Fissi, soprattutto incisiva per chi ha pianeti o punti importanti in terza decade di Toro, Leone, Scorpione e Aquario.

Dato il periodo estivo ero incerta se scrivere o no questa newsletter, e poi mi sono decisa a farlo, nelle quieta calura di una domenica d’agosto con l’intento di portare una folata di freschezza, almeno interiore se non meteoreologica.

Mercurio esce proprio il 15 dalla zona d’ombra di retrogradazione e si aggiunge, con rinnovata chiarezza mentale, lievemente distante a livello di gradi, al trittico Sole/Venere e Marte che stanno opponendo la Luna in Aquario sull’Asse III/IX casa del grafico di Plenilunio.

Si necessita di respirare aria nuova all’interno dei nostri rapporti e di aprirsi alla possibilità di introdurre nei nostri cassetti interiori nuovi stimoli. Quando siamo pronti per un rinnovamento, sulla nostra strada appaiono persone che ci svelano un diverso racconto delle vicende che viviamo nel quotidiano, una lettura diversa da ciò che appare ma connessa alla magia delle sincronicità. Il mondo si colora e quella persona introduce nuove tinte alla tavolozza con cui dipingiamo le nostre giornate.

Le nostre convinzioni iniziano a traballare smosse irrimediabilmente dal diverso che irrompe nelle nostre vite. Improvvisamente e spesso inconsapevolmente ci sentiamo catapultare in un viaggio temporale all’indietro, quando noi, piccoli viaggiatori verso l’incarnazione, siamo stati ospiti dell’utero materno.

Ci siamo sentiti bene accolti? Il grembo ci è parso un luogo ostile? Come ci sentiamo nella nostra vita quando siamo ospiti di qualcuno?

In molti abbiamo scelto di lavorare sul principio dell’integrazione e dell’accoglienza per sanare ancestrali memorie genealogiche inerenti la ghettizzazione della diversità. Se questa è una delle sfide più pressanti da lavorare per la nostra anima, sin dai tempi della vita intrauterina, in momenti precocissimi nel mondo indifferenziato dell’utero materno, possiamo esserci sentiti stranieri indesiderati e aver deciso di portare con noi questo imprinting di rifiuto della nostra natura autentica. Queste tematiche sono assolutamente affrontabili e trasformabili all’interno ad esempio di un percorso di Rebirthing, esplorando le memorie di nascita, lavoro che ho sperimentato personalmente e che suggerirei con gioia.

Spesso da qui origina il congelamento ad un nucleo saturnino di giudizio e critica verso sé stessi e il contemporaneo innalzamento di barriere nei confronti del diverso, originatesi dal rifiuto della nostra diversità interiore. E, rifiutando la nostra diversità, veniamo anche messi a confronto con la spinosa questione del confine, di saturnino e nettuniano insegnamento. Se rifiuto la mia diversità mi uniformo all’altro e se mi uniformo all’altro perdo la cognizione di dove finisco io e dove inizia lui, porto quindi avanti rapporti fondati sulla dipendenza, quasi come fossero rapporti uterini, dove io mi sento al sicuro solo se divento l’altro e mi con-fondo con lui, dove io ancora non ho una mia identità.

Torna in te!

Quale allora la chiave di accettazione di sé? E’ la consapevolezza di esistere, di essere vivo, che spesso ci deriva proprio dalle relazioni dove ci sentiamo abbandonati. Quando ci perdiamo negli altri, e qualcuno ci dice “torna in te!”, ci sta in realtà dicendo di riprendere contatto con la nostra luce, la nostra energia e tutto il potere personale di cui tutti siamo dotati. Quando qualcuno ci abbandona ci rispedisce a noi stessi.

E’ possibile nel tempo raggiungere un equilibrio tra la consapevolezza di sé e dei propri valori ed il mantenimento di una posizione aperta all’ingresso di valori nuovi, che ampliano o divergono dai nostri.

Siamo in un’Era ambivalente da questo punto di vista e vaghiamo assonnati e senza chiara direzione di opinione. Da un lato ci sono gli sbandieratori della tolleranza ai più estremi livelli e dall’altro lato taluni altri vedono il diverso come un minaccioso elemento di contaminazione. In entrambi i casi il fil rouge è costituito dallo strenuo arroccamento sulle proprie posizioni che spesso sfocia nel fanatismo, ma perché viviamo scenari così polarizzati?

Tanto più tratteniamo scissioni interiori e polarizzazioni estremizzate, anche spesso familiarmente introiettate e perciò prive di qualsivoglia filtro razionale discriminatorio, quanto più la nostra vita sarà costellata da contraddizioni e proiezioni.

La chiave è comunque plutonian-saturnina e si distingue per il tracciare la propria direzione personale anche lasciando andare gli attaccamenti alle opinioni o ai volutamente frammentari racconti di famiglia. I nostri valori sono la nostra bussola unica ed irripetibile ed il nascere in un determinato Sistema familiare non comporta assolutamente il dover sottostare ad un irretimento ideologico.

Si può uscire dalla famiglia in tanti modi, a volte il primo passaggio non è subito l’andare fisicamente a vivere da soli ma è l’allontanamento energetico/ideologico e la propria indipendenza dalla lealtà ideologica e valoriale familiare, che ne attrae poi all’esterno anche l’affrancamento fisico. Per qualcuno la distanza geografica è un toccasana.

Nulla è come appare, ci sono persone che vivono in casa e sono più indipendenti di altre che vivono fuori, l’indipendenza si fonda su un insieme di passaggi temporali che ne avvalorano la stabilità, non dimentichiamo infatti che il segno dell’Aquario è anche governato da Saturno.

Buon viaggio allora attraverso le diverse dimensioni del nostro essere.

Un abbraccio!

Ross

Astrogenealogia, Luna Nuova, Mercurio

Luna Nuova in Gemelli: il valore delle parole

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La Luna Nuova in Gemelli avrà luogo il 3 giugno 2019 alle 12:02 a 12°33′ dei Gemelli, all’interno dell’asse intercettato IV/X casa, ricettacolo delle memorie familiari. Mercurio, pianeta dispositore dell’Ascendente di Novilunio (vedi grafico), è anche il pianeta dispositore del matrimonio solilunare di questo mese, principe di questo Cielo, in opposizione separante a Giove in Sagittario. Anche la congiunzione solilunare forma un aspetto di opposizione applicativa a Giove, attivando così un T-Square (quadrato a T, figura composta da un’opposizione e due quadrature) con Nettuno in Pesci.

Tempo fa scrissi un articolo dal titolo “Il valore del silenzio” e, iniziando le righe di oggi lo ricondivido per onorare l’argomento fondamentale di questo Cielo: la nostra capacità di comunicare.  Tantissimi operatori ed innumerevoli tecniche promuovono corsi che hanno come tematica la comunicazione, sono tuttavia personalmente convinta che saper ben comunicare è qualcosa che si impara con l’esperienza, qualcosa che proviene dall’interno e che quindi nessuno ci può in-segnare fino in fondo senza “metterci in bocca” parole che non sono nostre, stereotipi verbali di facciata che non rispettano la nostra spontaneità. Questa è solo la mia visione ovviamente.

Cosa si muove in noi quando ci esprimiamo con qualcuno, mettendolo a parte di speranze, problemi o responsabilità? Perché è così difficile per l’essere umano imparare a dialogare con un’altra persona?

Ci sentiamo insicuri rispetto alla re-azione che le nostre parole provocheranno nell’altro e temiamo di venir fraintesi, oppure dentro di noi alberga una muta rassegnazione rispetto al fatto di non venir compresi o un senso di inadeguatezza personale nel sentirci incapaci di trovare le giuste parole. Qualsivoglia sia l’argomento di conversazione, rischiamo di rimandare, oppure tacere per paura di un rifiuto e di un abbandono, così il tempo passa e non di rado ci rendiamo conto di aver anche perso occasioni importanti per non aver trovato il coraggio di parlare, spesso ciò accade a chi nel cuore custodisce un sentimento segreto e teme di mostrarlo in totale trasparenza. Uno dei requisiti fondamentali di una buona comunic-azione è la chiarezza e troppo spesso è sufficiente una parola detta al momento sbagliato per minare la fiducia o far perdere le speranze, così pure sono sufficienti poche parole a portare una vibrazione diversa, perché il valore delle parole è immenso.

Qualcosa di profondo viene toccato in noi, una paura quasi ancestrale che può derivare anche da memorie di emigrazione del Sistema Famiglia, Antenati che hanno avuto difficoltà di integrazione nella nuova realtà sociale locale a causa della lingua diversa. Possono aver sofferto di una profonda svalutazione intellettuale nel non aver potuto completare un ciclo di studi e aver dovuto congelare la propria conoscenza ad un livello inferiore a quanto sperato, anche per mancanza di risorse economiche. Ci possono essere memorie di matrimoni per procura, contratti all’estero, per cercare di strutturare un po’ di sicurezza finanziaria in famiglia, unioni che assicuravano il danaro ma non l’amore, in cerca di un po’ di riconoscimento. 

