Astrogenealogia, Sinastria, yod

Lo Yod in un abbraccio: il gioco delle proiezioni

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Affrontiamo ora la tematica dello Yod in Astrogenealogia da un punto di vista diverso: le persone che incrociano il nostro cammino non arrivano a noi per caso e le relazioni che intratteniamo, indipendentemente dalla loro durata, ci offrono la possibilità di comprendere ciò che abilmente si cela nei recessi più profondi di noi stessi. A noi la scelta poi se cogliere l’occasione o chiuderla senza volerne vivere l’apprendimento.

Potremmo dire che l’altro da noi funge da cartina al tornasole, è infatti anche osservando la tipologia di persone che amiamo o non amiamo frequentare che possiamo accedere, attraverso la nostra capacità intuitiva, alla comprensione di ciò che stiamo imparando. Infatti, quando siamo in una fase di passaggio che ci sta conducendo a nuovi step di consapevolezza, spesso notiamo che alcune persone si allontanano mentre altre, nuove, compaiono lungo il nostro percorso.

Spesso si chiudono relazioni storiche, con persone che abbiamo frequentato a lungo e amato molto ma che non possono far parte del nostro futuro; il processo di elaborazione di questi distacchi può essere impegnativo perché risveglia antiche insicurezze e attaccamenti. Da esseri umani soffriamo molto e non vorremmo staccarcene, cerchiamo allora una motivazione razionale per questi distacchi, co-creando litigi e incomprensioni, in altri casi entra in scena una terza persona con la sola funzione di agevolare la separazione.

Alcune relazioni ci coinvolgono emotivamente più di altre, recando con sé un pathos maggiore ed uno screzio con un collega non ha lo stesso peso emozionale di un discussione con un figlio, ad esempio. Ma perché? Certo, il legame di sangue e la condivisione dello stesso inconscio mito familiare con i figli fa la differenza; con loro, in particolar modo, ci incontriamo e scontriamo anche con il mito familiare del loro padre presente in loro e col quale, soprattutto in caso di separazione, ci eravamo già in coppia incontrati e scontrati.

Quando incontriamo l’altro incontriamo soprattutto il mito familiare del quale è inconscio messaggero: tutti siamo il frutto dell’incontro degli Alberi Genealogici dei nostri genitori. Il mito familiare è funzionale al mantenimento dell’Omeostasi nel Sistema famiglia e ci dona appartenenza allo stesso.

La Sinastria Astrogenealogica (il confronto tra due temi natali) ci viene in soccorso e lo Yod ne è molto spesso il protagonista, sia individualmente che come cocreazione dei cosiddetti Yod Sinastrici.

Abbiamo precedentemente detto in altri articoli dedicati, che la consapevolezza e la liberazione delle energie racchiuse in una configurazione yodale avvengono piuttosto nella seconda parte della vita, che diverge profondamente dalla prima. La linea di demarcazione è spesso un evento spartiacque: un licenziamento, la scomparsa di una persona cara, la fine di una relazione importante o qualcosa che ci appare come quasi surreale.

Vi è mai capitato di sentirvi così strani, come se steste vivendo in un film? E di dire che non vi sembra possibile possa essere accaduto a voi…Ecco, quello è l’evento di confine tra il prima e il dopo. Questa situazione crea in noi incredulità e, prendendoci alla s-provvista, ci troviamo senza provviste per farvi fronte.

Tutte le volte che veniamo colti alla s-provvista si riattivano in noi le memorie dei nostri Antenati relative alla paura della morte, il loro essere senza provviste alimentari significava infatti avere fame e temere per la propria vita. In queste fasi noi sentiamo un dolore così antico e profondo che sembra quasi troppo grande e travolgente per appartenerci del tutto, infatti non è totalmente nostro ma ne siamo portavoce familiare.

Ci sentiamo quindi senza provviste emotive, abbiamo fame di affetto, di qualcuno che ci stia vicino e ci prenda per mano accompagnandoci dall’altra parte del nostro ponte pericolante incolumi, sani e salvi. Il fatto di sentirci impreparati, disorientati è solo il segno che, accedendo ad un diverso grado di consapevolezza, stiamo imparando a sviluppare delle nuove potenzialità che, ancora allo stato embrionale, stanno facendo capolino alla luce della coscienza.

Anche se nel nostro tema non siamo portatori di Yod, potremmo formarlo con chiunque in una Sinastria: infatti ogni sestile presente nel nostro radix è una base potenziale di cocreazione yodale con chiunque apponga un suo pianeta (o Lilith e Chirone) in posizione di quinconce (150°) rispetto al nostro sestile.

Facciamo un esempio pratico: se io nel tema porto un sestile tra Luna e Giove a 26° tra Toro e Cancro, qualsiasi persona che appone un pianeta a 26° del Sagittario (cioè tecnicamente a 150° sia da Toro che da Cancro), forma uno Yod sinastrico con me. I sestili sono territorio interessante di rimessa in scena delle dinamiche familiari irrisolte simili rispetto alle due persone: lo Yod Sinastrico potrebbe anche rimanere silente a lungo ma, presto o tardi, può venir attivato dal transito di un pianeta lento che in qualche modo interessa quindi entrambi e si risveglia la tematica in questione che, improvvisamente ed inaspettatamente, reclama attenzione.

Un altro caso interessante invece si crea qualora io sia portatore di Yod nel mio radix e l’altro apponga un pianeta al Midpoint (punto intermedio del sestile alla base), stimolando quindi il Punto Focale del mio Yod radix. In questo caso, l’altro funge solo da attivatore di una certa dinamica essendo solo marginalmente parte in causa o non rendendosi conto di essere così impegnativo per noi.

Ogni famiglia si distingue per una serie di convinzioni, abitudini e credenze che fungono da caratterizzazione di quel Sistema e, parallelamente, proteggono e diversificano il Sistema dal mondo esterno: tutto ciò rappresenta il mito familiare e l’Omeostasi sistemica si basa sul delicato gioco di equilibri rispetto a quali nuovi valori possono entrare dall’esterno senza comprometterne lo status quo e quali invece sono da escludere.

Le regole del Sistema sono per lo più tacite e silenziose, serpeggia un sottile malessere interiore quando siamo quasi in territorio trasgressivo o quando incontriamo qualcuno che, con i suoi valori, destabilizza il Sistema. Se i miti dell due persone sono profondamente divergenti, anche se spesso solo speculari, si pone la questione spinosa della lealtà inconscia. Accade infatti che dall’altra parte, il Sistema stesso richieda una rivoluzione interna attraverso l'”importazione” di una persona esterna: è il caso del marito della figlia, della fidanzata del figlio o del figlio adottato ad esempio.

Che fare dunque se un uomo si trova in bilico tra la moglie e la famiglia di origine?O per genitori adottivi che lottano quotidianamente per trasmettere amore ad un figlio ribelle?O per una figlia di una famiglia di pura facciata che ama un ragazzo non ben accolto a causa degli innumerevoli tatuaggi o piercing?

Quando tra due persone si attiva uno Yod o almeno un aspetto di Quinconce ci si può trovare in uno di questi frangenti, in caso di coppia stabile la lealtà verticale verso la famiglia di origine va ridefinita il linea orizzontale verso il partner. Laddove ciò non avvenisse, rimane molto presente un legame di “matrimonio” con la famiglia di origine che impedisce lo spazio di creazione di una reale coppia indipendente e porta i due partner ad agire abbandono emotivo l’uno verso l’altro. Ciò può anche essere il frutto di un modello di coppia sistemico che va superato, anche se non è detto che il superamento avvenga all’interno alla coppia in cui si è risvegliata la tematica, a volte ci si separa e si trasforma il modello di coppia con un partner successivo. Ci sono infatti accordi animici prenatali tra coniugi che possono prevedere la genitorialità ma non la costruzione di una coppia.

Nelle relazioni facciamo esperienza di noi stessi attraverso l’altro e, tanto più lavoriamo sulla consapevolezza, tanto meno saremo preda di proiezioni. Avere consapevolezza ci noi stessi ci aiuta a idealizzare il meno possibile la persona che ci sta al fianco, per non entrare in immagini distorte che poi portano a successive delusioni. Anche se a volte è doloroso, è meglio vedere da subito la persona per quello che è per evitare poi brutte sorprese e assumersi prima possibile il timone della responsabilità della scelta.

Personalmente, ho impiegato molti anni per elaborare la separazione che 15 anni fa ha costituito il mio evento cardine di cambiamento. Da quel momento in cui cominciava il mio risveglio ho attraversato molti passaggi, ponti pericolanti interiori e ogni volta che ce la facevo aggiungevo un mattoncino di consapevolezza e stima di me. Da brava Vergine avrei preferito un libriccino di istruzioni su come si fa ad amare, ad avere compassione ed accettarsi completamente, non lo sapevo e finché ho respiro comprenderò cose nuove. Il principio di base è la libera scelta però, si deve volere uscire dalla depressione, dalla tristezza e voler affrontare gli antichi dolori che caratterizzano le fasi di crisi. E non mollare mai, perché siamo nell’era del progresso delle coscienze individuali  e tutti possiamo lavorare in noi stessi per elevare le frequenze a tal punto da non dover più ripetere gli antichi schemi relazionali. Non è più il tempo della sofferenza in nome dell'”incontro karmico”, è il tempo dell’ascolto interiore però e, se qualcosa stona, ci si saluta con consapevolezza, non è più il tempo di avvinghiarsi ad antichi schemi familiari per trattenersi in una fase bambina, Saturno esorta alla crescita, al divenire adulti emotivamente oltre che anagraficamente.

Ho compreso poi molto bene che nessuno arriva mai da nessuna parte ma che tutti abbiamo una direzione, nessuno cambia se non vuole farlo, gli unici passi che possiamo fare sono quelli in direzione di noi stessi e del nostro valore personale.

L’Astrogenealogia ci aiuta a comprendere le dinamiche familiari in atto, prima di tutto per noi stessi e poi in cocreazione con l’altro e a comprendere che trasformando le dinamiche del nostro Albero, non attrarremo poi più persone attraverso cui rivivere quelle stesse tematiche.

