Luna, Luna Piena

Plenilunio in Bilancia: la nuova relazione con noi stessi

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La Luna piena in Bilancia avrà luogo il 21 marzo 2019 alle 02:43, coinvolgendo l’asse Ariete/Bilancia a 0°9′, tra la II e la VIII casa.

Cari Amici, il momento attuale invita a grande introspezione, un profondo decluttering, che definisco con una parola che ieri una carissima Amica mi ha condiviso in un messaggio: scrematura. Il transito di Mercurio in retrogradazione nel segno dei Pesci(avviato alla congiunzione applicante con Nettuno) ci accompagna in questo gentile lavoro di pulizia interiore. La scrematura è un processo più soft rispetto al taglio uraniano o alla potatura saturnina, tuttavia nel suo essere, a mia visione, legato a Nettuno presuppone una fase di attenzione e selezione virginiana, una fase di auto-osservazione meticolosa per s-coprire e setacciare ciò che fa bene alla nostra interiorità e ciò che ormai costituisce un veleno da cui disintossicarsi. L’Essere Umano ha il dono di abituarsi a qualsiasi cosa e spesso le relazioni, gli atteggiamenti, gli eventi di cui ci nutriamo ci intossicano il cuore eppure non sempre o non subito ce ne rendiamo conto e così, pur sentendo una stonatura interiore, evitiamo di ascoltarci davvero.

E poi ci sono i momenti come questo, in cui tutto può rifiorire, germogliare con rinnovata energia, se ci diamo il permesso di far fluire con grazia, semplicità, spontaneità e morbidezza, ciò che ormai ha visto la parola fine ma che noi ancora portiamo avanti. Se dal punto di vista energetico il momento del nuovo inizio coincide con una precedente fine, dall’apparente punto di vista materiale non sempre è così.

Potremmo quindi vivere un’apparente incongruenza temporale, ad esempio alcune relazioni potrebbero essersi chiuse ma ancora non riusciamo a vedere l’inizio delle nuove e viviamo un apparente stato di solitudine e di vuoto. Mentre la nostra anima ha già chiuso alcuni percorsi, dal punto di vista materiale potremmo far fatica a chiudere e mentre energeticamente le nuove relazioni sono già nate, dal punto di vista manifesto potremmo ancora non vederle. E’ lo sfasamento temporale nella manifestazione visibile di ciò che dal punto di vista animico è già avvenuto. Viviamo su più piani e i tempi sono semplicemente diversi, durante questi spazi di limbo in cui non siamo più bruchi e nemmeno farfalle l’unica cosa che possiamo fare è sviluppare la capacità di fidarci di quella parte di noi stessi che ha una Saggezza superiore e che ci indica nuovi percorsi di evoluzione, lasciandone fluire con gratitudine altri.

La resistenza può determinarsi dalla visione del passato che offusca il presente, soprattutto se ci siamo fidati di qualcuno e ci siamo sentiti offesi o traditi. Cari, sapete che la fiducia mal riposta è solo un modo che la nostra anima utilizza per mostrarci che non ci stiamo sufficientemente fidando di noi stessi? Quali parti di noi stessi abbiamo tradito mentre abbiamo avuto bisogno di sentirci traditi dagli altri? Se non mi fido di me stesso ho bisogno di esternalizzare la fiducia, idealizzando le persone e conferendo loro un’affidabilità che, se non vivo dentro, non potrò trovare fuori. Quando giudichiamo una persona come inaffidabile proviamo a farci questa domanda, proprio così come esercizio di auto-osservazione e non come pretesto di ulteriore autocritica o disvalore.

Posso manifestare all’esterno solo qualcosa che è già acquisito all’interno, vedo il bello fuori se ho sviluppato pian pianino la capacità di vedere la bellezza dentro. Ogni giorno ci affacciamo alla finestra e possiamo scegliere il panorama che vogliamo vedere. Questo è un momento propizio per guardare il proprio panorama interiore, e scegliere cosa voler vedere, possiamo liberarci da tutte le zavorre che ci hanno trattenuto dal mostrarci nella nostra autenticità veicolate da paure, nostre o ereditate e portate avanti per lealtà familiare.

Possiamo ad esempio comprendere in che modo abbiamo portato avanti dei bisogni condizionati per lealtà inconscia, senza che ciò costituisse un nostro desiderio autentico. E’ l’ora della profonda sincerità, in che modo ci facciamo ancora scudo delle nostre ferite per difenderci? In che modo abbiamo bisogno di sentirci attaccati per utilizzare quello scudo? Le mura del nostro castello interiore hanno costituito una difesa e ora costituiscono l’isolamento, spetta alla nostra libera scelta consapevole la decisione di aprire il cancello e abbassare il ponte levatoio. Lo possiamo fare anche come esercizio di visualizzazione, anni fa feci un’ardimentosa visualizzazione guidata in cui lanciavo una bomba per aprire un varco in quelle mura. 