Chi porta nel DNA una memoria di umiliazione intellettuale, sente di non aver diritto a errori o sconti, perseguendo un ideale di perfezione completamente irrealizzabile e sentendosi ancor più frustrato. La comunicazione crea un movimento imprevedibile, non controllabile, quando ci apprestiamo al confronto con un’altra persona non sappiamo mai come andrà a finire e capita a volte che, piuttosto di rischiare di creare un movimento indesiderato che ci porterebbe ad un inevitabile cambiamento, preferiamo zittirci. 

Questo Novilunio ci porterà necessariamente ad esplorare la nostra modalità di comunicazione che potrebbe anche non essere verbale, quante volte infatti non diciamo nulla nella convinzione che l’altro debba per forza capire ciò che si agita nel nostro cuore? 

Alcune imperiose domande tuoneranno vorticosamente nella nostra mente.

Sono attento alle parole che uso oppure le utilizzo come un’arma affilata per toccare le parti fragili dell’altro e farlo sentire umiliato? Sono davvero capace di coniugare parola e ascolto oppure invado le orecchie dell’altro con un incessante chiacchiericcio inutile, omettendo però di comunicare le cose importanti? Sono impaziente, cerco di pilotare la conversazione a mio vantaggio? 

Il silenzio è altrettanto prezioso che le parole ma non deve diventare una chiusura, saper stare in silenzio vuol dire leggere profondamente dentro di sé prima di parlare, è importante focalizzare bene le parole da usare che devono essere adeguate alla situazione. Le parole creano ed esprimere pensieri di gratitudine per ogni piccolo dettaglio delle nostre vite, per le piccole cose che viviamo ogni giorno, rende la nostra energia più fertile e stabile. 

Questo Cielo parla anche di lavoro, di ciò che significa saper ben esporre il proprio pensiero e condividere la propria visione, soprattutto quando lavoriamo con altre persone. In un team di persone, le risorse condivise funzionano meglio rispetto alla somma delle forze dei singoli. Da molto tempo sostengo la necessità della presenza di un astrologo qualificato all’interno dell’ufficio risorse umane delle aziende, per creare team di persone compatibili tra loro visualizzandone il tema natale al momento dell’assunzione. Per far funzionare una realtà lavorativa di gruppo a lungo termine, ogni singolo componente si deve sentire libero di esprimersi e a suo agio nel rendere visibili le proprie idee, anche esponendosi al rischio della non completa approvazione da parte degli altri. La paura di non essere approvati e  le nostre insicurezze personali, qualora condivise, possono beneficiare della ricchezza delle visioni degli altri grazie ad un ampliamento di prospettiva e ad un ridimensionamento di importanza e quindi ad un condizionamento meno incisivo.

Si parte comunque da un’ altra forma di comunicazione, forse la più importante, quella nei riguardi di noi stessi, siamo gentili o ci maltrattiamo? Quanta disistima si sente a volte verso sé stessi, c’è da sviluppare la capacità di riconoscere il valore delle nostre risorse interiori per poter riconoscere anche il valore di quelle altrui. 

E’ facile cadere nel tranello dell’autosabotaggio comunicativo interiore, è facile proiettare delle responsabilità sugli altri quando noi stessi non usiamo gentilezza verso le nostre fragilità e temiamo di mostrarci nella nostra umana crudità, in tutto il groviglio di vulnerabilità che nascondiamo così abilmente anche a noi stessi.

La paura non sia giustificazione alla rinuncia, l’aggressività verbale non diventi un attacco messo in atto come strategia di difesa. Cerchiamo di cogliere questa energia per essere obiettivi ed incanalare la forza comunicativa dei Gemelli per raccogliere quante più informazioni possiamo su noi stessi attraverso lo scambio comunicativo, imparando a partecipare ad un dialogo soprattutto se abbiamo la tendenza a non ascoltare e quindi a fare degli interminabili monologhi, magari anche incentrati sul lamento. Rendiamo fertile questo momento così frizzante per poter inserire anche una battuta leggera all’interno delle nostre giornate, ciò può rendere più leggera la giornata di qualcuno e, credetemi, a volte basta veramente poco, un sorriso è già sufficiente.

Esploriamo la nostra interiorità, ri-cor-dando come ci siamo sentiti quando qualcuno ci ha detto di no, la prima volta che un compagnetto ci ha preso in giro, al primo brutto voto per errori di scrittura, le prime volte che ci siamo cimentati in una conversazione in lingua straniera, sono per caso contesti in cui ci siamo vergognati di noi stessi? Saturno direbbe di sì e quella vergogna si è insediata in noi creando dei blocchi congelati che ad oggi non sappiamo come sciogliere e così stiamo in silenzio per paura di sentirci ancora  piccoli ed impacciati.

Che cosa ancora ci blocca nel muoverci verso gli altri? Perché proviamo a volte questo senso di solitudine ed isolamento, razionalmente incomprensibile? Il nostro cuore è rimasto a lungo in silenzio e ora desidera parlare, condividere, sentire che esistono persone capaci di ascolto gentile e trasformative rispetto alle nostre preoccupazioni per la loro semplice presenza. 

C’è un grillo saggio in ognuno di noi, tutti possiamo contribuire a migliorare lo stato d’animo di una persona anche col semplice ascolto scevro da giudizi; cerchiamo di imparare a comunicare con empatia, che non significa certo accollarsi i problemi degli altri ma sapersi mettere anche nei panni dell’altro pur senza starci perché sarebbe impossibile. Allo stesso tempo cerchiamo di valutare bene le parole che diciamo, ricordando che una parola può ferire come una lama al pari di una spada, e che certe parole rimangono impresse a fuoco come un marchio dentro di noi che neanche il tempo può riparare. Facciamo attenzione alla chiarezza ma poniamo delicatezza in modo che non si trasformi in qualcosa di troppo diretto e quindi offensivo.

Il linguaggio è una conquista dell’essere umano, è qualcosa che impariamo in tenera età ma non subito, legato all’attivazione di una facoltà di discernimento che non è spontanea ma si impara nel tempo. Una parola di troppo può creare una situazione disagevole, come pure una parola in meno, la sfida complessa dell’essere umano è quella di creare un equilibrio tra parola e ascolto, scegliendo le parole adatte in ogni situazione e sapendo quando è opportuno tacere.

Le parole fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi.
(Alessandro Manzoni)

Un caro abbraccio di buon Novilunio mercuriale.

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Scorpione: s-prigionare l’Amore

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La Luna piena in Scorpione avrà luogo il 18 maggio 2019 alle 23:12, coinvolgendo l’asse Toro/Scorpione a 27°38′, tra le case V e XI.

Ancora una volta si parla della necessità di confrontarsi interiormente sia con i valori che guidano il nostro ingresso nelle relazioni e sia con le sicurezze che cerchiamo negli altri. Sole e Luna si guarderanno dritti negli occhi, invitandoci ad un’ indagine interiore onesta e scevra da giudizi. Nelle retrovie in realtà si sta muovendo il confronto tra i due pianeti dispositori di Sole e Luna, Venere (dispositrice del Sole in Toro) e Plutone (dispositore della Luna in Scorpione), Maestri dell’asse Fondo Cielo/Medio Cielo.

Tale asse, aprendo le case IV/X, ci riconduce ad esplorare i modelli di attaccamento affettivi che abbiamo mantenuto in vita per lealtà alle nostre linee genealogiche. Alcune domande atte a favorire un processo introspettivo potrebbero esserci d’aiuto in questo intenso momento energetico in cui abbiamo occasione di svoltare definitivamente, complice la congiunzione tra Venere e Urano nella IV casa del grafico di Luna Piena.

In che modo il nostro modo di amare fino ad ora è stato legato alla sofferenza? Alla menzogna o alla necessità di tradire o essere traditi? La necessità di abbandonare o essere abbandonati ha costellato le nostre relazioni? Abbiamo confuso spesso amore e possesso? Amore e controllo? Ogni volta che abbiamo dato spazio a qualcuno nella nostra vita ci siamo annullati per paura dell’abbandono, abbandonando quindi noi stessi e i nostri bisogni?

Cari affettuosi lettori, spesso nutriamo un bisogno inconscio di appartenenza perché l’Essere Umano nasce essenzialmente per sentirsi parte di qualcosa, tuttavia antiche memorie genealogiche legate alla solitudine o al senso di isolamento sociale possono agire in noi co-creando con gli altri relazioni che portano a rivivere proprio ciò che ancestralmente abbiamo scelto di trasformare.

Come sapete, amo trasmettere la possibilità di agire in nome di una profonda trasmutazione esperienziale nelle nostre vite, in modo da riconoscere in noi i potenziali per poter scegliere in totale libertà la vita che desideriamo vivere, senza ripetere copioni in fotocopia e sterili riproposizioni del passato familiare.