Un abbraccio

Ross

Astrogenealogia, Plutone, visioni astrologiche

Quando il Sole incontra Plutone: la Luce nell’Ombra

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È veramente una sfida importante scegliere di far incontrare il Sole con Plutone nel tema natale, soprattutto se Plutone si trova in IV-VIII o XII casa oppure ne è il pianeta dispositore. 

Stamattina, mentre passeggiavo col mio assistente canino Jack, come spesso accade, attraverso il guinzaglio mi sono arrivate da lui alcune consapevolezze che condivido con l’intento di stimolare delle riflessioni.

La tematica che si snoda tra Sole e Plutone è quella tra Luce e Ombra, due facce della medesima medaglia  ancestralmente imprintate in noi fin dalla nascita, nel confronto giornaliero tra ore di luminosità e ore di buio. Il buio è legato a paure profonde, partendo dal fatto che tutti temiamo ciò che non vediamo o non conosciamo, l’ignoto spaventa l’Essere Umano da sempre. 

Alla Luce del Sole tutto è visibile, chiaro e paradossalmente più controllabile nel suo divenire o almeno così ci illudiamo che sia. Eppure l’abbaglio del Sole può accecare se è troppo diretto e forte, a tal punto da offuscare la nostra vista e, credendo illusoriamente di stare nella Luce, in realtà siamo già nell’inconsapevolezza dell’Ombra. L’identificazione troppo forte con la propria facciata luminosa porta inevitabilmente alla conseguenza che l’Ombra non riconosciuta in sé emerge attraverso gli altri.

I rapporti Sole/Plutone, anche quelli armoniosi, predispongono spesso all’irretirsi in relazioni che diventano lotte di potere, e perché?

Questo è quello che mi ha rivelato Jack in qualità di autorevole e profondo conoscitore delle dinamiche di Plutone, pianeta dispositore del suo Sole in Scorpione, all’interno del nostro quotidiano e silenzioso dialogo:

le lotte di potere nelle relazioni sorgono dalla necessità di far predominare la propria Luce su quella dell’altro, facendo così necessariamente emergere la reciproca Ombra rimossa. Ognuno di noi è Luce e Ombra insieme, le due parti sono indissolubili ma, solo dopo un profondo lavoro di consapevolezza, si può vedere anche l’Ombra e, gradualmente, si impara a non cadere nelle depressioni colpevoli di identificazione con l’Ombra come forma di ipercompensazione alla Luce.

Calimero è un personaggio che ha accompagnato la mia prima infanzia ed io ho versato molte lacrime di tenerezza per questo pulcino che si sentiva brutto e nero. Ero sempre felice quando poi la mamma lo lavava e lui ridiventava bianco ma, al tempo stesso, sapevo che per uniformarsi agli altri aveva rinunciato alla sua energia pura.

Tutti sappiamo brillare di Luce propria eppure spesso la Luce degli altri è vista come un pericoloso strumento di offuscamento della nostra. Ciò che avviene nelle relazioni solar-plutoniane è che l’altro è lo strumento attraverso cui riportare parità interiore tra le sopracitate polarità. Come?

Il partner potrebbe tentare di spegnere parzialmente la nostra Luce, perché per lui diventa accecante e potenzialmente sentita come pericolosa. Ciò avviene a livello inconscio se l’altro sente che la sua Luce dipende dal nutrirsi della Luce altrui, in altre parole se sente di non saper/poter brillare di Luce propria.

E, in tema tipicamente plutoniano, potremmo invece sentire che se noi splendiamo troppo, l’altro potrebbe esserne intimorito e scappare, abbandonandoci. Pur di non rimanere soli allora, siamo noi stessi a spegnere parzialmente la nostra Luce, vibrando quindi ad una frequenza più bassa, per accontentarci di quelle poche briciole in cambio del nostro potenziale. È ciò che si dice “vendere l’anima al diavolo”.

Si ha bisogno di un lungo e doloroso processo di lavoro interiore anche solo per vedere questi meccanismi automatici che sono essenzialmente maschere adottate per nascondersi. Possono esserci anche memorie familiari o di precedenti incarnazioni in cui è stato necessario occultare la propria vera identità, perché era pericoloso mostrarsi, possiamo ad esempio pensare alle spie o a qualche memoria di persecuzione. Ciò può ancora manifestarsi in determinate situazioni dove ci si porta appresso un senso di colpa ancestrale, antico, e si vivono situazioni in cui si tradisce o si è traditi o situazioni in cui qualcuno ci perseguita o ci rifiuta per le nostre idee. In quel momento si risveglia Plutone e tutto il carico di rimozioni e repressioni inconsce.

Eppure Plutone è il ricettacolo di tutte le più grandi risorse creative e, un lavoro di profonda consapevolezza può portare la persona solar-plutoniana a viaggiare nella propria Ombra per svelare a sé stesso ciò che di più importante vuole davvero scoprire: chi è davvero.

Può anche trattarsi di un traghettatore di anime perché è colui che può insegnare alle altre persone a fare il suo stesso viaggio, accompagnandole per avvisarle dei passaggi interiori più sconnessi e laboriosi e facilitandone il percorso. Senz’altro si tratta di una scoperta che dura tutta la vita e che porta poi la persona ad avere una sensibilità particolare nei confronti di Plutone e a cogliere solo da un tono di voce o da una parola il suo marchio.

Evolvere l’energia di Plutone significa scendere in profondità e sporcarsi le mani ma anche accedere al magma vulcanico interiore, il prezioso tesoro che se ne trae è imparare ad amarsi proprio perché ci si accoglie in tutto e con tutto; Luci e Ombre non sono più a confronto come in un duello dove l’una vuole predominare sull’altra, ma si incontrano per fondersi in una persona di rara profondità e magnetismo.

L’incontro con una persona solar-plutoniana lascia un segno, quello dell’esperienza della persona stessa che, per sua natura incontrastabile e ineluttabile, riforma e trasforma tutto ciò che tocca. Anche in anonimato, anche senza dire una parola, l’esplosione avviene ed il torbido stagnante nel sottofondo delle acque interiori di chi vi si relaziona, emerge con prepotenza.

La persona solar-plutoniana smuove i contenuti inconsci, le Ombre dell’ambiente, rende visibile il nascosto esterno e attraverso ciò che vive esteriormente si smuove anche ciò che è nascosto a lei stessa in lei stessa. Una volta visto, compreso ed incanalato Plutone, che rimane sempre e comunque un animale in-addomesticabile, il potenziale istintuale animalesco primordiale, si impara ad accogliere la propria energia di anima riformatrice e catalizzatrice di trasformazione.

Qualcuno la potrà amare profondamente, altri detestarla con tutto il loro essere eppure la persona solar-plutoniana non passa mai inosservata e difficilmente suscita indifferenza. E come si potrebbe passare inosservati quando per natura si smuovono i fondali ed emerge ciò che era rimasto sul fondo per anni, si aprono gli armadi ed escono tutti gli scheletri? Le persone solar-plutoniane lavorano nelle miniere interiori, scardinano porte e distruggono le maschere degli altri non prima di averlo fatto per sé stessi. Nulla viene regalato ma il premio è l’esplosione del proprio potenziale profondo, creatività allo stato puro e la realizzazione profonda di sé, accompagnata ad un fiuto eccezionale, quel fiuto che sostiene gli altri nel riconoscere e trasformare le proprie Ombre interiori.

Riconoscendo la propria Ombra, si evita di proiettarla ed in questo senso Plutone contribuisce sostanzialmente ad una trasformazione del Collettivo, solo a partire da un’elevazione della Coscienza individuale.

Ringrazio il mio Jack, per tutte le intuizioni che stimola silenziosamente e che spetta a me tradurre in parole utili.

Baci!

Ross & Jack

 

 

Astrogenealogia, yod

Lo Yod: una figura chiave nel tema natale

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In questo articolo desidero portare alla vostra attenzione una particolare configurazione astrologica molto presente e parlante in sede di studio Astrogenealogico, lo YOD, altrimenti denominato “il dito di Dio“).

Si tratta di una configurazione planetaria, cioè un raggruppamento di pianeti tenuti assieme da aspetti astrologici, spesso presente in temi natali di persone che sembrano dover chiudere certe dinamiche a livello familiare, persone che potremmo vedere come Anelli trasmutatori del loro Albero Genealogico, incaricati di portare ri-soluzione e dis-soluzione di alcuni nodi antichi.

È una figura geometrica che costituisce una chiave di lettura importantissima per spiegare, all’interno di un tema, tematiche familiari che con i soli aspetti classicamente considerati, non si vedono assolutamente.

LO YOD NEL TEMA NATALE

Tecnicamente la figura si compone di due pianeti in aspetto di sestile (60°), entrambi convergenti ad un punto focale attraverso due aspetti di quinconce (150°).

Secondo gli studi della scrittrice Karen Hamaker-Zondag, nel suo testo “The Yod Book:Including a complete discussion of Unaspected Planets

“Uno dei punti coinvolti, oltre che un pianeta, può essere l’Ascendente o il Medio Cielo…. Koch, che analizzò gli studi sugli aspetti di Keplero, descrive gli aspetti coinvolti come una tendenza a separare le possibilità in modo da metterle in netto contrasto tra loro. Nella sua visione, questa configurazione veicola limitazione e disaccordo, la situazione insiste per una decisione. Con l’aspetto di Quinconce si tende a focalizzarsi solo sulle opportunità perse e non su ciò che si è realizzato”.

Questa configurazione è particolarmente interessante: i tre (o più) pianeti o punti partecipanti allo yod partono da una situazione di disaccordo energetico. Si tratta di una geometria che coinvolge segni di elemento diverso, con un approccio energetico diverso alla vita; la polarità dei segni coinvolti è diversa perciò la tendenza a prediligere l’azione piuttosto che la re-azione è diversa;  la modalità dei segni coinvolti è diversa, quindi il modo di affrontare le cose.

La Zondag specifica che in uno yod convivono quindi tre elementi, due polarità e tre modalità,otto mondi diversi si confrontano, in una situazione interiore caratterizzata da agitazione, insicurezza e instabilità; immaginate di trovarvi in una sala dove otto persone parlano assieme, ognuno affermando le sue esigenze, come accade ad esempio alle assemblee condominiali; finché l’amministratore non ascolta uno alla volta, il caos è assicurato a causa di esigenze spesso divergenti.