Le difese emotive che abbiamo innalzato possono ora essere destrutturate se comprendiamo che la loro presenza ha avuto comunque una certa funzione; possiamo anche rinunciare alla mentalizzazione (i miei valori Vergine si chiedono chi mai io sia diventata) del voler razionalmente capire quale, la domanda che possiamo farci è solo quella interiore nella necessaria comprensione della loro attuale utilità. Ci servono ancora? Abbiamo ancora bisogno di difenderci e quindi di essere attaccati per poterci difendere? Abbiamo ancora il bisogno di conferire agli altri il potere di ferirci per sentirci vittime? Necessitiamo ancora dell’energia della lamentela per sentirci autorizzati a rimanere fermi in apparente balia degli altri?

Io dico di no.

Dico che le ferite del passato sono la testimonianza che abbiamo fatto un’esperienza e che non c’è nulla di più potente dell’acquisizione dell’esperienza vissuta nell’apprendimento che siamo qui tutti a portare avanti. L’esperienza può essere fertilizzata a favore di altre persone che si trovano in circostanze similari, anche se mai uguali. Nel mio percorso ciò che mi ha aiutato più di tutto è conoscere persone che lo avevano fatto prima e ne erano uscite bene, pur se le stesse mi descrivevano l’impegno profuso nella loro storia di vita in quel campo. Quando ho attraversato la mia dolorosa separazione, ad esempio, ciò che mi ha dato luce è stato conoscere amicizie che ne erano uscite brillantemente ed erano riuscite ad amare di nuovo. Ricordo che il terapeuta del tempo mi presentò un collega, vennero a casa mia perché io non riuscivo ad alzarmi dal letto e trovare motivazione nelle mie giornate. Quest’uomo aveva attraversato un doloroso distacco nel matrimonio e aveva una nuova compagna, mi disse una frase che ricorderò per tutta la vita:

“Ora non ti sembra possibile eppure supererai tutto questo, amerai di nuovo”.

Ed è proprio così, dentro al nostro cuore noi lo sappiamo che ad un certo punto avviene il disgelo dal dolore, dalle sofferenze e che amiamo di nuovo, perché è questo ciò che spontaneamente tutti cerchiamo, Amore. Ci rendiamo conto di attraversare la primavera del cuore quando ci apriamo a considerare e osservare il valore delle piccole cose attorno a noi, quando proviamo Amore e Gratitudine per ogni cosa, quando nulla è scontato e quando ci prendiamo la responsabilità di quello che desideriamo vedere, Bellezza e Armonia. In quel momento iniziamo ad amarci di nuovo ed è questo che manifesta l’Amore in una persona che incontriamo.

Ogni cicatrice del cuore rappresenta una ferita in battaglie che abbiamo combattuto, guardando quella cicatrice ricordiamo quel dolore e, se siamo disposti a lasciar andare le emozioni connesse a quel dolore, possiamo trovarne il prezioso insegnamento che ne abbiamo tratto. 

E’ anche un tempo fertile per lasciar andare l’attaccamento ai risultati, a come dovrebbero essere le nostre relazioni, alla lista di requisiti che dovrebbero incarnare le persone che incontriamo, alle aspettative; che cosa accadrebbe se ci fidassimo così tanto dell’Universo da sapere che incontreremo sempre e comunque una persona giusta in quel momento e dicessimo semplicemente “Sì sono pronto”? Che cosa accadrebbe se lasciassimo completamente andare l’idealizzazione di amore eterno o di famiglia del Mulino Bianco? Se vivessimo le nostre relazioni un giorno alla volta per quel giorno senza pretendere nulla, offrendo ciò che di bello possiamo e accettando ciò che ci viene offerto?

Possiamo finalmente accettare di ricevere, ne siamo degni e siamo pronti a farlo, senza sentirci in obbligo di ricambiare o in debito perenne, sentendoci meritevoli di Amore e consapevoli che anche noi stiamo dando il meglio di ciò che siamo.

Fluire nello scambio.

Posso quindi darti ciò che sono e accogliere ciò che sei senza voler cambiare nulla né di me né di te e allo stesso tempo sapendo che la relazione trasformerà entrambi e mi apro a questa trasformazione ringraziandoti per l’opportunità che mi dai nell’essere parte del mio processo di crescita. Tutto ciò presuppone però che io decida consapevolmente di trasformare la relazione più importante della mia vita, quella con me stesso, sapendo che più valore mi darò e più relazioni di valore potrò costruire.

Cari tutti, siamo negli ultimi giorni dell’energia Pesci e possiamo rendere fertile questa metamorfosi permettendoci di lasciar fluire ancora gli ultimi strascichi di ciò che desideriamo chiudere, permettiamoci di far scorrere delle lacrime se emergono dei ricordi dolorosi, io l’ho fatto mentre queste righe sgorgavano dal profondo del mio cuore. Se leggendo ricorderai, lascia andare, senti la preziosa sensibilità del tuo cuore, e non permettere a nessuno di calpestare questo fiore. 

Non si è mai troppo sensibili, le emozioni nutrono il cuore, io auguro a tutti noi in questo Plenilunio di aprirsi a relazioni in cui la reciproca preziosità pur nella diversità si nutra della gioia dello scambio alla pari, in cui nessuno senta di dover riparare al sentirsi in credito dal passato e nessuno si senta in debito nel dare.

Solo scambio e nutrimento nella parità.

Un abbraccio 

Rossana Strika

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