Qual è la chiave? La consapevolezza e il potere dell’intenzione di volersi liberare dai pesi e fardelli, per poter viaggiare in leggerezza, proprio come una mongolfiera. Quando ci prepariamo per un viaggio cerchiamo di portare in valigia l’essenziale per i giorni lontano da casa, così la nostra vita può essere un viaggio il cui obiettivo è alleggerirsi il più possibile. Comprendiamo che si può attuare una rivoluzione nei valori che guidano le nostre relazioni spostando il focus per quanto riguarda gli obiettivi

A volte basta una parola di troppo e ci sentiamo immediatamente toccati interiormente, offesi dalle nostre stesse proiezioni attraverso cui filtriamo la nostra percezione dell’altro. Le relazioni smuovono territori interiori delicati e soggettivi, prova ne sia che ci si sente a proprio agio con alcune persone e non con altre; noi spesso descriviamo tutto ciò con frasi tipo “a pelle quella persona mi piace molto” o viceversa se sentiamo un’immediata avversione per qualcuno. Il luogo comune “la prima impressione è quella che conta” può essere invece molto fuorviante perché la prima impressione smuove l’istintualità viscerale, non si relaziona ad una ponderata conoscenza dell’altro e di noi stessi attraverso quella particolare relazione.

Per poter addivenire alla creazione di relazioni più libere, basate su un’affinità elettiva, bisogna innanzitutto lavorare per strutturare una miglior relazione con noi stessi, nell’accoglienza di tutte le parti che sentiamo manifestarsi in noi, anche quelle meno edificanti ma che ci descrivono molto su come siamo davvero e quindi ci s-velano con quali occhiali stiamo guardando il mondo.

E come quando liberiamo l’armadio dai vestiti ancora buoni ma che non indossiamo più, così possiamo fare spazio interiormente scegliendo di lasciar andare tutti i sentimenti, atteggiamenti, proiezioni automatiche che hanno fatto parte del nostro vissuto, con una funzionalità che ora si è conclusa. Prendere coscienza che qualsiasi frammento di vita ha avuto una precisa funzione per noi è la prima necessità per rendersi responsabili anche nel liberare un bagaglio interiore che ci pesa.

Non ci sono errori in ciò che viviamo e renderci consapevoli anche del fatto che abbiamo trattenuto a lungo una sofferenza, vivendo tanta solitudine per paura di esporci nelle nostre vulnerabilità può essere il trampolino di lancio per il cambiamento. Chiediamoci con tutta onestà a cosa ci sono state funzionali alcune emozioni di risentimento, ad esempio, che irretiscono ed imprigionano creando lacci energetici con l’altra persona al posto che liberare. 

Questa è la Luna che può portarci ad attraversare con consapevolezza il nostro vissuto relazionale, a partire dalla relazione con gli Archetipi genitoriali. Possiamo rapidamente ripercorrere le tappe delle relazioni importanti trovando un fil rouge comune, e scegliere consapevolmente di trasformare queste energie, liberando il nostro potenziale di amare dalla prigionia in cui lo abbiamo ibernato.

Lasciamo andare definitivamente le mancate aspettative verso i genitori, e così ci liberiamo dal sentirci in credito nei confronti degli altri per ciò che apparentemente non abbiamo ricevuto, quando invece abbiamo ricevuto perfettamente ciò che la nostra anima necessitava. Cerchiamo di armonizzare mente e cuore per perseguire relazioni gratificanti nel qui e ora, senza bisogno di imprigionarci in stereotipi su quello che una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere.

E non cercando protezione la troveremo spontaneamente in noi stessi e la manifesteremo esteriormente in relazioni che ci faranno sentire al sicuro, proprio perché avremo lasciato andare il bisogno di sicurezza. Secondo le Leggi che regolano il funzionamento dell’Universo infatti quando diventiamo ostinati e testardi carichiamo ciò che desideriamo di aspettative e ci attacchiamo al risultato, vedendo solo alcune vie di realizzazione dalla nostra prospettiva limitata. E’ il caso che si crea ogni volta che ci fissiamo nei confronti di una persona che “pensiamo” debba comportarsi nel modo che secondo noi è giusto o che possa cambiare secondo ciò che noi, come bambini capricciosi davanti un negozio di giocattoli, vorremmo. 

Quando accettiamo di liberarci dalle aspettative, e accogliamo la possibilità di fluire con l’energia del momento avendo consapevolezza che qualsiasi cosa si crei è un bene per noi e per la nostra evoluzione, comprendiamo anche che il tempo di maturazione degli eventi è fondamentale e che l’obiettivo non è quello di cambiare l’altro ma di s-cambiare con l’altro.

Come dice la parola stessa, lo s-cambio può avvenire solo rinunciando a voler cambiare l’altro.

C’è una bella differenza di energia, ci stiamo allora dirigendo verso un modo di amare libero perché adulto, finché ci sentiamo in credito di amore perché congelati ad una fase infantile irrisolta questo passaggio non può avvenire perché ci avvicineremo all’altro in modo manipolativo per ottenere quello che vogliamo, senza considerare i bisogni dell’altra persona.

Che cosa può sentire una persona ancora ferma a quella fase? Può sentirsi in diritto di avere ciò che sente esserle mancato e responsabilizzare l’altro di non esaudire le aspettative. O, dall’altra parte della medaglia, può sentire un tale senso di immeritatezza da temere di avvicinarsi agli altri per paura del rifiuto, co-creandolo. 

Questo è un tempo di crescita e trasformazione consapevole, un tempo di grande risveglio e alcuni nodi relazionali antichi possono venire al pettine. E’ un tempo in cui portare consapevolezza al fatto che trasformando ed elevando la propria Coscienza individuale liberandosi dagli irretimenti familiari possiamo davvero co-creare un nuovo paradigma sociale, maturo e consapevole, il famoso e agognato Mondo Migliore che tutti desideriamo preparare per i nostri figli e per le generazioni a venire. 

Una trasformazione consapevole per l’Albero genealogico che attraverso di noi può nutrirsi di linfa rinnovata dal fiorire di nuovi rami di luce e consapevolezza. Il passaggio è misterioso e avviene all’interno di noi stessi, Plutone dispone di questa Luna e le trasform-azioni catalizzate dal potere dell’intenzione sono radicali e profonde, smuovendo tanto della nostra interiorità. E’ un ottimo momento per lavorare attraverso una Costellazione Familiare e sono grata in questa vita di poter disporre di così tanti strumenti di crescita e consapevolezza.

Questa Luna Piena interesserà tutti noi ma in modo particolarmente sentito soprattutto le persone che hanno il Sole, l’Ascendente o altri pianeti agli ultimi gradi dei segni fissi (Toro/Leone/Scorpione/Aquario).

Auguro a tutti noi un felice alleggerimento attraverso un processo di liberazione, un vero e proprio decluttering interiore.

Un grandissimo, grato abbraccio

Rossana

Astrogenealogia, Luna, Movimenti celesti

Luna Nuova in Toro: il radicamento delle nuove sicurezze

La Luna Nuova di questo mese si formerà il giorno 5 maggio 2019 alle 0:45, a 14°10′ del segno del Toro, attivando l’asse astrogenealogico patrimoniale Toro/Scorpione. Saturno troneggia nel ruolo di Pianeta dispositore dell’Ascendente del tema di Luna Nuova (vedi grafico), l’asse relazionale si trova tra Capricorno e Cancro. La Luna quindi è Signora del Discendente, portale d’ingresso alla VII casa e al tema della relazione.

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Uno dei più grandi dilemmi dell’Essere Umano risiede nella ricerca di sicurezza, tutti abbiamo necessità di avere un punto fermo, almeno in un settore della nostra vita.

Da dove origina il bisogno di sicurezza?

Per i nostri Antenati i bisogni primari di sopravvivenza erano nell’occhio del ciclone tutti i giorni: dormire, mangiare, per noi sono ormai divenuti automatismi eppure poche volte ci soffermiamo sulla Gratitudine per il fatto di disporre di così tante opportunità. Nel momento in cui la caldaia si rompe o la lavatrice ci abbandona ci rendiamo conto di quanto è meraviglioso il comfort che possiamo utilizzare. Dentro di noi, tuttavia, si muovono le memorie che, viaggiando transgenerazionalmente  (in maniera tacita tra le generazioni), insinuano in noi la paura della perdita, e ci attacchiamo con le unghie e con i denti a ciò che possediamo, spesso identificandoci con esso.

Ci valutiamo allora per il nostro avere e non per il nostro essere, questo è un grande tranello del nostro tempo

Quando scegliamo una vita in cui lavorare la questione profonda dell’attaccamento, significa che faremo un lavoro trasform-attivo che coinvolgerà l’intero Sistema familiare. Potremmo allora nascere in una famiglia dove nell’immediato non siamo allattati in modo adeguato e ciò rievoca in noi le memorie di fame, sia materialmente intesa come assenza o carenza di cibo sostanzioso, sia di fame emotiva nel sentirsi trascurati ed abbandonati proprio nel momento in cui avevamo bisogno.