Geometricamente, ne esce quindi una figura triangolare allungata, un triangolo isoscele per l’appunto. A livello di orbita, chiaramente, più la stessa è stretta più la configurazione si fa potentemente sentire nella vita di una persona.

Il discorso delle orbite è fondamentale per non accavallarci, attraverso delle orbite di tolleranza eccessive, con l’aspetto di biquintile di 144°, che veicola un altro tipo di energia.

Secondo la Zondag l’orbita ideale è di 3°, da parte mia considero preferibilmente Yod molto stretti, quelli con massimo 2° di orbita, notevolmente più forti, tendo ad ampliare lievemente l’orbita entro i 3° qualora nella configurazione siano coinvolti i Luminari.

Anche se uno dei punti può essere Ascendente o Medio Cielo (non assieme), rimane il fatto che l’incisività energetica è maggiore quando sono coinvolti pianeti personali, rappresentando gli stessi funzioni psicologiche in dinamica interazione.

Personalmente ho visto l’importanza di considerare nel settore astrologico familiare, anche Chirone e Lilith come potenziali punti di Yod, ne ho verificato anche l’importanza a livello di transiti, ad esempio quando Lilith di transito interessa un vertice dello Yod.

Si tratta di una configurazione astrologicamente ambivalente e, come espresso anche in un articolo di Rosaria Lentini e Clara Tozzi sulla preziosa mailing list di Convivio Astrologico:

“Il sestile, pur rappresentando un aspetto tradizionalmente positivo , se non viene usato consapevolmente e con un impegno preciso, tende a rimanere una qualità non impegnata nella vita.

Il quinconce nel tempo tende a dare una forte sensazione di frustrazione, causata dal non riuscire a indirizzare le energie coinvolte, pur ‘sapendo’ che se esse fossero padroneggiate permetterebbero una grande soddisfazione personale e la realizzazione di potenziali di cui si è avvertita nitidamente l’esistenza.

Uno Yod contiene una fortissima carica energetica ma chiusa in sé stessa e quindi foriera di ignote tensioni interne: la comprensione e risoluzione dello Yod e la liberazione delle energie intrappolate possono segnare un nuovo corso di vita, similmente a come può essere fortemente frustrante rimanere nelle strettezze di uno Yod che non ha avuto scioglimento”.

Ad un certo punto della vita, la spinta a mettersi in gioco attraverso un’indagine interiore, diventa importante e non può rimanere inascoltata.

Le energie racchiuse in uno yod sono completamente diverse e non compatibili tra loro e la tensione interna deriva proprio da questa Babele interiore tra lingue energetiche apparentemente inconciliabili.

Spinte ed orientamenti diversi dunque, la necessità è quella di creare un modello di conciliazione interiore tra le varie istanze, attraverso un profondo lavoro di crescita personale per accedere alla possibilità di armonizzazione delle parti, previo ascolto delle stesse.

DIVERSI TIPI DI YOD, DIVERSE LINGUE

Quindi, visualizzando uno schema riassuntivo su quanto espresso dalla Zondag nel suo testo :

  • Uno yod coinvolge tre pianeti posizionati in segni di diverso Elemento (es Ariete/Fuoco-Vergine/Terra-Scorpione/Acqua)

  • Uno yod coinvolge tre pianeti posizionati in segni di diversa Modalità (es Ariete/Cardinale-Vergine/Mobile-Scorpione/Fisso)

  • Il Pianeta Focale è posizionato sempre in segni di diversa polarità rispetto ai pianeti coinvolti nel sestile alla base (es Ariete/Maschile-Vergine/Femminile-Scorpione/Femminile)

  • Delle due “gambe” dello Yod, di sicuro una contiene in modo più forte lo stress derivante dal meccanismo studiato da Jung sulle funzioni inferiori/superiori, nel senso di consce/inconsce (ad es per la modalità Terra, le funzioni della modalità Fuoco inizialmente sono inconsce, per cui integrabili solo attraverso un lavoro interiore; per Jung queste polarità sono Aria-Acqua, Terra-Fuoco)

Il pianeta focale e’ il punto di trasmutazione del tema ma anche il punto di “scarico” dell’energia dei due quinconce che partono dai due partecipanti al sestile, il risultato è uno stato tensivo inconscio , solitamente compaiono irrequietudini, angosce, oppure si manifestano disturbi fisici, come modalità di messaggio da parte del corpo di qualcosa che va cambiato in modo imperante e definitivo.

Ciò deriva dal fatto che il Quinconce è considerato un aspetto collegato alle tematiche di VI e VIII casa: partendo da un Punto Focale ideale in Ariete ( a 0° Ariete, al Punto Vernale), noteremo che un ramo del Quinconce arriva alla Vergine, il sesto segno, l’altro invece allo Scorpione, l’ottavo segno: da ciò quindi la duplice manifestazione sia fisica che psicologica.

Rosanna Gosamo, nel suo articolo riassuntivo di diversi interventi approfonditi dalla mailing list Convivio Astrologico , definisce la natura del Quinconce che si snoda verso energie da VI casa(partendo dal Punto Vernale fino a 0° della Vergine in sento antiorario) come “correttiva” e quella del Quinconce che si snoda verso energie da VIII casa (partendo dal Punto Vernale fino a 0° dello Scorpione in senso orario) come “rigenerativa“. Dal punto di vista astrogenealogico considero maggiormente parlante quella rigenerativa, pensandoci tutti come tasselli che trasformano dinamiche familiari insite nell’Albero Genealogico, aggiungendo informazioni utili ai Predecessori e ai Posteri.

Rimane il fatto, segnalato dalla Zondag e su cui concordo, che questo aspetto può ovviamente partire da qualsiasi punto nel tema natale, coinvolgendo le energie più diverse.

Il pianeta focale può usare sia l’energia dinamica creativa sviluppata dai due Quinconce, sia le opportunità espresse dal sestile, per far nascere proprio un nuovo modo di essere.

Nei miei studi ho verificato anche l’importanza del Mid-point, cioè del punto intermedio tra i pianeti in sestile, come punto particolarmente sensibile ai transiti o in sinastria, nell’attivare l’energia yodale. In presenza di un pianeta situato al Midpoint, lo stesso va a fare aspetto di opposizione al Punto Focale e ci troviamo di fronte al cosiddetto Yod Tetraedico (altresì chiamato Yod Boomerang). Oppure ne ho appunto verificato l’importanza in sinastria, quando un pianeta personale di una persona attiva per sinastria il mid-point yodale di un’altra persona (indipendentemente dalla presenza o assenza di pianeti al Mid-Point).

LO YOD NELLA VITA QUOTIDIANA

Le persone portatrici di Yod, si trovano ad un certo punto della loro vita, a tu per tu con una crisi interiore molto forte a cui non sanno dare risposta razionale. Sembra un momento destinico, una chiamata al risveglio, che le porta su un qualche tipo di percorso di crescita interiore, vuoi attraverso una psicoterapia vuoi attraverso tecniche energetiche di tipo olistico. Questo passaggio solitamente si attiva in un particolare momento, in concomitanza con transiti di rilievo ad uno dei vertici della figura o al Mid-Point.

Durante il percorso intrapreso, la persona si trasforma visibilmente, anche in pochissimo tempo, ciò porta alla possibilità di trovare una nuova modalità creativa di espressione delle energie coinvolte.

Questa è la rappresentazione geometrica di uno Yod, in questa immagine, ad esempio, il Punto Focale parte dal grado 0 dello Scorpione, con un sestile di base Ariete-Gemelli e due Quinconce (Ariete/Scorpione e Gemelli/Scorpione):

Ogni Yod è un contenitore di conoscenza, le sue potenzialità tuttavia non si rivelano finché la persona, consapevolmente, decide di fare uno sforzo attivo per correggere gli effetti di profonda frustrazione interiore determinati dall’inconsapevolezza dell’energia portata in dono da questa configurazione.

Il Punto Focale contiene la missione spirituale del portatore di Yod, ma prima si deve obbligatoriamente passare attraverso una sorta di apprendimento karmico, imprescindibile per l’apertura dell’energia yodale verso la propria missione di vita, lo Yod contiene un alto insegnamento spirituale.

Astrogenealogicamente, in caso di yod presenti nei temi natali di svariati componenti della famiglia, è interessante l’analisi delle energie planetarie coinvolte: vi si trova un filo conduttore attraverso gli yod stessi e, nel caso che questo punto comune tra yod sia un pianeta personale, la missione familiare diventa ancora più specifica (ad esempio, Marte presente in tutti i temi natali dei familiari portatori di yod).

Nel tema natale singolo ovviamente maggiore è il coinvolgimento dei pianeti personali, soprattutto se sono coinvolti i Luminari, maggiore è la potenza di tale configurazione.

In sede di studio astrogenealogico questa configurazione assume una rilevanza fondamentale, tanto ci racconta della persona e delle sue sfide.

Un abbraccio!

Ross

Astrogenealogia, modelli astrogenealogici, Saturno

I mille volti astrogenealogici di Venere: i rapporti Venere/Saturno

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La scorsa settimana ho dedicato un articolo ai rapporti tra Venere e Nettuno, oggi parliamo invece di colui che si occupa di congelare nella forma le dilaganti fantasie nettuniane, Saturno. I rapporti tra Venere e Saturno nel tema ci parlano di una necessità (più o meno ben accolta a seconda del tipo di aspetto e della posizione di Nettuno nel tema stesso) di arrivare a vivere la relazione in maniera costruttiva e profonda, scevra da idealizzazioni e quindi più protetta da eventuali delusioni.

