Astrogenealogia, consapevolezze transgenealogiche, Mercurio, visioni astrologiche

La separazione coniugale: esperienza vissuta e consapevolezze di percorso

bambino impaurito

 Il mio viaggio alla scoperta di me è iniziato parecchi anni fa, attraverso un evento che ha segnato un doloroso spartiacque nella mia vita: la separazione coniugale.

Attraverso la mia separazione coniugale ho avuto modo di affrontare dolori antichi, distacchi prematuri infantili, lutti giovanili, e ogni più piccola paura, fragilità, vulnerabilità che la corazza emotiva della mia Luna in Capricorno bambina aveva cristallizzato, congelato per terrore, facendomi sentire proprio come la bimba dell’immagine che ho scelto.

Un matrimonio è molto di più di ciò che appare, è il luogo di incontro di due Alberi Genealogici, nel matrimonio ognuno ap-porta ciò che conosce in termini di vita familiare, retaggi antichi di coppia, schemi di risposta automatici e, ben presto, tutto ciò emerge nel quotidiano. Dietro al ruolo anagrafico di marito (o moglie) si nasconde la ricerca inconscia e proiettata della madre, del padre, ciò che si vede non risponde a ciò che realmente sta accadendo in quel contesto, l’apparenza non è la sostanza. 

Secondo le leggi della Transgenerazionalità, al momento in cui ci si sposa la lealtà familiare verticale verso la propria famiglia d’origine va ridefinita in via orizzontale verso il coniuge e, in linea discendente, verso i propri figli (nei confronti dei quali la lealtà è prioritaria). Ciò non significa ovviamente dimenticarsi delle proprie radici, al contrario significa permettersi una vita di famiglia sana, onorando le proprie radici in libertà, senza dipenderne.

Nei sistemi familiari vige, come sappiamo, un meccanismo interno che, silenziosamente, regola il mantenimento dello status quo, l’Omeostasi, attraverso un assieme di tacite regole inespresse verbalmente che ne sanciscono l’appartenenza. In caso di famiglie particolarmente chiuse e simbiotiche, dove imperano i segreti e le chiusure comunicative, spesso, al fine di operare un cambiamento che sarebbe impossibile dall’interno, viene importato dall’esterno qualcuno che, entrando in famiglia come fidanzato/a di o moglie/marito di, porta valori, necessità, situazioni talmente tanto diverse da creare un terremoto interno e vivere  forme più o meno aperte di ostilità che spesso sfociano nel rifiuto. 

Se le lealtà verticali non vengono ridefinite, se cioè la famiglia costruita viene ritenuta una sorta di prolungamento e ampliamento di quella d’origine, ciò che avviene è che i confini tra le due sono indefiniti, si perde l’identità di famiglia, ed il rifiuto che vive uno dei coniugi non è compreso dall’altro che si trova in una situazione di limbo, molto semplicemente perché vive una inconciliabilità interiore tra la famiglia d’origine e quella costruita, e non riesce a tagliare il cordone ombelicale.

Questa è stata la situazione che si è creata con la famiglia del mio ex marito, il mio vissuto in quel contesto era un rimettere in scena antiche forme  di rifiuto e abbandono, un cercare un porto di protezione, accudimento in cui nascondevo a me stessa il fatto di aver “genitorializzato” il partner; non riconoscevo il mio bisogno di riempire dei vuoti, il dolore, la  ricerca della mamma, e, con i miei figli all’interno del nostro nucleo, la mia fragilità di genitore che doveva far pace, conoscere e riconoscere cosa significa sentirsi un figlio.

C’è da considerare anche la questione degli accordi d’anima, cioè del fatto che due anime, prima di nascere, possono aver stretto accordi diversi da quelli di coppia, si può ad esempio aver deciso di fare un percorso, anche lungo, assieme, affrontare le dinamiche di famiglia pregresse, avere dei figli, ma non aver stretto appunto un accordo di condivisione di coppia.

Quando ci si separa, il dolore che si prova è fortissimo, per me è stata la decisione più difficile e meno compresa dagli altri che ho vissuto nella mia vita, soprattutto perché influenzava in modo irrevocabile la vita delle mie due anime/figli. Al contempo non mi davo pace e, durante i percorsi terapeutici intrapresi successivamente, mi tormentavo per non esser riuscita a far nulla di diverso, in modo che ciò non accadesse.

E’ l’elaborazione di un lutto mentre l’altra persona è presente, una parte muore, quella affettiva e di coppia, mentre è necessario operare una trasformazione profonda di un rapporto che va mantenuto nella genitorialità per i figli. Forse ognuno di noi rappresentava un cerotto posto sopra la ferita dell’altro e quando, al momento della separazione, il cerotto si toglie, si scopre con gran sorpresa che quella ferita profonda esiste e va necessariamente disinfettata e sanata.

Il percorso interiore che ho intrapreso dopo la separazione mi ha portato alla comprensione che l’elaborazione di alcune ferite richiede umiltà, amore di sé e trasparenza , passando per la riconciliazione con le figure genitoriali. Dopo la separazione, negli anni, ho intrapreso questa professione che amo moltissimo, veicolando alle persone ciò che è stata ed è la mia esperienza di vita nella famiglia, nella consapevolezza che, avendo Plutone alle calcagna del mio Sole, non ci sarà mai un momento in cui io non debba incontrare e trasformare le mie ombre; si lavora però per portare Plutone nella Luce, per incanalare la sua meravigliosa e potente energia nel servizio di chi vive esperienze simili alla mia.

Finalmente ho la risposta al quesito che mi aveva attanagliato per anni: “Cosa avrei potuto fare perché ciò non accadesse?”, semplicemente…nulla, tutto è ed è stato perfetto così com’è, ogni istante di sofferenza è stato funzionale alla comprensione, nessuna crescita, nessuna consapevolezza sarebbe stata possibile in quel contesto, e a distanza di 13 anni, sono grata a questa esperienza per ciò che ho appreso.

Oggi conservo nel cuore l’affetto incondizionato per la persona con cui ho avuto i miei meravigliosi figli, sento di aver dis-solto risentimenti, rimpianti e di vedere, osservare ciò che è accaduto da una prospettiva più ampliata, con gratitudine anche se la guarigione delle ferite lascia delle cicatrici, a testimonianza del percorso di una vita. 

Erano giorni che pensavo di scrivere qualcosa su questo tema, siamo abituati a parlare, scrivere del rapporto con i genitori ma poco avvezzi a vedere chiaramente quando il partner in realtà sta sostituendo per noi un genitore trapassato presto o di cui abbiamo percepito rifiuto e abbandono, fisico o morale.

Ecco, il messaggio che porto alle persone che sono come me direzionate in questi processi di crescita è un messaggio di apertura, perché uscire da un contesto relazionale è doloroso ma, per quel che mi riguarda, è stato più doloroso lasciar andare un certo schema familiare che avevo tanto cercato e che mio ex marito rappresentava.

Al tempo in cui accadde, per me fu fondamentale il contributo, la vicinanza e testimonianza di chi aveva trasformato questo dolore in consapevolezza, saggezza, prima di me, quelle persone furono la Luce, la possibilità anche per me di farcela, se ce l’avevano fatta loro.

Questo articolo ha l’intento di testimoniare una guarigione, la trasformazione di un dolore in qualcosa di fertile per il cuore, la possibilità di voler prendere la responsabilità di crescere trasformando la debolezza e la vulnerabilità in preziosi punti di partenza.

Rossana

 

 

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