Ciò che viviamo in una fase precoce della nostra esistenza rimane segnato profondamente nelle nostre memorie cellulari, pronto a risvegliarsi al momento opportuno, quando età e strumenti a disposizione sono adatti alla trasformazione di questo importante ed inconscio ricordo.

Gli eventi della nostra vita si snodano allora in modo tale da condurci al nostro nodo gordiano, nodo da noi scelto in tempi remotamente anteriori e nascosto nei recessi della nostra cantina interiore, un’Ombra che risorge improvvisamente, un mostro che non ci aspettavamo di dover affrontare perché inconsapevoli di averlo chiuso a doppia mandata nell’armadio. 

Potremmo trovarci nella situazione in cui perdiamo contemporaneamente sia il lavoro che una relazione importante, e ci ritroviamo ad essere piccoli, indifesi e smarriti.

Urge allora un moto introspettivo, veniamo infatti bruscamente rispediti a noi stessi:

Quali sono le motivazioni reali che mi hanno spinto ad entrare in questa relazione? Reale interesse per l’altra persona o mera ricerca di accudimento e conforto per la paura della solitudine? Curiosità infantile o reale desiderio di conoscere e partecipare alla vita dell’Altro? Genuino interesse o finto compiacimento per paura di perdere l’altra persona e sprofondare nel buco nero della solitudine?

E anche per quanto riguarda il lavoro i quesiti interiori non mancano:

Mi sentivo soddisfatto facendo questo lavoro oppure lavoravo 10 ore al giorno elemosinando attenzione? Ci tenevo davvero a quella promozione oppure dovevo dimostrare al capo (genitore) quanto ero migliore del mio collega (fratello)? In che modo la mia presenza sul luogo di lavoro mi arricchiva interiormente? Forse che per sopravvivere dovevo indossare una maschera con cui mi ero eccessivamente identificato dimenticando chi sono davvero?

Il Novilunio in Toro avviene nella IV casa del grafico astrologico dedicato a questo momento, nel territorio più profondo del Tema quindi, dove ci riconnettiamo alle memorie della linea genealogica paterna, alle memorie della razza, del passato della nostra stirpe, dove le prime memorie affettive della nostra genealogia confluiscono in noi attraverso i primi momenti in cui abbiamo preso contatto col mondo del nutrimento, dove prestiamo lealtà a dei modelli familiari che ci garantiscono un senso di appartenenza al Sistema. Anche da adulti sentiamo spesso minacciata la nostra sicurezza, seppure essa sia fittizia e illusoria, come ci insegna il recente approdo di Urano nel segno del Toro, dove si tratterrà fino al 2026.

Il quinconce (150°) perfetto tra Marte in Gemelli e Plutone in Capricorno ci ricorda come quelle prime insicure memorie abbiano poi trovato convalida nel metodo educativo scolastico e nel nostro vissuto educativo e sociale di appartenenza, col risultato di rendere più radicate le nostre paure. E quando la paura impera, l’esplorazione spaventa e la chiusura nei propri (illusoriamente) rassicuranti confini sembra la soluzione più istintiva e sicura; il coraggio di Marte a poco serve senza quella vulcanica spinta interiore di determinazione consapevole veicolata da Plutone (e non a caso i due pianeti governano assieme i segni dell’Ariete e dello Scorpione, segni che tra di loro distano 150°formando un quinconce naturale).

Da questo punto di vista come possiamo allora rapportarci all’Altro, che necessariamente apporterebbe elementi nuovi ed imprevedibili al nostro sistema di valori, senza temerlo come un potenziale nemico?

Ecco il paradosso, la ricerca della relazione come bisogno di sopravvivenza per alienarsi dal senso di solitudine interiore versus la battaglia nei confronti del diverso che necessariamente ci metterebbe in condizione di doverci aprire in una maniera alternativa

Nella vita affettiva come nel lavoro tutto ciò che si crea è legato ai nostri vissuti familiari, anche se noi tendiamo a considerare la nostra vita a compartimenti stagni; in realtà viviamo un’unica versione di noi stessi in molti contesti, questa è la mia visione. La paura della perdita porta al trattenere al posto che allo sviluppo della capacità di fluire con il naturale divenire delle cose, siamo nel territorio dei segni fissi Toro/Scorpione. E tanto più abbiamo paura di perdere, tanto più ci attacchiamo a quel che abbiamo e spesso abbiamo bisogno di un transito privativo di Saturno che, togliendoci ciò in cui ci siamo totalmente identificati a livello materiale o affettivo, ci mette nella condizione di ricominciare da zero, revisionando necessariamente il nostro sistema di valori.

Quante volte infatti abbiamo pronunciato la frase

Ormai non ho nulla da perdere

In extremis risorgiamo dalle ceneri profondamente trasformati dopo che veniamo denudati di tutto, ma bisogna necessariamente arrivare a questo? Io ci sono passata, Saturno sapeva che la mia Luna in Capricorno avrebbe imparato a chiedere aiuto solo in un momento di prostrazione; è vero infatti che quando ci sentiamo trascurati in una fase precoce della nostra vita, la soluzione immediata è sopprimere i nostri bisogni imparando a non sentirli e tanto meno ad esprimere qualcosa che non sentiamo più, nell’illusorietà di una finta indipendenza che si nutre di tanta vulnerabilità nascosta e profonda insicurezza.

Eppure da quel momento in poi la mia vita ha preso una piega meravigliosa e totalmente inaspettata, proprio quando avevo affidato la mia vita a Qualcosa di più alto affinché io sia guidata non al recupero e al trattenimento di ciò che avevo perso, ma all’apertura a ricevere sostegno e ad imparare la lezione di umiltà che si nascondeva dietro a questa prova.

Questa Luna Nuova nel segno del Toro coinvolgerà in maniera più intensa le persone che hanno Pianeti o l’Ascendente a 14° circa di Toro, Scorpione, Leone, Aquario. Possono emergere alla luce antiche tematiche relative a come abbiamo vissuto le relazioni e all’esplorazione dei nostri meccanismi interiori che si attivano quando viviamo i distacchi; per le persone separate/divorziate forse è rimasto ancora qualcosa di interiormente non definito con sé stessi, questa è l’occasione per chiudere alcuni sipari.

La consapevolezza di questo momento riguardo al nostro sistema di valori e a quello che per noi rappresenta la sicurezza risulta fondamentale per poter fare quel balzo quantico trasformativo di elevazione della Coscienza in cui fidarsi delle proprie risorse interiori come fonte di rassicurazione interiore che nessuno può mettere a repentaglio. Si apre allora un paradigma relazionale completamente diverso dove la relazione può essere solo un arricchimento di qualcosa che già è ben radicato in noi, l’Amore di sé, unico presupposto per poter alimentare anche l’Amore per un’ altra persona.

Lungi dall’aspettarsi dagli altri nutrimento, conforto e rassicurazione, arrabbiandoci profondamente se questi bisogni rimangono inascoltati, impariamo allora a vedere l’apporto dell’altro come un’occasione di crescita per entrambi. Eccoci allora per la prima volta alle prese con un nuovo modo di entrare in relazione, sano e privo di aspettative o di incantesimi di breve durata, ma solo dopo aver sviluppato la capacità di nutrire noi stessi stimandoci e amandoci proprio per quello che siamo in questo momento e nulla più, senza sentirci in credito nei confronti della Vita stessa che ci ha messo davanti esattamente a ciò di cui avevamo bisogno per le nostre scelte di evoluzione.

Facciamo attenzione a fare un passaggio equilibrato e ad auto-osservarci: potremmo infatti in una prima fase, una volta compreso che siamo stati dipendenti dagli altri, proporci in modo eccessivamente e fittiziamente indipendente o arrogante per paura che vengano svelati i nostri lati deboli. Ciò equivale comunque ad indossare una nuova maschera, nuova ma pur sempre una maschera che ci allontana dal nostro centro.

E’ proprio una Luna adatta a seminare una nuova consapevolezza interiore, una centratura ed una capacità di nutrirsi di valori sani senza temere nulla da chi entra nel nostro mondo relazionale. E’ una Luna adatta a sentire di poter trasformare la propria vita affettiva e passare da una paurosa e limitante solitudine al darsi la possibilità di amare di nuovo senza temere di esporre all’altra persona anche i propri timori e le proprie vulnerabilità.

La Stella Sirio brilla nella VII casa nel grafico di Novilunio, proprio in congiunzione applicante al Nodo evolutivo Nord; ed è a partire dal viaggio di consapevolezza che Saturno e Plutone ci faranno fare attraverso lo spazio/tempo passato che potremo elaborare ancora un ulteriore maturo distacco dalle dinamiche familiari di privazione e sofferenza che ci hanno trattenuto in forme di lealtà familiare inconscia funzionali al mantenimento dello status quo.