Il processo che avviene tra Venere e Saturno è un viaggio all’interno dell’essenzialità attraverso la relazione, gli eventuali aspetti disarmonici non tolgono spessore a questa esigenza ma esprimono semplicemente una maggior resistenza interiore nell’arrivarci. In presenza, ad esempio, di una Luna d’Aria potremmo trovarci di fronte a due esigenze interiori profondamente diverse ed il passaggio alla maturità relazionale può essere più elaborato, una contestuale analisi della Luna infatti ci da indicazione dei bisogni di rassicurazione emotiva di una persona. Ciò si rende necessario per scoprire le radici dell’aspettativa affettiva, la quale origina nel rapporto d’amore con la figura materna, la prima storia d’amore della nostra vita.

Entriamo in una relazione attraendo la persona che risuona fortemente con i nostri viscerali bisogni inconsci, non con il nostro ideale razionale. In una relazione tra Venere e Saturno non c’è spazio per le dinamiche simbiotiche, entrambi possono nutrire l’esigenza espressa dal rapporto di Venere con Saturno lavorando su sé stessi in modo da scolpire un’identità ben definita e consapevole dei propri confini.

Sono relazioni che ci mettono a confronto con dei Maestri di vita e non è inconsueto trovare rapporti Venere-Saturno nei temi di persone che hanno incontrato l’amore in un’età non propriamente giovanile o che hanno un partner considerevolmente divergente a livello di età o di maturità, senza che ciò sia necessariamente legato all’età anagrafica.

Accogliere questo aspetto nel tema significa ascoltare una profonda esigenza interiore di crescita all’interno della relazione, e non sempre ciò è semplice perché le relazioni venusian/saturnine possono ad un primo approccio sembrare prive di quell’alone di magia o di fantasia, sono relazioni però che donano affidabilità, presenza e consapevolezza di sé, nel pieno rispetto della crescita dell’altro.

Sono relazioni che si nutrono di una progettualità comune, di qualcosa che cementi il rapporto, traghettano verso una spontanea forma di impegno e responsabilità reciproci. Bisogna tuttavia, soprattutto in presenza di aspetti disarmonici, imparare a non caricarsi eccessivamente le responsabilità del partner oppure a non proiettare sul partner delle responsabilità di limitazione nei confronti della nostra realizzazione personale.

In entrambi i casi ci si potrebbe chiedere:

“Perché mi adopero tanto per sentirmi indispensabile e insostituibile? Qual è l’esigenza interiore che viene smossa nel togliere al partner le sue responsabilità? In che modo mi è funzionale delegare al partner il potere di farmi sentire limitata o non realizzata? Faccio forse dipendere il mio valore personale dal riconoscimento del partner?”

Venere esprime anche i propri valori ed in primis l’auto-stima. Saturno, nell’apparente disincanto relazionale, porta Venere a costruire un valore di sé in evoluzione nel tempo e nel giusto tempo, si tratta quindi di relazioni che spesso non decollano finché entrambi i partner non abbiano camminato interiormente verso la centratura e la responsabilità di sé. 

La persona venusian-saturnina è esigente, rispettosa dei propri valori e difficilmente adotterà comportamenti innaturali per accontentare l’altro, pur tuttavia potrebbe sentir necessario anche uno spazio di solitudine dove l’altro sente di  non poter entrare. Questo è dovuto al tocco di Saturno e possiamo trovare questa caratteristica anche nei rapporti con la Luna, sebbene in diversa misura.

Uno spazio di silenzio che confina, una sorta di torre isolata dove ritirarsi soprattutto nei momenti in cui l’altro richiede maggior tenerezza. Una delle sfide veicolate da questa configurazione è infatti il contatto col proprio mondo emotivo e con le esigenze del cuore, non si vive di sola praticità ed il confine che Saturno pone alla nettuniana simbiosi può avere come conseguenza una tendenza al congelamento emozionale come difesa all’invasione emotiva nettuniana.

Sono rapporti presenti nel tema di artisti che, nel dare forma fisica alle loro creazioni possono sentire il tormento dell’incompiutezza, nessuna opera infatti che prende vita nel mondo fisico può soddisfare l’ideale. Saturno limita, confina e asciuga ma conferisce forma e ci ricorda i limiti dell’essere incarnato, in una relazione venusian-saturnina è importante che ognuno dei partner abbia il suo spazio di consapevolezza della propria individualità umana.

La relazione è considerata come una scelta di responsabilità ed in questo senso, eventuali aspetti disarmonici nel tema tra Venere e Saturno possono anche utilizzare il paradosso della polarità opposta per farsi riconoscere; ad esempio, si potrebbero incontrare persone disimpegnate per imparare ciò che si vuole attraverso chi mostra ciò che non si vuole, stimolando delle crisi interiori dalle quali si esce più consapevoli e rafforzati.

Come sempre, l’ultima parola la racconta il complesso del tema. Chiudo quindi con questa meravigliosa quanto essenziale frase di Osho.

Essere consapevoli è la fonte di ogni bontà, di ogni virtù.

Osho

Un abbraccio!

Ross

Bibliografia: “L’arte di rubare il Fuoco” Liz Greene Ed.Astrolabio

Astrogenealogia, modelli astrogenealogici, Venere

I mille volti astrogenealogici di Venere: i rapporti Venere/Nettuno

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Quando nel tema radix Nettuno tocca Venere, il mondo dei sentimenti si tinge di sogni, idealizzazioni che facilmente si nutrono di illusioni e necessariamente ci traghettano verso dilaganti delusioni. Eppure si tratta di una scelta ben precisa che un’anima compie prima di incarnarsi, quella di imparare ad evolvere e rendere vibrazionalmente  più sottile il modo di amare, spiritualizzando l’Albero Genealogico, anche attraverso una forte espressione creativa.

Qual è l’esigenza interiore che utilizza come strumento di progresso i temi smossi dai rapporti Venere/Nettuno?

Similarmente ad una dipendenza da sostanze, la dipendenza da un sogno d’amore è un meccanismo interiore di fuga dalla realtà, una realtà che in quel momento vive un vuoto di senso: è infatti necessario l’intervento del falcetto saturnino per mostrare i fatti e ricondurci nel qui e ora, congelando la situazione idealizzata in un fermo immagine che ci consenta di vedere con chiarezza ciò che avevamo voluto nascondere anche a noi stessi, in preda alla sbornia emozionale.

C’è però l’esigenza interiore della spiritualizzazione dell’amore, dell’elevazione dello stesso ad una vibrazione più sottile, l’Amore Incondizionato. E’ importante considerare la nostra compartecipazione energetica agli eventi relazionali che viviamo, in modo da non sentirsi vittime.

Cambiando il paradigma espressivo dal semplice e più comodo “mi hai deluso” alla consapevolezza del  “ho scelto di illudermi per deludermi“, molte domande iniziano ad affollare la nostra interiorità, soprattutto se il meccanismo illusione/delusione costella le nostre relazioni creando un fil rouge tra di esse.

La nostra anima intesse trame di evoluzione molto insolite e, anche se razionalmente risulta difficile accogliere questa visione, questi sono meccanismi scelti per evolvere. Ma sono anche meccanismi che a volte vengono ripetuti all’interno del Sistema famiglia perché configurano in noi un senso di appartenenza e temiamo inconsciamente che, se ci permettessimo di andare oltre, verremmo emarginati ed isolati.

E’ la nostalgia di Casa, di essere fusi nel Tutto, la nostalgia di quelle sensazioni di assenza di separazione che abbiamo vissuto nel grembo materno (Nettuno è anche il liquido amniotico), di dissolversi nel mare dell’indifferenziato. E’ il percepirsi come incompleti e in perenne ricerca esterna di chi possa completarci, colmando quella solitudine inspiegabile, quella del viaggiatore in terra straniera. E, in una certa misura, tutti lo siamo.

Solo in un mondo ideale può esistere  questa immagine di pienezza e fusione ed è per questo che i sogni d’amore tingono le nostre giornate di una gioia apparente. Ciò non ha a che vedere con una relazione concreta che, nel suo manifestarsi nella forma, donerebbe alla stessa dei confini che ne limiterebbero l’espansione idealizzativa

Ecco perché i modelli Venere/Nettuno nel tema, dal punto di vista affettivo, sono degli strumenti animici di evoluzione che utilizzano la delusione come trampolino di lancio per testare la propria capacità di rialzarsi sviluppando Amore Incondizionato; dissolvendo (termine caro a Nettuno) tutte le cariche emozionali di  tristezza che conseguono al crollo delle aspettative e accettando la reale natura delle cose.

Nel momento in cui Saturno falcia le illusioni e toglie il prosciutto che golosamente farciva i nostri occhi, l’atteggiamento interiore di autocritica potrebbe prendere il sopravvento. Il dito del giudice interiore si erge a dirci “ci sei cascato nuovamente, non sono servite a nulla tutte le esperienze precedenti“.

Sentirsi vittime, al pari dello strenuo auto-lesionismo giudicante, non consente di fare passi in avanti. Ciò che consente il progresso e la trasfigurazione dello schema nettuniano è un principio di sana presa di responsabilità, quella di lavorare interiormente per sentirsi completi e non mancanti in nulla. Non si dipende in tal modo da una ricerca di agognata completezza esteriore, pur potendo rimanere in una posizione di accoglienza di Amore.

Non sempre i rapporti tra Venere e Nettuno sono evidenti attraverso un aspetto, nondimeno possono essere presenti in maniera più velata. Per fare l’esempio del mio tema, Nettuno è il pianeta dispositore della VII casa, Venere è in Leone ma in cuspide della casa XII, disposta quindi dal pianeta dispositore della XII, il Sole. Venere è dispositrice della III casa, Nettuno si trova in III. I miei genitori, entrambi, portavano nel tema una Venere pescina. 

Si attraggono allora persone la cui Venere entra in aspetto di sinastria col nostro Nettuno (o viceversa), o ricchi di sfumature pescine, in stimolazione alla nostra parte nettuniana interiore, ciò può avvenire in maniera più significativa negli anni del transito di Nettuno nella nostra VII casa o in aspetto ai Luminari.

E la domanda che spesso affiora è:

Sei disposto a metterti in gioco davvero in una relazione concreta, abbandonando la necessità di illuderti per deluderti?

Un bacio!