E’ il momento di apertura a forme di Amore diverse e più evolute, lo auguro davvero a tutti con un grande abbraccio ❤

Rossana

Astrogenealogia, Luna Piena, Movimenti celesti

Luna Piena in Bilancia: l’abbandono delle aspettative

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 19 aprile 2019 alle 13:13, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 29°, proprio a ridosso del meridiano Fondo Cielo/Medio Cielo.

Per la seconda volta assistiamo al Plenilunio in Bilancia e veniamo rimessi a confronto con i temi inerenti la relazione, in particolar modo con gli irretimenti e le lealtà ai modelli sistemici di relazione e con la necessità di lasciarli andare ad un livello profondissimo.

La fine di una relazione sulla carta non ne decreta certamente la fine energetica, ci meravigliamo molto a volte di come riproponiamo in fotocopia alcuni modelli di relazione e non riusciamo ad uscire vittoriosi dagli insistenti quesiti interiori che eruttano dalle profondità delle viscere raggiungendo la nostra limitata mente.

Attraiamo lungo il nostro percorso le persone che, incrociando il cammino con il nostro (che sia per breve o lungo periodo), ci aiutano a salire i gradini della nostra evoluzione. Sebbene le facce cambino, non possono cambiare le dinamiche che emergono finché non riusciamo a vederle con la consapevolezza del cuore. In una Costellazione familiare è possibile portare luce ai modelli relazionali che hanno contraddistinto le coppie delle nostre linee genealogiche, e rendersi conto che spesse volte abbiamo prestato la nostra lealtà a pattern sistemici dolorosi.

Parlo di relazioni ad ampio raggio ma, a causa del maggior coinvolgimento emotivo, le relazioni di coppia sono il terreno più fertile all’emersione dei nodi irrisolti reciproci. Per i nostri Antenati la coppia rappresentava la sicurezza e, per lealtà familiare, potremmo aver co-creato relazioni che ci donavano sicurezza ma non amore, oppure amore ma impossibilità di strutturazione comune.

Ancora oggi potremmo chiederci in quale misura dentro di noi si agita il terrore della solitudine e la paura di non farcela contando unicamente sulle proprie risorse. 

La coppia può essere stata un canale attraverso cui sperimentare delle ambivalenze importanti tra la volontà di costruzione e la contemporanea necessità di libertà personale. In maniera frustrante potremmo, a causa dell’agito di questa antica memoria, aver vissuto il dolore di annullare noi stessi per preservare una relazione o l’istinto al violento distacco per difendere il nostro spazio. Ciò avviene se dentro di noi sentiamo che non abbiamo diritto ad uno spazio o meglio che il nostro spazio è di proprietà dell’altra persona, che detiene (per nostra libera concessione) il potere di darci o toglierci libertà. 

Antiche memorie di prigionia (non solo interiore ma anche fisica) determinate anche dal desiderio di protezione da parte dell’altro, possono aver contribuito al crearsi di una convinzione per cui l’amore è limitazione o gabbia.

E da una gabbia chi non vorrebbe uscire? In una gabbia chi vorrebbe entrare?

Grandi ideali, grandi aspettative e sogni sono stati nel passato la compensazione ideale a rapporti in realtà limitanti e, come un carcerato sogna prati verdi dove correre in libertà con la fantasia, anche noi, in preda a relazioni imprigionanti ci siamo avventurati a sognare migliori lidi relazionali. E quante volte sento questa frase: “Se lui/lei fosse cambiato, se fosse diverso…“.

Anch’ io sono stata parte della folta schiera di persone che hanno sperato nella comprensione e nel cambiamento di qualcun altro, finché mi sono resa conto che ero molto arrogante nel desiderare ciò, e che l’unica cosa che potevo fare era volgere gli occhi all’interno di me stessa iniziando dal mio personale percorso di rinnovamento e trasformazione.

Ho avuto bisogno di essere invisibile agli occhi degli altri per riuscire a vedere me stessa da sola, ogni persona che mi ha abbandonata mi ha rispedito a me stessa. Ho vissuto l’abbandono in varie forme e sotto tantissime sfumature ed era una palestra funzionale affinché oggi  io possa comprendere con tutta me stessa le persone che si sentono abbandonate e vivono dei vuoti incredibili; qualcuno mi disse “è il lavoro di una vita” e forse di più vite, io porto nel mio cuore questa particolare vulnerabilità, sensibilità che mi avvicina empaticamente al mio prossimo e che personalmente mi fa visita tutti i giorni.

Un ricordo, un pensiero, una frase di un certo tipo, una parola impropria, una mancata telefonata ci riporta spesso al centro della nostra particolare fragilità di piccoli Esseri Umani che desiderano Amore senza sapere mai bene cosa sia. Per realizzarci come persone libere non possiamo fuggire dalle nostre paure o dalle nostre piccole imperfezioni indossando una maschera di finta indipendenza, di finta autosufficienza di uomini o donne che “non devono chiedere mai” (credo fossero le parole della pubblicità di un profumo da uomo).

Sapete cosa ho imparato? Ci vuole il coraggio di vedere fino in fondo la realtà delle cose per come si presenta, senza indulgere in idealizzazioni, illusioni o aspettative; siamo tutti piccoli di fronte alle sfide della vita e contemporaneamente siamo tutti estremamente  capaci di affrontare qualsiasi percorso e diventare sempre più forti proprio attraverso le prove che come indomiti guerrieri abbiamo affrontato.

E’ ciò che si chiama resilienza.

E’ anche la saggia capacità che deriva dall’esperienza di vedere e riconoscere con umiltà i nostri limiti senza bisogno di fustigarci, ma anche senza il bisogno di mostrarci diversi per dimostrare che siamo indistruttibili. 

Mercurio, appena entrato in Ariete dopo i mesi dell’anello di sosta in Pesci, ci invita a non temere di crescere e diventare adulti. Anche un adulto sente delle fragilità, ha delle ferite di battaglia che, lungi dall’ indebolirlo, ne hanno plasmato la forza. Forse che a volte ci nascondiamo dietro il bisogno di una relazione perché sentendoci dipendenti da qualcun altro abbiamo l’alibi per trattenerci in una comfort zone infantile

Cari Amici, siamo alla resa dei conti, tutto deve essere visto in tutto e con tutto proprio come si dice durante le Costellazioni. E’ il tempo di ringraziare, di essere fieri anche delle nostre battaglie perse perché, come diceva mio padre, “una battaglia persa non è la guerra persa”. Non possiamo più nascondere la nostra polvere interiore sotto il tappeto, sebbene forse basta ancora un’ultima coraggiosa spazzatina agli angoli più nascosti della nostra interiorità. Venere a fine Pesci chiude un ciclo di relazioni, tutti i modelli di sofferenza e sacrificio possono essere risanati una volte per tutte per aprirsi consapevolmente alla felicità e soddisfazione che tutti meritiamo.

Essere gli apripista genealogici di un modello di relazione soddisfacente si può, portando gli Antenati dietro di noi, con noi, esultanti per i nostri successi, onorando la vita che ci hanno preziosamente donato.

Vi abbraccio forte, come sempre grata a voi che dedicate attenzione alla lettura di queste righe, attraverso cui il mio cuore desidera comunicare con il vostro.

Un abbraccio e un augurio di buona rinascita, Pasqua è alle porte.

Rossana Strika

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Movimenti celesti

Me l’avevi promesso!Giove torna indietro

Castello, Amore, Ponte, Castelli, Lucchetto, Recinto

Avrei voluto scrivere un semplice post su Facebook, eppure la tematica di cui desidero oggi farmi portavoce richiedeva più spazio e tempo di espressione.

Giove oggi alle 19.02 innesta la retromarcia dopo essersi fermato per invertire la rotta, facendo una stazione a 24° del Sagittario. Tornerà diretto il giorno 11 agosto.

E’ tempo di ripensamenti e, approfittando del sestile di Mercurio e Plutone tra Pesci e Capricorno e della congiunzione tra Venere e Nettuno in Pesci, proprio ieri ho lavorato profondamente ricevendo una Costellazione familiare individuale. Senza entrare nelle mie dinamiche personali, voglio condividere con voi un tema alquanto delicato e scottante emerso durante questo incontro, e caro a Giove: quello delle promesse.

Inconsciamente ed in totale buona fede spesso promettiamo cose che non potremo mantenere, senza una deliberata volontà di ingannare l’altro, anzi. Energeticamente, anche se non sempre verbalmente, chiediamo all’altro di darci qualcosa di cui siamo desiderosi e l’altra anima, che ci ama tantissimo ad altri livelli, ce la promette alimentando in noi una grande speranza e aspettativa. Investiamo l’altro di un così grande potere e di un’altrettanto importante responsabilità perché sentiamo che con lei/lui tutto diventa possibile. Ma, sempre dal punto di vista delle vibrazioni sottili, l’altra persona pur essendo razionalmente disposta a fare del tutto per la nostra felicità, ha delle lealtà familiari più grandi di lei cui non riesce a sottrarsi e quindi ci promette cose che non potrebbe mai darci, creando in noi una grande illusione.

Ovviamente nessuno è vittima di nessuno, ci sono accordi tra anime e chi chiede è inconsapevole sia di quello che sta chiedendo e sia del fatto che nessuno può colmare vuoti o dispiaceri che vanno affrontati individualmente. Al momento in cui ci si rende conto dell’impossibilità di realizzazione concreta, la delusione è profonda e, dipendentemente dall’investimento emotivo e dal processo di identificazione e di attaccamento a quel risultato, l’intera struttura della nostra identità subisce un crollo: non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo, assistiamo solamente all’inesorabile crollo delle aspettative chiedendoci cosa o dove abbiamo sbagliato. In quel momento ci viene spesso spontaneo rivolgere gli occhi al cielo e volgere questa domanda a Qualcuno più grande di noi, da questo punto di vista le grandi delusioni sono a volte il portale che scegliamo per connetterci al Divino.

“Me l’avevi promesso” è una frase che almeno una volta nella vita abbiamo pronunciato o ci hanno detto; questa frase tuona imperiosa nei cuori delusi

La dinamica illusione/delusione è tipicamente qualcosa di alternativamente agito e subito, tutti abbiamo illuso e ci siamo sentiti delusi. Istintivamente di primo acchito ci si sente vittime, subito dopo invece va ripreso contatto con la consapevolezza della propria compartecipazione all’accaduto, al senso di responsabilità personale. Se è vero infatti che la promessa non ha potuto essere mantenuta, è anche vero che era necessario per il nostro percorso di evoluzione confrontarsi con la possibilità che le promesse non sempre possano essere mantenute e, ripeto, dietro non c’è sempre malafede o inaffidabilità. Tuttavia è possibile, soprattutto dopo una grande delusione, attrarre nella propria vita persone inaffidabili, se in conseguenza all’esperienza delusiva si è formata  la convinzione interiore che il mondo è ingannevole e che le persone promettono e poi non mantengono, oppure se abbiamo bisogno di stazionare per un certo tempo nel ruolo di vittima nel crudele mondo degli ingannatori. 

Tutte le promesse appartengono al “mondo degli uomini” e non a quello dello spirito, sicché alcune promesse che onorano il mondo degli uomini ad un certo punto vanno sciolte quando confliggono con la nostra esperienza di crescita e scopo spirituale della nostra incarnazione. Il lasciare certe situazioni viene vissuto molto spesso come un passaggio obbligato che ci crea dolore e possiamo restare agganciati a quel dolore e a quel rimpianto per moltissimo tempo. Un passaggio importante è anche quello di perdonare sé stessi per non essere stati in grado di onorare una promessa fino in fondo, ad un certo punto la chiamata dal mondo dello spirito risulta essere più forte, è una sveglia alla quale non ci si sottrae pena lo snaturarsi della propria essenza e la malattia.

Quanti dolori e sofferenze si risparmierebbero se non ci attaccassimo così violentemente a ciò che promettiamo o che ci viene promesso nel mondo degli uomini. Onorare il mondo dello spirito è il viaggio di tutti noi, anime in un corpo fisico e la malattia altro non è che una disarmonia, un non allineamento con la nostra essenza spirituale. Nel mondo dell’apparenza le cose assumono un significato nebuloso ben diverso dalla reale sostanza delle cose, basti pensare a tutte le volte che ci facciamo ingannare da ciò che vediamo esternamente e successivamente scopriamo del marciume all’interno. 

Si rende necessario un ampliamento di visione ed un cambio di prospettiva per quanto riguarda gli accadimenti nelle nostre vite, un buon esercizio può essere quello di farlo in via retrospettiva analizzando, con la chiarezza che deriva dall’acquisizione dell’esperienza, cosa ci hanno insegnato le sfide che abbiamo affrontato. 

Cosa ho imparato da questo insuccesso? In che modo la fine (o l’inizio) di una relazione importante hanno segnato un punto di svolta per me?

Cerchiamo di farlo con la maggior obiettività possibile, uscendo da ciò che appariva per entrare in ciò che è stato il nostro apprendimento e portiamone consapevolezza. Ci renderemo conto che nessun tassello di vita è stato inutile e che spesso la mancata realizzazione di qualcosa (fors’ anche attraverso il mancato mantenimento di promesse di qualcuno) è stata una grande benedizione.

Se ciò è avvenuto in passato e ce ne rendiamo conto ora, guardando indietro, questo può avvenire anche nel presente e in futuro, sviluppando la capacità di affidarsi ad un disegno più grande di noi e alla consapevolezza che i tempi dell’anima non sono quelli fisici.

Un altro esercizio pratico per creare una visione divergente è quello di provare a uscire da proverbi e luoghi comuni che incatenano più che liberare e che sono entrati prepotentemente nella nostra interiorità senza la possibilità di essere filtrati con discernimento, proprio perché di antica memoria di condizionamento educativo familiare. Ad esempio la frase “ogni promessa è un debito” è un gancio delusivo e costrittivo assicurato. Nessuna promessa è un debito perché presupporrebbe che dall’altra parte sussistesse un credito, mentre c’è uno scambio energetico animico tra i due o più partecipanti, un accordo energetico che mira all’evoluzione delle parti

Frasi di questo tipo inoltre agganciano al sentirsi perennemente delusi nelle aspettative, a partire da quella grande promessa non mantenuta. Non c’è bisogno di promettere nulla, ogni giorno nel qui e ora viviamo in una costante ed eterna interconnessione d’amore, ad altri livelli siamo comunque tutti insieme anche con le persone che sono state deludenti o a cui noi, consapevolmente o no, abbiamo mentito. E non c’è bisogno di aspettarsi nulla quando comprendiamo che l’unica molla per disattivare questo meccanismo fatto di illusioni e delusioni, è sviluppare gratitudine per ogni piccolo momento che le persone ci donano, senza dare nulla per scontato.

Rimanere agganciati alle mancate promesse ci mantiene in uno stato di impotenza e vittimismo, prolungando senza fine la catena delle delusioni senza mai darci il permesso di vivere davvero. Nel lavoro delle Costellazioni si possono vedere queste preziosità e lasciare andare davvero moltissimo dolore.

Un abbraccio

Ross 

Astrogenealogia, Sinastria, yod

La danza delle sovrapposizioni: lo Yod nella Sinastria

Tango Argentino, Piedi, Ballerini, Danza

All’interno dei miei studi riguardanti questa particolare configurazione ( ti condivido il link dove, al fondo della pagina, puoi trovare i miei precedenti articoli sullo Yod) considero con particolare occhio “clinico” le dinamiche familiari che si attivano nelle relazioni, rintracciando questa sacra geometria celeste nelle comparazioni tra temi.

A volte incontriamo qualcuno che risveglia in noi dei potenziali assopiti, spesso risvegliandoci a percorsi o indagini interiori impensabili prima di tale incontro. Tale persona rimane presente in noi anche quando nel tempo apparentemente la relazione si scioglie o si trasforma in qualcosa di diverso. Mai torneremo ciò che eravamo prima di conoscere quella persona speciale e, nel caso in cui il rapporto fosse stato conflittuale, di difficile sostenibilità emotiva causa l’estrema profondità, sarà necessario un grande lavoro interiore per lasciar andare forme di attaccamento a emozioni quali rancore o risentimento.

Particolarmente incisivi sono gli interaspetti che si formano nella comparazione di temi (Sinastria), quando le due persone formano uno Yod. Quella persona attiva in noi un tema che appartiene alla genealogia familiare e che, estendendosi attraverso le generazioni, viene sentito in modo intenso. Si tratta di qualcosa che necessita di essere visto chiaramente attraverso un’altra persona perché riguarda meccanismi di scissioni di lealtà, antiche ambivalenze che, se nell’infanzia si sono interiormente congelate per la non sostenibilità del bambino a conciliare polarizzazioni interne riguardanti le figure genitoriali, emergono in cerca di definitiva risoluzione all’interno di una relazione “adulta”.

I triangoli relazionali (vedi “L’Eterno Triangolo“, articolo di Liz Greene su Astro.com), non necessariamente solo sentimentali, appartengono a questa categoria e la configurazione Yod appare allora dalla relazione tra i due temi, si crea cioè uno Yod sinastrico.