Ross

 

Astrogenealogia, Luna Piena, visioni astrologiche

Plenilunio in Aquario: la dignità dei propri valori

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La Luna piena in Aquario avrà luogo alle 14:31 del 15 agosto, ai 22°24′ sull’Asse Leone/Aquario. L’Asse Ascendente/Discendente cade a 26° tra Scorpione e Toro, c’è dunque una fortissima sollecitazione nel territorio eclittico dei Segni Fissi, soprattutto incisiva per chi ha pianeti o punti importanti in terza decade di Toro, Leone, Scorpione e Aquario.

Dato il periodo estivo ero incerta se scrivere o no questa newsletter, e poi mi sono decisa a farlo, nelle quieta calura di una domenica d’agosto con l’intento di portare una folata di freschezza, almeno interiore se non meteoreologica.

Mercurio esce proprio il 15 dalla zona d’ombra di retrogradazione e si aggiunge, con rinnovata chiarezza mentale, lievemente distante a livello di gradi, al trittico Sole/Venere e Marte che stanno opponendo la Luna in Aquario sull’Asse III/IX casa del grafico di Plenilunio.

Si necessita di respirare aria nuova all’interno dei nostri rapporti e di aprirsi alla possibilità di introdurre nei nostri cassetti interiori nuovi stimoli. Quando siamo pronti per un rinnovamento, sulla nostra strada appaiono persone che ci svelano un diverso racconto delle vicende che viviamo nel quotidiano, una lettura diversa da ciò che appare ma connessa alla magia delle sincronicità. Il mondo si colora e quella persona introduce nuove tinte alla tavolozza con cui dipingiamo le nostre giornate.

Le nostre convinzioni iniziano a traballare smosse irrimediabilmente dal diverso che irrompe nelle nostre vite. Improvvisamente e spesso inconsapevolmente ci sentiamo catapultare in un viaggio temporale all’indietro, quando noi, piccoli viaggiatori verso l’incarnazione, siamo stati ospiti dell’utero materno.

Ci siamo sentiti bene accolti? Il grembo ci è parso un luogo ostile? Come ci sentiamo nella nostra vita quando siamo ospiti di qualcuno?

In molti abbiamo scelto di lavorare sul principio dell’integrazione e dell’accoglienza per sanare ancestrali memorie genealogiche inerenti la ghettizzazione della diversità. Se questa è una delle sfide più pressanti da lavorare per la nostra anima, sin dai tempi della vita intrauterina, in momenti precocissimi nel mondo indifferenziato dell’utero materno, possiamo esserci sentiti stranieri indesiderati e aver deciso di portare con noi questo imprinting di rifiuto della nostra natura autentica. Queste tematiche sono assolutamente affrontabili e trasformabili all’interno ad esempio di un percorso di Rebirthing, esplorando le memorie di nascita, lavoro che ho sperimentato personalmente e che suggerirei con gioia.

Spesso da qui origina il congelamento ad un nucleo saturnino di giudizio e critica verso sé stessi e il contemporaneo innalzamento di barriere nei confronti del diverso, originatesi dal rifiuto della nostra diversità interiore. E, rifiutando la nostra diversità, veniamo anche messi a confronto con la spinosa questione del confine, di saturnino e nettuniano insegnamento. Se rifiuto la mia diversità mi uniformo all’altro e se mi uniformo all’altro perdo la cognizione di dove finisco io e dove inizia lui, porto quindi avanti rapporti fondati sulla dipendenza, quasi come fossero rapporti uterini, dove io mi sento al sicuro solo se divento l’altro e mi con-fondo con lui, dove io ancora non ho una mia identità.

Torna in te!

Quale allora la chiave di accettazione di sé? E’ la consapevolezza di esistere, di essere vivo, che spesso ci deriva proprio dalle relazioni dove ci sentiamo abbandonati. Quando ci perdiamo negli altri, e qualcuno ci dice “torna in te!”, ci sta in realtà dicendo di riprendere contatto con la nostra luce, la nostra energia e tutto il potere personale di cui tutti siamo dotati. Quando qualcuno ci abbandona ci rispedisce a noi stessi.

E’ possibile nel tempo raggiungere un equilibrio tra la consapevolezza di sé e dei propri valori ed il mantenimento di una posizione aperta all’ingresso di valori nuovi, che ampliano o divergono dai nostri.

Siamo in un’Era ambivalente da questo punto di vista e vaghiamo assonnati e senza chiara direzione di opinione. Da un lato ci sono gli sbandieratori della tolleranza ai più estremi livelli e dall’altro lato taluni altri vedono il diverso come un minaccioso elemento di contaminazione. In entrambi i casi il fil rouge è costituito dallo strenuo arroccamento sulle proprie posizioni che spesso sfocia nel fanatismo, ma perché viviamo scenari così polarizzati?

Tanto più tratteniamo scissioni interiori e polarizzazioni estremizzate, anche spesso familiarmente introiettate e perciò prive di qualsivoglia filtro razionale discriminatorio, quanto più la nostra vita sarà costellata da contraddizioni e proiezioni.

La chiave è comunque plutonian-saturnina e si distingue per il tracciare la propria direzione personale anche lasciando andare gli attaccamenti alle opinioni o ai volutamente frammentari racconti di famiglia. I nostri valori sono la nostra bussola unica ed irripetibile ed il nascere in un determinato Sistema familiare non comporta assolutamente il dover sottostare ad un irretimento ideologico.

Si può uscire dalla famiglia in tanti modi, a volte il primo passaggio non è subito l’andare fisicamente a vivere da soli ma è l’allontanamento energetico/ideologico e la propria indipendenza dalla lealtà ideologica e valoriale familiare, che ne attrae poi all’esterno anche l’affrancamento fisico. Per qualcuno la distanza geografica è un toccasana.

Nulla è come appare, ci sono persone che vivono in casa e sono più indipendenti di altre che vivono fuori, l’indipendenza si fonda su un insieme di passaggi temporali che ne avvalorano la stabilità, non dimentichiamo infatti che il segno dell’Aquario è anche governato da Saturno.

Buon viaggio allora attraverso le diverse dimensioni del nostro essere.

Un abbraccio!

Ross

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Plenilunio in Capricorno: la connessione col Bambino Interiore

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La Luna piena in Capricorno avrà luogo alle 23:39 del 16 luglio, ai 24°4′ dell’Asse Cancro/Capricorno. E’ un Plenilunio con Eclisse parziale di Luna, visibile dall’ Italia, in richiamo allo scorso Plenilunio del 21 gennaio scorso con Eclisse totale di Luna al grado 0°52 del Leone (seguito al Novilunio in Capricorno con Sole parzialmente eclissato del 6 gennaio).

Si tratta di un grande Viaggio nella nostra interiorità, inserito nel delicato contesto di retrogradazione di Mercurio, a 1° del Leone (in encadrement tra Sole e Marte), e nell’ ancor presente stretto abbraccio tra Saturno in retrogradazione a 16° del Capricorno e Nodo Lunare Sud a 17° del Capricorno. Sul fronte opposto troviamo l’ abbraccio disorientante tra Luna e Plutone; e ancora, energeticamente diverso, il propulsivo contatto tra Venere in Cancro, la Stella Sirio ed il Nodo Nord in Cancro, quale trittico di Luce!

L’ Asse Ascendente/Discendente si focalizza tra Ariete e Bilancia, con Chirone retrogrado proprio fuso all’ Ascendente del grafico di Plenilunio. L’ Asse Fondo Cielo/Medio Cielo invece tra Cancro e Capricorno, rinforza energeticamente il Plenilunio.

E’ un momento di grande delicatezza interiore, dove emergono alla luce della consapevolezza ombre inconsce del nostro passato, di questa o altre vite. Poco o niente importa chi siamo stati o da quale cantina interiore emergono questi scheletri, una delle chiavi di fertile utilizzo di questa energia può essere la gentilezza con noi stessi. Siamo esseri luminosi e ombrosi allo stesso tempo, ma giudicare la nostra ombra come inaccettabile, in nome di un’ eccessiva identificazione con la nostra parte luminosa rinfocola la ferita del rifiuto nei confronti di noi stessi ed attrae all’ esterno giudizio e rifiuto.

Di certo non intendo con questo appoggiare un’ autoindulgente pigrizia interiore, tutt’altro! Tuttavia possono essere giornate che ci connettono ad un conflitto antico per l’ essere umano: quello tra innocenza e colpevolezza, semplice manifestazione di un movimento diverso della nostra interiorità che cerca di sganciarsi dalle antiche forme di lealtà agli schemi familiari.

In questa era di profondo cambiamento, molti di noi ri-cor-dano, si riconnettono all’energia del cuore, a quella profonda e antica scelta che ha motivato la nostra discesa nell’incarnazione attuale. E’ fondamentalmente e sempre una scelta d’ Amore, quell’ Amore che è sconfinato e non soggetto alle leggi spazio-temporali; una scelta che per molti di noi comporta la rottura con l’ Omeostasi familiare, la trasformazione profonda di antichi schemi di lealtà costrittiva e l’ apertura ad una nuova forma di lealtà realizzativa, anche e soprattutto in onore della Vita che i nostri Antenati ci hanno donato.

Abbiamo così paura di guardare fino in fondo a noi stessi che spesso è solo attraverso il mondo relazionale che riusciamo a scendere fino in profondità ed esplorare le nostre paure più profonde, se permettiamo agli altri di avvicinarsi a noi abbassando il ponte levatoio interiore che abbiamo costruito per proteggere le mura della nostra confortevole quanto solitaria fortezza.

Quando rompiamo schemi e smuoviamo le fondamenta del nostro Sistema familiare, la prima conseguenza è il sentire un senso di tradimento interiore e di solitudine che altro non è se non un affermare a gran voce:

ringrazio e mi distanzio da questa forma di lealtà, mi permetto una forma di autenticità e autorealizzazione diversa, riprendo contatto con la lealtà verso me stesso, lo faccio anche con le mie paure. Lo faccio anche in vostro onore, per la Vita che mi è arrivata attraverso di voi

Allo stesso tempo la relazione ci connette ai bisogni del nostro cuore, Venere è in Cancro, in IV casa di questo Cielo, congiunta al Nodo Nord e alla Stella Sirio, opposta seccamente a Saturno in Capricorno e X casa e quinconce a Giove in Sagittario e IX casa, più largamente opposta a Plutone in Capricorno in X e Luna in Capricorno e XI.