Questo caso si può verificare in due modi:

  • Quando qualcuno completa un sestile nel nostro tema apponendo un pianeta in aspetto di quinconce (150°). Esempio: soggetto A con sestile tra Marte a 20° della Vergine e Mercurio a 20° dello Scorpione, soggetto B con Luna a 20° dell’Ariete. Ho citato i pianeti personali perché l’incisività nel sentire quotidiano è maggiore, ma ovviamente qualsiasi pianeta può essere coinvolto, purché la configurazione si formi in maniera stretta, con orbita di scarto ridottissima, massimo 1°.
  • Quando qualcuno chiude un quinconce nel nostro tema apponendo un pianeta in sestile ad uno dei due partecipanti al quinconce formando quindi automaticamente quinconce all’altro. Esempio: soggetto A con quinconce tra Luna a 5° del Capricorno e Venere a 5° del Leone, soggetto B appone Mercurio in Pesci a 5° in sestile alla Luna, automaticamente formando anche un quinconce con Venere e chiudendo la configurazione yodal/sinastrica.

Può però accadere che, anche se non formiamo configurazioni yodali cocreate, attraverso le sovrapposizioni tra temi il pianeta di uno tocchi in interaspetto stretto di congiunzione soprattutto il Pianeta Focale (al vertice di un nostro già presente yod radix); oppure che il pianeta dell’altra persona opponga il Pianeta Focale posizionandosi nel punto intermedio del sestile di base (Midpoint) e formando il cosiddetto Yod tetraedico ( o Boomerang) sinastrico.

La stimolazione per Sinastria del Pianeta Focale si riverbera anche nella casa che nel nostro tema è disposta da quel pianeta, sarà in quel settore che ci saranno i riflettori puntati, riflettori che l’altra persona punta in una fetta del nostro cielo per aiutarci (anche se talvolta in modo forte, come un severo coach) a migliorare ed evolvere.

Oppure, in caso di Yod radix, che cosa accade se disegniamo lo Yod dell’altra persona nel nostro tema? O il nostro nel suo? Quali settori ne vengono interessati? Si formano stretti interaspetti? Proviamo a determinare un collegamento tra i due Yod radix, spesso infatti la dinamica familiare che si attiva è la medesima espressa in modo speculare (es. abbandoni familiari versus famiglie simbiotiche). Sono dinamiche che creano prigionia interiore in chi ne è portatore e la chiave di risoluzione spesso si cela proprio nella relazione che, riproponendone gli schemi automatici, ci traghetta di nuovo all’interno di quell’ancestrale nodo limitativo e rallentante la nostra crescita.

Quali interaspetti guardare?

  • Interaspetti tra i pianeti che sono i Punti Focali dei due Yod radix
  • Il Pianeta Focale di uno come lo stesso pianeta dispositore dell’Ascendente o del Fondo Cielo dell’altro
  • Eventuali interaspetti tra il Pianeta Focale e Lilith, Chirone, Plutone o Saturno dell’altro
  • Eventuali sovrapposizioni tra Yod o tra Yod e quinconce singoli, infatti capita che una zampa dello Yod di uno coincida perfettamente o quasi con un quinconce singolo dell’altro

In linea di massima è buona cosa scoprire in che modo vengono reciprocamente espressi i pianeti coinvolti nelle configurazioni, l’altra persona può essere il tramite per sprigionare l’energia trattenuta nella configurazione, aprendo lo spazio ad una fortissima trasformazione. Una volta assolta questa funzione, la relazione può finire, pur restando energeticamente parte di noi e del nostro vissuto e quindi avendo determinato l’acquisizione di valore aggiunto in termini di crescita e consapevolezza, anche attraverso la comprensione di ciò che non desideriamo. Nella nostra dimensione infatti impariamo per contrapposizione e anche una persona che ci mostra parti ombra che non apprezzeremmo nelle nostre relazioni, ci impartisce una lezione importantissima, quella di far emergere in noi la consapevolezza automatica di ciò che invece vogliamo davvero. 

I grandi risultati si ottengono con grandi allenamenti e i grandi coach della mia vita mi hanno insegnato ad amarmi proprio così come sono. Il grande salto è stato determinato dalla presa di coscienza del fatto che proprio quelle persone mi avevano insegnato ad amare di più me stessa. E ad oggi ringrazio calorosamente, sebbene quei momenti siano stati vissuti dolorosamente; una comparazione astrogenealogica serve a portare consapevolezza sul ruolo che interpretiamo all’interno delle relazioni e sul ruolo che interpretano gli altri.

Quale parte abbiamo assegnato all’altro nella danza del nostro intreccio relazionale? Quale il copione affidato a questa persona? Forse che abbiamo innalzato un piedistallo per attribuirne il ruolo del protagonista? Noi dove siamo, dietro le quinte o in adorazione tra il pubblico?

Farci delle domande stimolerà in noi la ricerca delle risposte e l’Astrogenealogia ci aiuta.

Baci e abbracci! (Proprio come diceva il primo uomo della mia vita, mio padre).

Ross

Bibliografia:

Karen Hamaker-Zondag:”The Yod Book-Including a complete discussion of Unaspected Planets

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, modelli astrogenealogici

Modelli astrogenealogici: il Grande Trigono

Mani, Amicizia, Amici, Bambini, Divertimento, Felicità

Il Grande Trigono è una configurazione planetaria, cioè un insieme di pianeti (3 o più) in relazione tra di loro attraverso distanze angolari di 120°. I pianeti che fanno parte di questa figura appartengono solitamente al medesimo Elemento, per cui abbiamo Grandi Trigoni di Fuoco, Aria, Terra ed Acqua; questi sono i Grandi Trigoni puri, a volte però succede che, a causa dello scarto ammesso nell’orbita tra i pianeti, uno di questi cada in un segno di diverso Elemento, possiamo allora parlare di Grande Trigono misto, in tal caso l’incisività della figura sarà minore.

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Immagine: Astrologiaeradeaquario.blogspot.com

Se ad esempio in un Tema troviamo il Sole in Gemelli a 28°, trigono a Marte in Bilancia a 26° e trigono a Saturno in Pesci a 0° si definisce un Grande Trigono a livello di distanze angolari ma non è una configurazione d’Aria pura, è un Grande Trigono misto. Ci sarebbero anche dibattiti a questo proposito sul considerare o meno la figura come valida, secondo me sì ma la si può considerare meno incisiva, nel caso citato sopra come esempio, nella mia visione, potrebbe addirittura essere una configurazione più ricca.

I Grandi Trigoni puri si costruiscono tra pianeti presenti in segni di modalità diversa e della stessa polarità.

Si tratta di una configurazione astrogenealogica importante soprattutto perché descrittiva di un pattern sistemico, un modello energetico cristallizzato e all’interno del quale scorre un’energia confortevole perché convalidata dal Sistema che, come abbiamo visto in altre occasioni, si definisce all’interno di confini ben prestabiliti, che delimitano il territorio entro il quale le persone che ne fanno parte possono muoversi e quando e ogni quanto poter far entrare qualcosa di nuovo. Ancor più incisivo a livello familiare il Grande Trigono che interessa pianeti contenuti nelle case IV-VIII-XII (tradizionalmente definite Casa d’Acqua, legate a memorie familiari) oppure il pianeta dispositore di quelle case, se sono “vuote”.

Le energie di quell’Elemento scorrono naturalmente per la persona, non è richiesto alcuno sforzo, tutto è fluido e confortevole e quindi questa configurazione potrebbe creare una tendenza all’immobilismo, infatti ad esempio se ci portano il caffé a letto (e beato chi fa questa dolce esperienza) chi ci smuove da lì? Saremo forse motivati a prepararcelo da soli se qualcuno ci coccola tutti i giorni? Ecco, nella zona di comfort non c’è motivazione a muoversi per esplorare nuove esperienze, il Grande Trigono crea un circuito di energia unidirezionale particolarmente comoda a livello sistemico.

Tale comodità è generata dal fatto che ripetendo i modelli sistemici ci sentiamo parte del Sistema stesso e ne contribuiamo all’apparente buon funzionamento attraverso il mantenimento dello status quo, almeno finché il modello stesso, nel suo essere ormai cristallizzato nella ripetitività, non richiede uno scossone al fine di smuoverne le fondamenta e trovare nuove forme di resilienza adattativa.

Ecco allora entrare in scena la Pecora Nera, appartenente al Sistema stesso o importata attraverso un’ adozione, un affido o un matrimonio in famiglia; a volte le importazioni funzionano meglio per scardinare alcuni tratti comportamentali obsoleti e tracciare nuove linee evolutive. Funzionano in maniera più forte e libera perché il membro importato, non avendo nessun legame di sangue, non sente la lealtà inconscia a quel Sistema e può agire in maniera più intensa e veloce. Non deve infatti affrontare prima nessuna reticenza interiore dovuta alla lealtà verso i membri del Sistema, in particolare verso la linea ascendente, cioè i genitori in via più diretta. Dall’altra parte però risulta più facile ghettizzare, allontanare ed escludere il membro importato rispetto ad una Pecora Nera biologica, per gli stessi motivi di cui sopra. 