Da soli, nel nostro intimo, utilizziamo l’ energia di questi giorni così delicati, per stare nella presenza delle emozioni senza sforzo, senza resistenza a ciò che emerge e soprattutto senza giudizio. Comprendiamo cosa si muove dentro di noi, quali corde interiori vibrano al livello delle nostre paure profonde, certo può essere un processo tutt’ altro che semplice, ma ci viene richiesta una certa dose di coraggio per imparare a stare, a fermarci anche in quei territori interiori che non ci piacciono e nei quali si attiva l’intensità della carica emozionale.

Questa è la parte che riguarda il lavoro interiore individuale, la palestra di questi giorni. Esistono palestre interiori al pari di quelle per assestare il fisico. Poi ci sono palestre relazionali all’ interno delle quali comunque si attiva la palestra interiore del singolo.

E’ un ottimo momento di consapevolezza su ciò che si attiva in noi quando entriamo in una relazione. Alcuni antichi schemi di fame affettiva, dovuti a disistime o inadeguatezze vanno trasformati: tutta l’ energia che utilizziamo in aspettative, proiezioni di responsabilità e richieste di nutrimento dei nostri vuoti possono essere reimpiegate all’ interno di un lavoro interiore consapevole di guarigione.

Se proviamo a pensare ad un fil rouge che può aver costellato le nostre relazioni, potrebbe emergere uno scenario di bisogno e di vuoto, una mancanza che ha attratto mancanza, prima tra tutte una mancanza di consapevolezza e quindi l’ aver riposto nell’ altro delle speranze e aspettative impossibili per chiunque, con conseguenti risentimenti o delusioni.

Eppure, alla luce di ciò che siamo oggi, è totalmente impossibile essere uguali a ieri; ciò che intendo è che, anche se i nostri schemi tentano di affacciarsi a livello automatico, ora siamo in grado di riconoscerli e, con un po’ di allenamento, di lasciarli andare.

Possiamo darci il permesso di vivere le nostre relazioni con maggior rilassatezza, ben sapendo che nessuno mai potrà nutrire quella parte di noi fragile e indifesa di cui solo in autonomia ci possiamo occupare. L’ attenzione a noi stessi è qualcosa di prioritario, è labile il confine interiore che ci segnala il momento in cui stiamo cadendo nei soliti schemi, è qualcosa che si sente nettamente però. Ed è un allenamento continuo ascoltarsi, da soli o in due.

Anche quando fragilmente ricadiamo, c’è solo un modo di procedere: rialzarsi e riprendere con maggior impegno, quello verso il nostro percorso di evoluzione che non è lineare né scevro da intoppi. Possibilmente il tutto criticandosi il meno ferocemente possibile, e questo è un gran lavoro per me che, quando mi rendo conto di aver sbagliato, mi rimetto sempre molto in discussione.

In questi giorni possiamo purificare il nostro cuore da tutte quelle sovrastrutture che finora non ci hanno permesso di avanzare nella Gioia ma, che pur confinandoci in una gabbia, erano ben conosciute da noi attraverso il vissuto dei nostri Antenati. Forte in questo tempo la connessione con la tematica della distribuzione dei ruoli all’ interno delle coppie nelle linee genealogiche, in particolar modo per quanto riguarda la linea paterna.

Come veniva vissuta la maternità? In che modo i figli assumevano un ruolo di partner o genitori delle loro madri? Quale allora il peso energetico del maschile in casa? Era ben visto il fatto che la donna fosse indipendente attraverso un lavoro?

Alcune credenze dei nostri Antenati sono state accolte in noi per essere consapevolmente trasformate, non certo per responsabilizzare gli Antenati per i nostri vissuti attuali, ricordo infatti che il Tema Natale è una scelta così come l’ ingresso in un determinato Sistema Familiare.

Questa sola consapevolezza basta ad attivare un senso di responsabilità diversa che sancisce l’ inizio di una consapevolezza e un salto interiore del tutto nuovi.

Anche se il quotidiano non si ferma e tutti noi abbiamo impegni a cui far fronte, cerchiamo nei prossimi giorni dei ritagli di tempo attraverso cui creare una sospensione del nostro tempo interiore da quello esteriore. Un collegamento con una dimensione senza tempo dove riconoscerci a Casa, stiamo in silenzioso ascolto, o meditazione, o lettura. Basta trovare uno spazio di solitudine e introspezione dove attingere ad un’ energia rinnovata da rimettere in circolo consapevolmente.

Il Nuovo Collettivo si crea solo attraverso Nuovi Individui.

Abbracci a tutti, buon Percorso.

Rossana

Luna, Luna Piena, Movimenti celesti

Plenilunio in Sagittario: nuovi movimenti nel cuore

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La Luna piena in Sagittario avrà luogo il 17 giugno 2019 alle 10:31, coinvolgendo l’asse Gemelli/Sagittario a 25°53′, tra le case V e XI. Si richiama quindi la musica dell’Asse Ascendente/Discendente del tema di Plenilunio (vedi grafico), tra Leone e Aquario.

La lealtà inconscia al Sistema Famiglia spesso è un’arma a doppio taglio che, se da una parte ci garantisce un senso di appartenenza, dall’altra può allontanarci dalla nostra natura autentica. Questo Cielo ci esorta a riconnetterci con tale natura, forse scoprendo la nostra indole, i nostri desideri e le nostre speranze per la prima volta.

L’accento energetico dei cardini di questo Cielo è posto sui Segni di modalità fissa (Toro/Scorpione/Leone/Aquario), mentre la sfida solilunare si svolgerà sull’Asse mobile Gemelli/Sagittario, all’ingresso delle cuspidi di V e XI casa. Due compatte fazioni contrapposte popolano poi l’Asse V/XI: da una parte Marte/Mercurio e Nodo Nord in XI casa in Cancro e dall’altra i due big Saturno e Plutone, e il Nodo Sud in Capricorno e V casa. 

La vera indipendenza deriva dal conseguimento di un senso di libertà, strettamente connesso a quello di responsabilità. Proprio in questi giorni mi sono trovata nella condizione di dire ad una persona che non tutto dipende solo da noi ma anche da noi. In ogni situazione è necessario integrare un senso del limite, negli eventi che viviamo compartecipiamo energeticamente ed è sempre importante riconoscere la nostra quota di responsabilità. Ciò è necessario a trovare un orizzonte di senso anche dove sembra non ci sia e ad uscire dal senso di impotenza, trovando al contempo soluzioni per cambiare alcuni schemi automatici, gli stessi attraverso cui viviamo eventi simili più volte seppur con facce ed in contesti apparentemente diversi.

Allo stesso tempo i silenzi e i non detti vissuti ed introiettati all’interno del Sistema, il bagaglio di convinzioni educativo che abbiamo fatto entrare senza ragionevoli filtri discriminatori, ancora appesantiscono il nostro mondo comunicativo, troppo ricco di parole che ci arrecano solo un senso di disistima e dietro la disistima si nasconde la colpa.

In cosa ci sentiamo carenti? Chi non siamo riusciti a proteggere? Quali misteriose credenze autosabotanti si annidano in noi, frutto di un senso di colpa antico? 

Forse non abbiamo saputo rispettare il nostro ruolo di figli e ci siamo caricati delle responsabilità che non ci competevano, per alleviare ciò che veniva da noi percepito come una parte sacrificale, fragile e bisognosa dei nostri genitori. A nostra volta poi ripetiamo per lealtà questo schema con i nostri figli, in tal modo nel Sistema la memoria è relativa al disorientamento, non sappiamo qual è il nostro posto nella vita e, di conseguenza, continuiamo a vagare occupando posti che non ci competono alla ricerca di un’identità che non conosciamo

Spesso i non detti caricano le persone di sospetti e offrono spazio a fraintendimenti e pensieri proiettivi, questo deriva dall’aver vissuto in un Sistema Famiglia in cui c’erano ambivalenze nei messaggi, le parole dicevano una cosa diversa dai fatti e gli eventuali silenzi lasciavano lo spiraglio aperto ad ogni sorta di interpretazione. 

C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia

Se il silenzio dominava i presenti quando entravamo nelle stanze la memoria si è raggelata in una credenza come “C’è qualcosa che non va in me, si sono zittiti per colpa mia”. Adulti che trattano i bambini come se non avessero un’ anima, un sentire, un cuore, la giovane età non è  sintomo di stupidità, tutt’al più di purezza ed ingenuità. E’ pur vero che tutto questo può aver rappresentato la palestra che avevamo scelto per affinare l’intuizione e la ricettività, la sopravvivenza infatti dipendeva da quanto si riusciva a “leggere tra le righe” dei non detti e da quanto si riusciva a prevedere e “respirare gli ambienti” in modo da attuare la miglior strategia inconscia per difendersi. 

Ma l’abitudine a difendersi, l’aspettarsi sempre qualcosa dietro l’angolo che permea il sentire di molte persone attrae proprio questo. Dietro al bisogno di difendersi si cela la necessità di essere attaccati e spesso di contrattaccare attraverso la propria reazione.  Così, lungi dall’essere risolti, i conflitti tra le persone si accendono, nutriti da avventate incursioni alternate a rinunce nel muoversi, simulando un’eterna trincea.

C’è poi l’importante questione contemplata estesamente nelle Costellazioni Familiari del “movimento interrotto” verso i genitori, qualcosa che ha bloccato il naturale fluire dell’amore verso il genitoriale e ci ha congelato in una fase dove ci aspettiamo che sia sempre il genitore a dover venire verso di noi, mentre è esattamente il contrario. Ne ho sperimentato personalmente la potenza durante una giornata di Costellazione dedicata al lavoro, quando la Costellatrice prima di ogni cosa ci ha fatto lavorare a coppie sul movimento interrotto e, naturalmente, lo spostamento partiva dal figlio, non dal genitore.

Ho impiegato molti anni a rendermi conto che, se volevo aprirmi ad una vita diversa, dovevo lavorare interiormente per lasciar andare le aspettative, i giudizi, i crediti interiori che sentivo nei confronti dei miei genitori, questo lavoro ha caratterizzato molto tempo del mio vivere e continua a farlo quotidianamente. Cari Amici, il senso di irrequietudine interiore che proviamo in questi anni di intensi movimenti celesti ci invita a muoverci in un modo diverso all’interno di noi stessi, per creare un movimento diverso all’esterno nelle relazioni con gli altri.

Perché tutta questa arroganza? Tutto il pretendere dagli altri ciò che nemmeno noi sappiamo dare a noi stessi? Perché tanti giudizi e critiche sull’altrui operato e non siamo in grado di vedere ciò che si annida in noi? 

Muoversi nell’accoglienza delle emozioni non significa rimanere ibernati in uno stadio di vittimismo per manipolare gli altri, ma accettare di sciogliere i propri dolori interiori prendendosene la responsabilità, uscendo una volta per tutte dalla sterile energia del lamento o del rimpianto.

Al contempo potremmo sentire che dentro di noi vive qualcuno che ancora non conosciamo cui per molti anni non abbiamo dato voce, una parte di noi così desiderosa di pulizia e trasparenza da sembrare ingenua. Diamole calore e abbracciamola, non spaventiamocene reprimendola di nuovo, nutriamola di verità, la nostra finalmente. Iniziamo un viaggio di scoperta nelle nostre profondità dell’Essere, potremmo trovare delle risorse inaspettate che attendevano solo il tempo giusto per emergere.

Forse tutto questo ci allontanerà in parte dalla nostra famiglia, forse è ora di avventurarsi e salutare consapevolmente tutto ciò che finora ci ha trattenuto perché ne avevamo bisogno, per paura della nostra grandezza. Ora il tempo della rinascita è giunto ed è il momento di diventare finalmente quella meravigliosa, leggera ed avventurosa farfalla che tutti siamo…se solo lo vogliamo e siamo disposti a lasciar andare il bisogno di sicurezza, disposti a vivere fiutando ogni giorno quello che la vita ci offre.

Grandi abbracci a tutti e buon Viaggio!

Ross

Astrogenealogia, Luna Nuova, Mercurio

Luna Nuova in Gemelli: il valore delle parole

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La Luna Nuova in Gemelli avrà luogo il 3 giugno 2019 alle 12:02 a 12°33′ dei Gemelli, all’interno dell’asse intercettato IV/X casa, ricettacolo delle memorie familiari. Mercurio, pianeta dispositore dell’Ascendente di Novilunio (vedi grafico), è anche il pianeta dispositore del matrimonio solilunare di questo mese, principe di questo Cielo, in opposizione separante a Giove in Sagittario. Anche la congiunzione solilunare forma un aspetto di opposizione applicativa a Giove, attivando così un T-Square (quadrato a T, figura composta da un’opposizione e due quadrature) con Nettuno in Pesci.

Tempo fa scrissi un articolo dal titolo “Il valore del silenzio” e, iniziando le righe di oggi lo ricondivido per onorare l’argomento fondamentale di questo Cielo: la nostra capacità di comunicare.  Tantissimi operatori ed innumerevoli tecniche promuovono corsi che hanno come tematica la comunicazione, sono tuttavia personalmente convinta che saper ben comunicare è qualcosa che si impara con l’esperienza, qualcosa che proviene dall’interno e che quindi nessuno ci può in-segnare fino in fondo senza “metterci in bocca” parole che non sono nostre, stereotipi verbali di facciata che non rispettano la nostra spontaneità. Questa è solo la mia visione ovviamente.

Cosa si muove in noi quando ci esprimiamo con qualcuno, mettendolo a parte di speranze, problemi o responsabilità? Perché è così difficile per l’essere umano imparare a dialogare con un’altra persona?

Ci sentiamo insicuri rispetto alla re-azione che le nostre parole provocheranno nell’altro e temiamo di venir fraintesi, oppure dentro di noi alberga una muta rassegnazione rispetto al fatto di non venir compresi o un senso di inadeguatezza personale nel sentirci incapaci di trovare le giuste parole. Qualsivoglia sia l’argomento di conversazione, rischiamo di rimandare, oppure tacere per paura di un rifiuto e di un abbandono, così il tempo passa e non di rado ci rendiamo conto di aver anche perso occasioni importanti per non aver trovato il coraggio di parlare, spesso ciò accade a chi nel cuore custodisce un sentimento segreto e teme di mostrarlo in totale trasparenza. Uno dei requisiti fondamentali di una buona comunic-azione è la chiarezza e troppo spesso è sufficiente una parola detta al momento sbagliato per minare la fiducia o far perdere le speranze, così pure sono sufficienti poche parole a portare una vibrazione diversa, perché il valore delle parole è immenso.

Qualcosa di profondo viene toccato in noi, una paura quasi ancestrale che può derivare anche da memorie di emigrazione del Sistema Famiglia, Antenati che hanno avuto difficoltà di integrazione nella nuova realtà sociale locale a causa della lingua diversa. Possono aver sofferto di una profonda svalutazione intellettuale nel non aver potuto completare un ciclo di studi e aver dovuto congelare la propria conoscenza ad un livello inferiore a quanto sperato, anche per mancanza di risorse economiche. Ci possono essere memorie di matrimoni per procura, contratti all’estero, per cercare di strutturare un po’ di sicurezza finanziaria in famiglia, unioni che assicuravano il danaro ma non l’amore, in cerca di un po’ di riconoscimento. 

Chi porta nel DNA una memoria di umiliazione intellettuale, sente di non aver diritto a errori o sconti, perseguendo un ideale di perfezione completamente irrealizzabile e sentendosi ancor più frustrato. La comunicazione crea un movimento imprevedibile, non controllabile, quando ci apprestiamo al confronto con un’altra persona non sappiamo mai come andrà a finire e capita a volte che, piuttosto di rischiare di creare un movimento indesiderato che ci porterebbe ad un inevitabile cambiamento, preferiamo zittirci. 

Questo Novilunio ci porterà necessariamente ad esplorare la nostra modalità di comunicazione che potrebbe anche non essere verbale, quante volte infatti non diciamo nulla nella convinzione che l’altro debba per forza capire ciò che si agita nel nostro cuore? 

Alcune imperiose domande tuoneranno vorticosamente nella nostra mente.

Sono attento alle parole che uso oppure le utilizzo come un’arma affilata per toccare le parti fragili dell’altro e farlo sentire umiliato? Sono davvero capace di coniugare parola e ascolto oppure invado le orecchie dell’altro con un incessante chiacchiericcio inutile, omettendo però di comunicare le cose importanti? Sono impaziente, cerco di pilotare la conversazione a mio vantaggio? 

Il silenzio è altrettanto prezioso che le parole ma non deve diventare una chiusura, saper stare in silenzio vuol dire leggere profondamente dentro di sé prima di parlare, è importante focalizzare bene le parole da usare che devono essere adeguate alla situazione. Le parole creano ed esprimere pensieri di gratitudine per ogni piccolo dettaglio delle nostre vite, per le piccole cose che viviamo ogni giorno, rende la nostra energia più fertile e stabile. 

Questo Cielo parla anche di lavoro, di ciò che significa saper ben esporre il proprio pensiero e condividere la propria visione, soprattutto quando lavoriamo con altre persone. In un team di persone, le risorse condivise funzionano meglio rispetto alla somma delle forze dei singoli. Da molto tempo sostengo la necessità della presenza di un astrologo qualificato all’interno dell’ufficio risorse umane delle aziende, per creare team di persone compatibili tra loro visualizzandone il tema natale al momento dell’assunzione. Per far funzionare una realtà lavorativa di gruppo a lungo termine, ogni singolo componente si deve sentire libero di esprimersi e a suo agio nel rendere visibili le proprie idee, anche esponendosi al rischio della non completa approvazione da parte degli altri. La paura di non essere approvati e  le nostre insicurezze personali, qualora condivise, possono beneficiare della ricchezza delle visioni degli altri grazie ad un ampliamento di prospettiva e ad un ridimensionamento di importanza e quindi ad un condizionamento meno incisivo.

Si parte comunque da un’ altra forma di comunicazione, forse la più importante, quella nei riguardi di noi stessi, siamo gentili o ci maltrattiamo? Quanta disistima si sente a volte verso sé stessi, c’è da sviluppare la capacità di riconoscere il valore delle nostre risorse interiori per poter riconoscere anche il valore di quelle altrui. 

E’ facile cadere nel tranello dell’autosabotaggio comunicativo interiore, è facile proiettare delle responsabilità sugli altri quando noi stessi non usiamo gentilezza verso le nostre fragilità e temiamo di mostrarci nella nostra umana crudità, in tutto il groviglio di vulnerabilità che nascondiamo così abilmente anche a noi stessi.

La paura non sia giustificazione alla rinuncia, l’aggressività verbale non diventi un attacco messo in atto come strategia di difesa. Cerchiamo di cogliere questa energia per essere obiettivi ed incanalare la forza comunicativa dei Gemelli per raccogliere quante più informazioni possiamo su noi stessi attraverso lo scambio comunicativo, imparando a partecipare ad un dialogo soprattutto se abbiamo la tendenza a non ascoltare e quindi a fare degli interminabili monologhi, magari anche incentrati sul lamento. Rendiamo fertile questo momento così frizzante per poter inserire anche una battuta leggera all’interno delle nostre giornate, ciò può rendere più leggera la giornata di qualcuno e, credetemi, a volte basta veramente poco, un sorriso è già sufficiente.

Esploriamo la nostra interiorità, ri-cor-dando come ci siamo sentiti quando qualcuno ci ha detto di no, la prima volta che un compagnetto ci ha preso in giro, al primo brutto voto per errori di scrittura, le prime volte che ci siamo cimentati in una conversazione in lingua straniera, sono per caso contesti in cui ci siamo vergognati di noi stessi? Saturno direbbe di sì e quella vergogna si è insediata in noi creando dei blocchi congelati che ad oggi non sappiamo come sciogliere e così stiamo in silenzio per paura di sentirci ancora  piccoli ed impacciati.