Se ci sono aspetti di quadratura o opposizione ai pianeti coinvolti nella configurazione, tali aspetti caratterizzano un punto di sostegno del Tema perché sono pungoli stimolanti verso il cambiamento, gli aspetti tensivi sono sostegni motivazionali e per tornare all’esempio del caffè potrebbe trattarsi di qualcuno che per portarci il caffè a letto ci chiede in cambio di non adagiarci sugli allori, alzarci e accettare di andare allo stadio alla domenica, do ut des, anche se non ci entusiasma.

I Grandi Trigoni nei Temi dei nostri Antenati descrivono la sostanza dell’accordo sistemico silenzioso, un forte collegamento elementale porta quel Sistema a resistere al cambiamento e addirittura a non sentir l’esigenza di metterlo in moto. Anche se potrebbe trattarsi di un Sistema attivo a livello collettivo, stress e successi dei suoi componenti rimangono interni alla rete familiare, la famiglia ha trovato un modello confortevole all’interno di un Elemento e l’aderenza a questo modello sancisce l’appartenenza a quel Sistema.

La famiglia aderisce ad un circuito chiuso dove si trova tutto il necessario alla sua sopravvivenza, il terremoto è rinviato al momento in cui arriva la persona scardinante e lì si attivano le resistenze omeostatiche: questa è l’ambivalenza sistemica, da un lato il Sistema stesso richiede la destrutturazione di alcune prigionie obsolete e limitative, dall’altro il meccanismo di autoregolazione sistemica, l’Omeostasi, si attiva per mantenere lo status quo.

Trattandosi di modelli particolarmente resistenti, che richiedono spesso l’importazione di un membro esterno per essere destabilizzati, uno dei meccanismi scelti genealogicamente potrebbe essere quello delle relazioni triangolari, dove l’ingresso di una terza persona porta ad emersione i disagi da trasformare e gli schemi da modificare.

Nelle relazioni triangolari uno degli elementi non è visibile gli altri due, pur condividendone in un certo senso le medesime proiezioni di energia. In un triangolo infatti tutti i componenti lavorano su tematiche simili o speculari, la relazione dei due però dipende dal terzo elemento che porta ad emersione dinamiche familiari nascoste che appartengono a tutti. Si tratta semplicemente di scelte, i meccanismi di lealtà familiare scissa fertilizzano spesso le relazioni triangolari, che alcune persone vivono ripetutamente come scelta inconscia di evoluzione, per la maggior chiarezza di visione delle proprie ambivalenze interiori attraverso la proiezione su due persone diverse.

Anche per quanto riguarda le importazioni però, in caso di forte equilibrio elementale, si tenderebbe ad importare nel Sistema solo persone che si prestino a mantenere lo status quo; una dominante di Elemento configura un Sistema che si relaziona agevolmente con l’esterno con quell’energia e che accoglierebbe fluentemente in ingresso quella stessa vibrazione, anche frequentando ambienti affini.

I pianeti racchiusi nella configurazione si autoalimentano tagliando la comunicazione con gli altri pianeti/funzioni interiori del Tema, in questo caso un contemporaneo aspetto sfidante costituisce il ponte di attivazione del dialogo con le altre parti di sé seppur attraversando emozioni disagevoli, quel pianeta sfida l’energia dell’Elemento ad uscire dall’isolamento cristallizzandosi in una visione monoblocco.

Un abbraccio

Rossana

 

 

 

Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, yod

Gli aspetti astrologici “ereditati”

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Colgo spunto da un’ accorata condivisione che ho letto da parte di una persona che descriveva  il fatto di aver ereditato dai genitori uno specifico interaspetto astrologico.

Il concetto di eredità comporta però un’energia di passività, infatti quando ereditiamo qualcosa non scegliamo l’oggetto dell’eredità. Facciamo un esempio pratico per spiegare in modo semplice con una situazione di routine, l’eredità di un immobile. Qualcuno trapassa e ci lascia in eredità un immobile, se andremo a vivere là quell’immobile diventa per noi un porto sicuro ma non sarà mai come avere un appartamento scelto da noi. Possiamo trasformare, riadattare, sventrare e ristrutturare l’appartamento ereditato per renderlo più funzionale alle nostre esigenze personali e, nello svuotarlo, ci dovremo confrontare con i ricordi e la nostra lealtà verso la persona che lo abitava prima; potremmo quindi sentire un sotterraneo senso di disagio nel decidere di portare in discarica il caro tavolino della nonna o l’antico armadio che il bisnonno falegname aveva creato con le sue stesse mani, ricordi di famiglia che ci agganciano e trattengono dall’esprimerci in totale libertà.

Un’abitazione rispecchia il nostro Essere più profondo e quindi potremmo nel tempo vivere un’ambivalenza tra l’istinto autoespressivo ed il senso di sicurezza ed appartenenza che proviamo per la nostra famiglia, attraverso il rimanere in quell’appartamento. Maldestramente tentiamo di inserire più volte un tocco personale alla casa, tentando di manifestare attraverso delle modifiche esteriori il nostro divergente mondo interiore.

Si possono fare diversi lavori energetici in una casa ereditata, Costellazioni familiari e pulizie di energia o Feng-Shui. Spesso, quando tentiamo di venderla ci sono degli ostacoli, sembra che nessuno la voglia comprare per molto tempo eppure è in ottima posizione, carina e funzionale. Soprattutto se entriamo in una casa ereditata perché rimaniamo soli o comunque come unico posto dove andare, in fondo al nostro cuore sentiamo che quella non è la casa che consapevolmente avremmo scelto in altre circostanze. Eppure nell’apparente non scelta si cela la scelta e abbiamo un bel proiettare sulla casa tutta una serie di responsabilità sui nostri disagi lì dentro, ma nonostante non sentiamo fluire una energia scorrevole, ad un livello diverso stiamo scegliendo di rimanere là proprio come abbiamo scelto di andare a vivere là, ciò su cui intendo focalizzare l’attenzione è il principio di scelta responsabile.

Nel Tema Natale troviamo molto frequentemente aspetti ripetuti tra i medesimi pianeti, coinvolgenti settori diversi, anche se non sempre evidentissimi. Si potrebbe trovare ad esempio un’ Antenata con Venere in Pesci e noi con una Venere quadrata a Nettuno o una VII casa in Pesci o Venere in XII casa. Anche se in case o segni diversi la melodia nettuniana nelle relazioni è un fil rouge che si dipana nelle generazioni. Sarebbe tuttavia troppo semplicistico e deresponsabilizzante dire che si tratta di aspetti ereditati perché ciò ci toglierebbe il potere derivante dalla scelta di evoluzione e ci metterebbe inevitabilmente in una posizione vittimistica ed impotente.

Possiamo allora piuttosto spostare il focus della consapevolezza sul fatto che, ad un livello sottile, abbiamo scelto di incarnare un certo tipo di modello affettivo generazionale per dare il nostro contributo sistemico alla trasformazione da un’inconsapevole energia di dipendenza e vittimismo al raffinamento dell’energia venusiana, per elevare l’Amore ad una frequenza sempre più onnicomprensiva di Amore Incondizionato, superando illusioni ed aspettative. In tal modo ci sentiamo nel nostro potere personale, impariamo pian pianino a non lamentarci e ci chiediamo con responsabilità come agire, quale lavoro interiore intraprendere.

Nel caso sopracitato, ad esempio, un transito di Saturno a Venere potrebbe finalmente descrivere la fine di un certo tipo di modello affettivo basato sul bisogno di illudersi per deludersi e crearsi una forma indipendente.

L’Astrogenealogia ci sostiene nella riconnessione al nostro potere di scelta; all’inizio di questo viaggio può non essere così evidente e si parte dalla rimessa in scena degli schemi archetipico/familiari che, pur nella limitazione, donano appartenenza al Sistema; ad un certo punto però il processo di individuazione ci porta inevitabilmente ad un sentiero verticale di crescita spirituale per sviluppare le caratteristiche del nostro Sole di nascita introducendo atteggiamenti e comportamenti diversi rispetto al passato, tutto ciò potrebbe creare in noi un senso di smarrimento e disorientamento, buon segno che stiamo esplorando territori interiori sconosciuti.

Non bisogna rischiare di cadere nell’identificazione nelle scelte o nel vissuto dell’Antenato che portava quell’aspetto nel suo Tema, il fatto che anche noi abbiamo scelto di nascere in un momento in cui possiamo confrontarci con quell’energia ci mette in connessione con tutte le infinite possibilità che portiamo nel qui ed ora, come esseri liberi ed unici, per dare un contributo sistemico di metamorfosi ed evoluzione di cui possono beneficiare Antenati e Successori, tracciando sentieri completamente nuovi.

Quando la tematica generazionale diventa particolarmente pressante, possiamo trovare in più temi la configurazione Yod con un pianeta comune, che scorre nelle generazioni chiedendo a gran voce di essere affrontato e riequilibrato.

Ognuno di noi sceglie quale contributo portare e soprattutto quale nuovo ramo dell’Albero far fiorire, un caro abbraccio a tutti ❤

Ross

Immagine: Cocoparisienne Pixabay