Che cosa ancora ci blocca nel muoverci verso gli altri? Perché proviamo a volte questo senso di solitudine ed isolamento, razionalmente incomprensibile? Il nostro cuore è rimasto a lungo in silenzio e ora desidera parlare, condividere, sentire che esistono persone capaci di ascolto gentile e trasformative rispetto alle nostre preoccupazioni per la loro semplice presenza. 

C’è un grillo saggio in ognuno di noi, tutti possiamo contribuire a migliorare lo stato d’animo di una persona anche col semplice ascolto scevro da giudizi; cerchiamo di imparare a comunicare con empatia, che non significa certo accollarsi i problemi degli altri ma sapersi mettere anche nei panni dell’altro pur senza starci perché sarebbe impossibile. Allo stesso tempo cerchiamo di valutare bene le parole che diciamo, ricordando che una parola può ferire come una lama al pari di una spada, e che certe parole rimangono impresse a fuoco come un marchio dentro di noi che neanche il tempo può riparare. Facciamo attenzione alla chiarezza ma poniamo delicatezza in modo che non si trasformi in qualcosa di troppo diretto e quindi offensivo.

Il linguaggio è una conquista dell’essere umano, è qualcosa che impariamo in tenera età ma non subito, legato all’attivazione di una facoltà di discernimento che non è spontanea ma si impara nel tempo. Una parola di troppo può creare una situazione disagevole, come pure una parola in meno, la sfida complessa dell’essere umano è quella di creare un equilibrio tra parola e ascolto, scegliendo le parole adatte in ogni situazione e sapendo quando è opportuno tacere.

Le parole fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi.
(Alessandro Manzoni)

Un caro abbraccio di buon Novilunio mercuriale.

Rossana

visioni astrologiche

Approfondimenti sui transiti

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Propongo oggi una riflessione ed una relativa verifica personale, l’argomento principe è il manifestarsi dei transiti nelle nostre vite.

Astra inclinant sed non necessitant“, disse Tommaso d’Aquino, la mia visione è che un transito importante può manifestarsi nella nostra quotidianità in svariate maniere: dipendentemente dal nostro grado di consapevolezza e di evoluzione possiamo scegliere se trarre un insegnamento o sentirci vittime degli eventi.

I transiti descrivono un contatto tra l’energia veicolata dal pianeta transitante e la nostra vibrazione interiore rispetto a quel pianeta; esaminando un transito importante infatti non possiamo prescindere dal rapporto che la persona ha con quello stesso pianeta nel suo tema radix. Il tipo di aspetto in transito che si va a formare descrive molto semplicemente se, rispetto all’impronta cosmica originaria che vibra nel nostro tema, siamo disposti ad integrare la sfida del transito oppure se vi opponiamo resistenza, aggrappandoci alla nostra presunta zona di comfort. Un transito ci porta ad integrare delle vibrazioni nuove, dato e considerato che l’obiettivo di tutti noi è realizzare il nostro Sole di nascita che, essendo particella spirituale incarnata, è spontaneamente portato a diventare sempre qualcosa in più, migliorandosi incessantemente. Opponendo vigorosa resistenza anche ad un transito sfidante (quadratura/opposizione) è un po’ come se volessimo rimanere bloccati dove siamo, attivando quindi la nostra parte lunare che tenderebbe a farci stazionare nelle nostre presunte e conosciute sicurezze.

Prendiamo ad esempio un transito impegnativo, Saturno  in aspetto sfidante al Sole. Si è messi a contatto con i propri limiti personali e, laddove non li si riconosce, qualcun altro esteriormente ce li mostra, come pure possono essere chiaramente visibili i limiti che ci siamo auto-imposti, assieme a tutte le auto-castrazioni personali (incarnate esteriormente in figure che risuonino con queste energie).

Può trattarsi di un momento in cui è necessario separarsi da comportamenti, persone, abitudini, ormai  superati, ma che fisicamente ed emotivamente continuiamo a portarci dietro; la tristezza che si sente è associata alla sensazione di morte interiore relativamente a queste necessarie “pulizie”.

Peraltro, laddove alberghi in noi un desiderio di disciplina in qualche campo, ad esempio fare una dieta o smettere di fumare, questo è un ottimo momento per iniziare, sebbene l’aspetto sfidante ci mostri la nostra reticenza o scoraggiamento nella costanza che un lavoro del genere richiede. La fine delle dipendenze è particolarmente cara a Saturno nella sua funzione di confine svolta nei confronti di Nettuno, e l’inizio di una dieta pure, nella sua funzione di polarità a Giove, nella limitazione di tutte le smodatezze, non ultime appunto quelle alimentari.

Ma sarà sufficiente? Come mai allora ci sembra anche che venga toccato qualcosa di antico e profondo? E’ così! Nel caso di Saturno è buona cosa andare a vedere, per coerenza (cara a Saturno) all’esempio, il primissimo passaggio di Saturno in aspetto al Sole, che può essere anche avvenuto in tenerissima età.

E qui porto la mia storia personale, introducendo anche un altro particolare significato dei transiti in generale. Al momento del trapasso di mia madre, il transito principe nel mio radix è stata la congiunzione precisa di Saturno al mio Sole di nascita; trattandosi della prima congiunzione di Saturno rispetto al Sole, ciò ha dato avvio al mio ciclo personale di relazione tra Saturno e il Sole. Qualcuno potrebbe pensare che, trattandosi del decesso della mamma, sarebbe stato naturale aspettarsi un transito rispetto alla mia Luna in Capricorno, invece si è trattato del transito del pianeta dispositore della mia Luna rispetto al Sole, pianeta dispositore della mia Venere in Leone. Sono cioè entrati in relazione i pianeti dispositori del mio quinconce radix tra Luna in Capricorno e Venere in Leone, tra le case V e cuspide di XII.

E’ importante comprendere i giochi che si svolgono tra pianeti dispositori perché ciò che i transiti descrivono spesso non è l’evento in sé ma le conseguenze energetiche di un certo evento. Nel caso personale sopracitato, mio padre da quel momento è diventato il mio unico punto di riferimento, essendo l’unico genitore che mi rimaneva; Saturno poi formò il sestile esatto al Sole quando anche mio padre trapassò. Per riassumere quindi, dietro l’evidente e subito visibile congiunzione di Saturno sul Sole radix, si nascondeva comunque l’attivazione del quinconce Luna/Venere, ma ad una prima superficiale disamina ciò non era evidente senza considerare il ruolo dei governatori. 

Ecco perché alle persone che muovono i primi passi nel territorio astrologico spiego subito di non fermarsi all’apparenza del visibile ma di imparare un po’ alla volta a “vedere oltre” l’apparenza. I transiti esprimono movimenti energetici e tempi interiori che non necessariamente sono legati al tempo fisico dell’avvenimento, ad esempio nel caso di una separazione, il transito esprimerà il momento reale della chiusura energetica interiore, e magari al momento legale della firma non notiamo transiti direttamente riconducibili o particolarmente parlanti. Si tratta quindi di avere un “occhio lungo” e un’ apertura di prospettiva.

Porto un ulteriore esempio, di cui ha scritto Erin Sullivan nel suo “The Astrology of Family Dinamycs“: dai due anni e mezzo ai quattro anni circa il Sole inizia ad irradiare la sua parte spiritualmente autentica nell’ambiente circostante,ed è proprio  a questa età che spesso appaiono le figure fraterne in famiglia e le domande esistenziali che tanto mettono in difficoltà noi genitori.

Al di là delle parole, quando una persona a quell’età comincia ad esprimere sé stessa, è importante ciò che traspare attraverso la comunicazione non verbale, direttamente e profondamente percepita come reazione dall’ambiente. Il transito di Saturno in sfida al Sole, a due anni ad esempio, può far sentire il bimbo rifiutato nella sua natura o farlo sentire responsabile di percepiti conflitti familiari, anche se non espressi liberamente davanti a lui. Oppure, posso collegare questa età al momento in cui si inizia a controllare le funzioni fisiologiche e, capitando di farsi la pipì addosso, possiamo essere stati sgridati e ci siamo vergognati. Ciò può essere accaduto anche alla scuola materna (di cui questi anni sanciscono l’inizio) da parte di una maestra, e potremmo esserci  sentiti ridicoli di fronte ai compagnetti.

Può allora venir introiettato un sentimento di auto-svalutazione che, in maniera misteriosa, ogni sfida saturnina al Sole riproporrà. E’ utile allora andare a vedere nella storia della persona cosa stava accadendo e come si sentiva nella sua vita, ogni volta che Saturno è ritornato sul Sole. I cicli di Saturno sono cicli di maturazione ma, indubbiamente, emotivamente impegnativi.

Inoltre, come precedentemente descritto, ci sono quelli che io chiamo “riecheggiamenti” nel tema natale: da un transito, ad esempio, di Saturno al Sole possono essere coinvolti altri punti importanti nella carta natale, a partire dai settori governati da Saturno e dal Sole, coinvolgendo i pianeti contenuti in tali settori e la loro posizione nel tema natale. Ho notato, ad esempio, la necessità di lavorare su dinamiche familiari, quando da questo transito è riattivato un quinconce (aspetto angolare di 150°) o uno degli angoli di uno Yod, figura geometrica triangolare formata da due quinconce ed un sestile (soprattutto il punto focale, vertice del triangolo).

Da quanto detto si evince che il discorso sui transiti è molto più ampio del semplice “Ho Saturno sul Sole, chissà cosa mi accadrà…”, la visione del transito importante va vista in modalità più ampia, partendo anche dalla situazione del pianeta nel tema natale.

Ho portato l’esempio di Saturno e Sole perché è un transito che interessa tutti più volte nella vita, ma il discorso si estende anche ad altri transiti importanti, non solo di pianeti lentissimi, un anello di sosta di Marte può essere foriero di grandi lavori personali, se interessa pianeti o punti strategici del radix.

I transiti ci coinvolgono dunque da svariate angolazioni, mettendoci in relazione a dinamiche più ampie, nell’ambito della nostra funzione all’interno del Sistema Familiare.

Rossana

Riferimenti bibliografici:

Dane Rudhyar: “Il Ciclo di Lunazione”

Stephen Arroyo: “Astrologia, karma e trasformazione”